|
ATTO
PRIMO
(Bosco foltissimo di palme. A destra
dell'attore, vestibolo del
tempio di Brama. A sinistra principio di strada
che conduce
a Benare^. In fondo monti, e colline. Sorge il sole.)
Scena Prima
(Akebare con sei bramani discende dal tempio, e
tutti
inginocchiati e rivolti al simulacro del nume,
dicono)
AKEBARE, CORO
In questa a te sacrata antica selva,
Dove natura più diffonde il verde,
Nume accogli il mortal,
che offerte arreca
Pe' conquistati allori,
Or che per l'etra i suoi corsieri adduce
L'apportator d'aura feconda luce.
(I sei bramani si dividono per dare ingresso
alle varie
tribù. Akebare solo s'avanza,
e fra sé ripiglia)
AKEBARE
Che giovommi il sudar su gli altari,
Se il superbo Idamore ha l'impero
Su le schiere, sul popolo intero,
Né la fronte a me volle piegar!...
Oggi ei riede!... E fra nuovi trofei!...
Il potessi domare, annientar!...
Ma s'avanzan le turbe festive...
Creda il volgo me intento ad orar.
(si ritira nel tempio)
Scena
Seconda
(Bramani,
sacerdoti, sacerdotesse, e custodi, trombettieri,
guerrieri. Le
baiadere ed i balok arrivano danzando:
il
popolo, ed i fachiri arre-cano le offerte al Nume)
BRAMANI,
SACERDOTI E SACERDOTESSE
Al
monarca sovrauman,
Re de'
Numi, Dio sovran,
Che
fia sempre, ed era già
Pria
che 'l tempo avess'età;
Che ad
un fiato, ad un respir
Puote
il mondo far crollar;
Polve
l'uomo addivenir,
Corpo
l'ombra ritornar;
Al
grand'astro che primier
Su le
sfere sfolgorò,
L'orbe
cieco illuminò,
Fu del
giorno il condottier,
Le
stagioni variò,
Al
creato die' color;
Al cui
riso, al cui fulgor
L'universo
s'animò;
Danze,
e giuochi, ed inni e voti.
Trombe,
cetre, ed oricalchi,
Tutti
spieghino, devoti,
Il
gioir d'un sì bel dì,
Che
fra lauri mireremo
Ritornar
nella cittade
Vincitrici
quelle spade:
Che
per l'Indo ognun brandì.
TUTTI
Tu
mirasti il Lusitan
Sciór
le vele all'Ocean,
Ed
audace qui venir
I
tuoi templi a incenerir;
Discendesti,
e 'l patrio acciar
Di
tua possa si vestì;
Di
nostr'armi al balenar
Cadde
l'oste, impallidì.
Tu
ascoltasti il pio guerrier,
Che
smarrito t'invocò,
E
'l tuo raggio lo guidò
Di
vittoria pel sentier;
La
tua fiamma divampò
De'
tuoi figli in ogni cor,
E
la destra d'Idamor
Vinse,
spense, trionfò.
Lode
a te che nel periglio
Desti
invitto difensore,
Che
di sangue ostil vermiglio
Tinse
il Gange, lo salvò.
Lode
a te che nel suo petto
Incendesti
tue scintille,
Onde
all'ombre a mille a mille
Gli
sconfitti tramandò.
I
SEI BRAMANI
(dalla
soglia del tempio)
Il
pontefice degna
A
voi mostrarsi, o popoli:
Umile
a lui si prostri ognun.
(Tutti
s'inginocchiano. )
Scena
Terza
(Akebare,
infime Neala)
AKEBARE
Sorgete.
Brama,
non men che l'igneo Dio, gradirà
I
cantici pietosi: gl'inno vate,
Allor
che il patrio suolo
Ricalcheran
le trionfanti squadre.
(discende
dal tempio, e venendo innanzi)
Ma... Neala?...
Che miro!...
Par
che l'insegua alcun...
(Neala
viene dal soggiorno delle sacerdotesse,
come se
fosse
perseguita.
Poi si ferma, guarda di nuovo
donde è
venuta. Si
copre il volto per l'orrore. Passa
dalla parte
opposta ov'è
Akebare, e senza accorgersi ch'è il
padre,
si tiene a lui abbracciata)
Tu
tremi?... Piangi?...
(Si
scuote alla voce del padre, e con
rispetto
si scosta a poco a poco)
Svela
al supremo in fra i ministri sacri
Qual
ria cagion sì ti rattrista,
e
t'ange?...
NEALA
Orrendo
sogno!... Vision tremenda!...
AKEBARE
Che
mai t'apparve? Di'?
NEALA
Sì.
Tutti udite...
Non
ho forza...
AKEBARE
Obbedisci.
NEALA
Inorridite:
Parea
che mentre l'aloe
Mia
destra all'ara desse,
A
un tratto fosca e pallida
La
sacra fiamma ardesse!...
Lunge
fuggisse il tripode,
Il
tempio si scuotesse!...
Ahi,
più non posso dir...
Mi
manca già il respiri...
AKEBARE
(fra sè)
Un
lampo a quell'accento
Balena
al mio desi.
TUTTI
A
quel sinistro accento
Mi
sento abbrividir!
(a
Neala)
Prosegui.
L'atro evento
Tutto
ne lascia udir.
NEALA
S'avventa
al core un aspide,
Lo
squarcia, l'avvelena;
E
gemebonda a un... Paria!...
M'annoda,
m'incatena!
Sfonda
il terren, precipito,
Dannata
a eterna pena!
Ahi,
che m'agghiaccia il cor
L'idea
d'un tanto orror!
TUTTI
(ad
Akebare)
O
tu, luce del vero,
Interprete
del ciel,
Deh,
spiega un tal mistero,
Sgombra
l'arcano vel.
