ATTO PRIMO
Scena Prima
(Giardino
delizioso cinto di muro dai
lati; nel muro due
porte; in fondo laghetto d’acqua, di
là della pianura boschetto; in qualche
distanza veduta di un tempio; a destra del
giardino un arbore colle poma d’oro da
potersi illuminare a colpo
d’occhio. Doristo sopra
un sofà che sta dormendo; entrano
Britomarte, Clizia e Cloe
cantando il seguente
terzetto sotto voce)
BRITOMARTE,
CLIZIA E CLOE
(all’altre
ninfe che sono in giardino)
Zitto, zitto,
non parlate, zi, zi, zi,
venite fuori, chete, chete al
tempio andate, la gran Dea
v’attende là. Al grand’arbore
vicino sta dormendo il
pastorello; or slegatelo,
bel bello, e partiamo via
di qua.
(Partono)
Scena Seconda
(Amore che
sveglia Doristo, poi s’asconde)
DORISTO
Dove diavolo
son? Che loco è
questo, ed io come qui venni? È forse un
sogno, è un atto di
commedia, un incantesimo? Che giardin
delizioso! Senti, senti...
ruscelli gorgogliar, cantar uccelli
tra i fioriti arboscelli. Che odori, che
colori, che temperato
ciel, ch’erbe, che fiori! Qualcun
v’abiterà... non vedo alcuno, cinto è l’orto
di muro. Oh, ci vorrieno
l’ali! C’è una porta;
picchiam! Nessun risponde. Io non mi so
decidere se deggio in
questo affar pianger o
ridere. Per Bacco! Che
bell’arbore! Le poma son
tutte d’oro: alquante pigliar ne vo’per li
bisogni miei.
(Qui Amore si
comparisce)
AMORE
Misero, arresta
il passo, o morto sei!
DORISTO
Ah!
AMORE
Non temer: amico ti sono, e tu
nol sai.
DORISTO
Amico? Oh,
bella! Io non ti ho
visto mai.
AMORE
Guardami un po’.
DORISTO
T’ho visto.
AMORE
Non mi conosci?
DORISTO
No.
AMORE
Non sai dunque
chi sono?
DORISTO
Non lo sò.
AMORE
Se il vuoi
saper, io sono Amor; il mio poter ti dica il cor. Lo stral quest’è che ti piagó. Non credi a me? Ti feriró.
DORISTO
Ehi, ehi, basta
così, nume ragazzo; non mi far più
di pazzo! Forse ti sembran
nulla le ferite, le
fiamme, ed i rancori che sotto il
giogo tuo sin’or provai?
AMORE
È tempo di
gioir, penasti assai. D’una altera
rivale, anzi nemica del mio stral,
del mio soglio, abbassar
vo’l’orgoglio; or te compagno scelgo di mie
vendette.
DORISTO
Cosa hai detto? Io, vendette con
donne? Prima mi
lascierei cavare i denti!
AMORE
Invan resisti, o
stolto; or taci e senti. Nell’isola di
Cintia, per opra della
Dea, se nol sai, tu
giungesti; qui custodir
dovresti, celibe
involontario, il resto di tuoi
dì l’arbor fatale ove ogni giorno
perigliosa prova della saggezza
lor le ninfe danno.
DORISTO
Oh, che prova
galante! E come fanno?
AMORE
Sotto quella
ogni giorno, ad una ad una, Cintia passa, e
le ninfe; e come tutta s’empie l’arbor
di luce, e canta e suona quando passan
l’oneste, tal se alcuna di
queste diede mai loco
ad amoroso affetto, nasce contrario
effetto, e colle frutta l’accoppa, la
sfigura, e la maltratta.
DORISTO
Oh, la Signora
Cintia è certo matta! Saprò l’arbor
tagliar, saprò sedurre tutte le donne
sue, dar foco a lei, all’isola, al
giardin...
AMORE
Non saprai nulla senza il
soccorso mio. A quell’arbore
intanto, senza questo
anelletto, guarda non
t’accostar, se non vuoi
morte. Per quanto poi
sia forte, io farò che
Diana oggi alla forza del mio braccio
ceda; farò ch’ella
s’avveda... ma vien gente...
è la Dea. Tu fingi di
dormir; entro poche ore conoscerai
quanto è possente Amore.
(Amore
sparisce. Doristo, dopo alcuni atti
di maraviglia, siede)
Scena Terza
(Diana sopra
una barchetta incoronata di
fiori con seguito di ninfe in
altra barchetta simile: Britomarte,
Clizia, Cloe; Doristo)
DIANA
Tranquilli
soggiorni di placida
calma, qui gode ognor
l’alma del vero piacer. Qui libero il
core di cure,
d’affanni, del perfido
Amore disprezza il
poter.
BRITOMARTE,
CLIZIA, CLOE
Intrecciamo,
sorelle vezzose, vaghi serti di
gigli e di rose; l’alma dea
coroniam delle selve che felici qui
viver ci fa. Ella candidi
rende gli affetti, ella insegna
innocenti diletti, e coll’arco che
ancide le belve assicura
l’altrui libertà.
DIANA
Ecco, amiche
compagne, il garzoncello
che alla custodia della sacra
pianta ci concesse il destin; del dardo mio la
man gli s’armi e di faretra il
tergo, e gli sian
contra Amor scudo ed usbergo. Tu, Clizia, apri
l’ampolla e spruzza in lui dell’usato
liquor stille celesti: cangi affetti e
costumi; Ora si desti.
DORISTO
Oh, che belle
ragazze! Caspita, non ho
fatto sì cattivo
contratto! Venite qui;
lasciate ch’io vi guardi
d’apresso, oh gloria, oh
lampo del femineo sesso! Sapete, figlie
mie, che mi piacete
tutte? Quella fresca
biondina! Quella
semigrassotta! Quella bruna... Non ve n’ha
nemmen una che non abbia il
suo merto: io sarei nella
scelta affatto incerto.
DIANA
Temerario! ed
ardisci in faccia mia In
tal guisa parlar?
DORISTO
Che male c’è? Parmi
naturalissimo che se voi siete
donne, e donne belle, io che son di
beltà gran dilettante vi deggia voler
bene a tutte quante.
DIANA
Misero! Cosa
dici? Io son Diana, la
castissima dea, la nemica
d’amor; fra queste mura arder di fiamma
impura a te non lice. Mio vasallo ora
sei, e saprò vendicar
i torti miei.
DORISTO
Da parte gli
scherzi, mia cara
padrona, trattiamo alla
buona, baciatemi un
po’. Che mal ci
trovate? Perchè vi
sdegnate? C’è niente di
strano? Capir non lo so. Voi siete
bellissima, costoro son
belle; tra me, voi, e
quelle far molto si
puo. Marito generico sarò, se volete; il cor mi
darete, il cor vi darò. Gran tempo è che
bramo di donne un
serraglio, e qui, se non
sbaglio, trovato me l’ho.
DIANA
L’ardir di
questo pazzo più soffrir non
degg’io: dell’armi nostre spogliatelo sul
fatto, e per punire il
temerario eccesso, una pianta
diventi adesso adesso.
(Parte.
Doristo si trasforma in pianta. Le tre ninfe
ripettono il coretto
«Intrecciamo,
sorelle...»
e partono
sulle barche)
Scena Quarta
(Endimione e
Silvio che corrono fuori del bosco
l’uno dopo l’altro; entrano in giardino
saltando sopra le barche che trovano
alla sponda; poi Amore vestito da
pastorella)
ENDIMIONE
Dove vado, dove
fuggo? Chi m’aita, chi
m’asconde? Dalle mani
furibonde chi mi salva,
per pietà?
SILVIO
Ferma, ferma, oh
sciagurato! T’ho raggiunto,
fuggi in vano; dal furor di
questa mano chi sottrarre ti
saprà?
(Vuol ferire)
AMORE
Non ferir, non
fare offesa a l’imbelle
pastorello. Contra te, per
sua difesa, questa destra
s’armerà.
ENDIMIONE,
SILVIO
Una donna!
AMORE
Sì, una donna.
SILVIO
E chi sei, ch’opporti
ardisci?
AMORE
Son chi son. Se
puoi, ferisci. Ecco il sen: ferisci qua!
SILVIO
Che coraggio!
ENDIMIONE
Che ardimento! Tremo tutto dal
pavento.
SILVIO
Ah, se giusta
quanto bella...
AMORE
Cedi il ferro e
poi favella.
SILVIO
Ecco il ferro,
hai vinto già.
(Amore prende
le arme a Silvio)
ENDIMIONE,
SILVIO
Quanto ascolto,
quanto vedo ha sembianza di
portento, ed io stesso non
m’avvedo s’è un inganno o
verità.
AMORE
Quanto ascolta,
quanto vede ha sembianza di
portento, ed ei stesso non
s’avvede s’è un inganno o
verità.
SILVIO
Sento già che
poco a poco va languendo in
me quel foco, e in suo loco un
dolce affetto serpeggiando al
cor mi va.
AMORE,
ENDIMIONE
Vedo già che
poco a poco va languendo in
lui quel foco, e in suo loco un
dolce affetto serpeggiando al
cor gli va.
(Endimione e
Silvio restano taciturni)
AMORE
Or sù, signori
miei, cos’è questo
silenzio?
SILVIO
Che tuono
imperativo!
ENDIMIONE
Gentil ninfa,
che vuoi?
AMORE
Saper bramo da
voi di questa lite la cagione qual
è.
SILVIO
Crudele, atroce, e tal che appena
può lingua mortale abbastanza
spiegar: un bel levriero, anzi il più bel
che mai per selva corse, quel barbaro
m’uccise.
ENDIMIONE
Sì, ma in fuga
ei mi mise ben mille volte
già le pecorelle, tal che molte di
quelle ebbero rotto un
piè; molte tornando riscaldate
all’ovil caddero morte; ond’io per
liberarmi fatto ho del can
quel ch’ei di me far volse.
SILVIO
Ed ogni gioia,
anzi ogni ben mi tolse.
AMORE
Semplice! E
dunque un cane...
SILVIO
Ah! Da quel cane dipendea la mia
pace. Amabil ninfa mi fe’dono di
quello, e «guarda», disse, «quanto la tua
di questo can la vita, se vuoi che
ognor gradita sia la tua fe, sia la tua
fiamma a quante vorrai spirare
amore; ma subito ch’ei
muore, tutte
innamorerai, fuori di quella
che parrà a gli occhi tuoi più vaga e
bella».
AMORE
Hai cor?
SILVIO
Quant’altri mai.
AMORE
(dà il
coltello a Silvio)
Prendi:
quell’arbore taglia, e pria
di domane ti do risorto il
cane.
SILVIO
Non c’è altro?
(Ferisce
l’arbore)
DORISTO
Ahi, ahi!
(Silvio
s’arresta)
ENDIMIONE
Qual voce uscì?
SILVIO
Chi diavolo è
costei? Che incanto è questo mai? Parla: chi sei?
DORISTO
Un galant’uom
son io, non ti so dir di
più, e pria dal caso
mio fui già quel che
sei tu. Per causa delle
femine son condannato
qui; mi servirà di
regola se mai rivedo il
dì.
AMORE
Cos’è?
SILVIO
Son stupefatto.
AMORE
E tu, cosa ne
dici?
ENDIMIONE
Io tremo
affatto.
AMORE
Ebben, guarda,
codardo!
(Amore toglie
il coltello a Silvio e da un
taglio all’arbore)
DORISTO
Oh, dei, son
morto!
AMORE
Menti; anzi sei
vivo.
(Sparisce
Amore. Doristo apparisce)
SILVIO
Stupido io
resto.
ENDIMIONE
Ed io di sensi
privo.
DORISTO
Cosa fu? Dove
son? Amici cari, chi mi fece di
voi questo servigio?
ENDIMIONE
Io già no.
SILVIO
Nemmen io.
DORISTO
Chi dunque?
ENDIMIONE
Una fanciulla.
DORISTO
Io non intendo
nulla... Com’era fatta?
SILVIO
Come son fatte
le fanciulle.
DORISTO
Bella? Brutta?
SILVIO
Oh, bella!
ENDIMIONE
Bella assai! Forse beltà
simil non vidi mai. Lieti e amorosi
i rai, bianca la carne
avea, d’ebano il crin
parea, parea di neve il
sen. E il
vermiglietto labbro con tanta grazia
apria che nato si
diria per fare il ciel
seren.
DORISTO
Che sia stata la
Dea?
SILVIO
Che dea?
DORISTO
Mo’bagatelle! Non sapete che
questa è l’isola di
Cintia? Non sapete la burla che mi
ha fatta quella fanciulla
matta?
SILVIO,
ENDIMIONE
Non sappiam
nulla.
DORISTO
Udite: mentre io
stava dormendo in casa
mia, che non so
quanto sia di qua lontano, mi fe’pigliar
pian piano, forse da qualche
diavol che la serve, e mi fe’portar
qui. Mi sveglio, vedo cose che appena
credo; un fanciulletto che fa credersi
Amor l’affar mi spiega; sparisce, vien
la Dea, seco ha una
schiera di giovani leggiadre; fatta ognuna
parea per esser madre. M’innamoro, al
mio solito, di tutte; dico qualche
parola (amorosa, s’intende); la collera allor
prende Donna Diana, e quella
disumana mi cangia... che
credete? Forse in un
gelsomino, in un giglio, in
un cane, in un augello? Mi cangia in
muto e sterile arboscello!
ENDIMIONE
Qualche diavol
qui s’asconde; andiam via per
carità!
SILVIO
Appressiamoci
alle sponde; c’è una barca,
si vedrà.
(La barca
fugge)
DORISTO
Da se stessa va
per l’onde, non c’è male, in
verità.
AMORE
Siete in gabbia,
poverini; state ancor un
poco là!
(Si fermano
estatici sulla
sponda del lago)
ENDIMIONE,
SILVIO, DORISTO
Dal timore, dal
stupore, come un sasso io
resto qua.
AMORE
Siete in gabbia,
poverini, ah, ah, ah, ah,
ah, ah, ah!
Scena Quinta
(Britomarte,
Clizia, Cloe non vedendo
gli altri)
BRITOMARTE
(tutto
sottovoce)
Il garzon che
Diana in arbor
trasformò mi parve degno del guardo d’una
ninfa.
CLIZIA
Egli ha di fatto una fisonomia da
galantuomo. Cerchiam un
po’di convertirlo in uomo.
ENDIMIONE
(aparte)
Tre ninfe!
DORISTO
State cheti.
CLOE
E se la Dea
venisse, misere noi!
BRITOMARTE
La Dea sta nel
bagno.
CLIZIA
Sorelle, non
vedete?
CLOE
Che c’è?
BRITOMARTE
Tre giovinotti.
CLIZIA
Diamine! Come son qui
venuti? Ah, li avrà
fatti per provarci la Dea condur
tra noi! Partiam per
carità!
BRITOMARTE
Eccoti colla tua
timidità! Corbezzoli, che
musi! Perdonate,
castissima Diana, in campi, in
selve, non si trovano
mai sì belle belve. Bei giovani,
accostatevi; chi siete? Come veniste
qui? Cosa chiedete?
DORISTO
(ai pastori
che si accostano)
Andiamo via.
CLIZIA
Sorella, non è
quegli il custode
dell’arbore?
CLOE
Doristo! Chi lo fe’tornar
uom?
BRITOMARTE
Venite avanti. Da bravi! Ancora
un poco.
CLIZIA
Ma sai che in
questo loco uom entrare non
può.
SILVIO
(alle ninfe)
Cosa chiedete?
BRITOMARTE
Non ci perdiamo
in ciarle: siete voi amici delle
femmine?
DORISTO
Amicissimi.
BRITOMARTE
Or ben, con noi
venite! Tre noi, tre
voi, non può andar
meglio. Andiamo; fin che
la Dea si lava noi faremo
all’amore.
DORISTO
È molto onesta questa
proposizione.
CLIZIA
Ah, cosa dici, pazzerella che
sei! Come celarli agli occhi di
Diana?
BRITOMARTE
In qualche
speco, in qualche angol
del tempio; ad una donna non mancano mai
lochi da nasconder
l’amante.
CLOE
E se li scopre, cosa sarà di
noi? Come
arrischiarci di passar sotto l’arbore?
Non sai cosa giuraste
voi, cosa io giurai?
BRITOMARTE
So tutto, ma
piuttosto di seguitar a
vivere così, vo’morir
accoppata in questo dì! Di Cintia
seguace mi fe’la
fortuna, ma poco mi piace di Cintia
l’umor. Son tenera e
fresca, ho spirito e
brio, provar voglio
anch’io di fare all’amor. Un giovane bello mi sta nel
cervello, che dicami «io
t’amo», che facciami
onor. De’tre che qui
veggio, un sceglier ne
deggio; son ninfa
primaria, ho dritto su lor. A te, bel
brunetto, darò il fazzoletto; v’è ognor più
costanza nel bruno color. Voi fate com’io, mie care
sorelle; si rischi la
pelle ma giubili il
cor.
(Prende sotto
il braccio Silvio, e va per
partire)
Scena Sesta
(I suddetti
nello speco. Amore, che continua mascherato di
pastorella, e poi Diana; Amore dalla
porta senza esser veduto)
AMORE
Ragazze, vien la
Dea!
CLIZIA, CLOE
Cieli! Siam
morte.
BRITOMARTE
Non perdiamo
coraggio; in questo speco
voi altri entrate,
(alle donne)
e voi venite
meco.
