ARTAJERJES

 

 

 

 

Personajes

ARTAJERJES

MANDANE

ARTABANO

SEMIRA

ARBACE

MEGABISE
Rey de Persia

Hermana de Artajerjes

Capitán de la guardia

Hija de Artabano

Hijo de Artabano

General persa
Sopranista

Castrato

Tenor

Castrato

Castrato

Castrato
 

 

La acción se desarrolla en Persépolis, en el año 464 a.C.

 

   
ATTO  PRIMO
 
 
Scena Prima

(Giardino interno nel palazzo de' re di Persia
corrispondente a diversi appartamenti. Vista
della reggia, notte con luna)

ARBACE
Addio.

MANDANE
Sentimi Arbace.

ARBACE
Ah che l'aurora
adorata Mandane è già vicina
e se mai noto a Serse
fosse ch'io venni in questa reggia ad onta
del barbaro suo cenno, in mia difesa
a me non bastarebbe
un trasporto d'amor che mi consiglia;
non bastarebbe a te d'essergli figlia.

MANDANE
Saggio è il timor. Questo real soggiorno
periglioso è per te. Ma puoi di Susa
fra le mura restar. Serse ti vuole
esule dalla reggia
ma non dalla città. Non è perduta
ogni speranza ancor. Sai che Artabano
il tuo gran genitore
regola a voglia sua di Serse il core,
che a lui di penetrar sempre è permesso
ogni interno recesso
dell'albergo real,
che il mio germano
Artaserse si vanta
dell'amicizia tua. Cresceste insieme
di fama e di virtù. Voi sempre uniti
vide la Persia alle più dubbie imprese
e l'un dall'altro ad emularsi apprese.
Ti ammirano le schiere,
il popolo t'adora e nel tuo braccio
il più saldo riparo aspetta il regno;
avrai fra tanti amici alcun sostegno.

ARBACE
Ci lusinghiamo o cara. Il tuo germano
vorrà giovarmi invano; ove si tratta
la difesa d'Arbace, egli è sospetto
non men del padre mio; qualunque scusa
rende dubbiosa alla credenza altrui
nel padre il sangue e l'amicizia in lui.
L'altra turba incostante
manca de' falsi amici, allor che manca
il favor del monarca.
Oh quanti sguardi,
che mirai rispettosi, or soffro alteri!
Onde che vuoi ch'io speri?
Il mio soggiorno
serve a te di periglio, a me di pena,
a te perché di Serse
i sospetti fomenta, a me che deggio
vicino a' tuoi bei rai
trovarmi sempre e non vederti mai.
Giacché il nascer vassallo
colpevole mi fa, voglio ben mio,
voglio morire o meritarti. Addio.

(in atto di partire)

MANDANE
Crudel! Come hai costanza di lasciarmi così?

ARBACE
Non sono o cara
il crudel non son io. Serse è il tiranno,
l'ingiusto è il padre tuo.

MANDANE
Di qualche scusa
egli è degno però, quando ti niega
le richieste mie nozze. Il grado... Il mondo...
La distanza fra noi... Chi sa che a forza
non simuli fierezza e che in segreto
pietoso il genitore
forse non disapprovi il suo rigore.

ARBACE
Potea senza oltraggiarmi
negarti a me; ma non dovea da lui
discacciarmi così, come s'io fossi
un rifiuto del volgo, e dirmi vile,
temerario chiamarmi.
Ah principessa, questo disprezzo io sento
nel più vivo del cor. Se gli avi miei
non distinse un diadema, in fronte almeno
lo sostennero a' suoi.
Se in queste vene
non scorre un regio sangue, ebbi valore
di serbarlo al suo figlio.
I suoi produca, non i merti degli avi.
Il nascer grande
è caso e non virtù, che se ragione
regolasse i natali e desse i regni
solo a colui ch'è di regnar capace,
forse Arbace era Serse e Serse Arbace.

MANDANE
Con più rispetto, in faccia a chi t'adora,
parla del genitor.

ARBACE
Ma quando soffro
un'ingiuria sì grande e che m'è tolta
la libertà d'un innocente affetto,
se non fo che lagnarmi, ho gran rispetto.

MANDANE
Perdonami; io comincio
a dubitar dell'amor tuo. Tant'ira
mi desta a meraviglia.
Non spero che il tuo core
odiando il genitore ami la figlia.

ARBACE
Ma quest'odio o Mandane
è argomento d'amor;
troppo mi sdegno,
perché troppo t'adoro e perché penso
che costretto a lasciarti
forse mai più ti rivedrò, che questa
fors'è l'ultima volta...
Oh dio tu piangi!
Ah non pianger ben mio,
senza quel pianto
son debole abbastanza; in questo caso
io ti voglio crudel; soffri che io parta;
la crudeltà del genitore imita.

(come sopra)

MANDANE
Ferma, aspetta.
Ah mia vita!
Io non ho cor che basti
a vedermi lasciar;
partir vogl'io;
addio mio ben.

ARBACE
Mia principessa addio.

MANDANE
Conservati fedele,
pensa ch'io resto e peno
e qualche volta almeno
ricordati di me.
Ch'io per virtù d'amore
parlando col mio core
ragionerò con te.

(parte)

Scena Seconda

(Arbace, poi Artabano con
spada nuda insanguinata)

ARBACE
O comando! O partenza!
O momento crudel che mi divide
da colei per cui vivo e non m'uccide!

ARTABANO
Figlio, Arbace.

ARBACE
Signor.

ARTABANO
Dammi il tuo ferro.

ARBACE
Eccolo.

ARTABANO
Prendi il mio; fuggi, nascondi
quel sangue ad ogni sguardo.

ARBACE
(guardando la spada)
Oh dèi! Qual seno
questo sangue versò?

ARTABANO
Parti; saprai tutto da me.

ARBACE
Ma quel pallore o padre,
quei sospettosi sguardi
m'empiono di terror. Gelo in udirti
così con pena articolar gli accenti;
parla; dimmi, che fu?

ARTABANO
Sei vendicato,
Serse morì per questa man.

ARBACE
Che dici!
Che sento!
Che facesti!

ARTABANO
Amato figlio,
l'ingiuria tua mi punse,
son reo per te.

ARBACE
Per me sei reo? Mancava
questa alle mie sventure.
Ed or che speri?

ARTABANO
Una gran tela ordisco,
forse tu regnarai.
Parti, al disegno
necessario è ch'io resti.

ARBACE
Io mi confondo in questi
orribili momenti.

ARTABANO
E tardi ancora?

ARBACE
Oh dio!...

ARTABANO
Parti, non più, lasciami in pace.

ARBACE
Che giorno è questo, o disperato Arbace. 
Fra cento affanni e cento
palpito, tremo e sento
che freddo dalle vene
fugge il mio sangue al cor.
Prevedo del mio bene
il barbaro martiro
e la virtù sospiro
che perse il genitor.

(parte)

Scena Terza

(Artabano, poi Artaserse e
Megabise con Guardie)

ARTABANO
Coraggio o miei pensieri.
Il primo passo
v'obbliga agli altri; il trattener la mano
su la metà del colpo
è un farsi reo senza sperarne il frutto.
Tutto si versi, tutto
fino all'ultima stilla il regio sangue;
né vi sgomenti un vano
stimolo di virtù; di lode indegno
non è, come altri crede,
un grande eccesso;
contrastar con sé stesso,
resistere a' rimorsi,
in mezzo a tanti
oggetti di timor serbarsi invitto
son virtù necessarie
a un gran delitto.
Ecco il principe! All'arte.

(Ad Artajerjes)
 
Qual insolite voci!
Qual tumulto!
Ah signor tu in questo luogo
prima del dì? Chi ti destò nel seno
quell'ira che lampeggia in mezzo al pianto.

ARTASERSE
Caro Artabano, o quanto
necessario mi sei! Consiglio, aiuto,
vendetta, fedeltà.

ARTABANO
Principe io tremo
al confuso comando;
spiegati meglio.

ARTASERSE
Oh dio!
Svenato il padre mio
giace colà su le tradite piume.

ARTABANO
Come!

ARTASERSE
No 'l so; di questa
notte funesta infra i silenzi e l'ombre
assicurò la colpa un'alma ingrata.

ARTABANO
O insana, o scelerata
sete di regno! E qual pietà, qual santo
vincolo di natura è mai bastante
a frenar le tue furie!

ARTASERSE
Amico intendo.
È l'infedel germano,
è Dario il reo.

ARTABANO
Chi mai potea la reggia
notturno penetrar?
Chi avvicinarsi
al talamo real?
Gli antichi sdegni,
il suo torbido genio avido tanto
dello scettro paterno...
Ah ch'io prevedo in periglio i tuoi giorni.
Guardati per pietà. Serve di grado
un eccesso talvolta all'altro eccesso.
Vendica il padre tuo, salva te stesso.

ARTASERSE
Ah se v'è alcun che senta
pietà d'un re trafitto,
orror del gran delitto,
amicizia per me,
vada, punisca
il parricida, il traditor.

ARTABANO
Custodi,
vi parla in Artaserse
un prence, un figlio e se volete in lui
vi parla il vostro re.
Compite il cenno, punite il reo.
Son vostro duce, io stesso
reggerò l'ire vostre, i vostri sdegni.

(Fra sé)

Favorisce fortuna i miei disegni.

ARTASERSE
Ferma, ove corri? Ascolta;
chi sa che la vendetta
non turbi il genitor più che l'offesa?
Dario è figlio di Serse.

ARTABANO
Empio sarebbe un pietoso consiglio;
chi uccise il genitor non è più figlio.
 
Su le sponde del torbido Lete,
mentre aspetta riposo e vendetta,
freme l'ombra d'un padre e d'un re.
Fiera in volto la miro, l'ascolto
che t'addita l'aperta ferita
in quel seno che vita ti diè.

(parte)

Scena Quarta

(Artaserse e Megabise)

ARTASERSE
Qual vittima si svena!
Ah Megabise...

MEGABISE
Sgombra le tue dubbiezze; un colpo solo
punisce un empio e t'assicura il regno.

ARTASERSE
Ma potrebbe il mio sdegno
al mondo comparir desio d'impero;
questo, questo pensiero
saria bastante a funestar la pace
di tutti i giorni miei.
No no, si vada
il cenno a rivocar...

(in atto di partire)

MEGABISE
Signor, che fai?
È tempo, è tempo ormai
di rammentar le tue private offese;
il barbaro germano
ad essere inumano
più volte t'insegnò.

ARTASERSE
Ma non degg'io
imitarlo ne' falli. Il suo delitto
non giustifica il mio; qual colpa al mondo
un esempio non ha? Nessuno è reo,
se basta a' falli sui
per difesa portar l'esempio altrui.

MEGABISE
Ma ragion di natura
è il difender sé stesso. Egli t'uccide,
se non l'uccidi.

ARTASERSE
Il mio periglio appunto
impegnarà tutto il favor di Giove
del reo germano ad involarmi all'ira.

(come sopra)

Scena Quinta

(Semira e detti
)

SEMIRA
Dove, principe, dove?

ARTASERSE
Addio Semira.

SEMIRA
Tu mi fuggi Artaserse?
Sentimi, non partir.

ARTASERSE
Lascia ch'io vada; non arrestarmi.

SEMIRA
In questa guisa accogli chi sospira per te?

ARTASERSE
Se più t'ascolto,
troppo, o Semira, il mio dovere offendo.

SEMIRA
Va' pure ingrato, il tuo disprezzo intendo.

ARTASERSE
Per pietà, bell'idol mio,
non mi dir ch'io sono ingrato,
infelice e sventurato
abbastanza il ciel mi fa.
Se fedele a te son io,
se mi struggo a' tuoi bei lumi,
sallo amor, lo sanno i numi,
il mio core, il tuo lo sa.

(parte)

Scena Sesta

(Semira e Megabise)

SEMIRA
Gran cose io temo. Il mio germano Arbace
parte pria dell'aurora. Il padre armato
incontro e non mi parla. Accusa il cielo
agitato Artaserse e m'abbandona.
Megabise, che fu? Se tu lo sai,
determina il mio core
fra tanti suoi timori a un sol timore.

MEGABISE
E tu sola non sai che Serse ucciso
fu poc'anzi nel sonno?
Che Dario è l'uccisore? E che la reggia
fra le gare fraterne arde divisa?

SEMIRA
Che ascolto! Or tutto intendo.
Miseri noi, misera Persia...

MEGABISE
Eh lascia
d'affligerti, o Semira. Hai forse parte
fra l'ire ambiziose e fra i delitti
della stirpe real? Forse paventi
che un re manchi alla Persia?
Avremo, avremo
purtroppo a chi servir.
Si versi il sangue de' rivali germani;
inondi il trono;
qualunque vinca, indifferente io sono.

SEMIRA
Ne' disastri d'un regno
ciascuno ha parte; e nel fedel vassallo
l'indifferenza è rea.
Sento che immondo
è del sangue paterno un empio figlio,
che Artaserse è in periglio;
e vuoi ch'io miri
questa vera tragedia,
spettatrice indolente e senza pena,
come i casi d'Oreste in finta scena?

MEGABISE
So che parla in Semira
d'Artaserse l'amor. Ma senti; o questo
del germano trionfa e asceso in trono
di te non avrà cura; o resta oppresso
e l'oppressor vorrà vederlo estinto;
onde lo perdi o vincitore o vinto.
Vuoi d'un labro fedele
il consiglio ascoltar? Scegli un amante
uguale al grado tuo. Sai che l'amore
d'uguaglianza si nutre. E se mai porre
volessi in opra il mio consiglio, allora
ricordati, ben mio, di chi t'adora.

SEMIRA
Veramente il consiglio degno è di te;
ma voglio renderne un altro in ricompensa
e parmi più opportuno del tuo;
lascia d'amarmi.

MEGABISE
È impossibile, o cara,
vederti e non amarti.

SEMIRA
E chi ti sforza
il mio volto a mirar? Fuggimi e un'altra
di me più grata all'amor tuo ritrova.

MEGABISE
Ah che il fuggir non giova. Io porto in seno
l'immagine di te; quest'alma avvezza
dappresso a vagheggiarti ancor da lungi
ti vagheggia ben mio.
Quando il costume si converte in natura,
l'alma quel che non ha sogna e figura.
 
Sogna il guerrier le schiere,
le selve il cacciator
e sogna il pescator
le reti e l'amo.
Sopito in dolce oblio
sogno pur io così
colei che tutto il dì
sospiro e chiamo.

(parte)

Scena Settima

(Semira)

SEMIRA
Voi della Persia, voi
deità protettrici, a questo impero
conservate Artaserse.
Ah, ch'io lo perdo,
se trionfa di Dario.
Ei questa mano
bramò vassallo e sdegnarà sovrano.
Ma che!
Sì degna vita
forse non vale il mio dolor?
Si perda pur che regni il mio bene
e pur che viva.
Per non esserne priva,se lo bramassi estinto
empia sarei.
No, del mio voto io non mi pento o dèi.
 
Bramar di perdere
per troppo affetto
parte dell'anima
nel caro oggetto
è il duol più barbaro
d'ogni dolor.
Pur fra le pene
sarò felice,
se il caro bene
sospira e dice:
«Troppo a Semira
fu ingrato amor».

(parte)

Scena Ottava

(Reggia. Mandane, poi Artaserse)

MANDANE
Dove fuggo? Ove corro? E chi da questa
empia reggia funesta
m'invola per pietà, chi mi consiglia?
Germana, amante e figlia
misera in un istante
perdo i germani, il genitor, l'amante.

ARTASERSE
Ah, Mandane...

MANDANE
Artaserse,
Dario respira? O nel fraterno sangue
cominciasti tu ancora a farti reo?

ARTASERSE
Io bramo, o principessa,
di serbarmi innocente.
Il zelo, oh dio!
mi svelse dalle labra
un comando crudel;
ma dato appena m'inorridì.
Per impedirlo io scorro
sollecito la reggia e cerco invano
d'Artabano e di Dario.

MANDANE
Ecco Artabano.

Scena Nona

(Artabano e detti)

ARTABANO
Signore.

ARTASERSE
Amico.

ARTABANO
Io di te cerco.

ARTASERSE
Ed io vengo in traccia di te.

ARTABANO
Forse paventi?

ARTASERSE
Sì temo...

ARTABANO
Eh non temer; tutto è compito.
Artaserse è il mio re,
Dario è punito.

ARTASERSE
Numi!

MANDANE
O sventura!

ARTABANO
Il parricida offerse
incauto il petto alle ferite.

ARTASERSE
Oh dio!

ARTABANO T
u sospiri! Ubbidito
fu il cenno tuo.

ARTASERSE
Ma tu dovevi il cenno
più saggiamente interpetrar.

MANDANE
L'orrore, il pentimento suo
dovevi preveder.

ARTASERSE
Dovevi alfine compatire in un figlio,
che perde il genitore,
ne' primi moti un violento ardore.

ARTABAN
Inutile accortezza
sarebbe stata in me. Furo i custodi
sì pronti ad ubbidir che Dario estinto
vidi pria che assalito.

ARTASERSE
Ah questi indegni
non avranno macchiato
del regio sangue impunemente il brando.

ARTABANO
Signor, ma il tuo comando
gli rese audaci e sei l'autor primiero
tu sol di questo colpo.

ARTASERSE
È vero, è vero; conosco il fallo mio,
lo confesso Artabano, il reo son io.

ARTABANO
Sei reo! Di che? D'una giustizia illustre
che un eccesso punì? D'una vendetta
dovuta a Serse? Eh ti consola e pensa
che nel fraterno scempio
punisti alfine un parricida, un empio.

Scena Decima

(Semira e detti)

SEMIRA
Artaserse respira.

ARTASERSE
Qual mai ragion Semira
in sì lieto sembiante a noi ti guida?

SEMIRA
Dario non è di Serse il parricida.

MANDANE
Che sento!

ARTASERSE
E donde il sai?

SEMIRA
Certo è l'arresto
dell'indegno uccisor. Presso alle mura
del giardino real fra le tue squadre
rimase prigionier. Reo lo scoperse
la fuga, il loco, il ragionar confuso,
il pallido sembiante
e il suo ferro di sangue ancor fumante.

ARTABANO
Ma il nome?

SEMIRA
Ognun lo tace,
abbassa ognuno a mie richieste il ciglio.

MANDANE
(Fra sè)
Ah fosse Arbace!

ARTABANO
(Fra sè)
È prigioniero il figlio!

ARTASERSE
Dunque un empio son io.
Dunque Artaserse salir dovrà sul trono
d'un innocente sangue ancora immondo,
orribile alla Persia,
in odio al mondo.

SEMIRA
Forse Dario morì?

ARTASERSE
Morì, Semira.
Lo scelerato cenno
uscì da' labri miei. Finch'io respiri
più pace non avrò. Del mio rimorso
la voce ognor mi suonerà nel core.
Vedrò del genitore,
del germano vedrò l'ombre sdegnate
i miei torbidi giorni, i sonni miei
funestar minacciando e l'inquiete
furie vendicatrici in ogni loco
agitarmi sugli occhi,
in pena, oh dio, della fraterna offesa,
la nera face in Flegetonte acesa.

MANDANE
Troppo eccede Artaserse il tuo dolore.
L'involontario errore
o non è colpa o è lieve.

SEMIRA
Abbia il tuo sdegno
un oggetto più giusto; in faccia al mondo
giustifica te stesso
co' la strage del reo.

ARTASERSE
Dov'è l'indegno?
Conducetelo a me.

ARTABANO
Del prigioniero vado l'arrivo ad affrettar.

(in atto di partire)

ARTASERSE
T'arresta;
Artabano, Semira,
Mandane per pietà nessun mi lasci.
Assistetemi adesso; adesso intorno
tutti vorrei gli amici. Il caro Arbace
Artabano dov'è? Quest'è l'amore
che mi giurò fin dalla cuna? Ei solo
m'abbandona così?

MANDANE
Non sai che escluso
fu dalla reggia in pena
del richiesto imeneo?

ARTASERSE
Venga Arbace, io l'assolvo.

Scena Undicesima

(Megabise, poi Arbace disarmato
fra le Guardie e detti)

MEGABISE
Arbace è il reo.

ARTASERSE, SEMIRA
Come?

MEGABISE
(accennando Arbace che esce confuso)
Osserva il delitto in quel sembiante.

ARTASERSE
L'amico!

ARTABANO
Il figlio!

SEMIRA
Il mio german!

MANDANE
L'amante!