AKEBARE
(fra sè)
Porga
a Idamor la mano,
Sposo
la stringa al sen.
Prestigio
falso e vano
Serva
a un privato ben.
NEALA
(fra sè)
Me,
che agli altari tuoi
Seppe
Idamor rapir,
Punisci,
o Dio, se il vuoi,
Ma
rea non mi scovrir!
AKEBARE
(in
tuono ispirato)
Sciolta
Neala, e libera
Da'
voti suoi, da l'are,
I
Numi lei concedono
Consorte
ad un guerrier.
TUTTI
Ed
è costui?
AKEBARE
Fia
noto
Allor
che su l'altare
Giuri
obbedir me, interprete
Del
Divo, e sol voler.
TUTTI
(sottovoce)
Nodo
sì eccelso a stringere
Non
havvi che Idamore.
Ei
forte, prode, ed inclito,
E
d'ogni eroe maggior.
NEALA
(fra sè)
Ahi,
lassa! Son pur misera!
No,
che non è Idamore!
Ei
mai non volle cedere,
Piegarsi
al genitori
Ah,
che un raggio di speranza
Più
non veggio, non m'avanza!
Oh,
Neala sventurata,
E
vivrai senza Idamor?
No,
la vita io non desio,
Se
non è dell'idol mio;
Solo
accanto a lui respiro;
Per
lui solo io sento amor.
AKEBARE
(fra sè)
M'è
pur grave ad un che abborro
Dare
ancor la istessa figlia!
Ahi
che il core nol consiglia,
Ma
si renda schiavo il cor!
TUTTI
Già
fastoso vola amore,
Già
inghirlanda, tesse, e intreccia
Colla
rosa, colla freccia
La
beltade, ed il valor.
AKEBARE
Gemina
pompa nel gran tempio adunque
Al
ritornar delle vittrici insegne
A
compier, sacerdoti, v'apprestate:
E
l'onor del trionfo alle temute schiere;
E
'l nodo che inspirommi da le sfere
Il
Nume.
Intanto
ogni tribù si renda
Fuor
de la selva, e il vincitore attenda.
(Akebare
co ' bramani rientra nel tempio.
Tutte le altre tribù si ritirano, Neala,
Zaide,
e le sacerdotesse rimangono
in iscena )
NEALA
(fra sè)
Sì:
decisi. La morte!....
Niuno,
tranne Idamor, mi fìa consorte!)
ZAIDE
Neala?
Ah, perché mai nel dì più lieto
Quel
palpitar frequente, e irrequieto?
Un
ridente avvenir non t'offre?. . .
NEALA
Oh,
cara,
Qual
mai compenso v'ha che adegui appieno
L'età
dell'innocenza,
Ch'io
qui trascorsi a voi compagna?
Amiche,
Ah, pria che v'abbandoni,
(fra sè)
e
chiuda i lumi!
(forte)
De
l'amor mio ciascuna un pegno s'abbia.
Questo
monile il cui lavor lodavi,
Delide
è tuo; e a te, Zaide...
(Sulla
collina comparisce Zarete.
La
prima a scorgerlo è Zaide)
ZAIDE
Un
veglio! Uno stranier!
NEALA
Le
sue sembianze, gli atti
Son
d'uom, che d'atra pena vien consunto.
ZAIDE
Del
sacro cinto oltrepassò la meta!
Tosto
si rieda, o suore...
NEALA
E
che? Un vegliardo
Privo
d'ogni difesa,
Potrìa
destarvi tema?...
Prestiamgli
aita, egli compianto inspira.
Mirate:
è prono al suol! Geme! Sospira!
Scena
Quarta
(Zarete
inginocchiato a pie di un idolo, e dette)
ZARETE
Tergi,
o Dio di pietà, tergi 'l mio ciglio,
Rendimi
il caro figlio.
Dimmi,
o Nume, ove sta? Dove s'aggira?
Dimmi
se ancor respira?
Questo
avanzo d'età, deh, fa che almeno,
Trarre
io possa sereno.
NEALA,
ZAIDE, SACERDOTESSE
Chi
fia? Chi mai sarà?
Si
strugge in pianto! Al simulacro accanto!
NEALA
Qual
tu sia, qui t'inoltra.
(fra sè)
Come
quell'egro aspetto,
Mi
desta in appressarsi,
ignoto affetto!
ZARETE
(dopo
di essere disceso al piano, e di aver
fissato
attentamente il guardo
sul vestibolo del tempio)
Che
miro! Ah, non m'illudo!
Oh,
vergini pietose, deh, mi dite,
E
questo forse il bosco?...
NEALA
Sacro
a Brama.
ZARETE
(fra sè)
Ahi,
dove sconsigliato
Spinsi
le piante! Ahi, dove, tu Idamore,
Il
padre trascinasti?...
Di
qui proscritto il paria,
Se
il braman lo ravvisa,
Morte
riceve in dono
Dal
feroce Akebare! E un paria io sono!
Si fugga!...
NEALA
E a che da noi, che men dovresti
Temer,
t'involi alto terror spirando?
ZARETE
Deh,
credi, è il cor
che
ovunque il passo io mova
Pace
non mai rinvien,
più
duol ritrova!
NEALA
E
la cagion?
ZARETE
Perduto
ha un ben...
NEALA
Ti
calma.
Il
riavrai se da un mortai dipende.
ZARETE
Un
solo il puote.
Io
lo sperai finora,
Ma
fra 'l pianto, e 'l lamento, Invan cittadi e...
Qual
marzial concento?
NEALA
(fra sè)
Ah!
giunse l'idol mio!
Scena
Quinta
(Empsaele
e detti)
NEALA
Che
mai rechi Empsael?...
EMPSAELE
Nunzio
son'io
Ad
Akebar del trionfai ritorno
D'Idamore...
(Entra
nel tempio)
ZARETE
(in
disparte)
Idamor!