Scena Settima
DIANA
Fanciulla,
eccoci sole; or dì: chi sei, e che chiedi da
me?
AMORE
Cintia, d’Amore grand’amica son
io, e del terribil
dio messaggera a te
vengo. Qual più ti
giova e piace, io ti reco; tu
scegli: o guerra o pace.
DIANA
Spiegati. E che
pretende il tuo nume da
me?
AMORE
Che questo
giorno al suo giogo
soggiaccia; che quell’arbore
atterri, e spezzi l’arco vergognoso al
suo nome; che alle ninfe la libertà tu
renda, e segua, invece di cavrioli e
damme, giovani accesi
d’amorose fiamme.
DIANA
Ben pentir ti
farei, misera ninfa, di sì stolido
ardir, s’io non avessi riguardo agli
anni tuoi, riguardo al sesso. Va, torna al tuo
signor, digli che pace da lui non
chiedo, e non pavento guerra. Il mare, il
ciel, la terra segua a
infestar, ma guardi e rispetti da
lunge questo che il
fato e mia virtù concede ad onestà, ad
innocenza asilo e sede.
AMORE
Mi fareste pur
ridere con codeste tue
favole! Ma senti, oh bellissima
Cintia, tu mi piaci, anzi mi piaci
tanto che potrei, se femmina non
fossi, fare teco
all’amor. Indi ti passo questa fierezza
tua,quest’aria alquanto minacciosa e
severa; ma sincera non
sei.
DIANA
Non son sincera?
AMORE
No.
DIANA
Come osi parlar
con una dea?
AMORE
Eh, lasciam
l’etichette; sono anch’io una specie di
dea, onde possiamo parlar con
libertà. Perchè ti vanti tu nemica
d’Amor?
DIANA
Perche conosco la sua natura
perfida e maligna; perche dov’egli
alligna, come fera divora
e come ferro punge e
trapassa, e come foco
strugge. Ei si pasce di
sangue, ei si appaga di
pianto. Crudo più
dell’inferno, aspro più della
morte, nemico di
pietade, ministro di furore, è finalmente
Amor privo d’amore.
AMORE
Qui appunto io
ti voleva! Or, come sai
ch’è tale Amor se non amasti
mai?
DIANA
Come? Sentisti
un solo infra l’immensa
turba degli amanti che non parli in
tal guisa?
AMORE
E credi tu, fra
questa turba immensa, che un sol parli
d’amor com’egli pensa? Si dice qua e
là: «Amore è un
bricconcello che intorbida il
cervello, che sospirar ci
fa». Nessun lo crede
già! Amor è buono e
bello, Amor è solo
quello che dà felicità.
DIANA
Troppo t’ho già
sofferto, e già cominci ad
essermi importuna.
Vattene!
AMORE
Eh via!
T’accheta, io già so tutto.
DIANA
E cosa sai?
Favella.
AMORE
So che queste
tue vergine pudiche son amiche
d’Amor più che tu pensi, ch’hanno i lor
cinque sensi, e che usi in
vano...
DIANA
Chiudi il labbro
profano, miserabil che
sei. Non sai tu i
riti? Le promesse non
sai?
AMORE
Eh, le promesse
in simili materie non son che
cerimonie. Credi forse
sciocche le tue ragazze? Esse ben sanno che più antichi
dei riti di Diana sono i riti
d’Amore. Sanno i dritti
del core, e san che mai non fosti e non
sarai di Cupido
nemica, ma che un genio di
singolarizzarti...
DIANA
Audace!
AMORE
Ehi! Guarda un
po’pria di sdegnarti.
(Amore tocca
col dardo lo speco, che cade a
terra, ed appariscono i tre
giovani)
Scena Ottava
(Diana,
Amore, Doristo, Endimione,
Silvio)
DIANA
Che sorpresa è
questa mai? Chi m’inganna,
eterni Dei? Chi son quelli?
Chi è colei? Per chi degg’io
sospettar?
ENDIMIONE,
SILVIO, DORISTO
Infelice, in
qual periglio mi ritrovo in
questo istante! A quei detti, a
quel sembiante sento l’anima
gelar.
DIANA
(a parte)
Crederò che
qualche ninfa...
AMORE
(a parte)
Certo, ninfa, e
bella assai...
DIANA
(a parte)
... a dispetto
del mio nume...
AMORE
(a parte)
... e che nume
lo vedrai;...
DIANA
(a parte)
... abbia cor
per oltraggiarmi, abbia cor, oh
dei, d’amar.
AMORE
(a parte)
... avrò cor per
vendicarmi, bella dea, di
farti amar. Stanno in pena i
meschinelli, ma si può per un
momento tollerar un gran
tormento se in piacer si
dee cangiar.
DIANA
Perfidi! In
questa guisa i dritti miei vilipender
s’ardisce? In questa guisa temerario
mortale osa insultarmi nel mio stesso
soggiorno? Ah! Non son io quella che al
suon della temuta voce sulla tartarea
foce trovò le furie
al mio servigio preste, che reggo le
tempeste, che do l’ordine
a i venti, e su triplice
soglio, a me concesso, vanto un poter
commun con Giove
istesso? Sento che dea
son io, sento che ho
regno e soglio, e dall’usato
orgoglio mi sento
rinfiammar. E se promette
calma il placido
sembiante, ho i fulmini
nell’alma, fo terra e ciel
tremar.
(Diana parte
e serra l’uscio)
Scena Nona
AMORE
Via, non
tremate!
DORISTO
Certo questa
stramba, contro il
sistema delle nostre donne, ha muso da tener
la sua parola.
AMORE
Che dite voi?
SILVIO
Che dobbiam dir?
AMORE
Udite: vi piace?
SILVIO
Chi?
ENDIMIONE
Chi?
DORISTO
Chi?
AMORE
Cintia.
DORISTO
Se strega non
fosse...
ENDIMIONE
... a me potria
certo piacer.
SILVIO
E a chi non
piaceria? Qual piacer
prova il cor nel veder tal
beltà; il guardar spira
amor, il parlar gioia
dà. Ah, perche nel
bel sen mai non vien la
pietà?
AMORE
(a Silvio ed
Endimione)
Or bene, chi di
voi vorrebbe
innamorarla?
DORISTO
Son qua io.
AMORE
Tu taci là.
DORISTO
Perchè? N’ho
innamorate tante...
AMORE
Taci, ti dico! A
voi.
(Cava dal
manco lato un fascio di strali)
SILVIO,
ENDIMIONE
Che dobbiam far?
AMORE
Cavate.
(Cavano un
dardo)
ENDIMIONE
E poi?
SILVIO
E poi?
AMORE
Ite, e il primo
di voi che avrà la sorte d’incontrarsi
con lei, furtivamente in
lei scocchi il suo dardo, e sarà solo
corrisposto in amor.
ENDIMIONE
Io corro!
SILVIO
Io volo! Chiuso è
l’uscio.
AMORE
Aspettate.
(Tocca col
dardo la porta e si spalanca
subito)
ENDIMIONE
Eccolo aperto.
DORISTO
Costei può
tutto!
AMORE
Il mio trionfo è
certo.
(Partono)
Scena Decima
(Amore e
Doristo)
DORISTO
Addio, vado con
lor.
AMORE
La non si
incomodi.
(La porta gli
si chiude in faccia)
DORISTO
Come? Lasciami andar;
voglio ancor io con Diana
provarmi. Non son forse
uomo capace di cacciar un
dardo nel cor d’una
ragazza?
AMORE
Capacissimo.
DORISTO
Perchè dunque
dovrò, mentre essi godono, star qui senza
far nulla?
AMORE
Perche devi
esser mio.
DORISTO
Tuo?
AMORE
Certo, mio. Non son bella
abbastanza?
DORISTO
Lasciami un
po’squadrarti.
AMORE
Cosa c’è?
DORISTO
Mi pare di
conoscerti; mi pare che un ragazzo
tu sia. Ridi?
AMORE
Sì, rido. Ti pare che un
ragazzo abbia un occhio
sì scaltro, una mano sì
morbida, una pelle sì
fina, un piè sì bello? E ben ver ch’ho
un fratello che mi somiglia
affatto...
DORISTO
Il nome?
AMORE
Amore.
DORISTO
Vè, vè! Sappi,
mio core, che Amore è
amico mio; sappi che insieme abbiam molti
negozi... ah, ci avrei
gusto di far tal
parentela: Amor cognato
mio, suocera Venere! Cosa non può
sperar l’umano genere? Sposiamci!
AMORE
Volontier.
DORISTO
Quando?
AMORE
Stasera.
DORISTO
Perchè sì tardi?
AMORE
Perche so che
pria di qui non dei
sortire; perche deggio
finire certe faccende
con Diana.
DORISTO
E poi,
ritornerai?
AMORE
Ritornerò.
DORISTO
La mano.
AMORE
Prendi.
DORISTO
E nient’altro?
AMORE
Che vorresti, il
core?
DORISTO
Ah, si vede che
sei razza d’Amore.
(Bacia la
mano replicate volte ad Amore)
AMORE
Occhietto
furbetto, che cosa m’hai
detto baciandomi qui?
DORISTO
Se furba tu sei, capire lo dei.
AMORE
Capisco, sì, sì.
DORISTO
Ebben, che
diss’io?
AMORE
Che sei l’idol
mio.
DORISTO
E poi?
AMORE
Che vorresti...
DORISTO
E poi?
AMORE
Che faresti...
DORISTO,
AMORE
Ah, taci, mio
bene, ah, basta così.
DORISTO
La mano gradita anch’io ti vo
dar.
AMORE
Fa presto, mia
vita, che anch’ io vo
baciar.
DORISTO
Ah, come tu
tremi!
AMORE
Cor mio, di che
temi?
DORISTO
Che caldo, che
caldo!
AMORE
Stà saldo, stà
saldo, e lasciami far.
(Parte)
DORISTO
S’io non avessi
visto tutto cogli
occhi miei, certo nol
crederei; stiamo a vedere come finisce.
Appunto mi sovviene ch’oggi ancor
non mangiai; pur non ho fame. Capisco: in
questo loco avran per buona dei poeti
l’usanza; berran rugiada e
mangeran speranza. Ma già che far
si deve economia di denti, si faccia anco
di gambe. Voglio vedere un
poco la virtù
dell’anello in questo loco.
CORO DI GENI
(dall’arbore)
Oh, saggio
giovinetto, che sull’april
degli anni fuggi i fallaci
inganni del mondo
traditor, godi di quegli
onori che agli
innocenti cori destina la
regina, la dea che fugge
Amor.
DORISTO
Che canto è
questo mai? Che luce, che
armonia! Io credo in fede
mia che matti sian
costor.
CORO DI GENI
A te di
gigl’intatti corona si
prepara, di mille geni il
coro tributa omaggi a
te.
DORISTO
L’ho detto che
son matti, son matti per
mia fe. Numi, che cose
belle! Io non la cedo a
un re.
Scena
Undicesima
(I suddetti,
Diana, Britomarte, Clizia, Cloe ed altre
ninfe con arco in mano)
DIANA
Presto, presto,
non tardate, secondate i voti
miei! Vo’veder gli
audaci rei, cader morti a
questo piè.
NINFE
Gran ministre
siamo noi di terror e di
vendetta; secondiamo i
voti suoi: cadan morti
tutti tre!
DORISTO
Questa è
un’altra bagatella, qualche diavolo
qui c’è.
DIANA
Dove sono?
NINFE
È là Doristo.
DIANA
Presto, il dardo
sulla cocca; chi più dritto
in lui lo scocca bella avrà di me
mercè.
DORISTO
Ah, Signora,
perdonate, non ho fatto
alcun misfatto.
DIANA
Trucidate,
trucidate, ascoltarlo non
si de’!
NINFE
Trucidiamo,
trucidiamo, ascoltarlo non
si de’.
DORISTO
Quante punte,
quante, quante! Un crivel faran
di me.
Scena
Dodicesima
(I suddetti.
Amore che si mette davanti Doristo, con
uno scudo di rose)
AMORE
(quasi
burlandosi)
Via brave
vibrate, arciere vezzose; lo scudo è di
rose, è facil ferir.
DIANA
Che veggio, che
sento? Che strano
ardimento! Vibrate,
vibrate, è facil ferir!
NINFE
Di gelo ho la
mano, vo’movermi in
vano, non so cosa
credere, non so cosa dir.
(Le ninfe
restano col braccio
sospeso immobili)
DORISTO
A tempo
giungesti, mia speme
gradita, mi rende la vita sì nobile ardir.
AMORE
Indarno
s’offende chi Amore
difende; ei cangia in
contenti tormenti e
sospir.
DIANA
Andate, codarde, se forza vi
manca vediam se più
franca io son nel
colpir.
(Vuol ferire
ella stessa Doristo)
Scena
Tredicesima
(I suddetti e
Silvio, che esce in punto di trattenere
il braccio a Diana)
SILVIO
Ferma, ferma, e
pria fa meco prova, oh Dea,
del tuo valor!
(Prende il
braccio)
DIANA
(con sdegno)
Un di quei che
dello speco dianzi uscì per
mio rossor.
SILVIO
Che beltà, che
brio, che volto!
AMORE
Via, ferisci!
SILVIO
Non ho cor.
DIANA
Dal ardor ch’hò
in petto accolto quasi son di
senno fuor.
SILVIO
Dal furor ch’hò
in petto accolto quasi son di
senno fuor.
NINFE,
DORISTO
Che scompiglio,
che disordine! Per me palpito,
e per lor.
Scena
Quattordicesima
(I suddetti,
Endimione che vibra, appena uscito, lo
strale nel core di Diana)
ENDIMIONE
Non si perda il
bel momento; reggi il colpo,
o Dio d’amor.
TUTTI SALVO
AMORE
Oh, Dio, mancar
mi sento d’affanno e di
tormento oh Dio, che
tanto amaro forse il morir
non è.
AMORE
Vedrai per tuo
conforto, ch’ora ti lagni
a torto; vedrai che tanto
amaro forse l’amor non
è. Ah, non dicesti
il vero, crudel, quando
dicesti che mai non
sentiresti d’amor il foco
in te.
TUTTI SALVO
AMORE
Ah, cosa prova
mai questo agitato
core; non so s’è
sdegno, o amore, o come nasce in
me.
DIANA
Ah, chi mostra a
me l’audace ch’osa un ferro
in me vibrar?
(a Doristo
che fugge)
Sei tu, iniquo?
DORISTO
Non son io.
DIANA
(a Silvio)
Sei tu quello?
SILVIO
Nemmen io.
DIANA
Ah, il ribaldo!
ENDIMIONE
Qua se n’viene.
AMORE
Ci son io, non
palpitar.
DIANA
Dalla smania,
dalla rabbia perdo il fiato e
le parole, mi si gonfiano
le labbia e mi sento, oh
Dio, mancar. Temerari,
indegni, barbari! Tutti omai di
qua toglietevi! Terra e ciel
saprò sconvolgere, ma mi voglio
vendicar.
LE TRE NINFE
E I TRE UOMINI
Quella voce,
quel sembiante m’empie l’alma
di terrore, mille smanie
ell’ha nel core, e mi fa
raccapricciar. Ah, trovassi
almen un loco da celarmi pochi
istanti, o siam morti
tutti quanti non c’è più a
dubitar.
AMORE
Quella voce,
quel sembiante empie ogni alma
di terrore, mille smanie
ell’ha nel core, e li fa
raccapricciar. Ma non lascio
questo loco se non sono
tutti amanti; vo’i miei torti
tutti quanti in un giorno
vendicar.
ATTO SECONDO
Scena Primera
(Tempio di
Diana, boschetto. Britomarte, Silvio,
Endimione, Doristo che escon dal tempio)
BRITOMARTE
Or ch’ho sciolto
i lacci vostri, cari amici,
andar potete; quando poi
felici siete ricordatevi di
me.
SILVIO,
ENDIMIONE, DORISTO
Mille grazie, o
ninfa bella, noi rendiamo al
tuo bon core; possa un giorno
il dio d’amore
a te dar
miglior mercè.
BRITOMARTE
Chi potea veder
morire sì leggiadri
giovinetti?
SILVIO,
ENDIMIONE, DORISTO
Di nostr’alme i
grati affetti chi potria
negare a te?
BRITOMARTE
Dritti ognor per
quel viale or andate; vado
anch’io. Cari, cari,
addio, addio, io v’abbraccio
tutti tre.
SILVIO,
ENDIMIONE, DORISTO
Cara, cara,
addio, addio, t’abbracciamo
tutti tre.
(Britomarte
parte)
ENDIMIONE
Anche per questa
volta scappammo la
burrasca.
DORISTO
Grazie a Giove, ed alle mie
bellezze antilunari.
SILVIO
Andiam.
ENDIMIONE
Dove andar vuoi, in lochi ignoti
e tra selvagge genti?
SILVIO
Andiam dove al
ciel piace; abbandoniamo quest’isola
terribile e crudele dov’è colpa
l’amar.
DORISTO
Eppur la cosa non m’entra
nella nuca: in questo mondo femmina vi sarà,
non sol pudica, ma degli amanti,
e dell’amor nemica?
SILVIO
Ma dove andò
colei, che tante belle
cose ci promise?
DORISTO
Smargiassate
donnesche!
Scena Seconda
(I suddetti.
Diana che tira Britomarte
fuora del tempio, coperta la
faccia)
DIANA
Impudica,
indarno fuggi; di celarti
indarno tenti. Ho scoperto i
tradimenti di quell’alma
senza onor. Stelle! che
miro!