ARTASERSE
In questa guisa Arbace
mi torni innanzi? Ed hai potuto in mente
tanta colpa nudrir?

ARBACE
Sono innocente.

MANDANE
(Fra sé)
Volesse il ciel.

ARTASERSE
Ma se innocente sei,
difenditi, di liegua
i sospetti, gl'indizi; e la ragione
dell'innocenza tua sia manifesta.

ARBACE
Io non son reo, la mia difesa è questa.

ARTABANO
(Fra sé)
Seguitasse a tacer.

MANDANE
Ma i sdegni tuoi contro Serse?

ARBACE
Eran giusti.

ARTASERSE
La tua fuga?

ARBACE
Fu vera.

MANDANE
Il tuo silenzio?

ARBACE
È necessario.

ARTASERSE
Il tuo confuso aspetto?

ARBACE
Lo merita il mio stato.

MANDANE
E il ferro aspersodi caldo sangue?

ARBACE
Era in mia mano, è vero.

ARTASERSE
E non sei delinquente?

MANDANE
E l'uccisor non sei?

ARBACE
Sono innocente.

ARTASERSE
Ma l'apparenza, o Arbace,
ti accusa, ti condanna.

ARBACE
Lo veggo anch'io
ma l'apparenza inganna.

ARTASERSE
Tu non parli, o Semira?

SEMIRA
Io son confusa.

ARTASERSE
Parli Artabano.

ARTABANO
Oh dio!
Mi perdo anch'io nel meditar la scusa.

ARTASERSE
Misero, che farò!
Punire io deggio
nell'amico più caro il più crudele
orribile nemico!
A che mostrarmi
così gran fedeltà barbaro Arbace?
Quei soavi costumi,
quell'amor, quelle prove
d'incorrotta virtude erano inganni
dunque d'un'alma rea?
Potessi almeno
quel momento obliar che in mezzo all'armi
me da' nemici oppresso
cadente sollevasti e col tuo sangue
generoso serbasti i giorni miei,
che adesso non avrei
del padre mio nel vendicare il fato
la pena, oh dio, di divenirti ingrato.

ARBACE
I primi affetti tui
signor non perda un innocente oppresso;
se mai degno ne fui, lo sono adesso.

ARTABANO
Audace, e con qual fronte
puoi domandargli amor? Perfido figlio,
il mio rossor, la pena mia tu sei.

ARBACE
Anche il padre congiura a' danni miei!

ARTABANO
Che vorresti da me? Ch'io fossi a parte
de' falli tuoi nel compatirti?

(ad Artaserse)

Eh provi, provi o signor la tua giustizia.
Io stesso ollecito la pena. In sua difesa
non gli giovi Artabano aver per padre;
scordati la mia fede; oblia quel sangue
di cui per questo regno
tante volte pugnando i campi aspersi;
coll'altro ch'io versai, questo si versi.

ARTASERSE
O fedeltà!

ARTABANO
Risolvi e qualche affetto,
se ti resta per lui, vada in oblio.

ARTASERSE
Risolverò; ma con qual core...
Oh dio!
 
Deh respirar lasciatemi
qualche momento in pace;
capace di risolvere
la mia ragion non è.
Mi trovo in un istante
giudice, amico, amante
e delinquente e re.

(parte)

Scena Dodicesima

(Mandane, Semira, Arbace,
Artabano, Megabise e Guardie)

ARBACE
(Fra sé)
E innocente dovrai
tanti oltraggi soffrir, misero Arbace!

MEGABISE
(Fra sé)
Che avvenne mai!

SEMIRA
(Fra sé)
Quante sventure io temo.

MANDANE
(Fra sé)
Io non spero più pace.

ARTABANO
(Fra sé)
Io fingo e tremo.

ARBACE
Tu non mi guardi o padre!
Ogn'altro avrei
sofferto accusator senza lagnarmi;
ma che possa accusarmi,
che chieder possa il mio morir colui
che il viver mi donò m'empie d'orrore,
stupido il cor mi fa gelar nel seno.
Senta pietà del figlio il padre almeno.

ARTABANO
Non ti son padre,
non mi sei figlio,
pietà non sento
d'un traditor.
Tu sei cagione
del tuo periglio,
tu sei tormento
del genitor.

(parte)

Scena Tredicesima

(Arbace, Semira, Mandane
e Megabise e Guardie)

ARBACE
Ma per qual fallo mai
tanto, o barbari dèi, vi sono in ira.
M'ascolti, mi compianga
almen Semira.

SEMIRA
Torna innocente e poi
t'ascolterò, se vuoi,
tutto per te farò.
Ma finché reo ti veggio,
compiangerti non deggio,
difenderti non so.

(parte)

Scena Quattordicesima

(Arbace, Mandane e
Megabise e Guardie)

ARBACE
E non v'è chi m'uccida! Ah Megabise
s'hai pietà...

MEGABISE
Non parlarmi.

ARBACE
Ah principessa!

MANDANE
Involati da me.

ARBACE
Ma senti amico.

MEGABISE
Non odo un traditore.

(parte)

ARBACE
Oda un momento
Mandane almeno...

MANDANE
Un traditor non sento.

(in atto di partire)

ARBACE
(trattenendola)
Mio ben, mia vita...

MANDANE
Ah scelerato! Ardisci
di chiamarmi tuo bene?
Quella man mi trattiene
che uccise il genitore?

ARBACE
Io non l'uccisi.

MANDANE
Dunque chi fu? Parla.

ARBACE
Non posso. Il labro...

MANDANE
Il labro è menzognero.

ARBACE
Il core...

MANDANE
Il core no che del suo delitto
orror non sente.

ARBACE
Son io...

MANDANE
Sei traditor.

ARBACE
Sono innocente.

MANDANE
Innocente!

ARBACE
Io lo giuro.

MANDANE
Alma infedele.

ARBACE
(Fra sè)
Quanto mi costa un genitor crudele!

(A Mandane)

Cara se tu sapessi...

MANDANE
Eh che mi sono
gli odi tuoi contro Serse assai palesi.

ARBACE
Ma non intendi...

MANDANE
Intesile tue minacce.

ARBACE
E pur t'inganni.

MANDANE
Allora
perfido m'ingannai che fedel
mi sembrasti e ch'io t'amai.

ARBACE
Dunque adesso...

MANDANE
T'aborro.

ARBACE
E sei...

MANDANE
La tua nemica.

ARBACE
E vuoi...

MANDAN
La morte tua.

ARBACE
Quel primo affetto...

MANDANE
Tutto è cangiato in sdegno.

ARBACE
E non mi credi?

MANDANE
E non ti credo, indegno.
 
Dimmi che un empio sei,
ch'hai di macigno il core,
perfido, traditore,
e allor ti crederò.

(Fra sé)

Vorrei di lui scordarmi,
odiarlo oh dio vorrei
ma sento che sdegnarmi
quanto dovrei non so.

(Ad Arbace)

Dimmi che un empio sei
e allor ti crederò.

(Fra sè)

Odiarlo, oh dio, vorrei
ma odiarlo, oh dio, non so.

(parte)

Scena Quindicesima

(Arbace con Guardie)

ARBACE
No che non ha la sorte
più sventure per me. Tutte in un giorno
tutte, oh dio, le provai. Perdo l'amico,
m'insulta la germana,
m'accusa il genitor, piange il mio bene
e tacer mi conviene!
E non posso parlar! Dove si trova
un'anima che sia
tormentata così come la mia.
Ma giusti dèi pietà. Se a questo passo
lo sdegno vostro a danno mio s'avanza,
pretendete da me troppa costanza.
 
Vo solcando un mar crudele,
senza vele e senza sarte;
freme l'onda, il ciel s'imbruna,
cresce il vento e manca l'arte
e il voler della fortuna
son costretto a seguitar.
Infelice, in questo stato
son da tutti abbandonato;
meco sola è l'innocenza
che mi porta a naufragar.
 
 

ATTO  SECONDO


Scena Prima
 
(Appartamenti reali. Artaserse ed Artabano
)

ARTASERSE
(nell'uscire verso la scena)
Dal carcere o custodi
qui si conduca Arbace. Ecco adempite
le tue richieste; ah voglia il ciel che giovi
questo incontro a salvarlo.

ARTABANO
Io non vorrei
che credessi, o signor, la mia domanda
pietà di padre o mal fondata speme
di trovarlo innocente. È troppo chiara
la colpa sua, deve morir.
Non altro mi muove a rivederlo
che la tua sicurezza. Ancor del fallo
è ignota la cagione,
sono i complici ignoti, ogni segreto
tenterò discoprir.

ARTASERSE
La tua fortezza
quanto invidio Artabano. Io mi sgomento
d'un amico al periglio;
tu non ti perdi e si condanna il figlio.

ARTABANO
La fermezza del volto
quanto costa al mio core. Intesi anch'io
le voci di natura. Anch'io provai
le comuni di padre deboli tenerezze;
ma fra le mie dubiezze
il dover trionfò. Non è mio figlio
chi mi porta il rossor di sì gran fallo;
prima ch'io fossi padre, ero vassallo.

ARTASERSE
La tua virtude istessa
mi parla per Arbace. Io più ti deggio
quanto meno il difendi.
Ah renderei
troppo ingrata mercede a' merti tui,
senza dolor s'io ti punissi in lui.
Deh cerchiamo Artabano
una via di salvarlo, una ragione
ch'io possa dubbitar del suo delitto;
unisci, io te ne priego,
le tue cure alle mie.

ARTABANO
Che far poss'io,
s'ogni evento l'accusa
e intanto Arbace si vede reo,
non si difende e tace?

ARTASERSE
Ma innocente si chiama. I labri suoi
non son usi a mentir. Come in un punto
cangiò natura! Ah l'infelice ha forse
qualche ragion del suo silenzio. A lui
parla Artabano; ei svelerà col padre
quanto al giudice tace. Io m'allontano.
In libertà seco ragiona; osserva,
esamina il suo cor. Trova, se puoi,
un'ombra di difesa. Accorda insieme
la salvezza del figlio,
la pace del tuo re, l'onor del trono;
ingannami, se puoi, ch'io ti perdono.
 
Rendimi il caro amico,
parte dell'alma mia,
fa' ch'innocente sia
come l'amai finor.
Compagni dalla cuna
tu ci vedesti e sai
che in ogni mia fortuna
seco finor provai
ogni piacer diviso,
diviso ogni dolor.

(parte)

Scena Seconda
 
(Artabano, poi Arbace
con alcune Guardie)

ARTABANO
(Fra sè)
Son quasi in porto.

(Ad Arbace)

Arbace avvicinati.

(alle guardie)

E voinelle prossime stanze
pronti attendete ad ogni cenno.

(partono)

ARBACE
Il padre solo con me!

ARTABANO
Pur mi riesce o figlio
di salvar la tua vita. Io chiesi ad arte
all'incauto Artaserse
la libertà di favellarti.
Andiamo. Per una via che ignota
sempre gli fu, scorgendo i passi tui
deluder posso i suoi custodi e lui.

ARBACE
Mi proponi una fuga
che saria prova al mio delitto.

ARTABANO
Ah vieni,
folle che sei; la libertà ti rendo,
t'involo al regio sdegno,
agli applausi ti guido e forse al regno.

ARBACE
Che dici! Al regno?

ARTABANO
È da gran tempo, il sai,
a tutti in odio il regio sangue. Andiamo,
alle commosse squadre
basta mostrarti. Ho già la fede in pegno
de' primi duci.

ARBACE
Io divenir ribelle!
Solo in pensarlo innorridisco! Ah padre
lasciami l'innocenza.

ARTABANO
È già perduta
nella credenza altrui. Sei prigioniero
e comparisci reo.

ARBACE
Ma non è vero.

ARTABANO
Questo non giova.
È l'innocenza, Arbace,
un pregio che consiste
nel credulo consenso
di chi l'ammira; e se le togli questo,
in nulla si risolve. Il giusto è solo
chi sa fingerlo meglio e chi nasconde
con più destro artificio i sensi sui
nel teatro del mondo agli occhi altrui.

ARBACE
T'inganni. Un'alma grande
è teatro a sé stessa. Ella in segreto
s'approva e si condanna;
e placida e sicura
del volgo spettator l'aura non cura.

ARTABANO
Sia ver; ma l'innocenza
si dovrà preferir forse alla vita
per conservarla?

ARBACE
E questa vita, o padre,
che mai la credi?

ARTABANO
Il maggior dono, o figlio,
che dar possan gli dèi.

ARBACE
La vita è un bene
che usandone si scema; ogni momento
ch'altri ne gode è un passo
che al termine avvicina e dalle fascie
si comincia a morir, quando si nasce.

ARTABANO
E dovrò per salvarti
contender teco? Altra ragion per ora
non ricercar che il cenno mio. T'affretta.

ARBACE
No, perdona; sia questo
il tuo cenno primiero
trasgredito da me.

ARTABANO
Vinca la forza
le resistenze tue. Sieguimi.

(va per prenderlo)

ARBACE
(si scosta)
In pace
lasciami o padre. A troppo gran cimento
riduci il mio rispetto. Ah se mi sforzi farò...

ARTABANO
Minacci ingrato!
Parla, di', che farai?

ARBACE
No 'l so; ma tutto
farò per non seguirti.

ARTABANO
E ben vediamo
chi di noi vincerà. Sieguimi, andiamo.

(lo prende per la mano)

ARBACE
Custodi, olà?

ARTABANO
T'accheta.

ARBACE
Olà custodi?

(Artabano lascia Arbace
vedendo li custodi)

ARBACE
Rendetemi i miei lacci.
Al carcer mio guidatemi di nuovo.

ARTABANO
(Fra sé)
Ardo di sdegno.

ARBACE
Padre, un addio.

ARTABANO
Va', non t'ascolto, indegno.

ARBACE
Mi scacci sdegnato!
Mi sgridi severo!
Pietoso placato
vederti non spero,
se in questi momenti
non senti pietà.
Che ingiusto rigore!
Che fiero consiglio!
Scordarsi l'amore
d'un misero figlio,
d'un figlio infelice
che colpa non ha.

(parte con le guardie)

Scena Terza

(Artabano, poi Megabise)

ARTABANO
I tuoi deboli affetti
vinci Artabano. Un temerario figlio
s'abbandoni al suo fato. Ah che nel core
condannarlo non posso.
Io l'amo appunto perché non mi somiglia.
A un tempo istesso
e mi sdegno e l'ammiro
e d'ira e di pietà
fremo e sospiro.

MEGABISE
Che fai? Che pensi? Irresoluto e lento
signor così ti stai? Non è più tempo
di meditar ma d'eseguir. Si aduna
de' satrapi il consiglio; ecco raccolte
molte vittime insieme. I tuoi rivali
là troveremo uniti. Uccisi questi,
piana è per te la via del trono.
Arbace a liberar si voli.

ARTABANO
Ah Megabise,
che sventura è la mia! Ricusa il figlio
e regno e libertà. De' giorni suoi
cura non ha, perde sé stesso e noi.

MEGABISE
Che dici?

ARTABANO
Invan finora
con lui contesi.

MEGABISE
A liberarlo a forza
al carcere corriamo.

ARTABANO
Il tempo istesso,
che perderemo in superar la fede
e il valor de' custodi,
agio bastante al re sarà
di preparar difese.

MEGABISE
È ver.
Dunque Artaserse
prima si sveni e poi si salvi Arbace.

ARTABANO
Ma rimane in ostaggio
la vita d'un mio figlio.

MEGABISE
Ecco il riparo.
Dividiamo i seguaci. Assaliremo
nell'istesso momento
tu il carcere, io la reggia.

ARTABANO
Ah che divisi
siamo deboli entrambi.

MEGABISE
Ad un partito
convien pure appigliarsi.

ARTABANO
Il più sicuro è il non prenderne alcuno.
Agio bisogna a ricompor le sconcertate fila
della trama impedita.

MEGABISE
E se frattanto Arbace si condanna?

ARTABANO
Il caso estremo
al più pronto rimedio
risolver ne farà. Basta per ora
che a simular tu siegua e che de' tuoi
mi conservi la fede. Io cauto intanto
a sedurre i custodi
m'applicherò. Non m'avvisai finor
d'abbisognarne e reputai follia
moltiplicare i rischi
senza necessità.

MEGABISE
Di me disponi come più vuoi.

ARTABANO
Deh non tradirmi amico.

MEGABISE
Io tradirti! Ah signor, che mai dicesti?
Tanto ingrato mi credi? Io mi rammento
de' miei bassi principi; alla tua mano
deggio quanto possiedo; a' primi gradi
dal fango popolar tu mi traesti.
Io tradirti! Ah signor, che mai dicesti?

ARTABANO
È poco, o Megabise,
quanto feci per te; vedrai s'io t'amo,
se m'arride il destin.
So per Semiragli affetti tuoi,
non gli condanno e penso...
Eccola. Un mio comando
l'amor suo t'assicuri e noi congiunga
con più saldi legami.

MEGABISE
O qual contento!

Scena Quarta

(Semira e detti)

ARTABANO
Figlia, è questi il tuo sposo.

SEMIRA
(Fra sé)
Ahimè, che sento.

(Ad Artabano)

E ti par tempo o padre
di stringere imenei,
quando il germano...

ARTABANO
Non più. Può la tua mano
molto giovargli.

SEMIRA
Il sacrificio è grande;
signor meglio rifletti. Io son...

ARTABANO
Tu sei
folle, se mi contrasti;
ecco il tuo sposo; io così voglio e basti.
 
Amalo e se al tuo sguardo
amabile non è,
la man che te lo diè
rispetta e taci.
Poi nell'amar men tardo
forse il tuo cor sarà,
quando fumar vedrà
le sacre faci.

(parte)

Scena Quinta

(Semira e Megabise
)

SEMIRA
Ascolta o Megabise; io mi lusingo
alfin dell'amor tuo. Posso una prova
sperarne a mio favor?

MEGABISE
Che non farei cara per ubbidirti!

SEMIRA
E pure io temo le ripugnanze tue.

MEGABISE
Questo timore dilegui un tuo comando.

SEMIRA
Ah se tu m'ami, questi imenei disciogli.

MEGABISE
Io!

SEMIRA
Sì. Salvarmi del genitor così potrai dall'ira.

MEGABISE
T'ubbidirei ma parmi
ch'ora meco scherzar voglia Semira!

SEMIRA
Io non parlo da scherzo.

MEGABISE
Eh non ti credo;
vuoi così tormentarmi, io me n'avvedo.

SEMIRA
Tu mi deridi. Io ti credei finora
più generoso amante.

MEGABISE
Ed io più saggia finora ti credei.

SEMIRA
D'un'alma grande
che bella prova è questa!

MEGABISE
Che discreta richiesta
da farsi a un amator!

SEMIRA
T'apersi un campo
ove potevi esercitar con lode
la tua virtù, senz'essermi molesto.

MEGABISE
La voglio esercitar ma non in questo.

SEMIRA
Dunque
invano sperai?

MEGABISE
Sperasti invano.

SEMIRA
Dunque il pianto...

MEGABISE
Non giova.

SEMIRA
Queste preghiere mie...

MEGABISE
Son sparse a' venti.

SEMIRA
E bene, al padre ubbidirò ma senti;
non lusingarti mai
ch'io voglia amarti. Aborrirò costante
quel funesto legame
che a te mi stringerà. Sarai, lo giuro,
oggetto agli occhi miei sempre d'orrore;
la mano avrai ma non sperare il core.

MEGABISE
Non lo chiedo o Semira.
Io mi contento
di vederti mia sposa; e per vendetta,
se ti basta d'odiarmi,
odiami pur, ch'io non saprò lagnarmi.
 
Non temer ch'io mai ti dica
alma infida, ingrato core;
possederti ancor nemica
chiamerò felicità.
Io detesto la follia
d'un incomodo amatore
che a' pensieri ancor vorria
limitar la libertà.

(parte)

Scena Sesta
 
(Semira, poi Mandane
)

SEMIRA
Qual serie di sventure un giorno solo
unisce a' danni miei!
Mandane, ah senti.

MANDANE
Non m'arrestar Semira.

SEMIRA
Ove t'affretti?

MANDANE
Vado al real consiglio.

SEMIRA
Io tua seguace
sarò, se giova all'infelice Arbace.

MANDANE
L'interesse è distinto;
tu salvo il brami ed io lo voglio estinto.

SEMIRA
E un'amante d'Arbace parla così?

MANDANE
Parla così, Semira, una figlia di Serse.

SEMIRA
Il mio germano
o non ha colpa o per tua colpa è reo,
perché troppo t'amò...