(a
Neala)
Dimmi,
de l'armi?
NEALA
E
il primo duce.
ZARETE
E
un lustro or compie?...
NEALA
In
Balassor pervenne.
ZARETE
(fra sè)
E desso!
NEALA
Ti
è noto?
ZARETE
(rimettendosi)
Ah
sì. M'è grato rivederlo....
NEALA
Compagne
n'andiam.
(fra
se)
Trov'Idamore
al loco usato
Il
simbolico intreccio, e apprenda in quello
Il
voler d'Akebare,
Non
men che il mio pensieri.
ZAIDE
Si
torni all'are.
(Neala,
Zaide, e le sacerdotesse si ritirano. Appena
Zarete rimane solo,
dandosi in preda alla gioia )
ZARETE
Il
figlio è qui!
Io
lo vedrò?
In
questo dì!
Lo
abbraccerò?...
Ah
no, che il core non regge in petto!
Maggior
diletto bramar non sa!
E
tanta gioia in tal momento,
Ogni
tormento scordar mi fa!
(parte)
Scena
Sesta
(Parte
esterna del tempio di Brama, circondata di
monumenti sepolcrali. Idamore
venendo dalla città
si avanza con precauzione)
IDAMORE
Là
dove al ciel si estolle
Per
mille e mille ripetute grida,
Di
plausi adorno d'Idamore il nome,
Stupido
il cor parea di vita privo!
Qui
dove il salce su l'avello piange,
E
de le tombe il sol silenzio regna,
Palpita
in sen, tutto divampa, e m'arde!
Sì:
più che onor d'impero,
Puote
forza d'amor! Delizia porge!
Come
vaghe a me rende
Quelle
soglie ove tragge il dì Neala!
Caro
quel marmo in cui ripor solea
i
suoi pensieri!
Io
mi vi appresso, e intanto
Di
gioia il ciglio dolce versa un pianto.
(si
appressa ad una colonnella, trovata una
ghirlanda la svolge, e trattone
un foglio legge)
«Brama
scioglie i miei voti.
Sposa
me dona il padre
ad
un che ignoro.
Ma
fida a te son'io
Senza
poter vederti, io moro, Addio.»
(gli
cade il foglio di mano e rimane
colpito)
Lontano,
più l'amai...
Pugnando,
a lei pensava...
Ferito,
io la chiamava...
Vinceva,
e lei vedea...
Gloria,
poter, trofei,
Mentre
recava a lei...
A
lei... soltanto... a lei...
La
perdo, e mia non è!...
Ma
no, non v'ha, o Neala,
Chi
possa a me involarti!
Non
v'ha chi per ritrarti
Donde
sepolta sei,
S'opponga
a' passi miei,
Osi
arrestarmi il pie!
Fin
dove sorgono
I
sacri altari,
Se
pur ti avessero
In
braccio i Numi,
Da
lor disvellerti
Io
ben saprò!
E
ognor sorridere
A
me d'accanto vedrò que' lumi,
Per
cui quest'anima
I
primi palpiti
D'amor
provò.
Ma
chi è colui?...
Nel
manto il volto asconde!
E
con cammin sospeso
Il
passo avanza, e 'l guardo torna indietro!
Scena
Settima
(Zarete
coprendosi il mento, giunge, e in vedere ldamore)
ZARETE
(fra sè)
Possibil
mai! Qui solo!
IDAMORE
(fra sè)
S'arresta!
ZARETE
(avvicinandoglisi,
fra sè)
Oh,
sorte!
IDAMORE
(fra sè)
A
me s'appressa.
ZARETE
(fra sè)
È
il figlio!
IDAMORE
Stranier,
che cerchi?
ZARETE
De'
guerrieri il duce .
IDAMORE
(fra sè)
Ciel!
Qual voce!
ZARETE
(proseguendo)
Idamor...
IDAMORE
(fra sè)
Fia
ver?
ZARETE
(scoprendosi
il volto)
Te
stesso.
IDAMORE
Padre?
ZARETE
Il
ravvisi?...
IDAMORE
Oh,
gioia! Oh, me beato!
Deh
stringimi al tuo sen...
ZARETE
(è
per abbracciarlo, poi respingendolo)
Ti
scosta ingrato!
IDAMORE
Mi
fuggi?
ZARETE
(guardando
le vestimenta del figlio)
Oh,
Numi, e mi serbaste in vita,
Perch'io
di duol morissi
Nel
rimirarlo sotto spoglia infida!
IDAMORE
M'odi...
ZARETE
Snuda
quel ferro parricida.
(scoprendosi
il petto)
Qui,
in questa ch'hai pur anco sul tuo petto
Di
Paria impronta, vibralo.
E
al gran braman lo reca
Con
feroce sorriso,
Tutto
del sangue di tuo padre intriso!...
IDAMORE
Che
parli mai? Deh, credi,
Opra
del mio valore
Armi
e vesti cangiò,
ma
non il core!
ZARETE
E
le stragi che un giorno i sacerdoti
Qui
fèan, volendo noi
Dal
Nume maledetti, e ch'io narrate
Ognor
t'avea, che spettator men fui,
Potevi
obbliar?...
IDAMORE
Le
rammentava, e tutto
Vinse
il desio di contemplar d'appresso
Questa
cittade, e nelle pelli avvolto,
Te
lasciando pervenni in Balassorre.
Il
Lusitan guerra movea. M'offersi
A
battagliar. Pugnai.
E
al par della vittoria or or compiuta,
Salvando
l'Indostano,
De
l'armi ognun m'elesse allor sovrano.
ZARETE
No.
Tutto obbliavi...
IDAMORE
Ah,
ch'io tornar volea!
ZARETE
Mentisci.
IDAMORE
E
amor...
ZARETE
Amor!
IDAMORE
Perdona...
E rea anch'ella per me sol...