DORISTO
Or sì vogliam
star freschi!
SILVIO
Quanto è bella!
DIANA
Ribalda! Ora comprendo tutti gli
oltraggi miei, tutte le trame
tue; ma pagherai insieme con
costoro la pena di tue
colpe: Nisa, Aglauro,
Clizia, Armilla, Licori ai cenni miei...
BRITOMARTE
Cintia, mia dea,
pietà!
SILVIO,
ENDIMIONE, DORISTO
Siam morti, oh
Dei! Pietà, pietà di
noi, pietà, pietà di
lei. Possiam, se dea
tu sei, da te sperar
pietà.
DIANA
Perche de’
sdegni miei l’usato ardor
non sento? Perchè del lor
lamento mi par sentir
pietà? Ite, affetti
importuni; or voi vedrete
+qual pietà meritate. Tutti così
restate, e fin ch’io
torno di senso affatto
privi: non si sappia se
siete o morti o vivi.
(Diana parte;
Silvio, Endimione, Doristo e
Britomarte restano in ginocchio in
diverse positure)
Scena Terza
(I suddetti.
Amore)
AMORE
Il bel quadro in
verità! Poverina la
Dianina, fa quel poco
ch’ella sa. Il bel quadro in
verità! Divertiamoci
anche noi. Silvio, Doristo,
Endimion: svegliatevi!
ENDIMIONE
Cos’è?
SILVIO
Chi mi riscuote?
DORISTO
Chi mi chiama? Ah, sei qui,
sguajatella! Non sai farla
più bella? È questa forse
la creanza e l’affetto ch’hai per lo
sposo tuo, ch’hai per li
amici?
AMORE
Cosa è stato?
DORISTO
Guardate la
briccona, con qual aria mi
parla! Hai forse in
testa, per esser
semi-strega e sorella
d’Amore, di far con tuo
marito il bell’umore?
ENDIMIONE
Non ci perdiamo
in ciance, chè se mai Cintia
ritorna...
DIANA
(di dentro)
Andiam, miei
fidi, andiamo!
SILVIO
Oh, dei! Senti la voce
della diva feroce.
AMORE
Ecco il momento
de’miei trionfi.
(a Endimione)
Tu rimanti...
ENDIMIONE
Ah, guarda...
AMORE
Non dubitar.
(a
Britomarte)
Tu, ninfa, per
l’ascosa via de’cipressi
al fonte di Diana va con lor
chetamente, e là m’attendi.
(Partono
Silvio, Britomarte e Doristo.
Amor si cela)
Scena Quarta
(Endimione.
Diana, Clizia e Cloe con
altre ninfe. Amor celato)
DIANA
Ecco la
scellerata!
CLOE
Ah! ch’io mi
sento gelar per l’infelice.
CLIZIA
Ov’è?
DIANA
L’iniqua cogli amanti
fuggì. Stelle, chi mi
tradì? Chi a mio
dispetto fe’loro
ripigliar l’uso de’sensi? Ma tu, tu sol
sarai, sciagurato
garzone, scopo di mia
vendetta. Mori, felon!
CLOE
Misero!
CLIZIA
Senti!
ENDIMIONE
Aspetta! Ah,
quante volte mai, crudel, vorrai
ch’io mora! M’uccidono i bei
rai con me turbati
ognora; mi uccide il
fiero labbro nemico di pietà. Serbami a’sdegni
tuoi se a me non vuoi
serbarmi; sarò per te, se
vuoi, esca di
crudeltà.
DIANA
Numi! Che nuova è
questa, che nel cor mi
si desta ignota sensazion
e timidezza? Compassion!
Viltà, chi mi trattiene la man nel
colpo? Chi rallenta il
corso delle furie usitate?
(a Clizia)
Ah, tu, mia
fida, tu ferisci per me! Ministra sia tua
pura man della vendetta
mia.
CLIZIA
Come farò? Ferir non so: mi trema
l’anima, mi par morir. Me stessa, oh
dei, ferir potrei, ma il caro
giovine non so ferir.
(Parte con
Endimione e Cloe)
DIANA
Fermate, olà
fermate! Ah, quell’infide m’ubbidiscon
così! Son io Diana?
Son queste le
mie Ninfe? Qual deliro
insolito, furente, lor ingombra la
mente? Qual possanza di
me maggior oggi con me
contende? Cosa chiede il
destin, cosa pretende? Ah, del mio
sacerdote udiam tosto la
voce; egli che parla e con Giove, e
col fato un consiglio mi
dia nel dubbio stato.
(Parte)
Scena Quinta
(Amore solo)
AMORE
Tutto va a
maraviglia, e non siam lungi
dalla crisi stupenda; io non vo’ solo
innamorar Diana e di servaggio
liberar queste donne; io vò in
appresso divertire me stesso e divertire a
spese della Dea tutto l’Olimpo, chè se fanciullo
io son, si sa che deggio, ad uso
de’fanciulli, cogli uomini
scherzar e cogli dei; ma danno vita e
morte i scherzi miei.
Scena Sesta
(Picciola
selva. Clizia, Cloe, Endimione)
CLOE
(a Endimione,
celandolo tra gli arbori)
Fermati un poco
qui.
ENDIMIONE
E poi?
CLOE
Sta cheto. D’affar
importantisimo dobbiam parlar.
ENDIMIONE
Spicciatevi; io son pien di
paura.
CLOE
Cosa ti par?
CLIZIA
Mi pare che l’abbiam
fata brutta.
CLOE
È ver: negare
ubbidienza a Cintia e fuggir con un
uom... Ah, se torniamo in mano della
Diva...
CLIZIA
Io non ho colpa.
CLOE
Credilo, nemmen
io; incolpar deggio
il ciel del fallo mio. Da un nume
ignoto dentro il mio
seno un strano moto sentii destar. Gelo ed ardore, sdegno ed amore dentro
quest’anima sentii crear. Quel ch’ei volea far io dovea; non era libera nell’operar.
CLIZIA
Lo stesso a me
successe; pensiamo a
rimediarci.
CLOE
Che faremo?
CLIZIA
Fuggiam!
CLOE
Ma come, e dove?
ENDIMIONE
Padroncine, deggio ancora
star qui?
CLIZIA
Di quel garzone bisogna
liberarci; se Diana ci ritrova con
lui cresce il nostro
delitto.
CLOE
Si potrebbe
ammazzarlo
CLIZIA
Che?
CLOE
Ammazzarlo; indi a Cintia
recar l’odiata testa. Forse la strada
è questa di placar i suoi
sdegni.
ENDIMIONE
E così...
dico...
CLIZIA
Sentimi, caro
amico, sallo il Ciel se
t’amiam;
ENDIMIONE
Ebben...
CLOE
Ma il cielo sa pur che senza
colpa, ma per
necessità... Clizia! diglielo
tù.
CLIZIA
Diglielo tù.
ENDIMIONE
Sento gente.
CLOE
Feriam senza
parlare.
(Si volge
verso le quinte; le due ninfe
tendon l’arco in atto di
ferire)
CLIZIA
Via, facciam
presto quel che si ha da fare!
SILVIO
Ah che fate, che
fate?
Guardati, Endimion! Empie,
fermate!
(Silvio fa
cader a terra l’arco delle
ninfe)
ENDIMIONE
Giusto cielo,
che veggio?
(Le ninfe
fuggono)
SILVIO
Amico, qui si va
di male in peggio.
ENDIMIONE
Ah, presto
fuggiamo, non stiamo più
quà! A tutti i
momenti in tanti cimenti a rischio di
perdere la vita si va.
SILVIO
Fuggire vorrei, ma dove non so; da un gran
laberinto io veggomi
cinto, nè so per qual
angolo sortire potrò.
AMORE
Confusi,
agitati, gli amici son
lì. Di loro vo’un
poco pigliarmi bel
gioco: a entrambi
invisibile celarmi vo’qui.
ENDIMIONE
Se andiam per
quel calle, al tempio si
torna.
SILVIO
Vicino alla
valle la Diva
soggiorna.
ENDIMIONE,
SILVIO
Per questo
viottolo
provare si può.
AMORE
No, no, no, no, no!
SILVIO
È l’eco, o son larve
che gridan così?
AMORE
Sì, sì, sì, sì,
sì!
SILVIO,
ENDIMIONE
Io palpito, io
gelo di orror, di
spavento. Che strano
portento, che torbido dì! Di qua si dice
sì, di là si dice
no; non so se resto
qui, non so se me ne
vo.
AMORE
Serva di lor,
signori... via, da bravi,
movetevi. È questa
l’accoglienza che si fa alle
ragazze, e alle ragazze
belle com’io sono?
ENDIMIONE
Diavolo! Per
qual loco sei tu saltata
fuori?
AMORE
Per quello
stesso che saltaste voi.
SILVIO
Dunque quella tu
sei che di noi si
burlò?
AMORE
Certo, quella
son io del sì e no.
ENDIMIONE
E dovi eri
finor?
AMORE
Qui.
SILVIO
Dove?
AMORE
Lì.
SILVIO
E tu sola dicevi
or no, or sì?
AMORE
Bravo!
ENDIMIONE
Ma qual diletto
hai di schernire due poveri
infelici?
AMORE
Son mezzo
matterella, oh cari amici.
SILVIO
Ah, basta, oh
bella ninfa; abbi pietà di
noi: dinne un po’dove
siam e come uscire possiam di
questo loco.
AMORE
Pazienza ancor
un poco; non è lungi il felice
momento: cangerete in
diletto ogni tormento. Sereno raggio di
bella calma tra poco
all’alma vi brillerà. Vario diletto
pien di dolcezza l’allegro petto
v’inonderà.
(Partono)
Scena Settima
(Fontana
chiusa, grotta circondata di
cipressi.Doristo che sta sedendo
da una parte, e
dall’altra Britomarte)
DORISTO
È un’ora che sto
qui senza costrutto
alcun. L’incognita non
vien, Silvio è partito
e non sò dove andò, costei non
parla, nè mi puo far
che trista compagnia, e aspettar
deggio ancor? Vè, che pazzia!
BRITOMARTE
Ah!
DORISTO
Sospira e mi
guarda; sta a vedere ch’è di me
innamorata; eh!, non avrebbe
mica cattivo gusto. Or sù, veggiamo: in caso di
bisogno, così per
distrazion, per fuggir l’ozio, si potria far
negozio... È bella, è
fresca e, quel che stimo,
tace, cosa rara nel
sesso femminin; potrei sposarla. Ma se ho
promesso all’altra? Se il gran Turco
ne ha tante, io ne potrò aver
due. Ehi, madamina!
BRITOMARTE
Ah!
DORISTO
(a parte)
Sospira e
s’inchina; non c’è male. Ti pare ch’io
sia bello? Ecco sorride. E mi vorresti
ben? Dice di sì. Bene, facciam
così: proviam di fare
all’amore con motti; veggiam se
c’intendiamo. Mi capisci?
(Doristo fa
alcuni gesti amorosi)
Va bene; cosa
dici?
(Britomarte
fa cenno di sì)
S’io poi capirò
te? Oh, senza fallo! In materia
d’amore io son, figliola
mia, gran professore. Se un occhiatina
tenera a me rivolgerai, se colle dita
morbide la man mi stringerai, se mi darai sul
grugno uno schiaffetto, un pugno, quello
che dir vorrai, idolo mio,
saprò. Mi vorrai dir
«Io t’amo,
e bramo amor
da te»; mi vorrai dir
«Ben mio, tutta per te son io, tutto sei tu per
me». Da un solo tuo
sorriso saprò quel che
vorrai; dall’arrossir
del viso, dal scintillar
de’rai, dai gradi
d’inquietudine, da l’aria del
tuppè. Ecco l’anello,
oh cara; io te lo metto
in dito. Non esser meco
avara, siam già moglie,
e marito: dammi con quei
labretti qui due bacetti
o tre.
(Mentre
Doristo si abbassa per aver un bacio, Amore
gli dà uno o due schiaffi
improvvisamente, e canta
l’ultima stanza
dell’aria)
AMORE
Ecco l’anello,
oh cara; io te lo metto
in dito. Non esser meco
avara, siam già moglie,
e marito: dammi con quei
labretti qui due bacetti
o tre.
Scena Ottava
(I suddetti,
Amore, Silvio, Endimione,
Clizia e Cloe)
DORISTO
Ma per un bacio
un schiaffo sì potente?
AMORE
E questo non è
niente.
DORISTO
(piangendo)
C’è ancor di
peggio? Ammazzami alla
prima!
AMORE
Te n’avvedrai
tra poco; or non ho tempo. Vien Cintia,
state fermi: agli occhi suoi io vi farò parer
arbori o sassi.
ENDIMIONE
Per pietà, non
tradirci!
AMORE
Fidatevi di me;
(a
Britomarte)
tu riacquista
l’uso della favella.
DORISTO
Ahí, ahí!
AMORE
Che c’è?
DORISTO
Se la lasciavi
muta, io sposata
l’avrei.
AMORE
Sei lingue avrà
se tu sposarla dei.
Scena Nona
(I suddetti e
Diana)
DIANA
Sempre più va
crescendo il turbamento
mio; da nuovi affetti l’anima
combattuta, schernita,
abbandonata da tutte le mie
Ninfe, io non intendo, non che gli
altri, me stessa. Ma già l’ora
s’appressa che al segreto
congresso in questo loco mi fissò il
sacerdote; in fin ch’ei viene posso entrare
nel bagno. A questa pianta il manto
appenderò per ch’ei s’avveda che qui chiusa
son io, se vien prima
ch’io sorta.
(Mette il
manto a Doristo, creduto
pianta)
E l’arco? Lo porrò presso
la porta.
(Entra)
AMORE
Che loco
delizioso! Sembra fatto per far bene
all’amore. «Cintia qui
regna» è scritto per
errore; andrà meglio
così.
(Tocca lo
scritto col dardo; lo scritto si
cangia)
SILVIO,
ENDIMIONE
«Qui regna
Amore».
DORISTO
Che donna
indiavolata!
AMORE
Orsù, finiam
l’impresa incominciata. Finche sta nello
speco divertire mi vo:
cantate meco Cessate di
spargere querele e
sospir; cangiate le
lagrime in dolci desir. Di rose novelle
la terra spargete; Amor, alme
belle, v’invita a gioir.
TUTTI
Amore
dell’anima
è l’unico ben; suo foco, suo
ghiaccio di gioia è
ripien. Per selve le
belve, i pesci per
l’onde, l’augel tra le
fronde lo sente nel
sen.
DIANA
(di dentro)
Ah, chi turbare
ardisce i miei dolci
riposi?
DORISTO
Caspita! Grida
bene questa Signora Luna.
AMORE
Presto, prima
ch’ella esca, Endimion qui
siedi. Attendi: or dormi fin che Cintia
ti sveglia.
(Copre
Endimione col manto di
Diana. A Silvio)
Tu la ti celi.
(a Doristo)
Tu verso il gran
tempio va colle Ninfe.
DORISTO
Amici, chi sta
peggio di me? Una femmina e
troppo, ed io n’ho tre.
(Parte,
abbracciando tutte le tre ninfe)
AMORE
Va bene; questo
dardo col mio si
cangi, e porti entro il
suo core diretto il foco
mio, l’ultimo ardore.
(Endimione
dormendo; Silvio tra gli
alberi a destra, Amore dall’altro lato.
Entra Diana)
DIANA
Miseri! Dove
son? Chi fu l’audace, e in qual modo
fuggì? Che scritto è
quello? Qual temeraria
mano...? E il manto mio,
(alza un poco
il manto)
chi di loco
cangiò? Stelle, che vedo!
(vede
Endimione che dorme)
Endimion! Oh,
come ora ch’ei dorme par bello agli
ochi miei! Quell’aurea
chioma, quei vermigli
color! Di qua si fugga!
(prende il
manto e il dardo)
Il manto... il
dardo... cielo! Quale smania,
qual gelo mi scorre per le
vene! Il cor mi trema,
m’ardon tutte le membra, e il piè ricusa
d’allontanarsi... Forse... che
sembianze, che vaghezza! Oh, si desti!
Endimione... Infelice, che
fo?
ENDIMIONE
(dormendo)
Cintia, mia
diva!
DIANA
Qual voce! Oh,
come arriva nel fondo del
mio core a ricercarmi le
midolle e l’ossa! Da qual ignota
possa strascinata mi
sento? Risvegliarlo
vorrei... Che fo? Che
sento? Pianin pianino
lo chiamerò; poi quando è
desto fuggirò presto; indi ben so quel
che farò. Endimione...
(Lo scuote e
poi fugge)
ENDIMIONE
(si sveglia)
Che voce, oh
dei! I sonni miei,
chi mi turbò? Alcun non vedo,
fu sogno, credo; sonno ancor ho,
dormir io vo.
DIANA
Tacita il passo voglio avanzar e questo sasso ver lui gettar.
ENDIMIONE
Un sasso, un
sasso, che cosa è
questa? Fuggiam!
DIANA
No, resta, mio caro ben.
(Diana
trattiene Endimione coprendogli
gli occhi colla mano)
Lieta di
stringere luci si belle, sento in me
nascere fiamme novelle; mi par che
l’anima languisca in
sen.
ENDIMIONE
Al dolce
stringere di man si bella sento in me
nascere fiamma novella; mi par che
l’anima languisca in
sen. Ah, di chi
siete, dita vezzose?
DIANA
Il cor tel dica,
bocca di rose.