MANDANE
Questo è il maggiore
de' falli suoi. Col suo morir degg'io
giustificar me stessa e vendicarmi
di quel rossor che soffre
il mio genio real che a lui donato
dovea destarlo a generose imprese
e per mia pena un traditor lo rese.

SEMIRA
E non basta a punirlo
delle leggi il rigor che a lui sovrasta,
senza gl'impulsi tuoi?

MANDANE
No che non basta.
Io temo in Artaserse
la tenera amistà; temo l'affetto
ne' satrapi e ne' grandi; e temo in lui
quell'ignoto poter, quell'astro amico
che in fronte gli risplende,
che degli animi altrui signor lo rende.

SEMIRA
Va', sollecita il colpo,
accusalo, spietata,
riducilo a morir. Però misura
prima la tua costanza. Hai da scordarti
le speranze, gli affetti,
la data fé, le tenerezze, i primi
scambievoli sospiri, i primi sguardi
e l'idea di quel volto
dove apprese il tuo core
la prima volta a sospirar d'amore.

MANDANE
Ah barbara Semira,
io che ti feci mai! Perché risvegli
quella al dover ribelle
colpevole pietà che opprimo in seno
a forza di virtù? Perché ritorni
con questa idea che il mio coraggio atterra
fra' miei pensieri a rinovar la guerra.
 
Se d'un amor tiranno
credei di trionfar,
lasciami nell'inganno,
lasciami lusingar
che più non amo.
Se l'odio è il mio dover,
barbara, e tu lo sai,
perché avveder mi fai
che invan lo bramo.

(parte)

Scena Settima

(Semira)

SEMIRA
A qual di tanti mali
prima oppormi degg'io?
Mandane, Arbace, Megabise,
Artaserse, il genitore,
tutti son miei nemici.
Ognun m'assale
in alcuna del cor tenera parte;
mentre ad uno m'oppongo,
io resto agli altri
senza difesa esposta;
ed il contrasto sola di tutti
a sostener non basto.
 
Se del fiume altera l'onda
tenta uscir dal letto usato,
corre a questa, a quella sponda
l'affannato agricoltor.
Ma disperde in su l'arene
il sudor, le cure e l'arti,
che se in una ei lo trattiene,
si fa strada in cento parti
il torrente vincitor.

(parte)

Scena Ottava

(Gran sala del real consiglio con trono da
un lato, sedili dall'altro per i Grandi del
regno. Tavolino e sedia alla destra del

suddetto trono. Artaserse preceduto da una
parte delle Guardie e da' Grandi del regno,
seguìto dal restante delle Guardie, poi Megabise)

ARTASERSE
Eccomi, o della Persia
fidi sostegni, del paterno soglio
le cure a tolerar. Son del mio regno
sì torbidi i principi e sì funesti
che l'inesperta mano
teme di questo avvicinarsi al freno.
Voi che nudrite in seno
zelo, valore, esperienza e fede,
dell'affetto in mercede,
che il mio gran genitor vi diede in dono,
siatemi scorta in su le vie del trono.

MEGABISE
Mio re, chiedono a gara
e Mandane e Semira a te l'ingresso.

ARTASERSE
Oh dèi!
Vengano. Io vedo
qual diversa cagione entrambe affretta.

(parte Megabise)

Scena Nona

(Mandane, Semira, Megabise e detto)

SEMIRA
Artaserse pietà.

MANDANE
Signor vendetta;
d'un reo chiedo la morte.

SEMIRA
Ed io la vita chiedo d'un innocente.

MANDANE
Il fallo è certo.

SEMIRA
Incerto è il traditor.

MANDANE
Condanna Arbace ogni apparenza.

SEMIRA
Assolve Arbace ogni ragion.

MANDANE
L'amor l'accusa.

SEMIRA
L'amicizia il difende.

MANDANE
Il sangue sparso
dalle vene del padre chiede un castigo.

SEMIRA
E il conservato sangue
nelle vene del figlio un premio chiede.

MANDANE
Ricordati...

SEMIRA
Rammenta...

MANDANE
Che sostegno del trono solo è il rigor.

SEMIRA
Che la clemenza è base.

MANDANE
D'una misera figlia deh t'irriti il dolor.

SEMIRA
Ti plachi il pianto
d'una afflitta germana.

MANDANE
Ognun che vedi,
fuor che Semira, il sacrificio aspetta.

(s'inginocchiano)

SEMIRA
Artaserse pietà.

MANDANE
Signor vendetta.

ARTASERSE
Sorgete; oh dio, sorgete.
Il vostro affanno quanto è minor del mio.
Teme Semira il mio rigor, Mandane
teme la mia clemenza.
E amico e figlio Artaserse sospira
nel timor di Mandane e di Semira.
Solo d'entrambe io così provo...

(vedendo Artabano)

Ah vieni. Consolami Artabano.
Hai per Arbace difesa alcuna?
Ei si discolpa?

Scena Decima
 
(Artabano e detti)

ARTABANO
È vana
la tua, la mia pietà. La sua salvezza
o non cura o dispera.

ARTASERSE
E vuol ridurmi
l'ingrato a condannarlo?

SEMIRA
Condannarlo? Ah crudel!
Dunque vedrassi sotto
un'infame scure di Semira il germano,
della Persia l'onore,
l'amico d'Artaserse, il difensore?
Misero Arbace! Inutile mio pianto!
Vilipeso dolor!

ARTASERSE
Semira a torto
m'accusi di crudel. Che far poss'io,
se difesa non ha? Tu che faresti?
Che farebbe Artabano? Olà custodi,
Arbace a me si guidi.
Il padre istesso
sia giudice del figlio. Egli l'ascolti,
ei l'assolva se può. Tutta in sua mano
la mia depongo autorità reale.

ARTABANO
Come!

MANDANE
E tanto prevale
l'amicizia al dover? Punir no 'l vuoi,
se la pena del reo commetti al padre.

ARTASERSE
A un padre io la commetto
di cui nota è la fé, che un figlio accusa
ch'io difender vorrei, che di punirlo
ha più ragion di me.

MANDANE
Ma sempre è padre.

ARTASERSE
Perciò doppia ragione
ha di punirlo. Io vendicar di Serse
la morte sol deggio in Arbace. Ei deve
nel figlio vendicar con più rigore
e di Serse la morte e il suo rossore.

MANDANE
Dunque così...

ARTASERSE
Così, se Arbace è il reo,
la vittima assicuro al re svenato
ed al mio difensor non sono ingrato.
 
ARTABANO
Ah signor, qual cimento...

ARTASERSE
Degno di tua virtù.

ARTABANO
Di questa scelta che si dirà?

ARTASERSE
Che si può dir?

(a' grandi)

Parlate,
se v'è ragion che a dubitar vi muova.

MEGABISE
Il silenzio d'ognun la scelta approva.

SEMIRA
Ecco il germano.

MANDANE
(Fra sé)
Ahimè!

ARTASERSE
S'ascolti.

(va in trono e i grandi siedono)

ARTABANO
(nell'andare e sedere
al tavolino, Fra sé)

Affetti, ah tolerate il freno.

MANDANE
(Fra sé)
Povero cor non palpitarmi in seno.

Scena Undicesima

(Arbace, con catene fra
alcune Guardie, e detti)

ARBACE
Tanto in odio alla Persia
dunque son io che di mia rea fortuna
l'ingiustizie a mirar tutta s'aduna!
Mio re.

ARTASERSE
Chiamami amico.
Infin ch'io possa
dubitar del tuo fallo,
esser lo voglio.
E perché sì bel nome
in un giudice è colpa,
ad Artabano
il giudizio è commesso.

ARBACE
Al padre!

ARTASERSE
A lui.
 
ARBACE
(Para sí)
Gelo d'orror.

ARTABANO
Che pensi? Ammiri forse
la mia costanza?

ARBACE
Inorridisco, o padre,
nel mirarti in quel luogo.
E ripensando quale io son,
qual tu sei, come potesti
farti giudice mio?
Come conservi così intrepido il volto?
E non ti senti l'anima lacerar?

ARTABANO
Quei moti interni,
ch'io provo in me, tu ricercar non devi
né quale intelligenza
abbia col volto il cor. Qualunque io sia
lo son per colpa tua.
Se a' miei consigli
tu davi orecchio e seguitar sapevi
l'orme d'un padre amante, in faccia a questi
giudice non sarei, reo non saresti.

ARTASERSE
Misero genitor!

MANDANE
Qui non si venne
i vostri ad ascoltar privati affanni.
O Arbace si difenda o si condanni.

ARBACE
(Fra sè)
Quanto rigor

ARTABANO
Dunque alle mie richieste
risponda il reo.
Tu comparisci, Arbace,
di Serse l'uccisor.
Ne sei convinto;
ecco le prove.
Un temerario amore,
uno sdegno ribelle...

ARBACE
Il ferro, il sangue,
il tempo, il luogo, il mio timor, la fuga
so che la colpa mia fanno evidente.
E pur vera non è, sono innocente.

ARTABANO
Dimostralo se puoi;
placa lo sdegno
dell'offesa Mandane.

ARBACE
Ah se mi vuoi
costante nel soffrir, non assalirmi
in sì tenera parte. Al nome amato
barbaro genitor...

ARTABANO
Taci, e non vedi
nella tua cieca intolleranza e stolta
dove sei, con chi parli
e chi t'ascolta?

ARBACE
Ma padre...

ARTABANO
(Fra sè)
Affetti, ah tollerate il freno!

MANDANE
(Fra sè)
Povero cor
non palpitarmi in seno.

SEMIRA
Chiede pur la tua colpa
difesa o pentimento.

ARTASERSE
Ah porgi aita alla nostra pietà.

ARBACE
Mio re non trovo né colpa né difesa
né motivo a pentirmi; e se mi chiedi
mille volte ragion
di questo eccesso,
tornarò mille volte a dir l'istesso.

ARTABANO
(Fra sè)
O amor di figlio!

MANDANE
Egli ugualmente è reo,
o se parla o se tace.
Or che si pensa?
Il giudice che fa?
Questo è quel padre che
vendicar doveva un doppio oltraggio?

ARBACE
Mi vuoi morto, o Mandane?

MANDANE
(Fra sè)
Alma, coraggio.

ARTABANO
Principessa, è il tuo sdegno
sprone alla mia virtù. Resti alla Persia
nel rigor d'Artabano un grand'esempio
di giustizia e di fé non visto ancora.
Io condanno il mio figlio.
Arbace mora.

(sottoscrive il foglio)

MANDANE
(Fra sè)
Oh dio!

ARTASERSE
Sospendi amico il decreto fatal.

ARTABANO
Segnato è il foglio,
ho compito il dover.

(s'alza e dà il foglio ad Artaserse)

ARTASERSE
Barbaro vanto!

(scende dal trono e i
grandi si levano da sedere)

SEMIRA
Padre inumano!

MANDANE
(Fra sè)
Ah mi tradisce il pianto!

ARBACE
Piange Mandane!
E pur sentisti alfine
qualche pietà del mio destin tiranno?

MANDANE
Si piange di piacer
come d'affanno.

ARTABANO
Di giudice severo adempite ho le parti.
Ah si permetta agli affetti di padre
uno sfogo o signor. Figlio perdona
alla barbara legge
d'un tiranno dover. Soffri, che poco
ti rimane a soffrir. Non ti spaventi
l'aspetto della pena; il mal peggiore
è de' mali il timor.

ARBACE
Vacilla o padre
la sofferenza mia. Trovarmi esposto
in faccia al mondo intero
in sembianza di reo, veder recise
sul verdeggiar le mie speranze, estinti
su l'aurora i miei dì, vedermi in odio
alla Persia, all'amico, a lei che adoro,
saper che il padre mio...
Barbaro padre...

(Fra sè)

Ah, ch'io mi perdo!)

(Forte)

Addio.

(in atto di partire, poi si ferma)

ARTABANO
(Fra sè)
Io gelo.

MANDANE
(Fra sè)
Io moro.

ARBACE
O temerario Arbace,
dove trascorri?
Ah genitor, perdono.
Eccomi a' piedi tuoi.
Scusa i trasporti d'un insano dolor.
Tutto il mio sangue si versi pur,
non me ne lagno;
e invece di chiamarla tiranna,
io bacio quella man che mi condanna.

ARTABANO
Basta, sorgi, purtroppo
hai ragion di lagnarti;
ma sappi...

(Fra sè)

Oh dèi!

(Ad Arabace)

Prendi un abbraccio e parti.

ARBACE
Per quel paterno amplesso,
per questo estremo addio,
conservami te stesso,
placami l'idol mio,
difendimi il mio re.
Vado a morir beato,
se della Persia il fato
tutto si sfoga in me.

(parte fra le guardie seguìto da
Megabise e partono i grandi)

Scena Dodicesima

(Mandane ed Artabano)

MANDANE
Ah, che al partir d'Arbace
io comincio a provar che sia la morte!

ARTABANO
A prezzo del mio sangue ecco, o Mandane,
sodisfatto il tuo sdegno.

MANDANE
Ah scelerato!
Fuggi dagli occhi miei, fuggi la luce
delle stelle e del sol; celati indegno
nelle più cupe e cieche
viscere della terra,
se pur la terra istessa a un empio padre,
così d'umanità privo e d'affetto,
nelle viscere sue darà ricetto.

ARTABANO
Dunque la mia virtù...

MANDANE
Taci inumano;
di qual virtù ti vanti?
Ha questa i suoi confini; e quando eccede,
cangiata in vizio ogni virtù si vede.

ARTABANO
Ma non sei quella istessa
che finor m'irritò?

MANDANE
Son quella e sono
degna di lode. E se dovesse Arbace
giudicarsi di nuovo, io la sua morte
di nuovo chiederei. Dovea Mandane
un padre vendicar; salvare un figlio
Artabano dovea. A te l'affetto,
l'odio a me conveniva. Io l'interesse
d'una tenera amante
non dovevo ascoltar.
Ma tu dovevi di giudice
il rigor porre in oblio;
questo era il tuo dover, questo era il mio.
 
Va' tra le selve ircane
barbaro genitore;
fiera di te peggiore,
mostro peggior non v'è.
Quanto di reo produce
l'Africa al sol vicina,
l'inospita marina,
tutto s'aduna in te.

(parte)

Scena Tredicesima

(Artaserse, Semira ed Artabano)

ARTASERSE
Quanto, amata Semira,
congiura il ciel del nostro Arbace a danno.

SEMIRA
Inumano, tiranno!Così presto ti cangi?
Prima uccidi l'amico e poi lo piangi?

ARTASERSE
All'arbitrio del padre
la sua vita commisi
ed io sono il tiranno?
Ed io l'uccisi?

SEMIRA
Questa è la più ingegnosa
barbara crudeltà.
Giudice il padre
era servo alla legge.
A te sovrano la legge era vassalla.
Ei non poteva esser pietoso.
E tu dovevi.
Eh dimmi che godi di veder
svenato un figlio
per man del genitore,
che amicizia non hai,
non senti amore.

ARTASERSE
Parli la Persia e dica
se ad Arbace son grato,
se ho pietà del tuo duol,
se t'amo ancora.

SEMIRA
Ben ti credei finora,
lusingata ancor io dal genio antico,
pietoso amante e generoso amico;
ma ti scopre un istante
perfido amico
e dispietato amante.
 
Per quell'affetto
che l'incatena,
l'ira depone
la tigre armena,
lascia il leone
la crudeltà.
Tu delle fiere
più fiero ancora
alle preghiere
di chi t'adora
spogli il tuo petto
d'ogni pietà.

(parte)

Scena Quattordicesima

(Artaserse ed Artabano
)

ARTASERSE
Dell'ingrata Semira i rimproveri udisti?

ARTABANO
Udisti i sdegni dell'ingiusta Mandane?

ARTASERSE
Io son pietoso
e tiranno mi chiama.

ARTABANO
Io giusto sono
e mi chiama crudel.

ARTASERSE
Di mia clemenza è questo il prezzo!

ARTABANO
La mercede è questa
d'un'austera virtù!

ARTASERSE
Quanto in un giorno,
quanto perdo Artabano!

ARTABANO
Ah non lagnarti;
lascia a me le querele.
Oggi d'ogn'altro
più misero son io.

ARTASERSE
Grande è il tuo duol
ma non è lieve il mio.

ARTASERSE
Non conosco in tal momento
se l'amico o il genitore
sia più degno di pietà.
So però per mio tormento
ch'era scelta in me l'amore,
ch'era in te necessità.

(parte)

Scena Quindicesima

(Artabano)

ARTABANO
Son pur solo una volta e dall'affanno
respiro in libertà;
quasi mi persi
nel sentirmi d'Arbace
giudice destinar. Ma superato
non si pensi il periglio;
salvai me stesso,
or si difenda il figlio.

Così stupisce e cade
pallido e smorto in viso
al fulmine improviso
l'attonito pastor.
Ma quando poi s'avvede
del vano suo spavento,
sorge, respira e riede
a numerar l'armento
disperso dal timor.
 
 

ATTO  TERZO


Scena Prima

(Parte interna della fortezza, nella quale
è ritenuto prigione Arbace. Cancelli in
prospetto. Picciola porta a mano destra,
per la quale si ascende alla reggia Arbace,
poi Artaserse)

ARBACE
Perché tarda è mai la morte,
quando è termine al martir?
A chi vive in lieta sorte
è sollecito il morir.

ARTASERSE
Arbace.

ARBACE
Oh dèi, che miro! In questo albergo
di mestizia e d'orror chi mai ti guida?

ARTASERSE
La pietà, l'amicizia.

ARBACE
A funestarti perché vieni o signor?

ARTASERSE
Vengo a salvarti.

ARBACE
A salvarmi!

ARTASERSE
Non più. Per questa via,
che in solitaria parte
termina della reggia,
i passi affretta;
fuggi cauto da questo
in altro regno e quivi
rammentati Artaserse,
amalo e vivi.

ARBACE
Mio re, se reo mi credi,
perché vieni a salvarmi?
E se innocente,
perché debbo fuggir?

ARTASERSE
Se reo tu sei,
io ti rendo una vita
che a me donasti. E se innocente,
io t'offro quello scampo che solo
puoi tacendo ottener. Fuggi,
risparmia d'un amico all'affetto
d'ucciderti il dolor. Placa i tumulti
di quest'alma agitata. O sia che cieco
l'amicizia mi renda o sia che un nume
protegga l'innocenza, io non ho pace,
se tu salvo non sei. Parmi nel seno
una voce ascoltar che ognor mi dica,
qualor bilancio e la tua colpa e il merto,
che il fallo è dubbio, il beneficio è certo.

ARBACE
Signor lascia che io mora.
In faccia al mondo colpevole
apparisco ed a punirmi
t'obbliga l'onor tuo.
Morrò felice,
se a l'amico conservo
e al mio signore
una volta la vita, una l'onore.

ARTASERSE
Sensi non anco intesi
su le labra d'un reo!
Diletto Arbace
non perdiamo i momenti.
All'onor mio
basterà che si sparga
che un segreto castigo
già ti punì. Che funestar non volli
di questo dì la pompa, in cui mirarmi
l'Asia dovrà la prima volta in trono.

ARBACE
Ma potrebbe il tuo dono
un giorno esser palese. E allora...

ARTASERSE
Ah parti;
amico io te ne priego
e se pregando nulla ottener poss'io,
re te 'l comando.

ARBACE
Ubbidisco al mio re.
Possa una volta
esserti grato Arbace.
Ascolti intanto il cielo i voti miei;
regni Artaserse e gli anni
del suo regno felice
distinguano i trionfi. Allori e palme
tutto il mondo vassallo a lui raccolga,
lentamente ravvolga
i suoi giorni la parca e resti a lui
quella pace ch'io perdo,
che non spero trovar fino a quel giorno
che alla patria e all'amico ç
io non ritorno.
 
L'onda dal mar divisa
bagna la valle, il monte,
va passeggiera in fiume;
va prigioniera in fonte.
Mormora sempre e geme
fin che non torna al mar.
Al mar dov'ella nacque,
dove acquistò gli umori,
dove dai lunghi errori
spera di riposar.

(parte)

Scena Seconda
 
(Artaserse
)

ARTASERSE
Quella fronte sicura e quel sembiante
non l'accusano reo.
L'esterna spoglia
tutta d'un'alma grande
la luce non ricopre
e in gran parte dal volto
il cor si scopre.
 