ZARETE
Rea?
Narra! Svela.
Chi
osavi amar?...
IDAMORE
(perplesso)
Donzella...
ZARETE
Prosegui.
IDAMORE
Ch'or
da l'are...
ZARETE
Finisci!
IDAMORE
E
sciolta...
ZARETE
E
'l padre suo?...
IDAMORE
Che
chiedi?
ZARETE
(prendendolo
per mano)
Impallidisci?
Tremi? Qual sospetto!
Parla.
Sarebbe mai?
IDAMORE
Chi
... su l'altare...
De'
sacerdoti è il pri...
ZARETE
Stelle!
Akebare!
D'un
Akebar la figlia!
D'un
inimico acerrimo!
Che
l'aura fé' vermiglia
Del
sangue tuo medesimo?
Quanto
di più tormento
Da
l'uom crear si può!
Tanto
quel solo accento
A
darmi appien bastò!
IDAMORE
Ed
è mai forse rea
Un'innocente
vergine,
Ahi,
sol perché nascea
Di
genitor colpevole?
Quanto
Akebar veleno
Nel
core aver si può!
Tanta
Neala in seno
Virtude
ognor serbò!
ZARETE
Nel
germe d'un crudele
Virtù
non mai discese!
IDAMORE
Dono
del Cielo è questo,
E
non de l'uom favor!
ZARETE
Ahi,
stolto!
(per
andare)
Ormai
decisi!
IDAMORE
Padre?...
ZARETE
Tal
fui finor.
Là
in quelle sacre mura,
Altri
ten diede amor!
Là...
(S'ode
uno squillo dall'interno del tempio)
Ma
qual suon?
Quali
voci?
IDAMORE
Del
priego è l'ora.
ZARETE
(inginocchiandosi)
Ah,
Nume...
AKEBARE,
BRAMANI, SACERDOTESSE
(dal
tempio)
Salvi,
o Nume, e ognor difenda
La
tua spada, lo stuolo prediletto;
La
tua folgore tremenda,
Piombi,
e cada sul paria maledetto.
ZARETE
(sorto
in piedi, e preso per mano il
figlio)
Udisti?
Esulta!
Ad
invocar lo scempio
Di
stirpe inulta
Non
vai tu pur nel tempio?
Tu
delle squadre
Primo
e supremo duce!
Sovra
tuo padre,
Su
chi ti die la luce,
L'empio
anatema.
IDAMORE
Taci!
Né onor, né trono
Virtù
in me scema!
Ancor
quell'io mi sono
Che
sempre odiai
Questa
de' Numi prole!
S'io
t'obbliai,
Non
più rivegga il sole!
ZARETE
Seguimi, adunque...
IDAMORE
E
vuoi?
ZARETE
Trarti
da un empio suolo!
Indugi?...
IDAMORE
Ahi,
duro cenno!
ZARETE
Risolvi.
IDAMORE
(fra
sé)
Oh
pena! Oh duolo!
Lascerò
colei che adoro?
Che
a me visse ognor fedele?
Ahi,
per esser sì crudele
Dovrei
più core aver!
Dirle
almeno io sol desio
Qual
destino a lei m'invola;
Una
sola estrema volta
Io
la bramo almen veder!
ZARETE
Veggo
ben che più del padre,
Caro
estimi un folle orgoglio!
Vivi
all'ombra pur del soglio,
Godi
in grembo del poter!
Moribondo
nel deserto
Cercherà
tuo padre il figlio!
Ed
il figlio in quel momento
Non
potrà nemmen veder!
IDAMORE
M'ascolta...
ZARETE
Ebben?...
IDAMORE
Ti
seguo ma...
ZARETE
Parla.
IDAMORE
Ove
di piante più folto è il bosco,
in
breve m'avrai...
ZARETE
No
in quest'istante...
IDAMORE
Deh,
t'arrendi, e mi concedi,
Ch'io
le dica solo addio.
Ahi!
se pure il labbro mio
A
dir tanto arriverà!
Poi
fa' pur de' giorni miei
Quel
che più t'aggrada e vuoi;
Sono
tuoi, ma il fier dolore,
Credi,
a me li troncherà!
ZARETE
Tel
concedo; ma rammenta,
Che
capace ancor son io
Di
dar fine al viver mio,
Se
tua fede mancherà;
E
quel suolo che a te porge
De'
mortali il fren supremo
Fia
l'estremo ch'io calpesto;
Per
me tomba diverrà!
(Partono dividendosi)
ATTO
SECONDO
(Bosco
come nell'Atto Primo. Notte
con luna)
Scena
Prima
(Empsaele
ed Akebare)
EMPSAELE
Discendi.
AKEBARE
Ed
Idamor?
EMPSAELE
Qui
tel vedrai.
(parte)
AKEBARE
Seggio
d'impero!
Sol
tu puoi ridurmi
A
tanto estremo!
Io
stesso offerirgli la figlia!
Ma... sì... è desso.
Scena
Seconda
IDAMORE
Fra
l'ombra de la notte,
E
in questo loco,
a
sé Akebar mi chiede?
AKEBARE
Quell'
Akebar, che tuo nemico credi.
IDAMORE
Quai
detti!
AKEBARE
Or
t'offre quanto di più caro s'abbia.
IDAMORE
Che
mai?
AKEBARE
La
figlia.
IDAMORE
(deponendo
la sua dignità)
Tu?...
Neala?...
AKEBARE
Ov'è
pago il tuo core,
Lei
consorte a te rendo al novo albore.
IDAMORE
(stringendogli,
e quasi baciandogli la
mano)
Ah,
che bramar potrei di più? Tel sappi,
Da'
primi miei trionfi,
Amore
a lei m'avvinse,
Quando
del serto il crin sua man mi cinse!
AKEBARE
A
tanta pompa adunque
Le
schiere ancor fian pronte.