ENDIMIONE
Il cor mi dice che tu sei mia, ma chi tu sia non dice il cor.
DIANA
Ah, che
resistere non posso ancor! Apri quei lumi,
mio bel tesor.
(Qui cava via
le mani)
ENDIMIONE
Cintia!
DIANA
Sì, caro!
ENDIMIONE
Sogno o son
desto?
(S’abbracciano)
DIANA,
ENDIMIONE
Deh fate, oh
numi, se un sogno è questo, ch’ambi possiamo
dormire ognor.
(Partono)
Scena Decima
(Silvio, poi
Amore)
SILVIO
Ferma, ferma!
Ove fuggi?
AMORE
Ferma tu,
miserabile!
SILVIO
Crudele! Dunque per esser
testimon soltanto delle perdite
miei qui me traesti? Dunque vaghezza
avesti di far che
gl’occhi miei bevan la morte nel rimirar la
sorte d’un felice rivale? Ah, invendicato,
oh barbara, non resterà il
mio core! L’ira paventa e
i palpiti d’un disperato
amor. Per campi e per
foreste andrò furente
irato, lasciando ognor
funeste orme del mio
furor.
Scena
Undicesima
(Amore solo,
poi Silvio)
AMORE
Vi voglio far
veder, donne mie belle, che un crudele
io non son come si dice. Ecco, io sento
pietà dell’infelice; consolarlo
convien. Silvio!
SILVIO
Che vuoi?
AMORE
Tutti gli affani
tuoi, tutti i tuoi
mali, anzi te stesso obblia; cangiati in un
istante; voce, abito,
sembiante del sacerdote di
Diana piglia.
(si cangia in
vecchio)
Ebbene, che ti
par? Amante tale non lascierà
sospetto di rivale. Udiamlo parlar. Buon vecchio!
SILVIO
Ninfa,
vezzosissima ninfa, anzi pur dea, che per tal ti
discopre il chiaro
aspetto e la luce gentil
de gli occhi tuoi; sola tu dirmi
puoi chi son io, qui
che faccio, e cosa è quello che mi sento nel
petto.
AMORE
Il periodo è
bello ma lunghetto. Tu sei quello
che sei, tu fai quello
ch’io vo’, e ti senti nel
sen quello ch’io so.
SILVIO
Che linguaggio
enigmatico!
AMORE
Vien meco, io voglio a
miglior agio teco parlar;
vedrai che l’enigma più
bello ancor non sai.
(Partono)
Scena
Dodicesima
(Britomarte,
Clizia, Cloe, che menano fuori
Doristo tirandolo chi pei
capelli, chi per le veste; poi
Amore.
CLIZIA
Non ti lascio,
traditore, se la mano a me
non dai.
CLOE
Hai promesso a
me il tuo core e a me darlo tu
dovrai.
BRITOMARTE
Io da te
pretendo amore e la causa già
la sai.
DORISTO
Via, già sono un
uom d’onore e al dover non
manco mai.
CLIZIA
Tua son io.
DORISTO
Sì, mia tu sei.
CLOE
Non, sei mio.
DORISTO
Sì, son di lei.
BRITOMARTE
Io ti voglio.
DORISTO
Sì, sì, che
imbroglio! Ah, guardate in
qual periglio m’ha cacciato
l’imprudenza! Per paura di
star senza or ne posso a
gli altri dar.
BRITOMARTE,
CLIZIA, CLOE
Via, deciditi
briccone, o saprò farti
ragione, o ti vo’cavar
quegli occhi, o ti voglio
scorticar.
CLOE
Or sù, sbrigati!
CLIZIA
Parla.
BRITOMARTE
Qual ti scegli?
DORISTO
Via,
sceglierò...
CLIZIA
Chi?
DORISTO
Te.
CLOE
Chi?
DORISTO
Te.
BRITOMARTE
Chi?
DORISTO
Te.
(Lo mettono
in modo da esser
visto da tutte tre)
CLIZIA
Fermo là!
CLOE
Parla schietto!
DORISTO
Aspettate un
pochetto!
BRITOMARTE
Non aspettiamo
nulla; tu devi sposar
me.
CLIZIA
No, me.
CLOE
No, me.
DORISTO
Ma s’io mi sento
buon per tutte tre!
BRITOMARTE,
CLIZIA, CLOE
Olà, mori,
birbone!
DORISTO
Aiuto, aiuto!
AMORE
Padron mio, la
saluto.
DORISTO
Ah, compassione,
carissima ex consorte, o mi danno la
morte, a forza di
graffiate e di ceffoni
queste arrabbiate femmine;
salvami per pietà!
AMORE
Oh, ti sta bene.
BRITOMARTE
Prova un poco, birbone,
quello che si guadagna a burlar
tutte.
DORISTO
Bugiarda! Io lascio star tutte
le brutte.
AMORE
Basta, per questa volta
rimettetevi
in me; gli saprò dare
la pena meritata.
DORISTO
Ehi, burli, è ver?
Tu sai che amici
siamo.
AMORE
In breve lo vedrai; per ora
andiamo.
(Partono)
Scena Tredicesima
(Endimione e Diana incoronati e legati con fiori.
ENDIMIONE
Ebben, non sei contenta
di questo cambiamento, anima mia?
E non ti par
che sia più dolce cosa
di ferita amorosa
aver piagato il core
che ferir belve ed odiare amore?
DIANA
Sì, caro, anzi
mi dolgo del tempo che
perdei; ma mi compensa l’acquisto di
quel cor. Quanto bello tu
sei! Volgiti, o caro,
lascia che a mio
talento adori quei begli
occhi. Ah, tu mi guardi e sospiri, mio
ben? Non arrossire, intendo quel
sospir, intendo il guardo. Tu così mi vuoi
dir «io ardo, io ardo».
Scena
Quattordicesima
(I suddetti.
Amore non veduto che finge la
voce di Silvio; poi Silvio da
sacerdote)
AMORE
Cintia!
DIANA
Che sento mai? Del sacerdote la
voce è questa.
AMORE
Cintia!
DIANA
Mio bene,
Endimion, ah, celati!
ENDIMIONE
Ch’io mi celi?
Perchè?
DIANA
Senti la voce
del sacerdote Alcindo. S’egli mi vede
teco e mi vede così...
ENDIMIONE
Ma di che temi? Tu, regina, tu,
dea... Forse hai
rossore, crudel, del
nostro amore?
DIANA
No, ma credi... Ah, il destin
s’oppone, anima mia!
ENDIMIONE
Barbara, e puoi
sì intrepida ridirlo?
E non paventi ch’io mora di
dolore?
DIANA
Cessa, cessa mio
core di lacerarmi il
seno coi rimproveri
tuoi; quanto mi costa
lo scostarti da me lo sanno i numi; tu medesimo lo
sai, che ugual
tormento senti a quello
ch’io sento. Ma la barbara
sorte, le mie leggi, la
gloria... oh, dei, non
posso arrestarmi con te! Parti, mio bene,
allontanati, fuggi! Ah, una sol
volta abbracciarti vogl’io! Mi si divide il
cor; mia vita, addio! Teco porta, o
mia speranza, l’alma mia, che
vien con te, e la grata
rimembranza d’un ardor che
vive in me. Fosti il primo,
e il solo or sei bel desio di
questo cor, e a cangiar gli
affetti miei sfido il fato e
sfido Amor. Vanne, caro – Ah, ch’io mi
sento dal tormento
lacerar! Torni, torni il
bel momento che ristori il
mio penar.
(Endimione
parte)
SILVIO
Dal solitario
asilo ove a guardo
profano ascoso io vivo
a te vengo, alma dea.
Parla: in che
puote ubbidirti l’interprete
de’fati?
DIANA
Che giorno,
Alcindo mio, è mai questo per
me! Fanciulla ignota nell’isola
s’intruse che sossopra mise tutto il
mio regno; un libertino a me diede il
destino per custode
dell’arbore; trovai uomini nel
giardin; colsi in delitto
l’infida Britomarte; invan
m’adiro,
minaccio in van: le ninfe
mi beffano, mi
fuggono, spezzano gli
archi e per amor si
struggono.
SILVIO
Oh, cielo! E
come nacque l’orrenda
metamorfosi?
DIANA
Da un nume più possente di
me fui vinta; io stessa temo d’essere
amante.
SILVIO
Amante! Amante
Cintia? Ma dove
ritrovasti un uom che sia degno del tuo
gran cor? A’tempi miei erano tutti
quanti gli uomini della
terra leggeri, capricciosi, infedeli,
stucchevoli e noiosi.
DIANA
Così non
parlerai s’Endimion
vedrai.
SILVIO
Facesti almeno prova di sua
saggezza pria che dargli
il tuo cor?
DIANA
Io glie la lessi negli accenti,
nei sguardi...
SILVIO
Ingannata ti
sei.
DIANA
No, tu
m’inganni!
SILVIO
Io? Conosci sì poco
il vecchio Alcindo, il tuo sì fido
sacerdote? Or odi: sotto l’arbor
fatale io con bell’arte condurrò le tue
ninfe; là, col pretesto
dell’usata prova che fai di lor
saggezza, conoscerai, gran
dea, quel ch’ora neghi di credere al
mio labbro. Andiam!
DIANA
Andiam. Tu la
perduta calma a quest’alma
ridona.
(Parte)
AMORE
(sortendo
d’agguato)
E rispondano gli
antri: «oh, che
buffona!»
Scena
Quindicesima
(Amore, le
ninfe, Doristo)
AMORE
Venite, amiche
belle, venite alla
vittoria, è giunto il dì
di gloria, l’istante di
piacer.
GLI ALTRI
Andiamo, amiche
belle, andiamo alla
vittoria, è giunto il dì
di gloria, l’istante di
piacer.
AMORE
Echeggi in sì
bel giorno di giubilo ogni
riva; amante è già la
Diva, andiamola a
veder.
GLI ALTRI
Echeggi in sì
bel giorno di giubilo ogni
riva; amante è già la
Diva, andiamola a
veder.
Scena Sedicesima
(I suddetti, Endimione)
ENDIMIONE
Chi m’ha tolto
il bel tesoro che il mio sen
d’amor piagò? Senza lui
languisco e moro; chi mi dice dove
andò?
DORISTO,
AMORE, NINFE
Ferma, senti!
ENDIMIONE
Ah, l’idol mio
non vegg’io venir con voi!
DORISTO,
AMORE, NINFE
Se con me venir
tu vuoi, l’idol tuo ti
mostrerò.
ENDIMIONE
Sì, sì andiamo,
non tardiamo, l’idol mio veder
io vo’.
DORISTO,
AMORE, NINFE
Sì, sì andiamo,
non tardiamo, l’idol tuo ti
mostrerò.
(Partono)
Scena Diciassettesima
(Giardino di
Diana. Diana, Silvio da sacerdote,
e poi Amore, Doristo, Endimione, le
ninfe, quattro sacerdoti che portano
un’urna)
DIANA
Fra quest’ombre
taciturne par che cresca
il mio tormento, ed il moto che
in me sento io non l’ho
sentito ancor.
SILVIO
Nuova calma a
tua grand’alma io prometto,
amica dea, e il figliuol di
Citerea vincerai col mio
favor.
DIANA
Ma vien gente...
SILVIO
Fa coraggio e
componi il bel sembiante
DIANA
Che cimento, oh
dei, che istante! Mille affetti ho
dentro il cor.
SILVIO
Cintia, Cintia,
qual istante s’avvicina al
tuo gran cor!
TUTTI GLI
ALTRI
Pentito,
smarrito, si prostra al tuo
piede un stuolo
infelice che chiede mercè.
(S’inginocchiano al piede di
Diana)
A lor qual ti
piace dà guerra, dà pace; la pena, il
perdono, dipende da te.
DIANA
Oh, ciel, che
vegg’io? La speme, il ben
mio.
(a Silvio)
Non so che
rispondere, tu parla per me.
SILVIO
Sorgete, vi
parla la Diva per me.
(Sorgono)
TUTTI GLI
ALTRI
La Diva in lui
parla,
sentiamo cos’è.
SILVIO
Dell’arbore il
rito si veda
adempito; si cavi
dall’urna chi prima sarà.
DIANA (A
SILVIO), NINFE
ENDIMIONE,
DORISTO
Ah, s’esce il
mio nome non so come
andrà.
SILVIO
Vedrai tu ben
come l’affar finirà.
AMORE
Vedrete ben come
l’affar finirà.
TUTTI SALVO
SILVIO
Son pronto/a al
comando del gran
sacerdote.
SILVIO
Le solite note
divote cantate; voi, ninfa,
cavate; vi chiama l’età.
(Silvio volge
l’urna. Amore cava un biglietto, lo
da a Silvio. Intanto si cantano i
seguenti versi)
TUTTI SALVO
SILVIO
Oh, silfi, che
siete custodi d’onore, se diedi mai
loco al foco d’amore, coi frutti
funesti punitemi qua.
SILVIO
Il nome si
legga: Diana!
DIANA
Che ascolto!
TUTTI SALVO
DIANA
Ha torbidi i
lumi, ha pallido il volto, sospira, delira,
il resto si sa.
AMORE
(Fra sè)
L’ho vinta e
confusa; ricerchi una
scusa; or tutto
l’Olimpo la cosa saprà.
(Parte. Gran
tempesta e tremuoto)
DIANA
Cento eumenidi
in petto mi sento; scellerati, qui
c’è un tradimento. Numi, numi,
vendetta, pietà!
GLI ALTRI
Guarda, guarda,
già il cielo s’oscura, trema il suol,
si sconvolge Natura; numi, numi,
soccorso, pietà. Ah, si scuote
da’cardini il mondo! Oh, che notte,
che abisso profondo! Già la terra
mancandomi va.
(Il giardino
sparisce)
TUTTI
Ah!
(Calma
improvvisa; comparisce la reggia d’Amore: Amor
sopra un carro trionfale con alcune
Divinità)
AMORE
Di temer
cessate, oh miei teneri
amici; e il vostro nume in me
riconoscete. Il buon Doristo resti colle tre
ninfe, di mia reggia
custode; tu ripiglia, Silvio, il
giovine aspetto; oggi t’eleggo sacerdote
d’Amore; tu, Cintia, ama
il tuo caro, e ti consola. Io non vinsi te
sola: il guardo intorno volgi alla
reggia mia, e mira in lor il
mio poter qual sia. A Ciprigna ed a
Psiche vo’ la nuova a
recar di sì bel giorno; con voi resti
Imeneo fin ch’io
ritorno.
(Amor
sparisce, apparisce Imeneo)
TUTTI SALVO
DIANA
Vieni, o vieni,
oh bella dea, lieta vieni a
star con noi; son felici i
lacci tuoi, fatti son per
man d’amor.
DIANA
Vengo, vengo,
son già vinta. Dio possente, è
tua la palma; a te resa è
serva ogni alma, a te suddito
ogni cor.
TUTTI SALVO
DIANA
Vieni, vieni,
sei già vinta. Dio possente, è
tua la palma; a te resa è
serva ogni alma, a te suddito
ogni cor.

|
ACTO PRIMERO
Escena Primera
(Primoroso jardín rodeado de
murallas. Dos puertas; al fondo un
pequeño lago; más allá del llano, un
bosquecito. A cierta distancia, se ve un templo; a
la derecha del jardín, un árbol con manzanas
de oro que se iluminan en el momento
oportuno. Doristo duerme sobre un diván. Entran
Britomarte, Clizia y Cloe cantando en voz
baja el trío siguiente)
BRITOMARTE, CLIZIA, CLOE
(a otras ninfas que están en
el jardín)
En silencio, sin hablar,
vamos, vamos, id saliendo,
hacia el templo id calladas,
la gran diosa allí os espera.
Justo al lado del gran árbol
está durmiendo un pastorcillo;
desveladle ahora mismo,
y vayámonos de aquí.
(Se marchan)
Escena Segunda
(Amor despierta a Doristo y
se esconde)
DORISTO
¿Dónde diablos estoy?
¿En qué lugar me encuentro?
¿Cómo hasta aquí he llegado?
¿Es quizás un sueño, un paso de
comedia,
un encantamiento?
¡Qué jardín tan precioso!
Y se oye el rumor de los
riachuelos
y los pájaros que cantan
entre los arbustos florecidos.
¡Qué aromas, qué colores,
qué cielo tan sereno, qué
hierbas, qué flores!
¿Quién morará aquí?... No veo a
nadie.
Rodeado de un muro está el
jardín.
¡Oh, necesitaría alas!
Hay una puerta, ¡llamemos!
No responde nadie.
No acabo de decidirme,
no sé si llorar o reír.
¡Por Baco! ¡Qué árbol tan bello!
Las manzanas son de oro.
Tomaré algunas…
(aparece Amor)
AMOR
¡Infeliz, detén el paso, o eres
hombre muerto!
DORISTO
¡Ah!
AMOR
No temas, soy tu amigo,
aunque no lo sepas.
DORISTO
¿Amigo? ¡Qué curioso!
Si nunca te he visto.
AMOR
Mírame bien.
DORISTO
Ya te veo.
AMOR
¿No me conoces?
DORISTO
No.
AMOR
Entonces ¿no sabes quién soy?
DORISTO
No lo sé.
AMOR
Por si deseas saberlo,
soy Amor;
que te diga el corazón
el poder que tengo.
Ésta es la flecha
que te ha herido.
¿No me crees?
Volveré a herirte.
DORISTO
¡Eh, basta, basta, dios niño;
no me vuelvas más loco de lo que
estoy!