Nuvoletta opposta al sole
spesso il giorno adombra e vela
ma non cela il suo splendor.
Copre invan le basse arene
picciol rio col velo ondoso,
che rivela il fondo algoso
la chiarezza dell'umor.

(parte)

Scena Terza

(Artabano con séguito di Congiurati,
poi Megabise, tutti da' cancelli, a
guardia de' quali restano i Congiurati)

ARTABANO
(entra fra le scene a mano destra)
Figlio, Arbace, ove sei? Dovrebbe pure
ascoltar le mie voci. Arbace? O stelle!
Dove mai si celò? Compagni intanto
ch'io ritrovo il mio figlio,
custodite l'ingresso.

MEGABISE
(entrando fra le scene a
mano sinistra. Alli congiurati)
E ancor si tarda?
Ormai tempo saria...
Ma qui non vedo
né Artabano né Arbace! Che si fa?
Che si pensa, in tanta impresa
che lentezza è mai questa?
Artabano, signore.
 
ARTABANO
(uscendo dall'istesso lato per il
quale entrò ma da strada diversa)
O me perduto!
Non trovo il figlio mio.
Gelar mi sento;
temo... Dubito... Ascoso
forse in quest'altra parte io non invano...
Megabise!

(incontrandosi in Megabise, quale esce
dall'istesso lato per il quale entrò ma da
strada diversa)

MEGABISE
Artabano!

ARTABANO
Trovasti Arbace?

MEGABISE
E non è teco?

ARTABANO
O dèi! Crescono i dubbi miei.

MEGABISE
Spiegati, parla,
che fu d'Arbace?

ARTABANO
E chi può dirlo. Ondeggio
fra mille affanni e mille
orribili sospetti. Il mio timore
quante funeste idee forma e descrive!
Chi sa che fu di lui!
Chi sa se vive!

MEGABISE
Troppo presto a l'estremo
precipiti i sospetti. E non potrebbe
Artaserse, Mandane, amico, amante
aver del prigioniero
procurata la fuga? Ecco la via
che alla reggia conduce.

ARTABANO
E per qual fine
la sua fuga celarmi? Ah Megabise
no più non vive Arbace
e ognun pietoso al genitor lo tace.

MEGABISE
Cessin gli dèi l'augurio. Ah ricomponi
i tumulti del cor. Sia la tua mente
men torbida e più pronta,
che l'impresa il richiede.

ARTABANO
E quale impresa vuoi ch'io pensi a compir,
perduto il figlio?

MEGABISE
Signor che dici?
Avrem sedotti invano
tu i reali custodi ed io le schiere?
Risolviti; a momenti
va del regno le leggi
Artaserse a giurar. La sacra tazza
già per tuo cenno avvelenai.
Vogliamo perder così vilmente
tanto sudor, cure sì grandi?

ARTABANO
Amico, se Arbace io non ritrovo,
per chi deggio affannarmi?
Era il mio figlio
la tenerezza mia.
Per dargli un regno
divenni traditor; per lui mi resi
orribile a me stesso; e lui perduto
tutto dispero e tutto
veggo de' falli miei rapirmi il frutto.

MEGABISE
Arbace estinto o vivo
dalla tua mano aspetta
il regno o la vendetta.

ARTABANO
Ah questa sola
in vita mi tratti en,
sì Megabise guidami
dove vuoi,
di te mi fido.

MEGABISE
Fidati pur, che a trionfar ti guido.
 
Ardito ti renda,
t'accenda di sdegno
d'un figlio il periglio,
d'un regno l'amor.
È dolce ad un'alma
che aspetta vendetta
il perder la calma
fra l'ire del cor.

(parte)

Scena Quarta

(Artabano)

ARTABANO
Trovaste avversi dèi
l'unica via d'indebolirmi; al solo
dubbio che più non viva il figlio amato,
timido, disperato
vincer non posso il turbamento interno
che a me stesso di me toglie il governo.
 
Figlio se più non vivi,
morrò; ma del mio fato
farò che un re svenato
preceda messaggier.
Infin che il padre arrivi
fa' che sospenda il remo
colà sul guado estremo
il pallido nocchier.

(parte)

Scena Quinta

(Gabinetto negli appartamenti
di Mandane. Mandane, poi Semira)

MANDANE
O che all'uso de' mali
istupidisca il senso o ch'abbian l'alme
qualche parte di luce
che presaghe le renda, io per Arbace
quanto dovrei non so dolermi. Ancora
l'infelice vivrà.
Se fosse estinto
già purtroppo il saprei.
Porta i disastri sollecita la fama.

SEMIRA
Al fin potrai
consolarti Mandane. Il ciel t'arrise.

MANDANE
Forse il re sciolse Arbace?

SEMIRA
Anzi l'uccise.

MANDANE
Come!

SEMIRA
È noto a ciascun; benché in segreto
ei terminò la sua dolente sorte.

MANDANE
(Fra sé)
O presagi fallaci!
O giorno! O morte!

SEMIRA
Eccoti vendicata, ecco adempito
il tuo genio crudel. Ti basta? O vuoi
altre vittime ancor? Parla.

MANDANE
Ah Semira,
soglion le cure lievi esser loquaci
ma stupide le grandi.

SEMIRA
Alma non vidi
della tua più inumana.
Al caso atroce non v'è ciglio che sappia
serbarsi asciutto e tu non piangi intanto.

MANDANE
Picciolo è il duol, quando permette il pianto.

SEMIRA
Va' se paga non sei; pasci i tuoi sguardi
su la trafitta spoglia
del mio caro germano.
Osserva il seno, numera le ferite
e lieta in faccia...

MANDANE
Taci, parti da me.

SEMIRA
Che io parta e taccia!
Fin che vita ti resta
sempre intorno m'avrai.
Sempre importuna
render i giorni tuoi voglio infelici.

MANDANE
E quando io meritai tanti nemici!
 
Mi credi spietata?
Mi chiami crudele?
Non tanto furore,
non tante querele,
che basta il dolore
per farmi morir.
Quell'odio, quell'ira
d'un'alma sdegnata,
ingrata Semira,
non posso soffrir.

(parte)

Scena Sesta
 
(Semira
)

SEMIRA
Forsennata, che feci! Io mi credei
condivider l'affanno,
a me scemarlo e pur l'accrebbi. Allora
che insultando Mandane
qualche ristoro a questo cor desio,
il suo trafiggo e non risano il mio.
 
Non è ver che sia contento
il veder nel suo tormento
più d'un ciglio lagrimar.
Che l'esempio del dolore
è uno stimolo maggiore
che richiama a sospirar.

(parte)

Scena Settima

(Arbace, poi Mandane)

ARBACE
Né pur qui la ritrovo. Almen vorrei
dell'amata Mandane
calmar gli sdegni e l'ire,
rivederla una volta e poi partire.
In più segreta parte
forse potrò... Ma dove
temerario m'inoltro? Eccola, o dèi!
Ardir non ho di presentarmi a lei.

(si ritira in disparte inosservato)

MANDANE
(ad un paggio, il quale ricevuto l'ordine
rientra dalla scena donde è uscito Arbace)
Olà, non si permetta in queste stanze
a veruno l'ingresso.
Eccovi alfine,
miei disperati affetti
eccovi in libertà. Del caro amante
versai barbara il sangue. Il sangue mio

(impugna uno stile in atto d'uccidersi)

è tempo di versar.

ARBACE
Fermati.

MANDANE
Oh dio!

(vedendo Arbace le cade lo stile)

ARBACE
Quale ingiusto furor...

MANDANE
Tu in questo luogo!
Tu libero! Tu vivo!

ARBACE
Amica destrai miei lacci disciolse.

MANDANE
Ah fuggi, ah parti
misera me! Che si dirà, se alcuno
qui ti ritrova? Ingrato
lasciami la mia gloria.

ARBACE
E chi poteva mio ben senza vederti
la patria abbandonar?

MANDANE
Da me che vuoi perfido traditor?

ARBACE
No, principessa, non dir così.
So ch'hai più bello il core
di quel che voi mostrarmi;
è a me palese;
tu parlasti, o Mandane,
e Arbace intese.

MANDANE
O mentisci o t'inganni o questo labro
senza il voto dell'alma
per uso favellò.

ARBACE
Ma pur son io ancor la fiamma tua.

MANDANE
Sei l'odio mio.

ARBACE
Dunque crudel t'appaga,
ecco il ferro, ecco il sen,
prendi e mi svena.

(presentandole la spada nuda)

MANDANE
Saria la morte tua premio e non pena.

ARBACE
È ver, perdona, errai;
ma questa mano emenderà...

(in atto d'uccidersi)

MANDANE
Che fai?
Credi forse che basti
il sangue tuo per appagarmi?
Io voglio che publica,
che infame sia la tua morte
e che non abbia un segno,
un'ombra di valor.

ARBACE
Barbara, ingrata, morrò come a te piace,

(getta la spada)

torno al carcere mio.

(in atto di partire)

MANDANE
Sentimi Arbace.

ARBACE
Che vuoi dirmi?

MANDANE
Ah no 'l so.

ARBACE
Sarebbe mai quello che mi trattiene
qualche resto d'amor?

MANDANE
Crudel che brami, vuoi vedermi arrossir?
Salvati, fuggi, non affliggermi più.

Duo

ARBACE
Tu m'ami ancora,
se a questo segno a compatirmi arrivi.

MANDANE
No, non crederlo amor ma fuggi e vivi.

ARBACE
Tu vuoi ch'io viva o cara
ma se mi nieghi amore
cara mi fai morir.

MANDANE
Oh dio, che pena amara!
Ti basti il mio rossore;
più non ti posso dir.

ARBACE
Sentimi...

MANDANE
No.

ARBACE
Tu sei...

MANDANE
Parti dagli occhi miei, lasciami per pietà.

MANDANE, ARBACE
Quando finisce, o dèi,
la vostra crudeltà!
Se in così gran dolore
d'affanno non si muore,
qual pena ucciderà?

(partono)

Scena Ottava

(Luogo magnifico destinato per la
coronazione di Artaserse. Trono da

un lato con sopra scettro e corona.
Ara nel mezzo accesa con simulacro
del sole. Artaserse ed Artabano con
numeroso Séguito e Popolo)

ARTASERSE
A voi popoli io m'offro
non men padre che re. Siatemi voi
più figli che vassalli.
Il vostro sangue, la gloria vostra e quanto
è di guerra o di pace acquisto o dono
vi serberò; voi mi serbate il trono
e faccia il nostro core
questo di fedeltà cambio e d'amore.
Sarà del regno mio
soave il freno. Esecutor geloso
delle leggi io sarò. Perché sicuro
ne sia ciascun, solennemente il giuro.

(una comparsa reca una
sottocoppa con la tazza)

ARTABANO
Ecco la sacra tazza. Il giuramento
abbia nodo più forte;

(porge la tazza ad Artaserse)

compisci il rito...

(Fra sé)

E beverai la morte.

ARTASERSE
«Lucido dio per cui l'april fiorisce,
per cui tutto nel mondo e nasce e muore,
volgiti a me; se il labro mio mentisce
piombi sopra il mio capo il tuo furore,
languisca il viver mio, come languisce
questa fiamma al cader del sacro umore,

(versa sul foco parte del liquore)

e si cangi, or che bevo, entro il mio seno
la bevanda vital tutta in veleno».

(in atto di bevere)

Scena Nona

(Semira e detti. C'è un fragore
di armi e voci tumultuose)

SEMIRA
Al riparo signor. Cinta la reggia
da un popolo infedel, tutta risuona
di grida sediziose e la tua morte
si procura, si chiede.

ARTASERSE
Numi!

(posa la tazza su l'ara)

ARTABANO
Qual alma rea mancò di fede?

ARTASERSE
Ah, che tardi il conosco,
Arbace è il traditore.

SEMIRA
Arbace estinto!

ARTASERSE
Vive, vive l'ingrato. Io lo disciolsi,
empio con Serse,
e meritai la pena che il cielo or mi destina.
Io stesso fabricai la mia ruina.

ARTABANO
Di che temi o mio re?
Per tua difesa
basta solo Artabano.

ARTASERSE
Sì corriamo a punir...

(in atto di partire)

Scena Decima

(Mandane e detti)

MANDANE
Ferma o germano;
gran novelle io ti reco;
il tumulto svanì.

ARTASERSE
Fia ver? E come?

MANDANE
Già la turba ribelle
seguendo Megabise era trascorsa
fino all'atrio maggior.
Quando chiamato
dallo strepito insano accorse Arbace.
Che non fe', che non disse
in tua difesa quell'anima fedel!
Mostrò l'orrore dell'infame attentato.
Espresse i pregi di chi serba la fede.
I merti tuoi, le tue glorie narrò.
Molti riprese, molti pregò,
cangiando aspetto e voce
or placido, or severo ed or feroce.
Ciascun depose l'armi e sol restava
l'indegno Megabise
ma l'assalì, ti vendicò, l'uccise.

ARTABANO
(Fra sé)
Incauto figlio!

ARTASERSE
Un nume m'inspirò di salvarlo.
È Megabise d'ogni delitto autor.

ARTABANO
(Fra sé)
Felice inganno!

ARTASERSE
Il mio diletto Arbace
dov'è? Si trovi e si conduca a noi.

Scena Undicesima

(Arbace e detti
)

ARBACE
Ecco Arbace, o monarca, a'piedi tuoi.

ARTASERSE
Vieni, vieni al mio sen; perdona amico
s'io dubitai di te. Troppo è palese
la tua bella innocenza; ah fa' ch'io possa
con franchezza premiarti. Ogni sospetto
nel popolo di liegua e rendi a noi
qualche ragion del sanguinoso acciaro
che in tua man si trovò, della tua fuga,
del tuo tacer, di quanto ti fece reo.

ARBACE
S'io meritai signore
qualche premio da te, lascia ch'io taccia;
il mio labro non mente;
credi a chi ti salvò. Sono innocente.

ARTASERSE
Giuralo almeno. E l'atto
terribile e solenne
faccia fede del vero. Ecco la tazza
al rito necessaria. Or seguitando
della Persia il costume,
vindice chiama e testimonio un nume.

ARBACE
Son pronto.

(prende in mano la tazza)

MANDANE
(Fra sé)
Ecco il mio ben fuor di periglio.

ARTABANO
(Fra sé)
Che fo?
Se giura, avvelenato è il figlio.

ARBACE
«Lucido dio per cui l'april fiorisce,
per cui tutto nel mondo e nasce e muore...»

ARTABANO
(Fra sé)
Misero me!

ARBACE
«Se il labro mio mentisce,
si cangi entro il mio seno
la bevanda vital...»

(in atto di voler bere)

ARTABANO
Ferma; è veleno.

ARTASERSE
Che sento!

ARBACE
Oh dèi!

ARTASERSE
Perché finor tacerlo?

ARTABANO
Perché a te l'apprestai.

ARTASERSE
Ma qual furorecontro di me?

ARTABANO
Dissimular non giova;
già mi tradì l'amor di padre.
Io fui di Serse l'uccisore.
Il regio sangue tutto versar volevo.
È mia la colpa, non è d'Arbace.
Il sanguinoso acciaro
per celarlo io gli diedi.
Il suo pallore era orror del mio fallo.
Il suo silenzio pietà di figlio.
Ah se minore
in lui la virtù fosse stata
o in me l'amore,
compivo il mio disegno
e involata t'avrei la vita e il regno.

ARBACE
Che dice!

ARTASERSE
Anima rea! M'uccidi il padre;
della morte di Dario
colpevole mi rendi;
a quanti eccessi t'indusse
mai la scelerata speme.
Empio morrai.

ARTABANO
Noi moriremo insieme.

(snuda la spada e seco
Artaserse in atto di difesa)

ARBACE
Stelle!

ARTABANO
Amici, non resta
ch'un disperato ardir.
Mora il tiranno.

(le guardie sedotte si
pongono in atto d'assalire)

ARBACE
Padre che fai?

ARTABANO
Voglio morir da forte.

ARBACE
Deponi il ferro o beverò la morte.

(in atto di bere)

ARTABANO
Folle che dici?

ARBACE
Se Artaserse uccidi,
no, più viver non devo.

ARTABANO
(come sopra)
Eh lasciami compir.

ARBACE
(come sopra)
Guardami, io bevo.

ARTABANO
Fermati figlio ingrato.
Confuso, disperato
vuoi che per troppo amarti un padre cada?
Vincesti ingrato figlio, ecco la spada.

(getta la spada e le guardie
sollevate si ritirano fuggendo)

MANDANE
O fede!

SEMIRA
O tradimento!

ARTASERSE
Olà seguite
i fugaci ribelli ed Artabano
a morir si conduca.

ARBACE
Oh dio! Fermate; signor, pietà.

ARTASERSE
Non la sperar per lui.
Troppo enorme è il delitto. Io non confondo
il reo coll'innocente. A te Mandane
sarà sposa, se vuoi; sarà Semira
a parte del mio trono;
ma per quel traditor non v'è perdono.

ARBACE
Toglimi ancor la vita. Io non la voglio,
se per esserti fido,
se per salvarti il genitore uccido.

ARTASERSE
O virtù che innamora!

ARBACE
Ah non domando
da te clemenza; usa rigor; ma cambia
la sua nella mia morte.
Al regio piede chi ti salvò
ti chiede di morir per un padre.

(s'inginocchia)

In questa guisa
s'appaghi il tuo desio;
è sangue d'Artabano il sangue mio.

ARTASERSE
Sorgi, non più. Rasciuga
quel generoso pianto anima bella.
Chi resister ti può?
Viva Artabano
ma viva almeno
in doloroso esiglio;
e doni il tuo sovrano
l'error d'un padre
alla virtù d'un figlio.

CORO
Giusto re, la Persia adora
la clemenza assisa in trono,
quando premia col perdono
d'un eroe la fedeltà.
La giustizia è bella allora
che compagna ha la pietà.


ACTO  PRIMERO
 
 
Escena Primera
 
(Jardín interior en el palacio del rey de
Persia donde confluyen diversos aposentos.
Vista del trono real. Noche con luna)
 

ARBACE
¡Adiós!
 
MANDANE
¡Óyeme Arbace!
 
ARBACE
Ya la aurora,
adorada, Mandane. está próxima
y si Jerjes se enterara
que yo he venido a este palacio
contrariando sus crueles órdenes,
no alcanzarían para defenderme
el profundo amor que me impulsa
ni el hecho de que tú seas su hija.
 
MANDANE
Sabio es el temor. Este palacio
es peligroso para ti, pero puedes permanecer
dentro de los muros de Susa.
Jerjes te quiere lejos del palacio real
pero no de la ciudad. Aún no están perdidas
todas las esperanzas. Sabes que Artabano,
tu padre, dirige a su voluntad
el corazón de Jerjes;
que a él siempre le es permitido entrar
a cada rincón de los aposentos reales;
y que mi hermano, Artajerjes,
se jacta de tu amistad.
Crecisteis juntos en fama y virtud.
A vosotros, siempre unidos, os vio Persia
en las empresas más arriesgadas
y uno del otro aprendisteis
emulándoos mutuamente.
Te adoran las tropas,
el pueblo te admira y de tu brazo
espera el reino la más firme protección.
Con tanto a tu favor, triunfarás.
 
ARBACE
Te ilusionas, querida. Tu hermano
no podrá ayudarme; tratándose
de defender a Arbace, él no es menos
sospechoso que mi padre y cualquier argumento
que presenten se volverá dudoso ante terceros.
Mi padre por la sangre y él por amistad.
Por otro lado el pueblo, inconstante,
me volverá la espalda
al no tener ya el favor del monarca.
¡Cuántas miradas que antes vi respetuosas,
ahora debo soportar altaneras!
¿Quieres que tenga esperanza?
Estar cerca tuya es peligroso para ti
y penoso para mí.
Para ti porque fomenta
las sospechas de Jerjes,
y para mí porque debo estar
cerca de tus bellos ojos y no verte nunca.
El ser vasallo me hace culpable.
Quiero, amada mía,
quiero morir o merecerte. Adiós.
 
(en actitud de marcharse)
 
MANDANE
¡Cruel! ¿Cómo me dejas así?
 
ARBACE
No soy, querida, no soy cruel.
Jerjes es el tirano;
el injusto es tu padre.
 
MANDANE
Él me da cualquier cosa que le pida,
pero en lo referente a nuestra unión...
El rango, el mundo...
la distancia entre nosotros...
Quién sabe si quizás no aparenta fiereza
pero en secreto, piadosamente,
mi padre no desaprueba mi ruego.
 