(fra sè)
Piegasti
pur superbo a me la fronte!
(si
ritira)
IDAMORE
Ei
la figlia mi dona. . .
E
il padre?... Ahi, lasso!... Per fuggir, m'attende.
Ch'io
qui venia seppe Neala intanto...
Ed
or la rivedrò? Che mai risolvo?
Ah
sì. . . paria svelar mi deggio a lei...
E
certo io son che allor meco Neala...
Scena
Terza
(Idamore
e Neala)
NEALA
Idamor?
Sul tuo labbro era il mio nome?
Se
il padre...
IDAMORE
(confuso)
Non
temer, compie i tuoi voti.
NEALA
Che?
Ti spiega!
IDAMORE
(freddamente)
Tuo
sposo me destina.
NEALA
Ciel!
Fia vero? Idamor?
Sei
mio? Tu taci!
Figgi
lo sguardo al suol? Né il tuo sembiante
Tanta
scoperse mai
Tristezza
quanta or che mia destra avesti.
Ravvisarne
mi è dato?
IDAMORE
Neala?...
NEALA
Parla...
IDAMORE
E
immenso l'amor che per me nutri?
NEALA
E
tu? Chieder mei puoi?
Spenta
financo Io sempre t'amerò,
Più
che t'amai finora,
S'è
ver che s'ama oltre la tomba ancora.
IDAMORE
Né
perché de' guerrieri il prence or sono m'ami?
NEALA
Amo
Idamor.
Del
caso è l'opra
La
tua grandezza, e di volubil sorte
Schiavo
è il grande.
Virtude
è sol tesoro,
Ch'eterno
vive.
Io
tua virtude adoro.
IDAMORE
Adunque
tu pietade avrai pur'anco
De
l'uom che per ventura
Nacque
di lor, che senza colpa alcuna,
A
viver son costretti
Miseri,
erranti, dispregiati, abbietti!
NEALA
Di
chi favelli mai?
IDAMORE
De
l'infelice,
Che
al mondo i rai dischiuse,
E
forza, non ragion
dal
mondo escluse!
NEALA
Cielo!
Forse!...
IDAMORE
Delpa...
NEALA
Deh,
taci, ah, taci!
Miseri
noi se nel recinto sacro
La
maledetta casta il pie volgesse!
Vedresti
il ciel fosco, sanguigno farsi!
Spalancarsi
il terreno,
E
seppellirne entrambi entro 'l suo seno!
IDAMORE
E
s'un di loro ignoto vien fra voi,
Pugna,
vince, trionfa,
E
col proprio suo sangue il vostro salva?
NEALA
Svelandosi
non mai
La
vita in premio avrìa,
Sempre
trafitto egli cader dovrìa!
Io
stessa, io stessa, me l'impone il Nume,
Dargli
morte dovrei,
Se
mei vedessi innanzi agli occhi miei!
IDAMORE
Un
d'essi, ahi, pur s'aggira
Fra
queste piante!
NEALA
(abbracciando
Idamore)
Ah!
ch'io noi vegga!
IDAMORE
Troppo
si tenne occulto.
A
te mostrarsi ei vuole.
Egli
è già presso.
NEALA
(passando
all'altro lato d'Idamore,
ed
afferrando il suo pugnale)
Ov'è?... L'altro tuo ferro
Meco
unito brandisci.
Feriamo!
IDAMORE
(gittandosi
a' suoi piedi)
Ebben:
lo sposo tuo ferisci!
NEALA
(le
cade il pugnale, rimane immobile, e
senza guardarlo)
Ei
stesso!
IDAMORE
A
un culto barbaro
Il
tuo consorte immola!
NEALA
Ah,
fuggi, e i Numi s'abbiano
Il
sangue di me sola!
IDAMORE
Sangue
gli Dei non bramano.
NEALA
Gli
Dei non l'han prescritto?
IDAMORE
No:
legge rea, tirannica,
Ne
presta all'uomo il dritto!
NEALA
Vero
fu il sogno! Involati...
Ch'io
porti altrove il pie.
IDAMORE
(sorge,
e trattenendola, le prende la
mano, e dice)
Parti?
E un sol guardo ed ultimo
Nemmeno
aver da te?
La
mano tua, deh, vedi;
Or
che concedi,
Ch'io
stringa al core di te sola amante;
Non
trema, si disserra,
Manca
la terra!
Non
di sanguigne nubi il ciel si covre!
Né
dal celeste regno
Voce
di sdegno a noi parlò!
Non
fulminò!
Tutta
tranquilla e pura,
Mira,
è natura.
Ve'
come intorno
è
cheto ogni palmeto;
Come
financo arride,
E
a me sorride
L'astro
di notte con l'argenteo raggio.
E
tu crudel soltanto
Condanni
al pianto
Chi
t'adorò?
Te
sol'amò?
NEALA
(Fra
se)
Ahi,
come a quell'accento,
Svanire
io sento
L'orror
che di sua stirpe avea finora...
Ahi,
che lasciarlo, oh Dio!
No,
non poss'io...
(a
Idamore)
Assai
soave in cor
scende
il suo detto!.
Non
più. Di me disponi.
Che
vuoi? Lo imponi,
Sì.
Tua sarò,
Con
te vivrò.
IDAMORE
Tu?
Mia?
NEALA
Tel
giuro.
IDAMORE
Il
sei,
Ove
compiuto il rito,
Che
a te mi rende unito,
Meco
fuggir...
NEALA
Fuggir!
IDAMORE
Nol
puoi?
NEALA
Che
udii!
IDAMORE
Rimanti.
Io
sol...
(per
andare)
NEALA
T'arresta...
IDAMORE
E
spero?
NEALA
Vincesti!
IDAMORE
Oh
ciel! Fia vero?
Lo
sposo tuo seguir!