¿Te parecen poco las heridas,
las pasiones y los rencores
que bajo tu rigor ya he
padecido?
AMOR
Es hora de gozar, pues ya
sufriste bastante.
De una altiva rival, mejor
dicho, enemiga,
con mis flechas y mi trono
quiero su orgullo someter.
Te elijo como cómplice de mi
venganza.
DORISTO
¿Qué dices? ¿Yo involucrado
en una venganza contra las
mujeres?
¡Antes me dejaría arrancar los
dientes!
AMOR
En vano te opones a ello, necio.
Ahora calla y escucha.
A esta isla de Cintia,
por obra de la diosa, por si no
lo sabes,
acabas de llegar.
Aquí debes custodiar,
involuntario célibe,
por el resto de tus días el
árbol fatal,
bajo el cual, diariamente,
un peligroso examen de prudencia
deben dar sus ninfas.
DORISTO
¡Vaya examen! ¿Y cómo lo hacen?
AMOR
Cada día bajo el árbol, de una
en una,
pasan Cintia y sus ninfas.
El árbol de luz se llena y canta
y resuena
cuando pasan las que fueron
honestas;
pero si entre ellas alguna hay
que hubiera
dado pie a amorosas pasiones,
se produce el efecto inverso y
con su fruta
el árbol la agrede, la desfigura
y la maltrata.
DORISTO
¡Oh, la señora Cintia está loca!
Ya me ocuparé yo de cortar ese
árbol
y de seducir a todas sus ninfas,
Prenderé fuego a ella, a la isla
y al jardín...
AMOR
No te vas a ocupar de nada sin
mi ayuda.
Y mientras tanto, al árbol,
sin este pequeño anillo,
no intentes acercarte,
bajo pena de muerte.
Aunque sea dura la tarea,
yo haré que Diana
hoy mismo sucumba
a la fuerza de mi brazo.
Haré que se le abran los ojos...
Pero alguien se aproxima... ¡es
la diosa!
Finge dormir; dentro de pocas
horas
vas a ver cuán poderoso es Amor.
(Amor desaparece. Doristo,
después de hacer gestos de asombro,
se sienta)
Escena Tercera
(Diana sobre una pequeña
barca ornada de flores con un
séquito de ninfas en otra barca similar.
Britomarte, Clizia Cloe y Doristo)
DIANA
Tranquilos lugares
de plácida calma,
goza aquí el alma
del verdadero placer.
Libre aquí el corazón
de cuidados y preocupaciones,
desprecia el poder
del pérfido Amor
BRITOMARTE, CLIZIA, CLOE
Trencemos, gentiles hermanas,
bellas coronas de lirios y
rosas.
Coronemos a la diosa de los
bosques
que hace que vivamos felices.
Ella vuelve cándidos los
afectos,
nos enseña inocentes diversiones
y con el arco, que destruye a
las fieras,
asegura la libertad de todos.
DIANA
Ahí tenéis, compañeras, amigas,
al muchacho que,
para custodiar la sagrada
planta,
el destino nos ha concedido.
Con mi flecha armadle la mano...
y ponedle el carcaj sobre el
hombro
para que sean escudo y casco
contra Amor.
Tú, Clizia, destapa la botella
y salpícalo con las celestiales
gotas
para que cambien sus afectos y
costumbres.
¡Que ahora despierte!
DORISTO
¡Oh, qué hermosas muchachas!
¡Vaya, no ha sido
tal malo el contrato!
Venid aquí.
Dejad que os vea más de cerca.
¡Oh, gloria! ¡Oh, luz del
femenino sexo!
¿Sabéis, hijas mías,
que me agradáis todas?
¡Aquella, una fresca trigueña!
¡Aquella, algo entradita en
carnes!
Aquella otra, bronceada...
No hay ni una sola
que no tenga su mérito.
Si debo elegir, no me será
fácil.
DIANA
¡Atrevido!
¿Osas hablar de tal modo en mi
presencia?
DORISTO
¿Qué mal hay en ello?
Me parece muy natural,
puesto que sois mujeres y
mujeres hermosas,
y que yo, siendo gran amante de
la belleza,
os quiera a todas por igual.
DIANA
¡Infeliz! ¿Qué dices?
Yo soy Diana, la castísima
diosa,
la enemiga del amor.
Entre estos muros no te es
lícito
arder con impura llama.
Ahora eres mi vasallo,
y me encargaré de vengar tus
agravios.
DORISTO
Dejémonos de bromas,
querida señora mía.
Tratémonos bien,
dadme un besito.
¿Qué mal veis en ello?
¿Por qué os enojáis?
¿Qué tiene de raro?
No lo entiendo.
Sois bellísima,
todas ellas son bellas.
Entre tú, yo y todas ellas
podríamos hacer muchas cosas.
Marido genérico seré,
si queréis,
y el corazón me daréis...
y el corazón os daré.
Hace mucho que deseaba
tener un serrallo,
y aquí, si no me equivoco,
lo encuentro ya hecho.
DIANA
¡La osadía de este loco
no pienso sufrir más!
¡Quitadle nuestras armas de
inmediato!
Para castigar su temerario
exceso,
ordeno que se convierta en una
planta.
(Sale. Doristo se transforma
en planta. Las tres ninfas
repiten el coro «Trencemos,
hermanas...» y se marchan sobre las
barcas)
Escena Cuarta
(Endimión y Silvio, que salen
corriendo del bosque uno tras el otro,
entran en el jardín saltando por encima de
las barcas que se encuentran en la
orilla. Luego llega Amor vestido de pastorcita)
ENDIMIÓN
¿A dónde iré, dónde huir?
¿Quién me ayuda, quién me
esconde?
De las furiosas manos,
¡quién me salva, por piedad!
SILVIO
¡Detente ya, desgraciado!
Te he atrapado y en vano huyes
del furor de esta mano.
¿Quién te salvará?
(Intenta golpearle)
AMOR
No lo mates, no causes daño
al pacífico pastorcito.
Contra ti, para defenderlo,
mi mano se armará.
ENDIMIÓN, SILVIO
¡Una mujer!
AMOR
Sí, una mujer.
SILVIO
¿Y quién eres,
que te atreves a oponerte?
AMOR
Soy la que soy. Si puedes,
golpea.
Aquí tienes mi pecho:
¡hiere aquí!
SILVIO
¡Qué valor!
ENDIMIÓN
¡Qué atrevimiento!
Tiemblo de espanto.
SILVIO
¡Ah, si es tan justa como
hermosa...!
AMOR
Deja tu arma y luego habla.
SILVIO
Aquí tienes mi arma, ya has
vencido.
(Amor toma las armas de
Silvio)
ENDIMIÓN, SILVIO
Lo que oigo y lo que veo
bien parece algún milagro.
Ni yo mismo saber podría
si es mentira o verdad.
AMOR
Lo que ven y lo que oyen
les parece un milagro,
ni ellos mismos podrían saber
si es mentira o verdad.
SILVIO
Siento que poco a poco
languidece en mí aquel fuego,
y un dulce afecto en su lugar
serpentea hasta mi corazón.
AMOR, ENDIMIÓN
Veo que poco a poco
languidece en él aquel fuego,
y un dulce afecto en su lugar
serpentea hasta su corazón.
(Silvio y Endimión permanecen
callados)
AMOR
Vaya, vaya, señores míos,
¿por qué tanto silencio?
SILVIO
¡Qué imperativo tono!
ENDIMIÓN
Gentil ninfa, ¿qué deseas?
AMOR
Deseo saber por vosotros
las razones de esta lid.
SILVIO
Son tan crueles y atroces las
razones,
que apenas puede la lengua
explicarlas:
un bonito lebrel, el más bello
que haya corrido nunca por estos
parajes,
este bárbaro me mató.
ENDIMIÓN
Sí, pero es que más de mil veces
me había puesto en fuga a las
ovejas,
de manera que muchas de ellas
se rompían una pata o, al volver
al redil,
caían muertas afiebradas.
Así que para librarme de él,
hice al perro lo que él quiso
hacerme a mí.
SILVIO
¡Él me ha quitado toda
felicidad,
por no decir todo bien!
AMOR
¡Necio! Sólo era un perro...
SILVIO
¡Ah! De ese perro dependía mi
paz.
Una ninfa gentil me lo dio,
diciéndome:
«Conserva cual la tuya la vida
de este can,
si es que quieres hallar
buena respuesta a tu fe y a tu
pasión
por parte de aquella
a quien quieres inspirar amor.
Pero en cuanto muera,
las enamorarás a todas,
menos a aquella que a tus ojos
te parezca la más bella y
graciosa.»
AMOR
¿Tienes valor?
SILVIO
¡Y qué remedio!
AMOR
(dando un hacha a Silvio)
Toma. Corta aquel árbol
y antes de mañana
tendrás de nuevo a tu perro.
SILVIO
¿Y nada más?
(Golpea el árbol)
DORISTO
¡Ay, ay!
(Silvio se detiene)
ENDIMIÓN
¿Qué voz oigo?
SILVIO
¿Quién demonios es éste?
¿Qué magia hay aquí?
Habla, ¿quién eres?
DORISTO
Soy un gentilhombre,
no sé que más decirte.
Y antes de ahora,
fui lo que tú eres.
Por culpa de las mujeres
estoy aquí condenado.
Me servirá de experiencia
si vuelvo a ver el día.
AMOR
¿Qué pasa?
SILVIO
Mudo estoy por la sorpresa.
AMOR
Y tú, ¿qué piensas?
ENDIMIÓN
Tiemblo sin parar.
AMOR
Muy bien, ¡mira, cobarde!
(Amor le quita el hacha a
Silvio y hace un corte en el árbol)
DORISTO
¡Oh, dioses, muerto soy!
AMOR
¡Mientes; estás muy vivo!
(Desaparece Amor. Aparece
Doristo)
SILVIO
Me he quedado atónito.
ENDIMIÓN
Y yo privado de los sentidos.
DORISTO
¿Qué ha sucedido? ¿Dónde estoy?
Amigos,
¿quién de vosotros me ha hecho
este favor?
ENDIMIÓN
No he sido yo.
SILVIO
Ni yo tampoco.
DORISTO
¿Quién, pues?
ENDIMIÓN
Una muchacha.
DORISTO
No entiendo nada...
¿Cómo era ella?
SILVIO
Como suelen ser las muchachas.
DORISTO
¿Hermosa? ¿O fea?
SILVIO
¡Oh, hermosa!
ENDIMIÓN
¡Más que hermosa!
Nunca había visto una belleza
tal.
Alegres y amorosos los ojos,
blanco el cutis tenía,
de ébano parecían sus cabellos
y semejante a la nieve era su
pecho.
Y sus labios rojos
con tal gracia abría,
que uno creería que han nacido
para hacer el cielo más sereno.
DORISTO
¿Acaso habrá sido la diosa?
SILVIO
¿Qué diosa?
DORISTO
¡Pero qué cosas!
¿No sabéis que ésta
es la isla de Cintia?
¿Acaso no sabéis la broma que me
ha hecho
esa muchachita loca?
SILVIO, ENDIMIÓN
No sabemos nada.
DORISTO
Escuchad. Mientras yo dormía en
mi casa,
que no sé a qué distancia está
de aquí,
por algún diablo me hizo raptar
que hasta aquí me trajo.
Al despertarme, veo cosas
que apenas puedo creer:
un chiquillo que se presenta
como Amor,
me explica todo y se va.
Aparece la diosa, y con ella,
una tropa de graciosas jóvenes.
Parecían todas hechas para ser
madres.
Me enamoro de todas y les digo
unas palabras, de amor, por
supuesto...
Y entonces, ¡doña Diana entra en
cólera!
Y esa inhumana mujer me
convierte...
¿En qué creéis?
¿Quizás en un jazmín?
¿En lirio, en perro o en pájaro?
No.
¡Me convierte en un mudo y
estéril arbolito!
ENDIMIÓN
¡Aquí hay diablo encerrado!
¡Por favor, vayámonos!
SILVIO
Acerquémonos a la orilla;
hay una barca y ya veremos.
(La barca huye)
DORISTO
¡Va por el agua ella sola!
No está mal, en verdad.
AMOR
Estáis en la jaula, pobrecitos,
¡quedaos un poco más en ella!
(Se quedan extáticos a la orilla del lago)
ENDIMIÓN, SILVIO, DORISTO
Me he quedado petrificado
de tanto temor y estupor.
AMOR
Enjaulados estáis, pobrecitos.
¡Ja, ja, ja, ja, ja, ja, ja!
Escena Quinta
(Britomarte, Clizia, Cloe, sin ver a los otros)
BRITOMARTE
(quedamente)
El muchacho que Diana
transformó,
parece digno de recibir
la mirada de una ninfa.
CLIZIA
Tiene un semblante muy
agradable.
Deberíamos intentar
que recupere su forma humana.
ENDIMIÓN
(para si mismo)
¡Tres ninfas!
DORISTO
¡Quedaos quietos!
CLOE
¿Y si la diosa viniese?
¡Pobres de nosotras!
BRITOMARTE
La diosa está en el baño.
CLIZIA
Hermanas, ¿no lo veis?
CLOE
¿Qué hay?
BRITOMARTE
Tres muchachos.
CLIZIA
¡Diablos!
¿Y cómo han llegado hasta aquí?
Seguro que los ha traído
la diosa para probarnos.
¡Vayámonos, por favor!
BRITOMARTE
¡Otra vez con tu timidez!
¡Caramba, qué rostros!
Perdón, castísima Diana,
en los campos y selvas
no se encuentran ejemplares tan
bellos.
Bellos jóvenes, acercaos;
¿quiénes sois?
¿Cómo llegasteis aquí?
¿Qué queréis?
DORISTO
(a los pastores que se
acercan)
¡Vámonos!
CLIZIA
Hermanas,
¿no es ése el custodio del
árbol?
CLOE
¡Doristo!
¿Quién lo ha vuelto de nuevo
humano?
BRITOMARTE
¡Venid, sin miedo!
¡Vamos, coraje, un poco más!
CLIZIA
Ya sabes que en este lugar
no puede entrar hombre alguno.
SILVIO
(a las ninfas)
¿Qué deseáis?
BRITOMARTE
No nos perdamos en palabras:
¿sois amigos de las mujeres?
DORISTO
¡Amiguísimos!
BRITOMARTE
Pues bien, ¡venid con nosotras!
Tres nosotras, tres vosotros...
Mejor no puede ser... ¡vámonos!
Mientras la diosa se baña
nosotros haremos el amor.
DORISTO
Esta propuesta
es muy honesta.
CLIZIA
¡Ah, qué dices, estás loca!
¿Cómo podremos ocultarnos
a los ojos de Diana?
BRITOMARTE
En alguna caverna,
en algún rincón del templo,
a una mujer nunca le faltan
lugares
para esconder a un amante.
CLOE
Y si nos descubre ¿qué va a
pasar?
¿Cómo vamos a arriesgarnos
a pasar bajo el árbol?
¿Acaso no recuerdas lo que
jurasteis?
¿Lo que juré?
BRITOMARTE
Lo recuerdo perfectamente,
pero antes de seguir viviendo
así,
prefiero morir destrozada hoy
mismo.
Secuaz de Cintia
me hizo el destino,
pero me disgusta
el humor de Cintia.
Soy tierna y fresca, tengo
espíritu y brío,
también yo quiero hacer el amor.
Un hermoso joven
vive en mi mente,
que me dice «te amo»,
y me rinde honores.
De los tres que aquí veo,
debo elegir uno;
soy la ninfa principal,
tengo derechos sobre ellos.
A ti, hermoso morenito, te daré
el pañuelo.
Siempre hay más constancia
en el color oscuro.
Vosotras haced lo mismo,
queridas mías,
arriesgaremos la piel,
pero el corazón será feliz.
(Toma a Silvio del brazo y quiere marcharse)
Escena Sexta
(Los anteriores en la gruta.
Amor, que
continua disfrazado de pastorcita y
después
Diana. Amor desde la puerta, sin ser
visto)
AMOR
¡Muchachas, viene la diosa!
CLIZIA, CLOE
¡Cielos! ¡Estamos perdidas!
BRITOMARTE
No perdamos el coraje.
¡Vosotros entrad en esta gruta!
(a las mujeres)
Y vosotras, venid conmigo.
Escena Séptima
DIANA
Muchacha, estamos solas.
¿Quién eres y qué quieres de mí?
AMOR
Cintia, yo soy
una gran amiga de Amor,
y mensajera del terrible dios
hasta ti he venido.
Te doy a elegir lo que más te
plazca,
tuya es la elección: o guerra o
paz.
DIANA
Explícate.
¿Qué pretende de mí tu dios?
AMOR
Que hoy mismo
a su yugo te sometas;
que derribes aquel árbol
y rompas el arco indigno de su
nombre;
y que a las ninfas les devuelvas
su libertad;
y que en vez de a corzos y
gamos,
sigas a muchachas que ardan de
pasión.
DIANA
Te haría arrepentir, miserable
ninfa,
de tan estúpida osadía, si no
tuviera
respeto por tus años y por tu
sexo.
Ve con tu señor y dile que la
paz no le pido
y que no me da miedo la guerra.
Que el mar, el cielo y la tierra
puede seguir infestando,
pero que respete lo que
el destino y mi virtud
conceden a la honestidad y a la
inocencia:
AMOR
Me haces reír con estas fábulas,
pero escucha, ¡oh, bellísima
Cintia!