ARBACE
Podría, sin ultrajarme, negarse;
pero no debería haberme expulsado
como si yo fuera un cualquiera;
ni insultarme llamándome
vil y temerario.
¡Princesa, tanto agravio lo siento
vivamente en el corazón!
Si mis antepasados
no lucieron una corona,
al menos sustentaron la vuestra.
Aunque por mis venas no corra sangre real
tuve el valor de proteger a su hijo.
Que alcance la gloria por sí mismo
y no por los méritos de sus antepasados.
El nacer noble es casualidad y no virtud,
que si la razón regulara los nacimientos
y sólo diera el poder a quien lo mereciera,
quizás Arbace fuera Jerjes  y Jerjes Arbace.
 
MANDANE
Habla con más respeto
del padre de quien te adora.
 
ARBACE
Cuando sufro una injuria tan grande
y cuando me es arrebatada la posibilidad
de un inocente cariño, si no me rebelo,
es porque te tengo un gran respeto.
 
MANDANE
Perdóname, pero empiezo
a dudar de tu amor.
Tanta ira me asombra.
No puedo esperar que tu corazón,
odiando al padre, ame a la hija.
 
ARBACE
Pero Mandane, mi furor
es producto del amor;
demasiado me agravio
porque demasiado te adoro
y porque pienso que si te dejo
quizás jamás te volveré a ver;
que esta sea quizás la última vez...
¡Oh Dios, estás llorando!
No llores bien mío, no lo soporto.
Antes de que llores,
prefiero que seas cruel conmigo.
Soporta mi marcha,
imita la crueldad de tu padre.
 
(como antes)
 
MANDANE
¡Detente, espera!
¡Ay, vida mía!
No tengo el coraje
de ver cómo me dejas.
Yo me iré primero.
¡Adiós bien mío!
 
ARBACE
Mi princesa adiós.
 
MANDANE
Seme fiel,
piensa que yo quedo penando
y de vez en cuando al menos
acuérdate de mí.
Yo, por virtud del amor,
hablando con mi corazón
estaré contigo.
 
(sale)
 
Escena Segunda
 
(Arbace, luego Artabano con una espada
desenvainada y ensangrentada)

 
ARBACE
¡Oh, mandato! ¡Oh, exilio!
¡Oh, momento cruel que me separa
de aquella por quien vivo y no me mata!
 
ARTABANO
¡Hijo, Arbace!
 
ARBACE
Señor.
 
ARTABANO
Dame tu espada.
 
ARBACE
Aquí está.
 
ARTABANO
Toma la mía; huye,
oculta esa sangre a todas las miradas.
 
ARBACE
(mirando la espada)
¡Oh, dioses!
¿Qué corazón vertió esta sangre?
 
ARTABANO
¡Vete; todo lo sabrás luego por mí!
 
ARBACE
Pero padre, ¿y esa palidez?
Tu mirada sospechosa
me llena de terror.
Me paralizo al oírte esas palabras.
Habla, dime, ¿qué ha sucedido?
 
ARTABANO
Estás vengado,
Jerjes ha muerto por mi mano.
 
ARBACE
¡Qué dices!
¡Qué oigo!
¡Qué hiciste!
 
ARTABANO
Querido hijo,
la injuria que te hizo me impulsó...
Soy culpable por ti.
 
ARBACE
¿Por mí, culpable?
¡Sólo me faltaba esta desdicha!
Y ahora ¿qué esperas?
 
ARTABANO
Tramo una gran intriga,
quizás tú reinarás.
Márchate, es imprescindible
para mis planes que yo permanezca aquí.
 
ARBACE
En estos horribles momentos
me siento confundido.
 
ARTABANO
¿Te demoras aún?
 
ARBACE
¡Oh, dioses!...
 
ARTABANO
¡Vete, basta ya, déjame en paz!
 
ARBACE
¡Qué día tan funesto para Arbace! 
Entre cien angustias y cien latidos,
tiemblo y siento que fría,
en mis venas,
fluye la sangre hacia el corazón.
Preveo el cruel martirio
de mi bien amada
y los angustiosos suspiros
por la pérdida de su padre.
 
(sale)
 
Escena Tercera
 
(Artabano, luego Artajerjes y
Megabise con guardias)

 
ARTABANO
Coraje ¡oh, pensamientos míos!
El primer paso
me obliga a dar los siguientes.
Detener la mano en la mitad del golpe
es señalarse como culpable
sin obtener de ello ningún provecho.
¡Toda, que se derrame toda,
hasta la última gota, la sangre real!
Que la virtud no me desaliente.
No es digno de alabanza,
como otros creen,
dudar de sí mismo.
Resistir los remordimientos
en medio de las tribulaciones
y mantenerse firme,
es la virtud necesaria
para cometer un gran delito.
¡Aquí llega el príncipe! ¡Manos a la obra!
 
(A Artajerjes)
 
¡Qué insólitas voces!
¡Cuánta confusión! ¡Ah, señor!
¿Tú en este lugar antes del amanecer?
¿Quién despertó en tu pecho
esa ira que destella junto con tu llanto?
 
ARTAJERJES
Querido Artabano,
¡oh, cuánto te necesito!
Consejo, ayuda, venganza, fidelidad.
 
ARTABANO
Príncipe yo tiemblo
ante tan confusas órdenes.
Explícate mejor.
 
ARTAJERJES
¡Oh, dioses!
¡Allí yace asesinado
mi padre!
 
ARTABANO
¡Cómo!
 
ARTAJERJES
No lo sé. En la noche funesta,
entre los silencios y las sombras,
aseguró su crimen un alma ingrata.
 
ARTABANO
¡Oh, insana! ¡Oh, pérfida sed de poder!
¿Y qué piedad, qué santo vínculo
de la naturaleza es necesario
para frenar tu furia?
 
ARTAJERJES
Amigo, sospecho
que es mi infiel hermano,
Darío, el culpable.
 
ARTABANO
¿Quién otro podía penetrar
en el palacio por la noche?
¿Quién podía acercarse al tálamo real?
Los antiguos desdenes,
su turbia ambición,
su avidez del cetro paterno...
¡Ah, pienso que tu vida está en peligro!
¡Cuídate, por piedad!
A veces es necesario cometer un exceso
para paliar otro mayor.
¡Venga a tu padre y te salvarás a ti mismo!
 
ARTAJERJES
¡Ay, si hay alguien que sienta
piedad de un rey asesinado;
horror por tan gran delito
y amistad por mí,
que vaya y castigue
al parricida y al traidor!
 
ARTABANO
¡Guardas, Artajerjes os habla!
Un príncipe, un hijo y, si queréis,
también os habla vuestro rey.
¡Cumplid su orden
y castigad al culpable!
Soy vuestro jefe y yo mismo
guiaré nuestra ira y desdén.
 
(Para sí)
 
La suerte favorece mis planes.
 
ARTAJERJES
¿Detente, a dónde corres? Escucha;
¿quién sabe si la venganza
no turbará a mi padre más que la ofensa?
Darío es hijo de Jerjes.
 
ARTABANO
Impío sería un piadoso consejo;
quien mata a su padre ya no es su hijo.
 
En las orillas del turbio Leteo,
mientras espera descanso y venganza,
brama el alma de un padre y de un rey.
Con el rostro feroz la contemplo,
la escucho señalando la abierta herida
en aquel pecho que la vida le arrebató.
 
(sale)
 
Escena Cuarta
 
(Artajerjes y Megabise)
 
ARTAJERJES
¡Qué caiga y muera!
¡Ah, Megabise!...
 
MEGABISE
Despeja tus dudas. Con un solo golpe
castigarás al impío y te asegurarás el reino.
 
ARTAJERJES
Pero mi indignación podría parecer
un deseo de formar un imperio.
Este pensamiento sería suficiente
para perturbar la paz
de toda mi existencia.
¡No, vayamos a revocar
la orden que he dado!
 
(en actitud de marcharse)
 
MEGABISE
¿Señor, qué haces?
Es tiempo, ya es tiempo
de recordar tus ofensas personales.
Tu cruel hermano
muchas veces te dio ejemplo
de ser inhumano
 
ARTAJERJES
Pero yo no debo imitarlo en sus errores.
Su delito no justifica el mío.
¿Qué culpa no da un ejemplo al mundo?
Nadie es culpable sino por sus propios actos.
No sirve para excusarse
esgrimir el error de los otros.
 
MEGABISE
Pero es una ley natural
defenderse a sí mismo.
Él te matará, si tú no lo matas.
 
ARTAJERJES
Júpiter me brindará todo su favor
para sustraerme de la ira
de mi cruel hermano.
 
(nuevamente intenta marcharse)
 
Escena Quinta
 
(Semira y los anteriores)
 
SEMIRA
¿Príncipe, a dónde vas?
 
ARTAJERJES
¡Adiós, Semira!
 
SEMIRA
¿Tú me rehúyes, Artajerjes?
¡Óyeme, no te marches!
 
ARTAJERJES
Deja que me vaya; no me detengas.
 
SEMIRA
¿De este modo acoges a quien suspira por ti?
 
ARTAJERJES
Si te escucho Semira,
faltaré a mi deber.
 
SEMIRA
Ve, entonces, ingrato, tu desprecio entiendo.
 
ARTAJERJES
Por piedad, mi ídolo apreciado,
no me llames ingrato.
Infeliz y desdichado
ya bastante me hace el cielo.
Fiel a ti soy yo,
me consumo por tus hermosos ojos,
bien lo sabe el amor y lo saben los dioses.
Mi corazón es tuyo y el tuyo también lo sabe.
 
(parte)
 
Escena Sexta
 
(Semira y Megabise)
 
SEMIRA
Terribles cosas me temo.
Mi hermano Arbace partió a la aurora.
A mi amado padre encuentro y no me habla.
Artajerjes acusa agitado al cielo y me abandona.
Megabise, ¿qué sucede?
Si tú lo sabes, deja que en mi corazón,
entre tantos temores, haya un solo temor.
 
MEGABISE
¿Sólo tú no sabes que Jerjes ha sido asesinado,
hace unos instantes, mientras dormía?
¿Qué Darío es el asesino? ¿Y que el trono
arde dividido entre las rivalidades fraternas?
 
SEMIRA
¡Qué escucho! Ahora lo entiendo todo.
¡Pobres de nosotros, pobre Persia!...
 
MEGABISE
Deja de afligirte, Semira.
¿Tienes acaso tú participación
en las iras ambiciosas
y en los delitos de la estirpe real?
¿Quizás temes que un rey le falte a Persia?
Tendremos, tendremos desafortunadamente
a quien servir.
Aunque se vierta la sangre de los hermanos;
aunque se inunde el trono con ella,
cualquiera que triunfe me es indiferente.
 
SEMIRA
En los desastres de un reino
cada uno tiene su parte; y en el fiel vasallo
la indiferencia es un delito.
Inmundo es,
por derramar la sangre paterna,
un impío hijo.
Artajerjes está en peligro
¿y pretendes que yo contemple
esta gran tragedia como espectadora
como si fuera la obra de teatro Orestes?
 
MEGABISE
Sé que habla en Semira
el amor por Artajerjes.
Pero si vence a su hermano y sube al trono
no se ocupará de ti; y si es derrotado
el opresor querrá verlo muerto.
Por lo tanto, olvídate del vencedor o del vencido.
¿Quieres oír una palabra amiga
y mi consejo escuchar?
Elige un amante de igual nivel que el tuyo.
Sabes que el amor se alimenta de igualdad.
Y si acaso quieres seguir mi consejo,
entonces, acuérdate de mí, de quien te ama.
 
SEMIRA
Verdaderamente es un consejo digno ti
y quiero devolverte otro en recompensa.
El mío me parece más oportuno que el tuyo:
¡deja de amarme!
 
MEGABISE
Es imposible, querida,
verte y no amarte.
 
SEMIRA
¿Y quién te fuerza a mirarme?
¡Aléjate de mí y encuentra a otra
más agradecida de tu amor que yo!
 
MEGABISE
¡Ah, huir no ayuda!
Llevo en mi corazón tu imagen;
mi alma, habituada a galantearte de cerca,
aún lejos te galanteará, bien mío.
Cuando la costumbre se convierte en algo natural,
el alma no tiene sueños ni ilusiones.
 
Sueña el guerrero con los ejércitos;
el cazador con las selvas;
y sueña el pescador
con las redes y el anzuelo.
Incluso con dulce indolencia
sueño también yo
con aquélla a quien
todo el día deseo y llamo.
 
(sale)
 
Escena Séptima
 
(Semira)
 
SEMIRA
Deidades protectoras de Persia,
¡conservad el imperio para Artajerjes!
Si triunfara sobre Darío,
él, que mi mano deseó siendo vasallo,
desdeñará como soberano.
¡Pero qué!
¿Acaso no merece mi dolor
una satisfacción?
¡Que pierda su reino mi bien
y que sin embargo viva!
Si para no perderlo,
deseara verlo muerto,
sería una impía.
No, dioses,
de mis votos no me arrepiento.
 
Desear perder
por demasiado cariño
parte del alma
del ser amado
es el dolor más cruel
de todos los dolores.
Incluso entre las penas
seré feliz
si mi bien amado
suspira y dice:
"Demasiado para Semira
le fue ingrato el amor."
 
(parte)
 
Escena Octava
 
(Palacio real. Mandane, luego Artajerjes)
 
MANDANE
¿A dónde huir? ¿Dónde ocultarme?
¿Y quién de este impío y funesto palacio real,
por piedad me saca? ¿Quién me aconseja?
Hermana, amante e hija, pobre de mí
en un instante pierdo
a los hermanos, a mi padre ya mi amante.
 
ARTAJERJES
¡Ah, Mandane!
 
MANDANE
Artajerjes, ¿vive Darío?
¿O derramando la fraterna sangre,
tú empezaste a ser culpable?
 
ARTAJERJES
Yo deseo, princesa,
mantenerme inocente.
La ansiedad, ¡oh, dioses!
hizo que de mis labios
surgiese una orden cruel;
pero en cuanto la di me horroricé.
Para impedir su ejecución,
corrí solícito, al palacio real
y busqué en vano a Artabano y a Darío.
 
MANDANE
Aquí llega Artabano.
 
Escena Novena
 
(Artabano y los anteriores)
 
ARTABANO
Señor.
 
ARTAJERJES
Amigo.
 
ARTABANO
Te estaba buscando.
 
ARTAJERJES
Y yo vengo tras tus pasos.
 
ARTABANO
¿Quizás temes?
 
ARTAJERJES
Sí, temo...
 
ARTABANO
¡Vamos no temas; todo se ha cumplido!
Artajerjes es mi rey
pues Darío ha sido castigado.
 
ARTAJERJES
¡Dioses!
 
MANDANE
¡Qué desdicha!
 
ARTABANO
El parricida ofreció,
incauto, el pecho a mi espada.
 
ARTAJERJES
¡Oh, dioses!
 
ARTABANO
¿Suspiras?
Tu orden fue obedecida.
 
ARTAJERJES
Pero tú debiste
sabiamente interpretarla
 
MANDANE
El horror, el arrepentimiento,
debiste prever.
 
ARTAJERJES
En definitiva: debiste compadecerte
de un hijo que pierde al padre
y lanza sus primeras palabras enardecidas.
 
ARTABANO
Inútil prudencia habría adoptado yo.
Los soldados obedecieron
la orden de inmediato
y Darío fue muerto al primer asalto.
 
ARTAJERJES
¡Ah, esos indignos
no habrán manchado impunemente
con sangre real sus espadas!
 
ARTABANO
Señor, pero tu orden los impulsó
y sólo eres tú el principal
autor de este golpe.
 
ARTAJERJES
Es verdad, es verdad; reconozco mi error,
lo confieso Artabano, el responsable soy yo.
 
ARTABANO
¿Eres culpable? ¿De qué?
¿De una justicia que un crimen castigó?
¿De vengar a Jerjes? Consuélate y piensa
que con la muerte de tu hermano
castigaste a un parricida, a un impío.
 
Escena Décima
 
(Semira y los anteriores)

 
SEMIRA
Artajerjes cálmate.
 
ARTAJERJES
¿Qué motivos Semira
te conducen a mí con tan dichoso semblante?
 
SEMIRA
Darío no ha sido el asesino de Jerjes.
 
MANDANE
¡Qué oigo!
 
ARTAJERJES
¿Y cómo lo sabes?
 
SEMIRA
El indigno asesino ha sido detenido.
Cerca de las murallas del jardín,
entre tus soldados permanece prisionero.
Culpable lo muestra
la fuga, el lugar, su confusión mental,
su pálido semblante y su espada
aún cubierta de sangre caliente.
 
ARTABANO
Pero ¿quién es?
 
SEMIRA
Todos callan
y bajan la mirada cuando lo pregunto.
 
MANDANE
(Para sí)
¡Ay, quizás sea Arbace!
 
ARTABANO
(Para sí)
¿Será mi hijo el prisionero?
 
ARTAJERJES
¡Entonces yo soy un impío!
Artajerjes deberá subir al trono
cubierto de sangre inocente,
para horror de Persia
y odio del mundo.
 
SEMIRA
Acaso ¿Darío murió?
 
ARTAJERJES
Murió sí, Semira.
La cruel orden partió de mis labios.
Mientras viva no tendré paz.
La voz del remordimiento
siempre resonará en mí corazón.
Veré de mi padre y de mi hermano
los fantasmas desdeñosos
amenazando mis turbios días
y mis sueños.
Las furias vengadoras pondrán,
a cada paso, ante mis ojos apenados,
¡oh, dioses! por la fraterna agresión,
la negra antorcha encendida en el río Flegetonte.
 
MANDANE
Demasiado Artajerjes excede tu dolor.
El involuntario error
o no es una culpa o es un leve yerro.
 
SEMIRA
Que tenga tu desdén
un fin más justo.
Frente al mundo justifícate a ti mismo
ejecutando al verdadero culpable.
 
ARTAJERJES
¿Dónde está ese indigno?
¡Conducidlo ante mí!
 
ARTABANO
Iré a por el prisionero.
 
(en acto de salir)
 
ARTAJERJES
¡Detente!
¡Artabano, Semira, Mandane
por piedad, no me dejéis solo!
Asistidme; quisiera ahora
que los amigos me acompañaran.
Artabano. ¿dónde está el querido Arbace?
¿Este es el amor que me juró desde la cuna?
¿Él me abandona?
 
MANDANE
¿No sabes que fue expulsado
del palacio real
por su pretendido casamiento?
 
ARTAJERJES
Que regrese Arbace, yo lo absuelvo.
 
Escena Undécima
 
(Megabise, luego Arbace entre
guardias y los anteriores)

 
MEGABISE
Arbace es el culpable.
 
ARTAJERJES, SEMIRA
¿Qué?
 
MEGABISE
(señalando a Arbace que entra confuso)
Observa el delito en su rostro.
 
ARTAJERJES
¡Mi amigo!
 
ARTABANO
¡Mi hijo!
 
SEMIRA
¡Mi hermano!
 
MANDANE
¡Mi amado!
 
ARTAJERJES
¿Y aún estás vivo?
¿Tu mente ha podido idear
semejante crimen?
 
ARBACE
Soy inocente.
 
MANDANE
(Para sí)
Que el cielo así lo quiera.
 
ARTAJERJES
Si eres inocente, defiéndete,
diluye las sospechas y los indicios;
expresa los fundamentos
de tu inocencia.
 
ARBACE
No soy culpable, ésta es mi defensa.
 
ARTABANO
(Para sí)
Continuará callando.
 
MANDANE
¿Y tu desdén contra Jerjes?
 
ARBACE
Era justo.
 
ARTAJERJES
¿Y tu fuga?
 
ARBACE
Fue verdadera.
 
MANDANE
¿Y tu silencio?
 
ARBACE
Es necesario.
 
ARTAJERJES
¿Y tu actitud confusa?
 
ARBACE
Debido a mi situación.
 
MANDANE
¿Y la espada bañada de sangre caliente?
 
ARBACE
Estaba en mi mano, es verdad.
 
ARTAJERJES
¿Y no eres el asesino?
 
MANDANE
¿Y no eres el asesino?
 
ARBACE
Soy inocente.
 
ARTAJERJES
Pero todo, Arbace,
te acusa y te condena.
 
ARBACE
También yo lo veo así,
pero las apariencias engañan.
 
ARTAJERJES
Semira, ¿no hablas?
 
SEMIRA
Estoy confundida.
 
ARTAJERJES
Artabano habla.
 
ARTABANO
¡Ay dios!
Yo también dudo al analizar su excusa.
 