NEALA
Ahi,
come non seguirti,
Se
il cor più mio non è.
IDAMORE
Ahi,
quale, nell'udirti
Contento
io provo in me!
Sarai
tu sempre, o cara,
Il
solo mio pensiero.
NEALA
Sarai
tu sempre, o caro,
Il
solo mio pensiero.
IDAMORE
E NEALA
Ognor
dal tuo volere
Il
mio dipenderà,
E
se fra le tue braccia
Avvien
che un giorno io mora,
Bella
la morte ancora
Allor
per me sarà!
IDAMORE
All'ara
andiam mio bene,
Amor
ci annoderà!
NEALA
Su
le deserte arene
Amor
ci guiderà!
(Partono
)
Scena
Quarta
(Antichissimo
tempio diruto, e formato nell'incavo
d'un
monte. Sui
massi si scorgono scolpite le stragi de' paria.
Zarete,
infine coro di sacerdoti)
ZARETE
Notte,
ch'eterna a me parevi, eterna
A
che per me non fosti?
A
tal ridotto or non sarei, che fuggo
La
luce, e par ch'ella m'insegua ovunque!
Gente
appressar mi parve,
E
forza fu di nuovo uscir dal grembo
De
la foresta, dove attesi indarno
Il
fi... No... Che mai dico!...
Il
traditore! Il mio più fier nemico!
Ma
dov'io trassi il piede?
Ove
mi trovo?
Numi!!!
Ahi,
ben ti ravviso,
Alla
scolpita roccia,
Recinto
infame di delitti pieno!
In
dì sacrato a strage d'ogni Paria,
Mel
rammento, di qui con la consorte,
Solo
in fuggir trovai scampo alla morte!
Quest'è
il terren che bevve
Per
man sacerdotal sangue innocente!
Ahi,
dì fatale! Ancor mi sei presente!
Qui
pel figlio una madre gridava:
Nol
ferite! Me sola uccidete!
Là
pel padre donzella esclamava:
Deh,
salvatelo, e me trafiggete.
Pel
germano la suora moriva;
Per
la sposa il consorte si offriva...
E
spietato il braman furibondo,
Sordo
al pianto, e col ferro alla mano,
Di
sangue avido e ognor sitibondo,
Padre,
figlio, consorte, germano,
Sotto
l'empio e sacrilego acciar,
Esultava
in vederti spirar!
CORO
(di
lontano)
Mai
fulgido così
L'aurato
crin dal mar...
ZARETE
Alcun s'inoltra?.. Ah sì...
Fia
d'uopo ognun schivar.
(Zarete
si nasconde dietro un masso. In
questa andando
verso il tempio il coro
de' sacerdoti, e recando la corona
per Idamore, e l'onda lustrale dice)
CORO
DEI SACERDOTI
Mai
fulgido così
L'aurato
crin dal mar,
Nel
ricondurre il dì,
Spiegò
l'astro maggior.
Volgiamo
al tempio il pie,
E
voli ad annodar
Indissolubil
fé Neala ed Idamor.
(si
perdono di vista attraversando la
scena)
ZARETE
Che
intesi! Oh, cielo! E v'ha
Maggior
del mio martir?
Cotanta
crudeltà
Nel
figlio discovrir!
Fra'
nemici un Idamor
Come
mai poter gioir!
E
spietato, il genitor
Obbliare
e fin tradir!
Questa
adunque o figlio ingrato,
Dopo
il corso di tanti anni,
Spesi
in lagrime ed affanni,
Questa
adunque è la mercé?
Ma
se il padre abbandonasti,
E
il rendesti disperato,
Godi
appieno o figlio ingrato,
Lo
vedrai spirarti al pie!
Il
sacro, io varcherò
Augusto
limitar!
Me
Paria svelerò
Al
barbaro Akebar!
Scena
Quinta
(Atrio
maestoso, ed ombreggiato di palme. In
fondo l'interno
del tempio di Brama cui si
ascende per vasta scalinata. Entra
tutto l'esercito. E dall'interno del tempio
vengono
i sacerdoti,
e le
sacerdotesse)
CORO
Brama,
autor de l'universo,
Che
dal soglio etereo, augusto,
Dolce
speme inspiri al giusto,
Ai
colpevoli terror;
Sol,
che flutti, e prati, e selve,
Monti,
e piani, e valli inostri,
Quando
al mondo sciogli e mostri
La
irradiante chioma d'or;
Gange,
o tu che al guardo umano
Il
tuo nascere nascondi,
Ed
i campi ognor fecondi
Col
fuggente e ricco umor;
Tutti,
o Numi, qui scendete,
E
avvincete in nodi immoti
I
guerrieri, e i sacerdoti,
La
beltade, ed il valor.
Scena
Sesta
(ldamore
e detti)
IDAMORE
Quanto
di lieto qui sorride e brilla
Al
guardo mio divien tristo, funebre!
Invan
mi trassi al designato loco
II
padre ad avvertir, che di me donna
Appena
fusse d'Akebar la figlia,
Giunto
lo avrei!
Trascorsa
l'ora ei vide,
E
chi sa dove incauto il pie' rivolse!
Ei
potria d'un sol detto
Offrir
de' suoi nemici al ferro il petto!
Oh
pensier che d'orror m'invadi e ingombri!
Che
non soffro per te, Neala... Oh, cielo!
Eccola,
è dessa. Ahi, benda nuziale,
Non
sei tu quella...
Che
ferale per me atro ornamento!
Scena
Settima
(Akebare
con la figlia per mano, seguito da bramani e detti)
AKEBARE
Di
profanar tai sacrosante soglie
Se
ad un paria venisse il reo talento
Cada
trafitto, e vi rimanga spento.
NEALA
(Fra sè)
Io
l'ascolto e non spiro!
IDAMORE
(Fra sè)
Io
temo e fremo!