Tú me gustas, es más,
me agradas tanto que podría,
si yo no fuera mujer,
hacer el amor contigo.
Por eso no tendré en cuenta tu
ferocidad,
ni ese aire amenazador y severo;
porque no eres sincera.
DIANA
¿Qué no soy sincera?
AMOR
No.
DIANA
¿Cómo osas hablar así a una
diosa?
AMOR
¡Dejémonos de ceremonias!
Yo también soy una especie de
diosa,
por lo tanto, podemos hablar con
libertad.
¿Por qué presumes de ser enemiga
de Amor?
DIANA
Porque conozco su naturaleza,
pérfida y maligna;
porque donde pone el pie,
como una fiera, devora;
y como hierro, punza y
atraviesa;
y como fuego, destruye.
Y se alimenta de sangre,
y apaga su sed con lágrimas.
Más cruel que el infierno,
más áspero que la muerte,
es enemigo de la piedad y
ministro del furor.
Finalmente, Amor, está privado
de amor.
AMOR
¡Aquí te quería ver!
¿cómo puedes saber que Amor es
así
si nunca has amado?
DIANA
¿Cómo? ¿Has oído alguna vez a
uno solo
entre la inmensa multitud de los
amantes
que no hable de esa forma?
AMOR
¿Y tú crees que entre esa
inmensa multitud
hay uno solo que hable del amor
como realmente lo piensa?
Se dice aquí y allá:
«Amor es un pequeño bribón
que entorpece el cerebro,
que nos hace suspirar».
¡Pero nadie se lo cree!
Amor es bueno y bello,
Amor es aquello que da la
felicidad.
DIANA
Demasiado te he aguantado ya,
empiezas a serme fastidiosa.
¡Vete!
AMOR
¡Vamos! Tranquilízate, yo ya lo
sé todo.
DIANA
¿Y tú qué sabes? ¡Habla!
AMOR
Sé que tus púdicas vírgenes
son amigas de Amor más de lo tú
que piensas;
que tienen sus cinco sentidos
alerta
y que en vano pretendes...
DIANA
¡Cierra tu boca profana!
Eres una miserable.
¿No conoces los ritos?
¿No conoces las promesas?
AMOR
¡Ah, las promesas en este tipo
de asuntos
no son más que formalidades!
¿Crees acaso que son tontas tus
muchachas?
Saben muy bien que más antiguos
que los ritos de Diana son los
de Amor.
Conocen los derechos del corazón
y saben que nunca fuiste, ni
serás,
enemiga de Cupido.
Simplemente es que te ha dado
por llamar la atención...
DIANA
¡Audaz!
AMOR
¡Eh, espera un poco antes de
enfadarte!
(Amor golpea con el dardo la
gruta, que cae al suelo y aparecen los tres jóvenes)
Escena Octava
(Diana, Amor, Doristo,
Endimión, Silvio)
DIANA
Pero ¿qué sorpresa es ésta?
¿Quién me engaña, dioses
eternos?
¿Quiénes son ésos? ¿Y quién es
ella?
¿De quién debo sospechar?
ENDIMIÓN, SILVIO, DORISTO
¡Qué desgraciado soy, en qué
peligro
me veo metido en este instante!
Esas palabras y ese rostro
me han helado el alma.
DIANA
(Para sí)
Debo creer que alguna ninfa...
AMOR
(para sí)
Cierto, ninfa, y bastante
bella...
DIANA
(para sí)
... a despecho de mi
divinidad...
AMOR
(para sí)
... y ya verás que...
DIANA
(para sí)
... ha tenido el valor de
ultrajarme
y se ha atrevido a amar, ¡oh,
dioses!
AMOR
(a parte)
...tendré valor para vengarme,
bella diosa, y hacer que ames.
Apenados están los pobrecitos,
pero se puede por unos instantes
tolerar un gran tormento
si en placer ha de tornarse.
DIANA
¡Pérfidos!
¿De tal forma mis derechos osáis
vilipendiar?
¿De tal forma un mortal
temerario
osa insultarme en mi propia
morada? ¡Ah!
¿Acaso no soy la que al son de
mi temida voz,
a la entrada del Tártaro
encontré
a las furias dispuestas a
servirme?
¿La que rige las tempestades,
la que da órdenes a los vientos,
y sobre el triple trono, sólo a
mí concedido,
detenta un poder común
con el mismísimo Júpiter?
Siento que soy diosa,
siento que tengo reino y trono,
y me siento inflamada
del orgullo habitual de los
dioses.
Y si mi plácido rostro
parece prometer la calma,
tengo rayos en el alma
y hago temblar la tierra y el
cielo.
(Diana se marcha)
Escena Novena
AMOR
¡Vamos, no hay que temblar!
DORISTO
Esta demente tiene aspecto
de mantener su palabra
en contra de nuestras mujeres.
AMOR
¿Qué podéis decir al respecto?
SILVIO
¿Y qué vamos a decir?
AMOR
Escuchad: ¿os gusta?
SILVIO
¿Quién?
ENDIMIÓN
¿Quién?
DORISTO
¿Quién?
AMOR
Cintia.
DORISTO
Si no fuera una bruja...
ENDIMIÓN
... podría darme cierto placer.
SILVIO
Y ¿a quién no deleitaría?
¡Qué placer experimenta el
corazón
al ver una belleza semejante;
mirarla ya inspira amor,
hablarle ya da gozo!
¡Ah! ¿Por qué a tan bello seno
no llega la piedad?
AMOR
(a Silvio y Endimión)
¡Muy bien! Veamos,
¿quién de vosotros quisiera
enamorarla?
DORISTO
Aquí estoy yo.
AMOR
Tú cállate.
DORISTO
¿Por qué? Ya he enamorado a
otras...
AMOR
¡Te digo que calles! A vosotros
os lo digo.
(saca un haz de dardos)
SILVIO, ENDIMIÓN
¿Qué tenemos que hacer?
AMOR
Tomad.
(Toman un dardo cada uno)
ENDIMIÓN
¿Y luego qué?
SILVIO
¿Y luego qué?
AMOR
Id, y el primero que tenga la
suerte
de encontrarse con ella,
que furtivamente le dispare el
dardo
y será él quien sea
correspondido.
ENDIMIÓN
¡Corro!
SILVIO
¡Vuelo!
Pero… ¡Cerrada está la puerta!
AMOR
Esperad.
(Toca con la flecha la puerta
y se abre de par en par al
instante)
ENDIMIÓN
Ya está el paso abierto.
DORISTO
¡Ésta pastorcita todo lo puede!
AMOR
¡Mi triunfo es seguro!
(Ellos salen)
Escena Décima
(Amor y Doristo)
DORISTO
Adiós, me voy con ellos.
AMOR
No tanta prisa.
(Le cierra la puerta en la
cara)
DORISTO
¡Cómo!
Déjame ir, también yo
quiero vérmelas con Diana.
¿Acaso no soy capaz
de lanzar un dardo
al corazón de una muchacha?
AMOR
¡Más que capaz!
DORISTO
¿Y por qué, mientras ellos
disfrutan,
yo debo estar aquí sin hacer
nada?
AMOR
Porque tú tienes que ser mío.
DORISTO
¿Tuyo?
AMOR
Claro, mío.
¿No soy lo bastante hermosa?
DORISTO
Deja que te examine bien.
AMOR
¿Qué sucede?
DORISTO
Creo que ya te conozco.
Diría que eres un chico. ¿Te
ríes?
AMOR
Sí, me río.
¿Crees que un muchacho tiene
la mirada tan despierta,
las manos tan mórbidas,
la piel tan delicada y tan bello
pie?
Lo cierto es que tengo un
hermano
que se me parece mucho...
DORISTO
¿Cómo se llama?
AMOR
Amor.
DORISTO
¡Vaya, vaya! Pues debes saber,
corazón,
que ese Amor es amigo mío,
y que juntos tenemos algunos
asuntos...
¡Ah, con qué gusto
tendría yo tales parientes!
¡Amor, de cuñado, y Venus de
hermana!
¿Qué más puede esperar un ser
humano?
¡Casémonos!
AMOR
Con sumo gusto.
DORISTO
¿Cuándo?
AMOR
Esta tarde.
DORISTO
¿Por qué hay que esperar tanto?
AMOR
Porque antes, de aquí,
tú no debes salir;
pues debo terminar
ciertos asuntos con Diana.
DORISTO
Y luego ¿volverás?
AMOR
Volveré.
DORISTO
La mano.
AMOR
Tómala.
DORISTO
¿Y nada más?
AMOR
¿Qué más quieres, el corazón?
DORISTO
¡Ah! Se nota que eres familiar
de Amor.
(Besa la mano de Amor
repetidas veces)
AMOR
Ojito picarón,
¿qué me has dicho
mientras besabas?
DORISTO
Si tan ingeniosa eres,
ya lo debes saber.
AMOR
Sí, sí, ya lo he entendido.
DORISTO
Y bien ¿qué he dicho?
AMOR
Que eres mi ídolo.
DORISTO
¿Y qué más?
AMOR
Que quisieras...
DORISTO
¿Qué más?
AMOR
Que me harías...
DORISTO, AMOR
¡Ah, calla, bien mío,
ah, con eso basta!
DORISTO
La mano agradecida
te quiero también dar.
AMOR
Rápido, mi vida,
que yo también la quiero besar.
DORISTO
¡Ah, como te estremeces!
AMOR
Corazón, ¿a qué tienes miedo?
DORISTO
¡Qué calor, qué ardor!
AMOR
Ten calma, ten calma,
y déjame hacer a mí.
(Se marcha)
DORISTO
Si no lo hubiera visto
con mis propios ojos,
no lo creería.
Vamos a ver cómo termina esto.
Ahora recuerdo que no he comido
nada,
pero no tengo hambre.
Ya entiendo: en este lugar deben
dar
por buena la costumbre de los
poetas
que beben rocío y comen
esperanzas.
Pero ya que se hace economía
gastronómica,
hagámosla también de piernas.
Quiero ver la virtud que tiene
este anillo...
GENIOS
(desde el árbol)
¡Oh, sensato jovencito,
que en la primavera de la vida
huyes de los falaces engaños
del mundo traidor,
goza de aquellos honores
que a los inocentes corazones
destina la reina,
la diosa que huye del amor!
DORISTO
¿Qué canto es éste?
¡Qué luz, qué armonía!
¡Me parece que estos
no están en su sano juicio!
GENIOS
Para ti hay preparada
una corona de lirios virginales;
un coro de mil genios
te rinde homenaje.
DORISTO
No están en su sano juicio,
a fe mía que no lo están, ya lo
he dicho.
¡Dioses, cuántas cosas hermosas!
No me siento menos que un rey.
Escena Decimoprimera
(Los anteriores, Diana,
Britomarte, Clizia, Cloe y otras ninfas con el
arco en la mano)
DIANA
¡Rápido, rápido, no os demoréis,
secundad mis deseos!
Quiero ver a estos audaces
delincuentes
caer muertos a mis pies.
NINFAS
Ministras somos
de terror y venganza;
secundaremos tus deseos
y caerán muertos los tres.
DORISTO
Pero ¿qué estupidez es ésta?
Aquí hay una diabólica trampa.
DIANA
¿Dónde están?
NINFAS
¡Ahí está Doristo!
DIANA
El dardo está preparado.
La que mejor lo clave en él,
gran merced obtendrá de mí.
DORISTO
¡Ah, señora, perdonad,
pero yo no he cometido pecado
alguno!
DIANA
¡Matadle, matadle!
No debéis escucharle.
NINFAS
¡Matémosle, matémosle!
No debemos escucharle.
DORISTO
¡Cuántos dardos que me apuntan!
Harán de mí un colador...
Escena Decimosegunda
(Los anteriores y Amor, que
protege a Doristo con un escudo de
rosas)
AMOR
(casi burlándose)
¡Vamos, valientes, disparad,
graciosas arqueras!
El escudo es de rosas,
y es muy fácil herir.
DIANA
¡Qué veo, qué oigo!
¡Qué extraño atrevimiento!
¡Disparad, disparad,
es muy fácil herir!
NINFAS
Tengo la mano helada
y en vano quiero moverme;
no sé qué pensar,
no sé qué decir.
(Las ninfas quedan con los
brazos suspendidos e inmóviles)
DORISTO
A tiempo llegaste,
mi agradecida esperanza,
que me devuelve la vida
con tan noble osadía.
AMOR
En vano se quiere dañar
a quien Amor defiende;
él convierte en alegrías
los tormentos y angustias.
DIANA
¡Marchaos, cobardes,
si os falta la fuerza
veamos si más certera
soy yo al golpear!
(Quiere herir a Doristo)
Escena Decimotercera
(Los anteriores y Silvio, que
aparece justo a tiempo para detener el
brazo de Diana)
SILVIO
¡Quieta, quieta, y antes conmigo
haz gala de tu valor, oh diosa!
(La toma del brazo)
DIANA
(con enfado)
Es uno de los de la gruta
que hace poco salió para
vergüenza mía.
SILVIO
¡Qué beldad, qué brío, qué
rostro!
AMOR
¡Vamos, golpea!
SILVIO
No tengo valor.
DIANA
Por la furia que en mi pecho se
anida,
estoy a punto de perder los
estribos.
SILVIO
Por el ardor que en mi pecho se
anida,
estoy a punto de perder los
estribos.
NINFAS, DORISTO
¡Qué confusión, qué desorden!
Sufro por mí y por los otros.
Escena Decimocuarta
(Los antedichos y Endimión,
que dispara, apenas aparece, una flecha a
Diana)
ENDIMIÓN
No desaprovechemos el buen
momento.
¡Guía el disparo, oh, dios del
amor!
TODOS MENOS AMOR
¡Oh, dios, me siento desfallecer
de afanes y tormentos!
¡Quizás el morir no sea
tan amargo, oh, dios!
AMOR
Para tu tranquilidad,
verás qué injustamente te
lamentas;
verás que quizás el amor
no es tan amargo.
¡Ah, no decías la verdad, cruel,
cuando expresabas
que nunca sentirías en ti
el fuego del amor!
TODOS MENOS AMOR
¡Ah! ¿Qué siente
mi corazón agitado?
No sé si es odio o amor,
lo que nace en mí.
DIANA
¡Ah! ¿Quién me señalará al audaz
que ha osado lanzarme un dardo?
(a Doristo, que quiere huir)
¿Has sido tú el perverso?
DORISTO
Yo no he sido.
DIANA
(a Silvio)
¿Tú, entonces?
SILVIO
Yo tampoco.
DIANA
¡Ah, malvado!
ENDIMIÓN
¡Ahí viene!
AMOR
No temas, estoy a tu lado.
DIANA
Por la furia y por la rabia
pierdo el aliento y la palabra,
pero mis labios se inflaman
y me siento desfallecer, ¡oh,
dioses!
¡Temerarios, indignos, crueles!
¡Marcharos todos de mi
presencia!
Voy a conmover los cielos y la
tierra,
porque me quiero vengar.
TRES NINFAS, TRES HOMBRES
Esa voz y ese semblante
el alma me llenan de terror.
Mil furias tiene en su corazón
y eso mismo ya da miedo.
¡Ojalá encuentre al menos un
lugar
donde esconderme unos instantes,
o todos estaremos muertos,
no hay duda de ello!
AMOR
Esa voz y ese semblante
llena de terror todas las almas.
Mil furias tiene en su corazón
y a ellos les infunde miedo.
Pero yo no abandono este lugar
sin que amantes todos sean.
Todos mis agravios a la vez
en un día quiero vengar.
ACTO SEGUNDO
Escena Primera
(Templo de Diana,
bosquecillo. Britomarte, Silvio, Endimión
y Doristo, que salen del templo)
BRITOMARTE
Ahora que he desatado vuestros
lazos,
queridos amigos, podéis iros;
y cuando seáis felices
acordaos de mí.
SILVIO, ENDIMIÓN, DORISTO
Mil gracias, ¡oh, bella ninfa!
damos a tu buen corazón;
y deseamos que un día, el dios
de amor,
pueda darte una mejor
recompensa.
BRITOMARTE
¿Quién podría ver morir
a unos jovencitos tan apuestos?
SILVIO, ENDIMIÓN, DORISTO
¿Y quién podría negarte
los gratos afectos de nuestras
almas?
BRITOMARTE
Tomad aquel camino siempre
recto.
Yo también me voy.
¡Adiós, adiós, queridos míos,
os abrazo a los tres!
SILVIO, ENDIMIÓN, DORISTO
¡Adiós, adiós, querida mía,
te abrazamos los tres a la vez!
(Britomarte se marcha)
ENDIMIÓN
Una vez más
logramos escapar de la borrasca.
DORISTO
Gracias a Júpiter
y a esas bellezas.
SILVIO
¡Vámonos!
ENDIMIÓN
A dónde quieres ir,
¿a lugares ignotos, entre gente
salvaje?
SILVIO
Vayamos a donde el cielo quiera.
Abandonemos esta isla terrible y
cruel
donde amar es considerado
pecado.
DORISTO
Y aún así no puedo entenderlo:
¿puede en este mundo existir una
mujer,
que no sólo sea púdica, sino que
sea
enemiga de los amantes y del
amor?
SILVIO
Pero ¿dónde habrá ido aquella
que tan hermosas cosas nos
prometió?
DORISTO
¡Fanfarronadas de mujer!
Escena Segunda
(Los anteriores. Diana, que arrastra a Britomarte fuera
del templo, con la cara cubierta)
DIANA
¡Impúdica, en vano huyes;
en vano intentas esconderte!