ARTAJERJES
¿Qué hacer? ¿Castigar al amigo
más querido como al más cruel
y horrible de los enemigos?
¿Por qué me demostraste
tan grande amistad, Arbace?
¿Aquellos tratos amables,
aquel afecto, aquellas demostraciones
de virtud fueron acaso
engaños de un alma culpable?
Si pudiera al menos olvidar
aquel momento en que
en el fragor del combate,
rodeado de enemigos y herido,
acudiste y con tu sangre
me salvaste la vida.
Ahora, al castigar la muerte de mi padre,
no tendría el dolor, ¡oh, dioses!
de ser desagradecido contigo.
 
ARBACE
Que tus antiguos afectos, señor,
no pierdan a un inocente oprimido;
si acaso no fui digno de ellos, lo soy ahora.
 
ARTABANO
¡Audaz! ¿Con qué derecho
puedes demandar su afecto?
Pérfido hijo, mi vergüenza y pena eres tú.
 
ARBACE
¿También mi padre me condena?
 
ARTABANO
¿Qué querrías de mí?
¿Qué compartiera tus delitos?
 
(a Artajerjes)
 
Demuestra, demuestra señor tu justicia.
Yo mismo solicito el castigo.
No mires que Artabano es su padre;
olvídate de mi lealtad;
olvida la sangre que tantas veces
derramé luchando por tu reino
en los campos de batalla.
 
ARTAJERJES
¡Oh, cuánta lealtad!
 
ARTABANO
Decide, y si algún afecto
te queda por él, olvídalo.
 
ARTAJERJES
Decidiré; pero mi corazón...
¡Oh, dioses!
 
¡Ah, dejadme respirar!
¡Dadme algún momento en paz!
Mi mente no está ahora
para decidir este asunto.
Me encuentro al mismo tiempo
como juez, amigo, amante,
delincuente y rey.
 
(sale)
 
Escena Duodécima
 
(Mandane, Semira, Arbace,
Artabano, Megabise y guardias)

 
ARBACE
(Para sí)
¡Siendo inocente cuántos ultrajes
deberé sufrir, pobre Arbace!
 
MEGABISE
(Para sí)
¡Qué irá a ocurrir!
 
SEMIRA
(Para sí)
¡Cuántas desdichas temo!
 
MANDANE
(Para sí)
Ya no espero paz.
 
ARTABANO
(Para sí)
Yo finjo y tiemblo.
 
ARBACE
¡No me mires, padre!
Hubiera soportado que
cualquier otro me acusara,
pero que me pueda acusar
aquel que me ha dado la vida,
me llena de horror,
Aterido, está mi corazón en el pecho.
¡Al menos, siente piedad por su hijo!
 
ARTABANO
No soy tu padre,
ni tú mi hijo;
piedad no siento
por un traidor.
Tú mismo eres la causa
de tu desgracia;
tú eres el tormento
de tu progenitor.
 
(sale)
 
Escena Decimotercera
 
(Arbace, Semira, Mandane
y Megabise y guardias)
 

ARBACE
Crueles dioses, ¿qué pecado
he cometido que tanto os ha enojado?
Que al menos Semira me escuche
y se compadezca de mí.
 
SEMIRA
Regresa inocente
y te escucharé,
y todo por ti haré.
Pero mientras te vea culpable,
no debo compadecerte
ni defenderte.
 
(sale)
 
Escena Decimocuarta
 
(Arbace, Mandane y
Megabise y guardias
.
 
ARBACE
¿No hay nadie que me mate?
Megabise, si tienes piedad...
 
MEGABISE
¡No me hables!
 
ARBACE
¡Ay, princesa!
 
MANDANE
¡Aléjate de mí!
 
ARBACE
¡Óyeme amigo!
 
MEGABISE
No escucho a un traidor.
 
(sale)
 
ARBACE
Al menos óyeme tú,
Mandane...
 
MANDANE
A un traidor no escucho.
 
(en actitud de salir)
 
ARBACE
(reteniéndola)
¡Mi bien, mi vida!...
 
MANDANE
¡Ay, desgraciado!
¿Te atreves a llamarme tu bien?
¿Me retienes con la misma mano
que ha matado a mi padre?
 
ARBACE
Yo no lo maté.
 
MANDANE
Entonces, ¿quién fue? ¡Habla!
 
ARBACE
No puedo. Mis labios...
 
MANDANE
Tus labios mienten.
 
ARBACE
Mi corazón...
 
MANDANE
Tu corazón no siente horror
del delito cometido.
 
ARBACE
Soy yo...
 
MANDANE
¡Eres un traidor!
 
ARBACE
¡Soy inocente!
 
MANDANE
¿Inocente?
 
ARBACE
Lo juro.
 
MANDANE
¡Alma infiel!
 
ARBACE
(Para sí)
¡Cuánto me pesa un padre cruel!
 
(A Mandane)
 
Querida, si tú supieras...
 
MANDANE
¿Que tu odio contra Jerjes
me era harto conocido?
 
ARBACE
Pero, ¿no entiendes?...
 
MANDANE
Oí tus amenazas.
 
ARBACE
Te equivocas.
 
MANDANE
¿Y ahora, pérfido, me equivoco?
Que fiel me pareciste...
¡Tanto como te amaba!
 
ARBACE
Entonces, ahora...
 
MANDANE
Te aborrezco.
 
ARBACE
Y eres...
 
MANDANE
Tu enemiga.
 
ARBACE
Y deseas...
 
MANDANE
Tu muerte.
 
ARBACE
¿Y tu antiguo cariño?...
 
MANDANE
Se ha transformado en odio.
 
ARBACE
¿Y no me crees?
 
MANDANE
¡No te creo, indigno!
 
Dime que eres un impío,
que tienes el corazón de piedra,
pérfido, traidor,
y entonces te creeré.
 
(Para sí)
 
Querría olvidarme de él,
¡oh dioses!
pero siento que
no puedo desdeñarlo.
 
(A Arbace)
 
Dime que eres un impío
y entonces te creeré.
 
(Para sí)
 
Querría odiarlo, ¡oh dioses!
pero no sé.
 
(sale)
 
Escena Decimoquinta
 
(Arbace con Guardias)
 
ARBACE
¿Acaso no tiene el destino
más desdichas para mí?
¡Todo en un día, oh dioses, lo experimenté!
Perdí a mi amigo,
me insulta mi hermana,
me acusa mi padre,
llora mi bien amada...
¡y debo seguir callado! ¡No puedo hablar!
¿Dónde existe un alma
que sea atormentada tanto como la mía?
¡Justos dioses tened piedad,
no aumentéis vuestro rigor!
 
Voy surcando un mar cruel,
sin velas y sin timón;
braman las olas,
el cielo se oscurece,
arrecia el viento y me falta
destreza marinera.
¡Pero debo seguir bogando!
Despreciado y abandonado por todos;
sólo me queda la inocencia
que me evite naufragar.
 
 
 
ACTO  SEGUNDO
 
 
Escena Primera
 
(Palacio real. Artajerjes y Artabano)

 
ARTAJERJES
(entrando)
¡Traed a Arbace desde la prisión!
Aquí escucharemos sus alegatos.
Quiera el cielo que este encuentro
sirva para salvarlo.
 
ARTABANO
No quisiera, señor, que creyera que
mi solicitud proviene de la piedad paternal
o de la esperanza infundada
de encontrarlo inocente.
Su culpa es demasiado evidente, debe morir.
Nada más me mueve a volver a verlo
que tu seguridad.
Aún se desconoce
la causa de su delito y los cómplices.
Intentaré descubrir todos sus secretos.
 
ARTAJERJES
¡Cuánto envidio tu fortaleza, Artabano!
Estoy consternado por un amigo en peligro;
pero tú no desesperas
ante una posible condena.
 
ARTABANO
¡Cuánto le cuesta a mi corazón
mantener mi rostro impasible!
Yo también escuché
la voz de la naturaleza.
Y también sentí la ternura paternal,
pero sobre mis dudas triunfó el deber.
No es mi hijo quien me avergüenza,
antes de ser padre soy vasallo.
 
ARTAJERJES
Tu propia virtud me habla por Arbace.
Más te aprecio a medida que
menos lo defiendes.
¡Ah! Sería demasiado ingrato
pagar tus méritos
con el dolor de su castigo.
Busquemos, Artabano,
una forma de salvarlo,
una razón por la que pueda
dudar de su crimen.
Te lo ruego, une tus esfuerzos a los míos.
 
ARTABANO
¿Qué puedo hacer yo,
si todo lo acusa
y Arbace se muestra culpable
al callar y no defenderse?
 
ARTAJERJES
Pero dice que es inocente
y sus labios no mienten.
¿A qué se debe este cambio?
¡Ah, el infeliz posiblemente
tiene alguna razón para callar!
Artabano háblale; pues él revelará
a su padre lo que calla ante el juez.
Háblale, observa, examina su corazón.
Encuentra, si puedes, una sombra de defensa.
Busquemos juntos la salvación de tu hijo,
la paz de tu rey y el honor del trono.
Engáñame, si es preciso, que yo te perdonaré.
 
Devuélveme
a mi querido amigo
que es parte de mi alma.
Haz que sea inocente
tal como era hasta ahora.
Compañeros desde la cuna,
nuestros destinos están unidos.
Con él compartí
todos los placeres
y todas las desdichas.
 
(sale)
 
Escena Segunda
 
(Artabano, luego Arbace
con algunos guardias)

 
ARTABANO
(Para sí)
Casi estoy llegando a puerto.
 
(A Arbace)
 
Arbace acércate.
 
(a los guardias)
 
¡Y vosotros, esperad órdenes
en ese aposento!
 
(los guardias salen)
 
ARBACE
¡Mi padre a solas conmigo!
 
ARTABANO
Aún es posible
que pueda salvarte la vida, hijo.
Astutamente le pedí a Artajerjes
el poder hablar contigo.
¡Vamos! Te mostraré
un desconocido sendero
por el que podrás eludir a los guardias.
 
ARBACE
¿Me ofreces una fuga
que confirmaría mi crimen?
 
ARTABANO
¡Ah, ven, necio!
Te doy la libertad,
te protejo de la indignación real
y te guío a la gloria y quizás al trono.
 
ARBACE
¡Qué dices! ¿Al trono?
 
ARTABANO
Hace tiempo que el ejército
es contrario a la actual dinastía.
Bastará con que te presentes ante
las tropas disconformes.
Los generales están de nuestro lado.
 
ARBACE
¡Me transformaré en un rebelde!
¡Sólo de pensarlo me horrorizo!
¡Ah, padre, déjame seguir siendo inocente!
 
ARTABANO
Has perdido la confianza de todos.
Eres un prisionero
y pareces ser culpable.
 
ARBACE
Pero eso no es verdad.
 
ARTABANO
Eso no importa.
La inocencia, Arbace,
es una virtud que consiste
en el crédulo consenso
de quienes la admiran; y si le quitas eso,
no sirve de nada.
Es inocente quien puede fingir mejor
y quien esconde con más artificio
sus intenciones a los ojos de los demás.
 
ARBACE
Te engañas.
Un alma íntegra se aprueba
y se condena en secreto;
y plácida y segura no se preocupa
de lo que considere el vulgo.
 
ARTABANO
Tal vez sea verdad, pero
¿prefieres preservar
la inocencia antes que la vida?
 
ARBACE
Y esta vida, padre,
¿tú crees en ella?
 
ARTABANO
Es el mayor don, hijo mío,
que los dioses nos pueden dar.
 
ARBACE
La vida es un bien que
al usarla disminuye; cada momento
es un paso hacia el final.
Desde el comienzo uno empieza a morir,
en cuando nace.
 
ARTABANO
¿Y tendré que lidiar contigo
para salvarte? Otra razón no busques
que la de cumplir mi orden. ¡Date prisa!
 
ARBACE
No, perdona; pero ésta será
tu primera orden
que no cumpla.
 
ARTABANO
Que venza la fuerza
tu resistencia. ¡Sígueme!
 
(intenta agarrarlo)
 
ARBACE
(se desprende de él)
¡Déjame en paz, padre!
Pones a prueba mi respeto.
Si me fuerzas haré...
 
ARTABANO
¡Ingrato! ¿Me amenazas?
Habla, di, ¿qué vas a hacer?
 
ARBACE
No lo sé; pero haré todo lo posible
para no seguirte.
 
ARTABANO
Pues veamos quién de nosotros gana.
¡Sígueme, vamos!
 
(lo toma de la mano)
 
ARBACE
¡Guardias!
 
ARTABANO
¡Sígueme!
 
ARBACE
¡Aquí, guardias!
 
(Artabano deja Arbace
viendo llegar a los guardias)

 
ARBACE
Devolvedme mis cadenas
y llevadme de nuevo a la prisión.
 
ARTABANO
(Para sí)
Ardo de indignación.
 
ARBACE
¡Padre, adiós!
 
ARTABANO
¡Vete, no te escucho, indigno!
 
ARBACE
¡Me rechazas indignado!
¡Me regañas severamente!
No espero poder verte
nunca aplacado
si en estos momentos
no sientes piedad.
¡Qué injusto rigor!
¡Qué feroz consejo!
Olvidas el amor
de un hijo miserable,
de un hijo infeliz
que no tiene culpa.
 
(sale entre los guardias)
 
Escena Tercera
 
(Artabano, luego Megabise)
 
ARTABANO
Vence, Artabano,
tus débiles afectos.
Un hijo temerario se rinde a su destino.
¡Ah, pero mi corazón no puede condenarlo!
Lo amo porque no se parece a mí.
Al mismo tiempo siento
indignación y admiración,
rabia y piedad;
me estremezco y suspiro.
 
MEGABISE
¿Qué haces? ¿En qué piensas?
¿Aún dudas? ¿Permaneces ocioso?
Ya no es hora de meditar sino de actuar.
El consejo de los sátrapas está reunido,
Hallaremos a todos tus rivales reunidos.
Mátalos y expedito estará
el camino hacia el trono.
¡Corramos a liberar a Arbace!
 
ARTABANO
¡Ah Megabise, qué desgracia!
Rechaza mi hijo el reino y su libertad.
No le importa su vida,
se pierde a sí mismo y a nosotros.
 
MEGABISE
¿Qué dices?
 
ARTABANO
En vano hasta ahora
he intentado convencerle.
 
MEGABISE
¡Corramos a liberarlo
de la prisión!
 
ARTABANO
El tiempo que perderemos
venciendo la fidelidad
y el valor de los guardias,
será suficiente para que
el rey prepare su defensa.
 
MEGABISE
Es verdad.
Entonces, primero matemos
a Artajerjes y luego salvemos Arbace.
 
ARTABANO
Pero mientras tanto,
un hijo mío seguirá siendo el rehén.
 
MEGABISE
Esta es la solución:
dividamos a nuestros hombres.
Atacaremos al mismo tiempo:
tú la prisión, yo al trono.
 
ARTABANO
¡Ah, si nos dividimos,
los dos seremos débiles!
 
MEGABISE
Entonces actuemos juntos
en alguna de las dos opciones.
 
ARTABANO
Lo más seguro es no tomar ninguna.
Antes necesitamos recomponer
los hilos de esta trama enredada.
 
MEGABISE
¿Y si mientras tanto Arbace es condenado?
 
ARTABANO
Ante ese caso extremo
buscaremos el remedio más rápido.
Por ahora, basta con que sigas simulando
y que me conserves la lealtad de los tuyos.
Mientras tanto, yo me ocuparé
de sobornar a los guardias.
Hasta ahora no me había dado cuenta
de que era necesario hacerlo y consideraba
una locura multiplicar los riesgos
innecesariamente.
 
MEGABISE
Dispón de mí como quieras.
 
ARTABANO
¡Vamos, no me defraudes amigo!
 
MEGABISE
¡Defraudarte! Señor, ¿qué dices?
¿Tan ingrato me crees?
Recuerdo que me elevaste desde el barro
Hasta mi actual posición.
Te debo cuanto poseo.
¡Defraudarte! Señor, ¿qué dices?
 
ARTABANO
Es poco, Megabise, lo que hice por ti,
ya verás mi aprecio si el destino me sonríe.
Conozco tu atracción por mi hija Semira,
no me opongo y creo...
¡Ahí llega ella!
Una orden mía te asegurará su amor
y nosotros estaremos unidos
por lazos más firmes.
 
MEGABISE
¡Oh, qué felicidad!
 
Cuarta Escena
 
(Semira y los anteriores)
 
ARTABANO
Hija, este es tu esposo.
 
SEMIRA
(Para sí)
¡Ay de mí, qué oigo!
 
(Para sí)
 
Padre crees que es oportuno
hablar de esponsales
cuando mi hermano...
 
ARTABANO
¡Basta ya!
Tu casamiento podrá ayudaro.
 
SEMIRA
Señor, el sacrificio es grande,
mejor reflexiona, yo estoy...
 
ARTABANO
Estás loca si te opones.
Aquí está tu esposo;
¡así lo quiero y eso es suficiente!
 
Ámalo, y si a tu mirada
no es adorable,
respeta la mano que te lo dio
y guarda silencio.
Luego, tal vez,
tu corazón aprenderá a amar,
cuando vea arder
la sagrada llama de Himeneo.
 
(sale)
 
Escena Quinta
 
(Semira y Megabise)
 
SEMIRA
Escucha Megabise.
Me halaga tu amor.
¿Puedo esperar una prueba a mi favor?
 
MEGABISE
¡Qué no haría, querida, por complacerte!
 
SEMIRA
Y, sin embargo, temo tu rechazo.
 
MEGABISE
Disipa ese temor y dispón de mí.
 
SEMIRA
¡Ah, si me amas, anula este casamiento!
 
MEGABISE
¡Yo!
 
SEMIRA
¡Sí, sálvame de mi padre y de su ira!
 
MEGABISE
Te obedecería pero me parece
que ahora es Semira la que quiere bromear.
 
SEMIRA
No hablo en broma.
 
MEGABISE
No te creo;
Sólo quieres atormentarme, lo veo.
 
SEMIRA
Te burlas de mí. H
Te creía un amante generoso.
 
MEGABISE
Y yo, hasta ahora, más sabia te creí.
 
SEMIRA
De tu alma,
¡qué hermosa prueba es esta!
 
MEGABISE
¡Qué petición más extraña
para hacérsela a un amante!
 
SEMIRA
Se abriría un campo para ti
donde podrías ejercitar tu virtud
sin serme una molestia.
 
MEGABISE
Quiero hacerlo, pero no en este caso.
 
SEMIRA
Entonces,
¿esperé en vano?
 
MEGABISE
Esperaste en vano.
 
SEMIRA
Entonces el llanto...
 
MEGABISE
No ayuda.
 
SEMIRA
Estas súplicas mías...
 
MEGABISE
Son esparcidas por los vientos.
 
SEMIRA
Está bien, obedeceré a mi padre.
Pero escucha:
No te hagas ilusiones de que pueda amarte.
Constantemente aborreceré ese vínculo funesto
que me mantendrá unida a ti. Lo juro.
Siempre serás aborrecible a mis ojos.
Tendrás mi mano, pero no esperes mi corazón.
 
MEGABISE
No me importa Semira.
Me conformo con que seas mi esposa;
y para tu venganza,
si te alcanza con odiarme, ódiame,
porque no sabré quejarme.
 
No temas que yo te llame
alma infiel o corazón ingrato.
Al poseerte, aún como enemiga,
llamaré felicidad.
Detesto el delirio
de un amante fastidioso
que aún con el pensamiento
pretendiera limitar tu libertad.
 
(sale)
 
Escena Sexta
 
(Semira, luego Mandane)
 
SEMIRA
¡Qué serie de desgracias
se acumulan en un solo día!
¡Mandane, escucha!
 
MANDANE
No me detengas Semira.
 
SEMIRA
¿A dónde corres?
 
MANDANE
Voy al consejo real.
 
SEMIRA
Te acompañaré,
si eso ayuda al infeliz Arbace.
 
MANDANE
Nuestros intereses son distintos;
tú lo quieres salvar y yo lo quiero muerto.
 
SEMIRA
¿Así habla la amante de Arbace?
 
MANDANE
Semira, es la hija de Jerjes la que habla así.
 
SEMIRA
Mi hermano no es culpable
o es culpable por culpa tuya,
porque te ama demasiado...
 
MANDANE
Ésa es la mayor de sus faltas.
Con su muerte debo
justificarme y vengarme
de la vergüenza que soporta
mi alma real, que, entregada a él,
debía impulsarlo a empresas generosas
y para mi pesar lo convirtió en un traidor.
 