AKEBARE
Sacerdoti,
guerrier, popoli, udite:
Come
Brama concesse ad uom Neala,
Ognun
lo apprese. Io la tribù de l'armi
Elessi
a darle sposo.
E
in lei prescelsi
Quei
che al trionfo la guidò: Idamore.
Obbedirmi
ei giurò dinanzi al Nume.
(Qui
vien portata l'ara da' custodi)
E
'l serto vincitor mentre sul capo
Ad
imporgli discendo,
In
un consorte a lui la figlia io rendo.
IDAMORE
E NEALA
(inginocchiati
innanzi all'ara)
Da
sì caro e dolce istante,
Che
consorte a me tu sei,
A
te sacro i giorni miei,
A
te giuro eterna fé.
AKEBARE
Dal
celeste e divo impero
Voi
dell'Indo eterni Dei,
Accogliete
i voti miei,
Che...
Scena
Ottava
(Empsaele
ansante e detti)
EMPSAELE
T'arresta...
AKEBARE
Oh,
ciel! Perché?
EMPSAELE
Profanato
è il rito!...
Un paria v'ha
fra noi!
(Quadro
analogo di sorpresa generale)
TUTTI
Gran
Dio! Che orrore!
NEALA
(Fra sè)
Idamore!
IDAMORE
(Fra sè)
Il genitore!
AKEBARE
Dov'è
mai?
EMPSAELE
Sul
limitar...
AKEBARE
L'uccidete...
EMPSAELE
E
già qui tratto da' custodi...
Scena
Nona e Ultima
(Zarete
tratto dal popolo e detti)
TUTTI
Oh,
vista! Moia!
NEALA
(Fra sè)
Lo
straniero!
IDAMORE
(Fra sè)
Oh
suol m'ingoia!
TUTTI
Non
s'indugi al trucidar!
Morte...
ZARETE
(subito)
Morte
vogl'io.
Mi
è d'uopo. Non la temo.
Io
la desio.
Ma
tu, sommo bramano,
Che
in tanto errore avvolgi
il
core umano,
In
che diverso sei
Dai
paria che tu vuoi proscritti, e rei?
Forse
non abbiam noi
Un
sangue ne le vene al par di voi?
O
pur vedesti mai
Oscurarsi
per noi del sole i rai?
Od
arretrarsi il flutto,
E
su la pianta inaridirsi il frutto?
Sei
polve qual son'io,
Tutti
siam prole d'uno stesso Dio;
E
s'eguale n'è il merto,
E
'l sacerdote e 'l figlio del deserto,
Là
nell'asilo eterno
Eguale
ognun sarà!
E
tutti al sen paterno
Il
Nume accoglierà!
AKEBARE
(Fra sè)
E
un Dio gli porge ascolto!
CORO
Né
crolla il tempio,
e
vi riman sepolto!
Non
sorge orrenda face,
Che
spenga e incenerisca il labbro audace!
Maligno
spirto è in lui,
Ma
in breve scenderà ne' regni bui!
Sotto
il più fier tormento
La
spoglia sua cadrà!
E
sparsa in brani, il vento
Gli
avanzi sperderà.
NEALA
(guardando
Idamore, fra sè)
Ei
trema! Impallidisce!
A
lui parlar vorrìa, ma non ardisce!
Ei
forse il conoscea!
E
se quegli lo svela?
Ahi,
quale idea!
Vittima
ei pur cadrìa!
E
di Neala, oh, cielo, allor che fìa!
Ah,
sì. Quel ferro istesso,
Che
a me lo involerà,
Vibrando
ov'egli è impresso,
Unirmi
a lui saprà.
IDAMORE
(Fra sè)
La
sua morte è sicura!
Qual
tumulto in me
desta
amor, natura!
Deh,
mi consiglia, o cielo.
Parlo?
Taccio? Mi scopro?
O
ancor mi celo?
In
così rio periglio,
Difesa
può niegare al padre un figlio?
Ahi,
che nel mentre il core frenarsi più non sa!
Pur
mi rammenta amore...
Aver
di lei pietà!
(appressandosi
a Neala, e
di soppiatto indicando
Zarete)
Salvalo.
AKEBARE
(a
Zarete)
Scellerato!
NEALA
(a
Idamore)
Tu
lo conosci!
IDAMORE
Assai.
ZARETE
(guardando Idamore, fra sè)
Fugge
il mio guardo! Ingrato!
AKEBARE
(alle
guardie)
Quell'empio
pera ormai!
NEALA
(gettandosi
subito ai piedi di Akebare)
Deh...
un... folle... ardir perdona.
Trionfi...
in... te... pietà...
AKEBARE
Ed osi?
Oh,
quale orrore!
Tu
d'implorar?...
ZARETE
(alle
guardie)
Ferite!...
IDAMORE
(alle
stesse)
Fermate!
AKEBARE
E
tu... Idamore!
Olà,
me solo udite.
Svenate!
IDAMORE
(facendosi
scudo a Zarete, e
gettando
il ferro a' piedi delle
guardie)
Ebben:
svenate col padre il figlio...
TUTTI
Ah!
IDAMORE
Ma
un sangue ch'io versai
La
patria per salvar.
Pietade...
AKEBARE
Un
paria mai non può pietà sperar...
Gli
Dei v'han maledetti!
TUTTI
Ahi,
mi si gela il cor!
A
quei profani aspetti, a quei tremendi detti
Io
manco! Ahi, quale orrori.
AKEBARE
De
la cittade tratti
fuor
le porte
S'abbiano
atroce abbominevol morte!
(Nel
mentre Idamore e Zarete sono per essere
condotti
fuori del tempio, Neala cerca
unirsi al suo consorte, ma
vien trattenuta
da Akebare)
ZARETE
E IDAMORE
La
morte di noi miseri,
Fra
stragi e tanti orrori,
Ai
tardi e colti posteri
Il
tempo additerà!