He descubierto las traiciones
de tu alma sin honor.
¡Cielos, qué veo!
DORISTO
¡Ahora sí que estamos fritos!
SILVIO
¡Qué hermosura!
DIANA
¡Vaya desfachatez!
Ahora comprendo
todos los ultrajes que he
sufrido.
Todo lo tramaste tú,
pero vas junto con ellos
a recibir la pena por tus
culpas.
¡Nisa, Aglauro, Clizia, Armilla,
Licori,
atentas a mis órdenes!...
BRITOMARTE
¡Cintia, diosa mía, piedad!
SILVIO, ENDIMIÓN, DORISTO
¡Podemos darnos por muertos!
¡Ten piedad de nosotros,
y de ella ten piedad!
Si diosa eres,
podemos de ti esperar piedad.
DIANA
¿Por qué de mis enojos
no siento el usual ardor?
¿Por qué de sus lamentos
me parece sentir piedad?
¡Basta, afectos molestos;
ya veréis la piedad que os
merecéis!
Todos, hasta que yo vuelva,
os quedaréis aquí,
privados de vuestros sentidos:
no se sabrá si estáis muertos o
vivos.
(Diana sale. Silvio,
Endimión, Doristo y Britomarte quedan
arrodillados en distintas posturas)
Escena Tercera
(Los anteriores y Amor)
AMOR
¡Hermoso cuadro, en verdad!
Pobrecita, la pequeña Diana
hace lo único que sabe hacer.
¡Qué hermoso cuadro, en verdad!
Pero divirtámonos también
nosotros.
Silvio, Doristo, Endimión,
¡despertad!
ENDIMIÓN
¿Qué pasa?
SILVIO
¿Quién me despierta?
DORISTO
¿Quién me llama?
¡Ah, estás ahí, descarada!
¿No sabes hacer otra cosa mejor?
¿Éste es todo el afecto
que sientes por tu esposo
y por tus amigos?
AMOR
¿Qué ha sucedido?
DORISTO
¡Mirad con qué aire me habla,
la descarada!
¿Acaso piensas hacerte la
graciosa
con tu esposo,
por ser medio bruja
y hermana de Amor?
ENDIMIÓN
No perdamos el tiempo con
bromas,
pues si Diana vuelve...
DIANA
(desde dentro)
¡Vamos, mis fieles ninfas,
vamos!
SILVIO
¡Oh, dioses!
¿Oís la voz de la feroz diosa?
AMOR
Ha llegado el momento de mi
triunfo.
(a Endimión)
¡Tú, quédate aquí!...
ENDIMIÓN
Ah, mira, que...
AMOR
Tranquilo.
(a Britomarte)
Tú, ninfa, vete calladamente con
ellos,
por la oculta senda de cipreses
a la fuente de Diana y esperadme
allí.
(Salen Silvio, Britomarte y Doristo. Amor se esconde)
Escena Cuarta
(Endimión. Diana, Clizia y
Cloe con otras ninfas. Amor
escondido)
DIANA
¡Aquí está la pérfida!
CLOE
¡Ah, estoy aterrada por la
desdichada!
CLIZIA
¿Dónde está?
DIANA
La muy inicua
ha huido con los amantes.
¡Cielos! ¿Quién me ha
traicionado?
¿Quién, para ofenderme,
les ha devuelto los sentidos?
Pero sólo tú serás,
desgraciado muchacho,
el objeto de mi venganza.
¡Muere, traidor!
CLOE
¡Pobre infeliz!
CLIZIA
¡Oye!
ENDIMIÓN
¡Aguarda! ¡Ah!
¿Cuántas veces, cruel, querrás
que muera?
Me matan los rayos de tus ojos
que conmigo se turban siempre;
me matan tus feroces labios,
enemigos de la piedad.
Hiéreme con tus enojos
si no quieres conservarme;
seré para ti, si así lo deseas,
el objeto de tu crueldad.
DIANA
¡Dioses!
¿Qué es esta nueva
sensación y timidez
que se despierta en mi corazón?
¿Compasión?... ¡Vileza!
¿Quién detiene el golpe de mi
mano?
¿Quién le cierra el paso a las
Furias?
(a Clizia)
¡Ah, tú, mi fiel Clizia, golpea
tú por mí!
Ministra sea de mi venganza
tu casta mano.
CLIZIA
¿Y cómo podré hacerlo?
No sé cómo golpear,
me tiembla el alma,
me siento morir.
Yo misma, ¡oh, dioses!
podría matarme,
pero no me siento capaz
de matar a este querido joven.
(Sale con Endimión y Cloe)
DIANA
¡Deteneos! ¡Sí, deteneos!
¿Así me obedecen esas traidoras?
¿Soy Diana?
¿Son éstas mis ninfas?
¿Qué delirio insólito y
arrebatado
les invade el cerebro?
¿Qué poder más grande que el
mío,
hoy compite conmigo?
¿Qué busca el destino, qué
pretende de mí?
¡Ah! vayamos a escuchar de
inmediato
la voz de mi sacerdote;
él, que habla con Júpiter y con
el hado,
que me dé consejo para aclarar
mis dudas.
(Se marcha)
Escena Quinta
(Amor solo)
AMOR
Todo va de maravilla
y no estamos lejos del
desenlace.
No sólo quiero enamorar a Diana
y liberar de la esclavitud a
estas mujeres,
además quiero divertirme y
divertir,
a expensas de la diosa, a todo
el Olimpo.
Porque soy un niño, ya se sabe
que debo,
como es costumbre en los niños,
bromear con los hombres y con
los dioses.
Mis caprichos dan vida o muerte.
Escena Sexta
(Bosquecillo. Clizia, Cloe y
Endimión)
CLOE
(a Endimión, ocultándolo tras
los árboles)
¡Quédate un momento aquí!
ENDIMIÓN
¿Y luego?
CLOE
Permanece callado.
Debemos hablar
de un tema importantísimo.
ENDIMIÓN
¡Pero que sea rápido,
estoy muerto de miedo!
CLOE
¿Qué te parece?
ENDIMIÓN
Me parece que
nos pasamos de la raya.
CLOE
Es cierto: desobedecer a Cintia
y huir con un hombre...
¡Ah, si volviéramos a caer
en manos de la diosa...!
CLIZIA
Yo no tengo la culpa.
CLOE
¡Créelo! Ni yo tampoco;
debo culpar al cielo por mi
error.
He descubierto que,
gracias a un dios desconocido,
una extraña sensación
se despertó dentro de mi pecho.
Frío y ardor,
odio y amor,
dentro de mi alma
he sentido nacer.
Lo que él quería,
yo debía hacerlo;
no era libre
al actuar.
CLIZIA
Lo mismo me ha sucedido a mí,
pensemos en cómo remediarlo.
CLOE
¿Qué vamos a hacer?
CLIZIA
¡Huyamos!
CLOE
Pero ¿cómo y a dónde?
ENDIMIÓN
Señoras mías, ¿debo estar
mucho más tiempo aquí?
CLIZIA
De ese muchacho
debemos liberarnos;
si Diana nos encuentra con él,
más grande será nuestro delito.
CLOE
Podríamos matarle.
CLIZIA
¡Qué!
CLOE
Matarle; y luego llevarle
a Cintia su odiada cabeza.
Quizás sea ese el método
para aplacar su ira.
ENDIMIÓN
Así pues... digo...
CLIZIA
Escucha, buen amigo,
el cielo sabe que te queremos...
ENDIMIÓN
Entonces...
CLOE
Pero el cielo también sabe que,
no por propia voluntad,
sino por necesidad...
¡Clizia, díselo tú!
CLIZIA
¡No, díselo tú!
ENDIMIÓN
¡Oigo gente que se aproxima!
CLOE
Matémoslo sin decirle nada.
(Se vuelve hacia los
bastidores; ambas ninfas tensan el arco como para disparar)
CLIZIA
¡De prisa, hagamos lo que hay
que hacer!
SILVIO
¡Ah! ¿Qué hacéis? ¿Qué hacéis?
¡Cuidado, Endimión! ¡Deteneos,
impías!
(Silvio hace caer los arcos
de las ninfas)
ENDIMIÓN
¡Santo cielo, qué veo!
(Las ninfas huyen)
SILVIO
Amigo, ¡vamos de mal en peor!
ENDIMIÓN
¡Ah, huyamos de prisa,
no nos quedemos más tiempo aquí!
En cualquier momento,
entre tantos tropiezos,
corremos el riesgo
de perder la vida.
SILVIO
Quisiera huir,
pero no sé dónde;
me siento perdido
como en un gran laberinto,
no sé por qué lugar
podré salir.
AMOR
Confusos y agitados
están estos amigos.
Quiero con ellos
entretenerme un poco.
Invisible a sus ojos,
me quedaré aquí escondido.
ENDIMIÓN
Si tomamos ese camino,
volveremos al templo.
SILVIO
Cerca del valle,
tiene la diosa su morada.
ENDIMIÓN, SILVIO
Por esta senda
podemos intentar...
AMOR
¡No, no, no, no, no!
SILVIO
¿Es el eco, o son fantasmas
los que gritan así?
AMOR
¡Sí, sí, sí, sí, sí!
SILVIO, ENDIMIÓN
Tiemblo, estoy helado
de miedo y terror.
¡Qué extraño portento,
qué día más turbulento!
Por ahí dicen que sí,
por allá dicen que no;
no sé si quedarme aquí
o marcharme de una vez.
AMOR
A vuestro servicio, señores
míos...
¡Vamos, valientes, moveos!
¿Ésta es la acogida
que dais a las muchachas,
tan bonitas como yo?
ENDIMIÓN
¡Diablos!
¿Por qué lugar lograste salir?
AMOR
Por el mismo que vosotros.
SILVIO
Entonces, ¿eres tú
quien se burla de nosotros?
AMOR
Cierto, soy la que decía sí y
decía no.
ENDIMIÓN
¿Y dónde estabas metida?
AMOR
Aquí.
SILVIO
¿Dónde?
AMOR
Allí.
SILVIO
¿Y decías a veces no y a veces
sí?
AMOR
¡Bravo!
ENDIMIÓN
Pero ¿por qué te diviertes
burlándote de dos pobres
infelices?
AMOR
Soy un poco alocada, queridos
amigos.
SILVIO
¡Ah, basta, oh, bella ninfa!
Ten piedad de nosotros:
dinos dónde estamos
y cómo salir de este lugar.
AMOR
Un poco de paciencia,
pues no está lejos el feliz
momento.
Pronto se convertirá en gozo
todo tormento.
Un sereno rayo de hermosa calma
dentro de poco en el alma con
fuerza brillará.
Goces diversos, llenos de
dulzura,
os inundarán el alegre pecho
(Parten)
Escena Séptima
(Fuente cercada. Gruta
rodeada de cipreses. Doristo sentado a
un lado, Britomarte al otro)
DORISTO
Hace una hora que estoy aquí
sin hacer nada.
La desconocida no viene.
Silvio se ha ido y no sé adónde.
Esa no habla, no me más
que una triste compañía.
¿Y todavía debo esperar?
¡Ah, qué locura!
BRITOMARTE
¡Ah!
DORISTO
Suspira y me mira...
¿Estará enamorada de mí?
Bueno, tampoco estaría mal.
Veamos, en caso de necesidad,
supongamos, que para
distracción,
para no estar inactivo
podríamos llegar a un acuerdo...
Es hermosa y fresca esta
ninfa... y callada,
lo cual está muy bien
y es cosa rara en el sexo
femenino.
Incluso podría casarme con ella
pero...
¿y lo que le prometí a la otra?
Bueno, si el gran Sultán tiene
muchas,
yo bien podría tener sólo dos.
¡Eh, señorita!
BRITOMARTE
¡Ah!
DORISTO
(aparte)
Suspira y se inclina, no está
mal.
¿Te parece que soy agraciado?
Ahora sonríe.
¿Y me querrías? Dice que sí.
Bueno, hagamosla así:
intentemos hacer el amor por
señas,
veremos si así podemos
entendemos,
¿me comprendes?
(Doristo hace algunos gestos
amorosos)
Está bien. ¿Qué dices?
(Britomarte asiente con la
cabeza)
¿Que si te entenderé? ¡Oh, sin
duda!
En materia de amor soy, niña
mía,
un gran profesor.
Si me diriges una tierna
miradita,
si la mano me estrechas con
suaves dedos,
si me das un bofetón en la
mejilla,
o un puñetazo, lo que eso querrá
decir,
ídolo mío, ya sabré.
Quieres decir:
«Te amo y quiero tu amor».
Quieres decir:
«Mi bien, soy toda tuya
y tú lo eres todo para mí».
Con una sonrisa tuya sabré lo
que quieres;
y por el rubor de tu cara,
y los destellos de tus ojos,
por tu inquietud,
por la manera en que te peinas.
Aquí tienes, querida, el anillo,
que pongo en tu dedo.
No seas conmigo avara,
somos ya marido y mujer.
Déjame besarte los labios,
dame dos besos o tres.
(Mientras Doristo se agacha
para recibir un beso, Amor, de improviso,
le da una o dos bofetadas, y vuelve a
cantar la última estrofa del aria
anterior)
AMOR
Aquí tienes, querida, el anillo,
te lo pongo en el dedo.
No seas conmigo avara,
somos ya marido y mujer.
Déjame besarte los labios,
dame dos besos o tres.
Escena Octava
(Los anteriores, Amor,
Silvio, Endimión, Clizia y Cloe)
DORISTO
¿Por un beso me das un bofetón
tan fuerte?
AMOR
Y eso no es nada.
DORISTO
(llorando)
¿Aún puede ser peor?
¡Pues ya puedes matarme!
AMOR
Pronto te darás cuenta de todo,
ahora no tengo tiempo que
perder.
Viene Cintia, quedaos quietos; a
sus ojos
os haré parecer árboles o
piedras.
ENDIMIÓN
¡Por piedad, no nos traiciones!
AMOR
Confiad en mí.
(a Britomarte)
¡Tú, recupera el uso de la
palabra!
DORISTO
¡Ay, ay!
AMOR
¿Qué ocurre?
DORISTO
Si la hubieras dejado muda,
me habría casado con ella.
AMOR
Seis lenguas tendrá cuando te
casas con ella.
Escena Novena
(Los anteriores y Diana)
DIANA
Va creciendo más y más mi
turbación;
con el alma abatida
por los nuevos afectos,
escarnecida,
abandonada por todas mis ninfas,
ya no me entiendo ni a mí misma.
Pero ya se acerca la hora
en que debo encontrarme con el
sacerdote.
Antes de que llegue,
tomaré un baño en esta gruta...
En esta rama colgaré el manto
para que vea que estoy dentro
si viene antes de que yo salga.
(Cuelga el manto en Doristo, creyéndolo un arbusto)
¿Y el arco?
Lo pondré cerca de la puerta.
(Entra en la gruta)
AMOR
¡Qué delicioso lugar!
Parece propicio para el amor.
«Cintia reina aquí »,
está escrito por error...
Quedará mejor así.
(Toca el cartel con su flecha y el escrito cambia)
SILVIO, ENDIMIÓN
«Aquí reina Amor».
DORISTO
¡Qué mujer endemoniada!
AMOR
Vamos, acabemos la tarea
empezada.
Mientras ella está en la gruta
quiero divertirme.
Cantad conmigo;
cesad de una vez vuestras
disputas;
cambiad las lágrimas por dulces
deseos.
De nuevas rosas cubrid toda la
tierra.
¡Amor, almas bellas, os invita a
gozar!
TODOS
Amor es el único bien del alma.
Su fuego, su hielo,
de gozo está lleno.
Las fieras por el bosque,
los peces por las aguas,
los pájaros entre las ramas,
todos lo sienten en su seno
DIANA
(desde dentro)
¡Ah! ¿Quién se atreve a turbar
mi dulce descanso?
DORISTO
¡Vaya! Que bien grita esta
Señora Luna.
AMOR
¡Rápido, antes de que salga,
Endimión siéntate aquí!
Finge dormir hasta que Cintia te
despierte.
(Cubre a Endimión con el
manto de Diana. A Silvio)
¡Tú, escóndete allí!
(A Doristo)
¡Y tú, vete al templo con las
ninfas!
DORISTO
Amigos, ¿quién está peor que yo?
Una mujer es demasiado... ¡y yo
tengo tres!
(Sale abrazando a las tres
ninfas)
AMOR
Muy bien, este dardo
cambiemos por el mío,
que le llevará directo a su
corazón
mi fuego y pasión.
(Endimión finge dormir;
Silvio entre los árboles a la derecha; Amor al otro lado. Entra
Diana)
DIANA
¡Miserables! ¿Dónde estáis?
¿Quién ha sido el audaz y cómo
ha huido?
¿Qué dice este cartel?
Pero ¿qué temeraria mano...?
Y mi manto
(levantando un poco el manto)
¿Quién lo cambió de lugar?
¡Cielos, qué veo!
(viendo a Endimión)
¡Endimión!
¡Oh, qué bello lo encuentran mis
ojos
ahora que duerme!
¡Qué dorados cabellos, qué
saludable color!
¡Huyamos de aquí!
(toma el manto y el dardo)
El manto... el dardo... ¡Cielos!
¿Qué inquietud,
qué frío me recorre mis venas?
Mi corazón tiembla
y arden todos mis miembros...
El pie se niega a alejarse...
Quizás... ¡Qué semblante, qué
belleza!
¡Oh, deseo que se despierte!