SEMIRA
¿Y no basta para castigarlo
el rigor de las leyes que caerán sobre él
que tú debes impulsar aún más su pena?
 
MANDANE
¡No, no es suficiente!
Temo la amistad de Artajerjes;
temo el afecto de los sátrapas y nobles;
temo ese poder desconocido,
esa estrella que brilla en su frente
y lo hace señor
de las almas de los otros.
 
SEMIRA
¡Ve e impulsa su castigo!
Acúsalo, despiadada,
condúcelo a la muerte.
Pero primero mide tu constancia.
¿Puedes olvidar las esperanzas,
los afectos, la fe jurada, las ternuras,
los primeros suspiros mutuos,
las primeras miradas y la imagen de ese rostro
donde tu corazón aprendió
por primera vez a suspirar por amor?
 
MANDANE
Pero, cruel Semira, ¿yo que te he hecho?
¿Por qué despiertas
la piedad que reprimo en mi pecho
a fuerza de virtud?
¿Por qué vuelves con esa idea
que derriba el valor de mis pensamientos
y reanuda la angustia?
 
Creía que podría triunfar
sobre un amor tirano.
Déjame en el engaño,
déjame imaginar
que ya no lo amo.
Si el odio es mi deber,
y bien lo sabes,
¿por qué me haces notar
que lo deseo?
 
(sale)
 
Escena Séptima
 
(Semira sola)
 
SEMIRA
¿A cuál de tantos males
debería oponerme primero?
Mandane, Arbace, Megabise,
Artajerjes, mi padre,
todos son enemigos.
Cada uno de ellos lacera
en alguna parte mi tierno corazón.
Mientras me opongo a uno,
quedo expuesta
al ataque de los otros.
Pero enfrentarme sola a todos,
no puedo.
 
Si el río altera su caudal
e intenta salir de su cauce habitual,
el labrador, sin aliento,
corre de una orilla a otra.
Dispersa su sudor, sus esfuerzos
y sus artes por la arena,
y si en una parte logra detener el torrente,
éste se abre paso triunfante
en cien partes más.
 
(sale)
 
Escena Octava
 
(Gran salón del consejo real con trono
a un lado y asientos al otro para los
nobles del reino. Pequeña mesa y silla
a la derecha del trono. Artajerjes
con guardias y nobles seguido por el

resto de la Corte,luego Megabise)
 
ARTAJERJES
¡Aquí estoy, fieles sostenes de Persia
y del paterno trono!
Son los inicios de mi reinado
tan rudos y fatales
que mi mano inexperta teme
que este se acerque a su ocaso.
En vuestro pecho anida
el celo, el valor, la experiencia y la fe,
en agradecimiento
al afecto que os tuvo mi gran padre,
escoltadme hasta lo alto del trono.
 
MEGABISE
Mi rey, Mandane y Semira
piden tu autorización para entrar.
 
ARTAJERJES
¡Oh, dioses, hacedlas pasar!
Pienso que diferentes razones
las traen hasta aquí.
 
(sale Megabise)
 
Escena Novena
 
(Mandane, Semira, Megabise y los anteriores)
 
SEMIRA
¡Artajerjes, ten piedad!
 
MANDANE
Señor, pido venganza;
y de un delincuente pido la muerte.
 
SEMIRA
Yo pido la vida de un inocente.
 
MANDANE
El delito está confirmado.
 
SEMIRA
Incierto es el traidor.
 
MANDANE
Todos los indicios condenan a Arbace.
 
SEMIRA
Todas las circunstancias absuelven a Arbace.
 
MANDANE
El amor lo acusa.
 
SEMIRA
La amistad lo defiende.
 
MANDANE
La sangre derramada
de las venas de tu padre exige un castigo.
 
SEMIRA
Y la sangre que se ha conservado
en las venas de su hijo pide clemencia.
 
MANDANE
Recuerda...
 
SEMIRA
Recuerda...
 
MANDANE
Qué sólo el rigor es el sostén del trono.
 
SEMIRA
Que la clemencia es su basamento.
 
MANDANE
Que el dolor de una hija desdichada te irrite.
 
SEMIRA
Que el llanto de una hermana afligida
te apacigüe.
 
MANDANE
Todos los presentes, excepto Semira,
esperan la sentencia de muerte.
 
(se arrodillan)
 
SEMIRA
¡Artajerjes, ten piedad!
 
MANDANE
¡Señor, venganza!
 
ARTAJERJES
¡Levantaos, por los dioses, levantaos!
Cuánto menor es vuestro afán que el mío.
Semira teme mi rigor, Mandane mi clemencia.
Y como amigo e hijo
Artajerjes suspira
con el temor de Mandane y de Semira.
Experimento los dos temores...
 
(viendo a Artabano)
 
¡Ah, ven, Artabano, consuélame!
¿Algo que esgrimir en favor de Arbace?
¿Él se ha disculpado?
 
Escena Décima
 
(Artabano y los antedichos)
 
ARTABANsO
Tu compasión y mi piedad son vanas.
Su salvación
no le preocupa ni le desespera.
 
ARTAJERJES
¿Y quieres inducirme
a que condene al ingrato?
 
SEMIRA
¿Condenarlo? ¡Ah, cruel!
¿Podrás soportar ver bajo hacha
al hermano de Semira,
al honor de Persia,
al amigo y defensor de Artajerjes?
¡Pobre Arbace! ¡Inútiles son mis lágrimas!
¡Cruel dolor!
 
ARTAJERJES
Semira,
me acusas erróneamente de crueldad.
¿Qué puedo hacer si no tiene defensa?
¿Qué harías tú?
¿Qué haría Artabano?
¡Guardias, traed a Arbace ante mí!
Que su propio padre juzgue a su hijo.
Que lo escuche y lo absuelva si puede.
Toda mi autoridad pongo en sus manos.
 
ARTABANO
¡Como!
 
MANDANE
¿Tanto prevalece la amistad sobre el deber?
No quieres castigarlo, pues le encomiendas
a su propio padre dictar el castigo del reo.
 
ARTAJERJES
Se lo encomiendo a un padre que me es fiel,
que acusa a un hijo
al que yo mismo quisiera defender.
Él tiene más motivos que yo para castigarlo.
 
MANDANE
Pero siempre será su padre.
 
ARTAJERJES
Pues doble razón para castigarlo.
Yo solamente debo vengar
en Arbace la muerte de Jerjes.
Él debe vengar la muerte Jerjes
y la vergüenza que le provoca su hijo.
 
MANDANE
Entonces así...
 
ARTAJERJES
DE este modo, si Arbace es culpable,
le aseguro al rey asesinado su víctima
y no soy ingrato con mi amigo.
 
ARTABANO
¡Ah, señor, qué prueba tan difícil!...
 
ARTAJERJES
Digna de tu virtud.
 
ARTABANO
¿Qué se dirá sobre esta decisión?
 
ARTAJERJES
¿Qué se puede decir?
 
(a los nobles)
 
Decid si hay
una razón para que dudéis.
 
MEGABISE
El silencio de todos aprueba la decisión.
 
SEMIRA
Aquí está mi hermano.
 
MANDANE
(Para sí)
¡Ay de mí!
 
ARTAJERJES
Escuchémoslo.
 
(sube al trono y los nobles se sientan)
 
ARTABANO
(yendo a sentarse
a la mesa. Para sí)

¡Ah, debo , mantenerme fuerte!
 
MANDANE
(Para sí)
Pobre corazón mío, no latas en mi pecho.
 
Escena Undécima
 
(Arbace, encadenado entre
guardias y los anteriores.

 
ARBACE
¿Tan odiado soy yo por Persia
que todos se reúnen para observar
la injusticia de mi cruel destino?
Mi rey.
 
ARTAJERJES
Llámame amigo.
Mientras yo pueda
dudar de tu culpabilidad,
quiero que así sea.
Y porque tan noble nombre
en un juez es una falta,
a Artabano le encomendé
someterte a juicio.
 
ARBACE
¡A mi padre!
 
ARTAJERJES
A él.
 
ARBACE
(Para sí)
El horror me paraliza.
 
ARTABANO
¿Qué piensas?
¿Admiras quizás mi constancia?
 
ARBACE
Me horrorizo, padre,
de verte en ese lugar.
Pensando en quien soy,
y en quien eres tú,
¿cómo puedes ser mi juez?
¿Cómo mantienes tu rostro impertérrito?
¿No sientes el alma lacerada?
 
ARTABANO
Mis sentimientos, no debes indagar;
ni qué afecto mi corazón
transmite a mi rostro.
Todo lo que soy, lo soy gracias a ti.
Si hubieses escuchado mis consejos
y hubieras seguido los pasos
de un padre amoroso,
ante estos jueces
no serías el acusado.
 
ARTAJERJES
¡Pobre padre!
 
MANDANE
Aquí no hemos venido
a escuchar conflictos familiares.
Que Arbace se defienda o sea condenado.
 
ARBACE
(Para sí)
¡Cuanto rigor!
 
ARTABANO
Entonces que el reo
responda a mis preguntas.
Arbace, tú compareces
como el asesino de Jerjes.
¿Eres culpable?
Las evidencias son:
un amor prohibido,
un desleal rencor...
 
ARBACE
... ¡El arma, la sangre,
el tiempo, el lugar, mi temor, mi huida
hacen evidente mi culpabilidad!
Y sin embargo no es así, soy inocente.
 
ARTABANO
¡Pruébalo si puedes,
y apacigua la indignación
de la demandante Mandane!
 
ARBACE
Si quieres que sea constante
en el sufrimiento, no me ataques
en tan tierna parte de mi ser.
Al nombre amado, padre cruel...
 
ARTABANO
¡Cállate!
¿No ves en tu ciega y necia locura,
dónde te encuentras, con quién hablas
y quién te escucha?
 
ARBACE
Pero padre...
 
ARTABANO
(Para sí)
¿Ah, debo ser fuerte!
 
MANDANE
(Para sí)
Pobre corazón mío,
no palpites en mi pecho.
 
SEMIRA
Entonces, pide por tu culpa
exculpación o arrepentimiento.
 
ARTAJERJES
¡Ay, busca ayuda en mi piedad!
 
ARBACE
Rey mío, no encuentro culpa
ni defensa, ni motivo para arrepentirme.
Si me preguntas mil veces el motivo
de este exceso,
volveré mil veces para decirte lo mismo.
 
ARTABANO
(Para sí)
¡Oh, amor de hijo!
 
MANDANE
Es igualmente culpable,
ya sea si habla o si calla.
¿Ahora qué piensa?
¿Qué hace el juez?
¿Es este el padre
que debía vengar un doble ultraje?
 
ARBACE
¿Me quieres muerto, Mandane?
 
MANDANE
(Para sí)
Alma mía, ten coraje.
 
ARTABANO
Princesa, tu desdén estimula mi virtud.
Que sea para Persia el rigor de Artabano
ejemplo de justicia y de fidelidad
nunca visto hasta ahora.
Yo condeno a mi hijo.
¡Que Arbace muera!
 
(firma la sentencia)
 
MANDANE
(Para sí)
¡Oh, dioses!
 
ARTAJERJES
Suspende amigo, ese decreto fatal.
 
ARTABANO
La sentencia está firmada,
he cumplido con mi deber.
 
(se alza y da la sentencia a Artajerjes)
 
ARTAJERJES
¡Qué cruel orgullo!
 
(desciende del trono y los nobles
se levantan de sus asientos)

 
SEMIRA
¡Padre inhumano!
 
MANDANE
(Para sí)
¡Ah, el llanto me traiciona!
 
ARBACE
Mandane ¿lloras?
¿Sientes algo de piedad
por mi destino?
 
MANDANE
Se puede llorar tanto por la dicha
como por angustia.
 
ARTABANO
He actuado como juez severo,
ahora permite, señor, un desahogo
a mis sentimientos paternos.
Hijo perdona el cruel deber
que me impone una ley tirana.
Soporta, lo que te queda por sufrir.
Que no te espante la pena que te espera;
el peor mal es el miedo a los males.
 
ARBACE
Mi entereza flaquea, padre.
Verme expuesto ante
el mundo entero como un reo;
ver mis esperanzas cortadas de cuajo
y mis días extinguidos al amanecer.
Ver que me odian: Persia,
mi amigo, la mujer que adoro,
saber que mi propio padre...
Padre, cruel...
 
(Para sí)
 
¡Ah, estoy perdido!
 
(En voz alta)
 
¡Adiós!
 
(en actitud de irse, pero se detiene)
 
ARTABANO
(Para sí)
Me paralizo.
 
MANDANE
(Para sí)
Me muero.
 
ARBACE
Temerario Arbace, ¿dónde vas?
¡Ah, padre, perdón!
Aquí estoy a tus pies.
Disculpa los arrebatos
de un dolor demencial.
Que se derrame toda mi sangre,
no me lamento por ello;
y en lugar de llamarla tirana,
beso a esta mano que me condena.
 
ARTABANO
¡Basta, levántate!
Lamentablemente tienes motivos
para quejarte; pero debes saber...
 
(Para sí)
 
¡Oh, dioses!
 
(A Arbace)
 
Recibe mi abrazo y márchate.
 
ARBACE
Por este abrazo paterno,
por este último adiós,
recuérdame,
aplaca a mi amada,
defiéndeme ante mi rey.
Moriré bienaventurado,
si el destino de Persia
se cumple en mí.
 
(Sale entre los guardias seguido
de Megabise. Los nobles se retiran)

 
Escena Duodécima
 
(Mandane y Artabano)
 
MANDANE
¡Ah, al partir Arbace empiezo a
experimentar lo que significa la muerte!
 
ARTABANO
A precio de mi sangre, así queda, Mandane,
satisfecha tu indignación.
 
MANDANE
¡Ah, malvado!
Huye de mi presencia,
huye de la luz de las estrellas y del sol;
escóndete indigno en las entrañas
más oscuras y profundas de la tierra,
si es posible que la tierra misma
dé refugio en sus entrañas a un padre impío,
tan carente de humanidad y afecto.
 
ARTABANO
Entonces, mi virtud...
 
MANDANE
¡Cállate inhumano!
¿De qué virtud te jactas?
Ella tiene sus límites y cuando se excede,
toda virtud se convierte en vicio.
 
ARTABANO
¿Pero no has sido tú quien
hasta ahora me impulsaba?
 
MANDANE
Yo soy digna de alabanza.
Y si Arbace volviera a ser juzgado,
volvería a pedir su muerte.
Mandane debía vengar a su padre
y Artabano debía salvar a su hijo.
El afecto te correspondía a ti,
a mí el odio.
Yo no debía escuchar
los reclamos de una tierna amante.
Pero tú debías olvidarte
de tu deber de juez,
esa era tu obligación, aquella era la mía.
 
¡Vete a los bosques de Hyrcania
padre cruel!
Una fiera peor que tú,
un monstruo peor que tú no existe.
Cuanto de mal produce África,
bajo los rayos de sol,
y al mar inhóspito,
todo se acumula en ti.
 
(sale)
 
Escena Decimotercera
 
(Artajerjes, Semira y Artabano)
 
ARTAJERJES
¡Cuánto, amada Semira,
conspira el cielo contra Arbace!
 
SEMIRA
¡Inhumano, tirano! ¿Cambias tan pronto?
¿Primero matas al amigo y luego lo lloras?
 
ARTAJERJES
Puse su vida
al arbitrio de su padre
¿y yo soy el tirano?
¿Yo lo condené?
 
SEMIRA
Ésta es la más ingeniosa de las farsas.
Como juez,
su padre era un siervo de la ley,
pero para ti, como soberano,
la ley es tu vasalla.
Él no podía ser piadoso
pero tú debías serlo.
¡Ah, dime que disfrutas
al ver a un hijo ejecutado
por la mano de su padre!
No tienes amistad,
no sientes amor.
 
ARTAJERJES
Que hable Persia y que diga
si le estoy agradecido a Arbace,
si tengo piedad de tu dolor,
si todavía te amo.
 
SEMIRA
Mucho hasta ahora te creí,
admirada aún de tu antiguo genio,
amante piadoso y amigo generoso;
pero de pronto te descubro
como un pérfido amigo
y un amante despiadado.
 
Por el afecto
que la encadena,
la ira depone
a la tigresa armenia
y el león abandona
su crueldad.
Tú, más cruel
aún que las fieras,
ante las súplicas
de quienes te adoran,
desalojas de tu pecho
toda piedad.
 
(sale)
 
Escena Decimocuarta
 
(Artajerjes y Artabano)
 
ARTAJERJES
¿Oíste los reproches de la ingrata Semira?
 
ARTABANO
¿Y tú el enojo de la injusta Mandane?
 
ARTAJERJES
Soy misericordioso
y me llama tirano.
 
ARTABANO
Yo soy justo
y me llama cruel.
 
ARTAJERJES
¡Este es el precio de mi clemencia!
 
ARTABANO
¡Este es el pago
por mi austera virtud!
 
ARTAJERJES
¡Cuánto en un día,
cuánto pierdo Artabano!
 
ARTABANO
¡Ah, no te lamentes,
deja los lamentos para mí!
Hoy no existe un hombre
más desdichado que yo.
 
ARTAJERJES
Grande es tu dolor,
pero el mío no es leve.
 
ARTAJERJES
No sé en este momento
si el amigo o el padre es
más digno de compasión.
Pero sé, por mi tormento,
que yo actué por amor
y tú lo hiciste por necesidad.
 
(sale)
 
Escena Decimoquinta
 
(Artabano)
 
ARTABANO
Estoy otra vez a solas y respiro
libre de preocupaciones.
Casi me pierdo al verme
como juez del destino de Arbace.
Pero superado ese trance,
no pensemos en el peligro;
yo ya me salvé,
ahora defenderé a mi hijo.
 
Así se paraliza y cae,
pálido y lívido,
ante el repentino relámpago
el atónito pastor.
Pero cuando luego
se percata de su vano temor,
se levanta, respira y vuelve
a reunir a la manada
dispersa por el miedo.
 
 
 
ACTO  TERCERO
 
 
Escena Primera
 
(Mazmorra del Palacio. Puertas
en perspectiva. Pequeña puerta a

la derecha, por la que se asciende
al palacio. Arbace, más tarde
Artajerjes)

 
ARBACE
¿Por qué se tarda en venir la muerte?
¡Cuándo terminará mi martirio!
A quienes viven con buena fortuna,
les es solícita la muerte.
 
ARTAJERJES
Arbace.
 
ARBACE
¡Oh dioses, qué veo!
¿A este lugar de tristeza y horror, qué te trae?
 
ARTAJERJES
La piedad, la amistad.
 
ARBACE
¿Por qué vienes a afligirte, señor?
 
ARTAJERJES
Vengo a salvarte.
 
ARBACE
¿A salvarme?
 
ARTAJERJES
¡Atiende!
Por este corredor,
que desemboca en
una parte solitaria del palacio,
aléjate rápidamente.
Márchate a otro reino
y allí recuerda a Artajerjes.
Ámalo y vive.
 
ARBACE
Rey mío, si me crees culpable,
¿por qué vienes a salvarme?
Y si soy inocente,
¿por qué debo huir?
 
ARTAJERJES
Si eres culpable,
te otorgo la vida que tú me diste.
Y si eres inocente, te ofrezco
esta fuga que solo tú puedes obtener
guardando silencio. Huye, ahórrale
a un amigo el dolor de tener que matarte.
Apacigua el desorden de mi alma agitada.
Tanto si la amistad me vuelve ciego
como si un dios protege la inocencia,
no tendré paz si no estás a salvo.
Me parece escuchar una voz en mi pecho
que me dice permanentemente,
que tu culpa y tus méritos están en equilibrio,
que la culpa es dudosa y el beneficio es cierto.
 
ARBACE
Señor, déjame morir.
Ante el mundo
soy culpable
y tu honor
te obliga a castigarme.
Moriré feliz si conservo
a mi amigo y señor.
Yo la vida, y él el honor.
 
ARTAJERJES
¡Esos sentimientos no entiendo
en labios de un reo!
Querido Arbace, no perdamos tiempo.
Para mantener mi honor
bastará con que se difunda
que un castigo secreto
ya te ha sido aplicado.
No motives que se entristezca este día,
en el que Asia tendrá me verá
por primera vez sobre el trono.
 
ARBACE
Pero tu gracia algún día puede
ser conocida y entonces...
 
ARTAJERJES
¡Ah, márchate!
Amigo, te lo ruego
y si rogando no logro
que lo hagas, te lo ordeno.
 
ARBACE
Obedezco a mi rey.
Que Arbace te esté
agradecido eternamente.
Mientras tanto,
que el cielo escuche mis votos:
que reine Artajerjes
y que los años de su feliz reinado
estén colmados de triunfos.
Que laureles y palmas
de todo el mundo le sean ofrecidos,
que la parca eluda lentamente su vida
y le quede a él la paz que yo pierdo,
que no espero reencontrar hasta ese día
en que vuelva a mi patria y a mi amigo.
 
La ola separada del mar
baña el valle y la montaña,
pasa por el río
y queda prisionera en la fuente.
Siempre murmura y gime
hasta que regresa al mar.
Al mar donde nació,
donde adquirió su esencia,
donde espera descansar
de tantos errores.
 
(Sale)
 
Escena Segunda
 
(Artajerjes
)
 
ARTAJERJES
Ese rostro confiado y ese semblante
no delatan a un culpable.
Su aspecto
no oculta la luz
de su gran alma,
y en su rostro
se muestra el fondo de su corazón.
 
La pequeña nube cubre al sol
y a menudo eclipsa y oscurece el día,
pero sin ocultar su esplendor.
Cubren en vano las arenas
el lecho del arroyo con un velo ondulante
que revela, en el fondo lleno de algas,
la claridad de las aguas.
 
(Sale)
 
Escena Tercera
 
(Artabano con sus esbirros, luego
Megabise. Las puertas permanecen
custodiadas por los esbirros)

 
ARTABANO
(entrando en escena por la derecha)
¡Hijo, Arbace! ¿Dónde estás?
Me debes estar oyendo... ¡Arbace!
¡Oh, cielos! ¿Dónde se ha escondido?
Compañeros, mientras encuentro a mi hijo,
vigilad la entrada.
 
MEGABISE
(entrando en escena por la
izquierda. A los conspiradores)

¿Por qué os demoráis?
Ya es la hora...
Pero ¿dónde están
Artabano y Arbace?
¿Qué están haciendo?
¿Por qué tanta demora?
¡Artabano, señor!
 
ARTABANO
(saliendo por el mismo lado por el que
entró, pero por un camino diferente)
¡Oh, estoy perdido!
No encuentro a mi hijo.
Me siento paralizado.
Temo... dudo... busco,
quizás esté por esta otra parte...
¡Megabise!
 
(se encuentra con Megabise, que sale
por el mismo lado por el que entró
pero por otro camino)

 
MEGABISE
¡Artabano!
 
ARTABANO
¿Encontraste a Arbace?
 
MEGABISE
¿No está contigo?
 
ARTABANO
¡Oh, dioses! Mis dudas crecen.
 
MEGABISE
Explícate, habla,
¿qué ha sido de Arbace?
 
ARTABANO
¡Y quién puede decirlo!
Me debato entre mil angustias
y mil horribles sospechas.
¡Mi temor me hace ver ideas funestas!
¿Quién sabe qué le ha pasado?
¿Quién sabe si vive?
 
MEGABISE
Mis sospechas se precipitan trágicamente.
¿No pudieron Artajerjes y Mandane,
su amigo y su amante,
haber facilitado la fuga del prisionero?
Aquí está el camino
que conduce al palacio.
 
ARTABANO
¿Y por qué me ocultaron su huida?
¡Ah Megabise, Arbace ya no vive
y todos, por piedad,
lo callan ante su padre!
 
MEGABISE
¡Que los dioses cesen tu angustia!
¡Que se detenga la angustia en tu corazón!
¡Que se despeje tu mente tan rápidamente
como la empresa lo requiere!
 
ARTABANO
¿Y qué empresa quieres que haga,
si he perdido a mi hijo?
 
MEGABISE
Señor ¿qué dices?
¿Has seducido en vano
a los guardias reales y yo a las tropas?
¡Decídete! Dentro de un momento
Artajerjes va a jurar las leyes del reino.
La copa sagrada,
por orden tuya, envenené.
¿Perderemos vilmente
tanto esfuerzo y dedicación?
 
ARTABANO
Amigo, si no encuentro a Arbace,
¿de qué debería preocuparme?
Mi hijo es todo lo que amo.
Para darle un reino
me convertí en un traidor;
por él me transformé
en un monstruo y,
habiéndolo perdido a él,
de nada me sirven ya mis delitos.
 
MEGABISE
Arbace, muerto o vivo,
de tu mano aguarda
el reino o la venganza.
 
ARTABANO
¡Ah, sólo eso
me mantiene vivo!
Sí, Megabise,
guíame donde tú quieras,
confío en ti.
 
MEGABISE
Confía en mí, te guiaré al triunfo.
 
Que audaz te vuelva
y encienda tu indignación
el peligro de un hijo,
y el deseo por un reino.
Es dulce para un alma
que espera venganza
perder la calma
en medio de la ira del corazón.
 
(Sale)
 
Escena Cuarta
 
(Artabano)
 
ARTABANO
Encontrasteis, dioses adversos,
como única forma de debilitarme,
crear la duda de que mi hijo amado,
abandonado y desesperado, ya no vive.
No puedo superar la conmoción
que me invade y me domina.
 
Hijo, si ya no vives, yo moriré;
pero en mi destino haré
que un rey asesino
preceda al mensajero.
Cuando llegue el padre,
que el infernal barquero
levante los remos
en el vado final.
 
(Sale)
 
Escena Quinta
 
(Gabinete en los apartamentos
de Mandane. Mandane y luego Semira)

 
MANDANE
O porque de tanto hacer el mal
se embrutece el sentido
o porque el alma recibe un poco de luz,
yo, por Arbace,
no sé cuánto debería lamentarme.
Aún así, el infeliz debe seguir vivo.
Si ya estuviera muerto,
desafortunadamente, lo sabría.
Las desgracias se difunden rápido.
 
SEMIRA
¡Por fin, puedes consolarte, Mandane!
El cielo te sonríe.
 
MANDANE
¿El rey liberó a Arbace?
 
SEMIRA
Al contrario, lo mató.
 
MANDANE
¡Cómo!
 
SEMIRA
Todos dicen, aunque en secreto,
que él ha acabado con su vida.
 
MANDANE
(Para sí)
¡Oh, funestos augurios!
¡Oh, muerte!
 
SEMIRA
Ya estás vengada, se ha cumplido tu deseo.
¿Te basta con ello?
¿O quieres otras víctimas aún? Habla.
 
MANDANE
¡Ah, Semira,
las preocupaciones leves son locuaces,
pero las grandes paralizan.
 
SEMIRA
No conozco un alma
más inhumana que la tuya.
Ante este caso tan atroz no existen ojos
que no lloren y, sin embargo, tú no lo haces.
 
MANDANE
Pequeño es el dolor que permite llorar.
 
SEMIRA
Si no estás conforme,
ve y alimenta tus ojos
con los restos de mi hermano.
Mira su pecho, cuenta las heridas
y feliz frente a ellas...
 
MANDANE
¡Cállate, aléjate de mí!
 
SEMIRA
¿Que me calle?
Mientras estés viva
siempre a tu alrededor me tendrás.
Siempre importuna para hacer
que tus días sean desdichados.
 
MANDANE
¿Desde cuándo merezco tantos enemigos?
 
¿Me crees despiadada?
¿Me llamas cruel?
No expreses tanto furor,
no lances tantas quejas,
que el dolor es suficiente
para hacerme morir.
Ese odio, esa ira
de tu alma indignada,
ingrata Semira,
no los puedo soportar.
 
(Sale)
 
Escena Sexta
 
(Semira
)
 
SEMIRA
Insensata, ¿qué he hecho?
Creí que al compartir mis angustias
las aplacaba y en cambio aumentaron.
Al insultar a Mandane,
queriendo aliviar mí corazón,
laceré el suyo y no logré curar el mío.
 
No es cierto que sea una dicha
la de ver en su tormento
un par de ojos lagrimar.
El ejemplo del dolor
es un estímulo mayor
que nos llama a suspirar.
 
(Sale)
 
Escena Séptima
 
(Arbace, luego Mandane)
 
ARBACE
Ni siquiera aquí la encuentro.
Quiero calmar la ira y el desdén
de mi amada Mandane,
verla una vez más y, luego, marcharme.
En algún lugar oculto quizás pueda...
Pero, ¿adónde iré temerario?
¡Ahí está, oh dioses!
No tengo valor para presentarme ante ella.
 
(se retira a un lado sin ser visto)
 
MANDANE
(A un paje, que recibe
la orden y sale)

¡No permitas a nadie entrar!
Aquí estáis, por fin,
mis desesperados afectos,
en libertad.
Derramemos la sangre
por mi querido amante.
 
(empuña una daga para suicidarse)
 
Es hora de derramar mi sangre.
 
ARBACE
¡Detente!
 
MANDANE
¡Oh, dioses!
 
(al ver a Arbace se le cae el puñal)
 
ARBACE
Qué injusto furor...
 
MANDANE
¿Tú aquí?
¡Estás en libertad! ¡Estás vivo!
 
ARBACE
Una mano amiga desató mis cadenas.
 
MANDANE
¡Ah, huye, vete!
¡Pobre de mí!
¿Qué dirán si te encuentran aquí?
Ingrato, deja intacto mi honor.
 
ARBACE
¿Y quién podría, sin verte,
abandonar la patria?
 
MANDANE
¿Qué quieres de mí, pérfido traidor?
 
ARBACE
No, princesa, no digas eso.
Sé bien que tu corazón
es más hermoso
de lo que demuestras.
Tú hablaste, Mandane,
y Arbace comprendió.
 
MANDANE
O mientes, o te engañas a ti mismo.
Tus labios, sin permiso del alma,
por costumbre hablaron.
 
ARBACE
Pero, yo sigo siendo tu amor.
 
MANDANE
Eres mi odio.
 
ARBACE
Entonces, cruel, satisface tus deseos,
aquí está mi espada, aquí está mi pecho,
tómala y mátame.
 
(le ofrece su espada desenvainada)
 
MANDANE
La muerte sería  un premio y no un castigo.
 
ARBACE
Es verdad, perdóname, me equivoqué;
pero mi mano lo enmendará...
 
(en actitud de suicidarse)
 
MANDANE
¿Qué estás haciendo?
¿Crees que tu sangre es suficiente
para satisfacerme?
Quiero que tu muerte
sea infame, que se haga pública,
y que no tenga ni un ápice,
ni una sombra de valor.
 
ARBACE
Cruel, ingrata, moriré como quieras,
 
(arroja la espada)
 
Vuelvo a mi prisión.
 
(a punto de marcharse)
 
MANDANE
Escúchame Arbace.
 
ARBACE
¿Qué quieres decirme?
 
MANDANE
Ah, no, lo sé.
 
ARBACE
¿Será acaso aquello que me detiene
algún resto de amor?
 
MANDANE
¿Cruel, qué anhelas? ¿Deseas sonrojarme?
¡Sálvate, huye, no me angusties más!
 
Dúo
 
ARBACE
Aún me amas,
si me compadeces de ese modo.
 
MANDANE
No, no creas que es amor, pero huye y vive.
 
ARBACE
Quieres que viva, querida,
pero si me niegas tu amor
me provocas la muerte.
 
MANDANE
¡Oh dioses, qué pena tan amarga!
Que mi rubor te baste.
No puedo decirte nada más.
 
ARBACE
Escúchame...
 
MANDANE
No.
 
ARBACE
Tú eres...
 
MANDANE
¡Aléjate de mí vista, déjame por piedad!
 
MANDANE, ARBACE
¿Cuándo terminará ¡oh dioses!
vuestra crueldad?
Si uno no muere de angustia
con un dolor tan grande,
¿qué pena lo matará?
 
(Salen)
 
Escena Octava
 
(Magnífica sala destinada a la
coronación de Artajerjes. Trono
a un lado con cetro y corona. Un
altar en el medio iluminado con una
estatua del sol. Artajerjes, Artabano,
un numeroso séquito y pueblo)

 
ARTAJERJES
A vosotros, pueblo mío, me ofrezco
más como padre que como rey.
Sed más mis hijos que mis vasallos.
Protegeré vuestra gloria, vuestra sangre
y todo lo que se haya conquistado
en la guerra o en la paz.
Vosotros me mantenéis en el trono
y dais a mi corazón fidelidad y amor.
Dulces serán las riendas de mi reino.
Seré un celoso ejecutor de las leyes
para que todos viváis seguros.
Lo juro solemnemente.
 
(un siervo le acerca un
platillo con una copa)

 
ARTABANO
Aquí está la copa sagrada
que dará fe del juramento.
 
(le entrega la copa a Artajerjes)
 
Cumple con el rito...
 
(Para sí)
 
... y bebe la muerte.
 
ARTAJERJES
Dios por quien florece la primavera,
por quien todo nace y muere,
vuélvete hacia mí y, si mi labio miente,
que caiga sobre mi cabeza todo tu furor.
Que mi vida languidezca,
como languidece esta llama.
 
(vierte un poco de óleo en el fuego)
 
y se transforme en veneno
la sagrada bebida en mi pecho.
 
(en actitud de beber)
 
Escena Novena
 
(Semira y los anteriores. Se oye
fragor de armas y voces tumultuosas)

 
SEMIRA
¡Protégete señor!
El trono está rodeado de enemigos;
ya resuenan gritos sediciosos
que buscan tu muerte.
 
ARTAJERJES
¡Dioses!
 
(pone la copa sobre el altar)
 
ARTABANO
¿Qué alma malvada nos traicionó?
 
ARTAJERJES
¡Ah, tarde lo reconozco,
Arbace es el traidor!
 
SEMIRA
¡Arbace murió!
 
ARTAJERJES
¡Vive, el ingrato vive, yo lo liberé!
Fue impío con Jerjes, y merecía
el castigo que ahora el cielo me destina.
¡He sido el causante de mi propia ruina!
 
ARTABANO
¿A qué le temes, mi rey?
Para defenderte
con Artabano alcanza y sobra.
 
ARTAJERJES
Sí, corramos...
 
(a punto de irse)
 
Escena Décima
 
(Mandane y los anteriores)
 
MANDANE
¡Detente hermano!
Grandes noticias te traigo.
El tumulto se desvaneció.
 
ARTAJERJES
¿Es verdad? ¿Y cómo fue?
 
MANDANE
La turba rebelde que seguía
a Megabise ya había traspasado
la entrada principal cuando,
llamado por el loco bullicio,
Arbace llegó corriendo.
¡Qué no hizo, que no dijo
en tu defensa esa alma fiel!
Mostró horror ante el infame ataque.
Rogó por ti a quien se mantiene fiel.
Narró tus méritos y tus glorias.
A muchos les rogó, a otros reprendió;
cambiando de aspecto y de voz,
ora plácido, ora severo y ora feroz.
Uno a uno fueron deponiendo sus armas
y sólo quedó el indigno Megabise,
pero Arbace lo atacó, te vengó y lo mató.
 
ARTABANO
(Para sí)
¡Hijo incauto!
 
ARTAJERJES
Un dios me inspiró a salvarlo.
Megabise es el culpable de todo.
 
ARTABANO
(Para sí)
¡Feliz equivocación!
 
ARTAJERJES
¿Dónde está mi amado Arbace?
¡Encontradlo y traedlo ante mí!
 
Escena Undécima
 
(Arbace y los anteriores)
 
ARBACE
¡Aquí está Arbace, monarca, a tus pies!
 
ARTAJERJES
¡Ven, ven a ms brazos!
Perdona amigo si dudé de ti.
Tu inocencia es demasiado evidente.
¡Ah, permíteme que te recompense!
Toda sospecha se diluye entre la gente
y nos aporta justificativos sobre
el arma ensangrentada, tu fuga, tu silencio,
y todo lo que te señaló como culpable.
 
ARBACE
Si merezco alguna recompensa, señor,
permítame guardar silencio.
Mis labios no mienten,
cree en quien te salvó. Soy inocente.
 
ARTAJERJES
Al menos júralo.
Y con este acto solemne
muestra la verdad.
He aquí la copa para el ritual.
Ahora, siguiendo la costumbre de Persia,
un dios llama al vencedor a dar testimonio.
 
ARBACE
Estoy listo.
 
(levanta la copa)
 
MANDANE
(Para sí)
¡Mi amado fuera de peligro!
 
ARTABANO
(Para sí)
¿Qué debo hacer?
Si jura, mi hijo se envenenará.
 
ARBACE
"Dios por quien florece la primavera,
por lo que todo nace y muere..."
 
ARTABANO
(Para sí)
¡Qué desdichado soy!
 
ARBACE
"Si mis labios mienten,
transforma esta bebida vital
dentro de mi pecho..."
 
(en el momento en que va a beber)
 
ARTABANO
¡Detente, esa bebida está envenenada!
 
ARTAJERJES
¡Qué escucho!
 
ARBACE
¡Oh, dioses!
 
ARTAJERJES
¿Por qué lo callaste hasta ahora?
 
ARTABANO
Porque yo te la preparé.
 
ARTAJERJES
Pero¿ qué furor tienes contra mí?
 
ARTABANO
Ya no sirve disimular,
el amor de padre ya me traicionó.
Yo fui el asesino de Jerjes.
Quería derramar toda la sangre real.
Yo soy el culpable y no Arbace.
La espada ensangrentada
se la di yo para ocultarla.
Su palidez fue producto
del horror por mi delito.
Su silencio piedad de hijo.
¡Ah, si su virtud hubiera sido menor
o el amor paterno menor en mí,
habría logrado cumplir mi plan
y arrebatarte tu vida y tu reino.
 
ARBACE
¡Qué dices!
 
ARTAJERJES
¡Alma culpable!
Mataste a mi padre y me hiciste
culpable de la muerte de Darío;
¿A cuántos excesos te ha llevado
tu maligna esperanza?
¡Malvado, morirás!
 
ARTABANO
Moriremos juntos.
 
(saca su espada y se acerca a
Artajerjes en un acto desesperado)

 
ARBACE
¡Dioses!
 
ARTABANO
Amigos, no nos queda más
que un acto desesperado.
¡Que muera el tirano!
 
(los guardias sobornados
se disponen a atacar)

 
ARBACE
Padre, ¿qué haces?
 
ARTABANO
¡Morir como un valiente1
 
ARBACE
Suelta el arma o beberé de esta copa.
 
(en actitud de beber)
 
ARTABANO
Loco, ¿qué estás diciendo?
 
ARBACE
Si matas a Artajerjes,
yo no seguiré viviendo.
 
ARTABANO
(siempre agresivo)
¡Ah, déjame hacerlo!
 
ARBACE
(de igual modo que antes)
Mírame, voy a beber.
 
ARTABANO
¡Detente hijo ingrato!
¿Quieres que confundido y desesperado,
un padre perezca por haberte amado tanto?
Triunfaste hijo ingrato, aquí está mi espada.
 
(arroja la espada y junto con
los guardias sublevados huye)

 
MANDANE
¡Oh, fiel!
 
SEMIRA
¡Oh, traición!
 
ARTAJERJES
¡Vamos, perseguid
a los rebeldes que huyen
y conducid a Artabanoal cadalso!
 
ARBACE
¡Oh, dioses! ¡Detente señor, ten piedad!
 
ARTAJERJES
No esperes piedad para él.
Su crimen es demasiado grande.
Yo no confundo al culpable con el inocente.
Mandane se casará contigo, si quieres;
y Semira subirá al trono conmigo;
pero para ese traidor no hay perdón.
 
ARBACE
Toma también mi vida, no la quiero,
si por serte fiel, si por salvarte,
provoco la muerte de mi padre.
 
ARTAJERJES
¡Oh, qué extrema virtud!
 
ARBACE
¡Ah, no te pido misericordia!
Usa el rigor, pero cambia
su muerte por la mía.
Pide a tus pies
morir por su padre quien te salvó.
 
(se arrodilla)
 
Que de esta manera
se satisfaga tu deseo.
Mi sangre es la sangre de Artabano.
 
ARTAJERJES
¡Levántate, basta ya!
Enjuga el llanto, alma hermosa.
¿Quién puede resistirte?
Que Artabano viva,
pero que viva al menos,
en un doloroso exilio.
Que otorgue tu soberano perdón
al error de un padre
por la virtud de un hijo.
 
CORO
Justo rey, Persia adora
la clemencia asentada en el trono
cuando recompensas la lealtad
de un héroe con el perdón.
La justicia es hermosa cuando
va acompañada por la piedad.



Digitalizado y traducido por:
José Luis Roviaro  2023