Endimión...
Infeliz de mí, ¿qué hago?
ENDIMIÓN
(durmiendo)
¡Cintia, diosa mía!
DIANA
¡Su voz me llega
a lo más profundo del corazón!
¡Me roza las fibras y los
huesos!
¿Qué agitación desconocida
me desgarra de este modo?
Quisiera despertarlo...
¿Qué hago? ¿Qué siento?
En voz baja, muy baja, lo
llamaré,
y cuando despierte, huiré
rápidamente.
Eso es lo que voy a hacer.
¡Endimión!...
(Lo sacude y luego se aparta)
ENDIMIÓN
(despertando)
¡Quién me habla, oh dioses!
¿Quién ha turbado mi sueño?
No veo a nadie, debo haber
soñado...
Aún tengo sueño, seguiré
durmiendo.
DIANA
En silencio
me acercaré
y esta piedra
lanzaré al joven.
ENDIMIÓN
¿Una piedra? ¡Una piedra!
¿Pero qué es esto? ¡Huyamos!
DIANA
¡No, no, quédate,
querido mío!
(Retiene a Endimión,
cubriéndole los ojos con la mano)
Feliz estoy de cubrir tan bellos
ojos.
Siento en mí nacer
nuevas llamas;
me parece que el alma
en mi pecho languidece.
ENDIMIÓN
Sintiendo los ojos cubiertos
por mano tan bella,
siento nacer en mí
una nueva llama.
Creo que el alma
en mi pecho languidece.
¡Ah! ¿De quién sois,
graciosos dedos?
DIANA
Que te lo diga el corazón, boca
de rosas.
ENDIMIÓN
El corazón me dice
que eres mía,
pero quién eres
no lo dice mi corazón.
DIANA
¡Ah, ya no puedo resistir más!
Abre esos ojos, mi hermoso
tesoro.
(Retira sus manos)
ENDIMIÓN
¡Cintia!
DIANA
¡Sí, querido!
ENDIMIÓN
¿Sueño o estoy despierto?
(Se abrazan)
DIANA, ENDIMIÓN
¡Dioses, haced que, si esto es
un sueño,
ambos durmamos por siempre!
(Se marchan)
Escena Décima
(Silvio, después Amor)
SILVIO
¡Alto, detente! ¿Dónde huyes?
AMOR
¡Quieto, miserable!
SILVIO
¡Cruel!
¿Me has traído hasta aquí
para ser testigo de mis
desdichas?
¿Has tenido la gentileza
de hacer que mis ojos bebieran
la muerte,
al contemplar la suerte de un
feliz rival?
¡Ah, sin venganza, oh, cruel,
no quedará mi corazón!
Teme mi ira y los latidos
de un amor desesperado.
Por campos y bosques,
vagaré enfurecido por mi ira,
dejando por todas partes
las funestas huellas de mi
furor.
Escena Undécima
(Amor solo, luego Silvio)
AMOR
Quiero haceros ver, bellas
mujeres,
que no soy tan cruel como se
dice.
Siento piedad por el infeliz,
y creo que conviene consolarlo.
¡Silvio!
SILVIO
¿Qué quieres?
AMOR
Olvida todas tus inquietudes y
tus males,
e incluso olvídate de ti mismo.
Transfórmate en un instante;
adopta la voz, el hábito y el
semblante
del sacerdote de Diana.
(Lo transforma en un viejo
sacerdote)
¿Y bien, qué te parece?
Semejante amante
no despertará sospechas del
rival.
Veamos cómo habla.
¡Buen viejo!
SILVIO
Ninfa, graciosísima ninfa,
o mejor dicho diosa,
pues así lo demuestra
claramente tu aspecto
y la luz gentil de tus ojos.
Sólo tú me puedes decir quién
soy,
qué hago y qué es esto
que siento en mi pecho.
AMOR
El párrafo está bien, pero un
poquito largo.
Tú eres el que eres,
haces lo que yo quiero
y sientes en tu pecho lo que yo
soy.
SILVIO
¡Qué enigmático lenguaje!
AMOR
Ven conmigo, con más
tranquilidad
quiero conversar contigo.
Verás que aún no has descubierto
el enigma más bello
(Se marchan)
Escena Duodécima
(Britomarte, Clizia y Cloe traen a Doristo arrastrándolo de los pelos y la ropa; luego Amor)
CLIZIA
No pienso abandonarte, traidor,
si no me concedes tu mano.
CLOE
Me has prometido tu corazón
y tendrás que dármelo.
BRITOMARTE
Yo de ti pretendo amor
y la causa ya la sabes.
DORISTO
¡Basta, soy un hombre de honor
y al deber nunca falto!
CLIZIA
Tuya soy.
DORISTO
Sí, mía eres.
CLOE
No, eres mío.
DORISTO
Sí, de ella soy.
BRITOMARTE
Yo te quiero para mí.
DORISTO
¡Sí, sí, vaya enredo!
¡Ah, mirad en qué peligro
me ha puesto la imprudencia!
Por miedo a quedarme sin nada,
ahora puedo a otros dar de
sobra.
BRITOMARTE, CLIZIA, CLOE
¡Vamos, decídete, bribón,
o te haré entrar en razones,
o los ojos te arrancaré
y te despellejaré!
CLOE
¡Vamos, date prisa!
CLIZIA
Habla.
BRITOMARTE
¿A quien escoges?
DORISTO
Pues escojo...
CLIZIA
¿A quién?
DORISTO
A ti.
CLOE
¿A quién?
DORISTO
A ti.
BRITOMARTE
¿A quién?
DORISTO
A ti.
(Lo ponen de forma que las tres lo puedan ver)
CLIZIA
¡Quieto ahí!
CLOE
¡Habla sinceramente!
DORISTO
¡Esperad un instante!
BRITOMARTE
No esperamos nada;
debes casarte conmigo.
CLIZIA
¡No, conmigo!
CLOE
¡No, conmigo!
DORISTO
Pero si creo que podré con las
tres...
BRITOMARTE, CLIZIA, CLOE
¡Pues entonces muere, bribón!
DORISTO
¡Socorro!
AMOR
¡Amo, te saludo!
DORISTO
¡Ah, compasión, querida ex -
consorte!
Estas mujeres enfurecidas
me van a matar a fuerza
de arañazos y puñetazos
¡Sálvame, por piedad!
AMOR
¡Oh, lo tienes merecido!
BRITOMARTE
Ahora vas a saber lo es bueno
por burlarte de las mujeres.
DORISTO
¡No es cierto, a las feas ni les
hago caso!
AMOR
¡Basta!
Por esta vez fiaros de mí;
ya sabré darle la pena que se
merece.
DORISTO
Te burlas, ¿no es cierto?
Sabes que somos amigos.
AMOR
En breve lo verás... Y ahora,
vayámonos.
(Se marchan)
Escena Decimotercera
(Endimión y Diana coronados y cubiertos de flores)
ENDIMIÓN
Y bien, ¿no estás contenta
de este cambio, alma mía?
¿No te parece más dulce
haber llagado el corazón
con una herida amorosa
en vez de herir fieras salvajes
y odiar al amor?
DIANA
Sí, querido, y, más me duele
el tiempo perdido; pero me
compensa
haber conquistado tu corazón.
¡Qué hermoso eres! Vuélvete,
querido,
deja que con gusto adore tus
bellos ojos.
¡Ah, me miras y suspiras!
Amado mío, no te ruborices,
entiendo ese suspiro, entiendo
tu mirada.
Tú así quieres decirme: «ardo de
amor por ti».
Escena Decimocuarta
(Los anteriores. Amor oculto, fingiendo la voz de Silvio;
luego Silvio vestido de sacerdote)
AMOR
¡Cintia!
DIANA
¡Qué oigo!
Es la voz del sacerdote.
AMOR
¡Cintia!
DIANA
¡Endimión, querido, ah,
ocúltate!
ENDIMIÓN
¿Que me oculte? ¿Por qué?
DIANA
¿No oyes la voz del sacerdote
Alcindo?
Si me ve contigo, y me ve así...
ENDIMIÓN
Pero ¿de qué tienes miedo?
Tú, reina, diosa...
¿Acaso, cruel, te avergüenzas
de nuestro amor?
DIANA
No, pero piensa...
¡Ah, el destino se opone, alma
mía!
ENDIMIÓN
¡Cruel!
¿Y puedes decirlo con tal
desfachatez?
¿No temes que yo muera de dolor?
DIANA
Deja ya, corazón mío,
de destrozarme el pecho
con tus reproches;
lo que me cuesta apartarte de mí
sólo lo saben los dioses.
Tú mismo lo sabes,
si igual tormento sientes
como yo lo siento.
Pero la suerte implacable,
mis leyes, la gloria...
¡Oh, dioses, no puedo quedarme
contigo!
¡Vete, tesoro, aléjate, huye!
¡Ah, una vez más quiero
abrazarte!
¡Se me parte el corazón, vida
mía, adiós!
Llévate contigo, esperanza mía,
mi alma, que contigo se va,
y el grato recuerdo
de una pasión que vive en mí.
Fuiste el primero y eres ahora
el único deseo de mi corazón.
A cambiar mis afectos
desafío al hado y desafío a
Amor.
Vete, querido.
¡Ah, cómo me siento
destrozada por el tormento!
¡Vuelve, vuelve un momento,
para consolarme en mi dolor!
(Endimión sale)
SILVIO
Del solitario asilo en donde
oculto
vivo a ojos profanos,
a ti vengo, alma divina.
Habla: ¿en qué puede obedecerte
como intérprete del hado?
DIANA
¡Qué día, mi querido Alcindo,
ha sido éste para mí!
Una muchacha desconocida
se ha introducido en la isla
y ha puesto patas para arriba mi
reino.
El destino me ha concedido un
libertino
como custodio del árbol;
he encontrado hombres en el
jardín
y he sorprendido en delito
a la infiel Britomarte.
En vano me enfado y amenazo.
Las ninfas se mofan y huyen de
mí,
rompen los arcos y de amor se
consumen.
SILVIO
¡Oh, cielos! ¿Y cómo se ha
producido
esa horrenda metamorfosis?
DIANA
He sido vencida por un dios
más fuerte que yo.
¡Temo estar enamorada!
SILVIO
¡Enamorada! ¿Enamorada, Cintia?
¿Pero dónde hay un hombre que
sea
digno de tu gran corazón?
En mis tiempos, todos los
hombres eran,
sin excepción, volubles,
caprichosos,
infieles, fastidiosos y
aburridos.
DIANA
No hablarías de ese modo,
si pudieras ver a Endimión.
SILVIO
¿Has obtenido alguna muestra
de su sensatez
antes de entregarle tu corazón?
DIANA
La he leído en sus palabras
y en sus miradas...
SILVIO
¡Te engañas!
DIANA
¡No, tú me engañas!
SILVIO
¿Yo?
¿Tan poco conoces al anciano
Alcindo,
tu fiel sacerdote?
Escucha: bajo el árbol fatal yo
llevaré
con bellas artes a tus ninfas.
Allí, con el pretexto del
habitual examen
que haces de su prudencia,
sabrás,
gran diosa, lo que ahora te
niegas
a creer de mis labios.
¡Vamos!
DIANA
¡Vamos!
¡Devuélvele la calma a mi alma!
(Salen)
AMOR
(saliendo de su escondrijo)
Y responda todo el orbe:
«¡Oh, qué payasada!»
Escena Decimoquinta
(Amor, las ninfas y Doristo)
AMOR
¡Venid, hermosas amigas,
venid a la victoria,
ha llegado el día de la gloria,
el instante del placer!
LOS DEMÁS
¡Vamos, hermosas amigas,
vayamos a la victoria,
ha llegado el día de la gloria,
el instante del placer!
AMOR
Resuene, en tan lindo día,
el júbilo por doquier.
Enamorada está la diosa.
¡Vayamos a verla!
LOS DEMÁS
Resuene, en tan lindo día,
el júbilo por doquier.
Enamorada está la diosa.
¡Vayamos a verla!
Escena Decimosexta
(Los anteriores, Endimión)
ENDIMIÓN
¿Quién ha raptado a mi hermoso
tesoro,
el tesoro que hirió de amor mi
seno?
Sin él languidezco y muero.
¿Quién me dirá dónde ha ido?
DORISTO, AMOR, NINFAS
¡Detente y escucha!
ENDIMIÓN
¡Ah, no veo entre vosotros a mi
ídolo!
DORISTO, AMOR, NINFAS
Si aceptas venir con nosotros,
te llevaremos con tu ídolo.
ENDIMIÓN
¡Sí, sí, vayamos, sin tardanza,
pues quiero ver ya a mi ídolo!
DORISTO, AMOR, NINFAS
¡Sí, sí, vayamos, sin tardanza,
y te llevaremos junto a tu
ídolo!
(Se marchan)
Escena Decimoséptima
(Jardín de Diana. Diana,
Silvio vestido de sacerdote. Después Amor, Doristo, Endimión, las
ninfas y cuatro sacerdotes que
llevan una urna)
DIANA
Entre estas sombras taciturnas
parece crecer aún más mi
tormento.
La agitación que siento
nunca antes la había
experimentado.
SILVIO
Te prometo una nueva calma
para tu gran alma, diosa amiga,
y al pequeño hijo de Citerea
con mi apoyo vencerás.
DIANA
Pero viene gente...
SILVIO
Ten coraje y pon buena cara.
DIANA
¡Qué reto, oh, dioses, qué
instante!
Mil afectos siento en el
corazón.
SILVIO
¡Cintia, Cintia, qué momentos
se acercan a tu gran corazón!
TODOS LOS DEMÁS
Arrepentida y temerosa se postra
a tus pies
una tropa infeliz que te pide
clemencia.
(Se arrodillan a los pies de
Diana)
Danos como te guste: la guerra o
la paz;
la pena o el perdón, todo
depende de ti.
DIANA
¡Oh, cielos, qué veo!
¡La esperanza, mi bien amado!
(a Silvio)
No sé qué responder,
habla tú por mí.
SILVIO
Alzaos, por mi boca os habla la
diosa.
(Se levantan)
TODOS LOS DEMÁS
Por su boca la diosa nos habla.
Oigamos que dice.
SILVIO
El ritual del árbol
debe se ejecutado.
De la urna se extraiga
quién será la primera.
DIANA (A SILVIO), NINFAS
ENDIMIÓN, DORISTO
¡Ah, si sale mi nombre,
no sé qué pasará!
SILVIO
Bien verás como este asunto
acabará.
AMOR
Bien veréis como este asunto
acabará.
TODOS EXCEPTO SILVIO
Estoy preparado/a para
lo que mande el sacerdote.
SILVIO
Cantad devotas, los
acostumbrados versos.
Y vosotras, ninfas,
extraed lo que el tiempo
reclama.
(Silvio da vuelta a la urna.
Amor extrae un papel y se lo da a Silvio.
Mientras, se canta lo siguiente)
TODOS EXCEPTO SILVIO
¡Oh, silfos, que sois
custodios del honor,
si acaso he dado lugar
al fuego del amor,
con los frutos funestos
castigadme aquí mismo!
SILVIO
Leo el nombre: ¡Diana!
DIANA
¡Qué oigo!
TODOS EXCEPTO SILVIO
Se le enturbian los ojos, su
rostro palidece,
suspira, delira, lo que viene ya
se sabe.
AMOR
(Para sí)
La he vencido, está
confundida...
Que busque una excusa,
o el Olimpo entero lo sabrá.
(Se va. Gran tempestad y
terremoto)
DIANA
¡Cien euménides siento en mi
pecho!
¡Desgraciados, aquí hay
traición!
¡Dioses, dioses, venganza,
piedad!
LOS DEMÁS
¡Mirad, mirad, el cielo se
oscurece,
tiembla el suelo, la naturaleza
se agita!
¡Dioses, dioses, socorro,
piedad!
¡El mundo está fuera de quicio!
¡Oh, qué noche, qué profundo
abismo!
¡La tierra huye bajo mis pies!
(El jardín desaparece)
TODOS
¡Ah!
(Se origina una súbita calma;
aparece el séquito de Amor el cual
está sobre un carro triunfal con algunas
divinidades)
AMOR
¡Basta de temblar, oh mis
queridos amigos,
y en mí reconoced a vuestro
dios!
El buen Doristo que se quede
con las tres ninfas
como custodio de mi reino.
Tú, Silvio, toma de nuevo tu
joven aspecto,
yo te elijo como sacerdote del
Amor.
Tú, Cintia, ama a tu enamorado y
consuélate.
No te he vencido a ti sola:
mira mi reino a tu alrededor.
En todos ellos puedes ver cuál
es mi poder.
A la Cipria y a Psique voy a dar
la noticia de tan bello día.
Que permanezca con vosotros
Himeneo
hasta que yo vuelva.
(Amor desaparece, aparece
Himeneo)
TODOS EXCEPTO DIANA
¡Ven, ven, oh, bella diosa,
ven gozosa a estar con nosotros!
Tus lazos son dichosos, pues
están forjados
por la mano del amor.
DIANA
¡Estoy vencida!
Dios poderoso, tuya es la corona
de laurel;
a ti se someten todas las almas,
súbditos tuyos son todos los
corazones.
TODOS EXCEPTO DIANA
¡Ven, ven, ya te han vencido!
Dios poderoso, tuya es la corona
de laurel.
A ti se someten todas las almas,
súbditos tuyos son todos los
corazones.
Traducido y digitalizado por:
José Luis Roviaro 2021
|