E
legge così barbara,
Scudo
degli oppressori,
Distruggeranno
i popoli
De
le future età.
NEALA
La
benda ch'io mi lacero,
E
premo nel terreno,
A
tutti fia memoria,
D'amore
e fedeltà!
E
sciolto il crine, e pallida,
Volando
a morte in seno;
La
tomba a lui serbandomi
Il
nodo eternerà.
AKEBARE
Morrai
tu ancora, o perfida,
Se
spegnere non sai
L'amor
che per un paria
E
colpa ed empietà!
E
fra l'eterne tenebre
Il
fallo piangerai,
Fuggir
vorrai dai reprobi,
Ma
tardi allor sarà!
ZARETE
Sommo
braman, v'è un Dio!
Paventa!
A morte io vo!
IDAMORE
Parto,
o Neala, addio,
Mai
più ti rivedrò!
NEALA
Teco
bell'idol mio,
In
breve io pur sarò!
AKEBARE
(Fra sè)
Regno!
L'impero è mio!
Di
più bramar non so!
TUTTI
Giorno
sì fiero e rio
Su
l'Indo mai spuntò!

|
ACTO
PRIMERO
(Denso palmeral. A la
derecha, atrio del templo de
Brahma. A la izquierda,
inicio del camino que conduce
a Benarés. En el fondo
montes y colinas. Amanece)
Escena Primera
(Akebare, con seis brahmanes, desciende del templo
y se arrodilla mirando en dirección al altar del dios)
AKEBARE, CORO
En ésta, tu sagrada y antigua selva,
donde la naturaleza más verde se muestra,
acoge ¡oh, dios! estas ofrendas
que los mortales te ofrendan
en agradecimiento por los conquistados laureles,
ahora, que el portador de la fecunda luz de la aurora
conduce
por el espacio a sus corceles.
(Los seis brahmanes se separan para dar
paso
a varias tribus.
Akebare avanza y reflexiona)
AKEBARE
¡De qué me sirve concelebrar sobre los altares,
si el soberbio Idamor tiene el poder
sobre las tropas y sobre el pueblo
y su frente no se inclina ante mí!...
¡Hoy, él ríe!... ¡Conquista nuevos trofeos!...
¡Él podría dominarnos y humillarme!...
¡Pero aquí llegan las turbas para participar en el festival!...
Que el vulgo crea que estoy orando.
(se retira al interior del
templo)
Escena Segunda
(Brahmanes,
sacerdotes, músicos y guerreros. Las bayaderas
y los bailarines
baloks llegan danzando. El pueblo y los
faquires traen las
ofrendas al dios Brahma)
BRAHMANES, SACERDOTES,SACERDOTISAS
Al sobrehumano monarca,
Rey de los Dioses, Dios Soberano,
que siempre existirá y
que siempre existió
antes de que el tiempo
tuviese una edad.
Que con un aliento suyo,
un sólo soplido,
puede destruir el mundo;
al hombre volverlo polvo
y hacer regresar a las
sombras
al gran astro que fue el
primero
en resplandecer en el
cielo
iluminando al ciego orbe.
Fue el conductor del
día,
las estaciones varió,
dio su color a la
creación
y con su risa y fulgor
el universo animó.
Danzas y juegos, himnos y
votos,
trompetas, cítaras y
clarines,
que todos aclamen devotos
la gloria de este hermoso
día
en el que veremos
regresar a la ciudad,
vencedoras entre laureles,
las espadas que
fueron blandidas
a lo largo del Indo.
TODOS
Tú
contemplaste a los lusitanos
desplegar
sus velas en el océano,
y
audazmente venir aquí
a
incendiar tus templos.
Descendiste,
y las espadas de la patria,
con
tu poder, triunfaron.
Bajo
el furor de nuestras armas
cayeron
las huestes enemigas.
Tú
escuchaste al devoto guerrero
que al caer te invocó,
y tu luz lo guió
por
el sendero de la victoria.
Tu
llama se encendió
en
el corazón de todos tus hijos
y
la diestra mano de Idamor
venció, ganó y triunfó.
¡Gloria
a ti, que en medio del peligro
nos
diste un invicto defensor,
que
de roja sangre enemiga
tiñó
el Ganges liberándolo!
¡Gloria
a ti, que en su pecho
encendiste fuego propagándose
sobre miles y miles de enemigos
derrotados!
LOS
SEIS BRAHMANES
(desde
el umbral del templo)
El
pontífice se digna
mostrarse
ante vosotros ¡oh, pueblo!
Humildemente
postraos todos.
(Todos
se arrodillan)
Escena
Tercera
(Akebare,
luego Neala)
AKEBARE
¡Levantaos!
Brahma, nada
menos que el ígneo dios,
agradecerá
los cantos piadosos.
Los cánticos sacros, ahora que el patrio suelo,
nuestros victoriosos ejércitos volverán a entonar.
(desciende
del templo y avanza hacia
la gente)
Pero….
¿Neala?... ¡Qué veo!...
Parece
como si alguien la persiguiera…
(Neala
llega desde el convento de las sacerdotisas,
como si fuera perseguida por
alguien. Se detiene y
vuelve a mirar hacia
atrás. Horrorizada,
se cubre el
rostro y,
sin percatarse de que es su
padre, se abraza
a Akebare)
¿Tiemblas?...
¿Lloras?...
(Se
recupera ante a la voz de su padre
y
con respeto se aparta poco a poco)
Revela a los sagrados ministros
del supremo dios,
qué amarga razón te entristece
y
te angustia…
NEALA
¡Un
horroroso sueño!... ¡Una terrible visión!...
AKEBARE
¿Qué
has visto? ¡Dime!
NEALA
¡Sí, oid todos!...
No
tengo fuerzas...
AKEBARE
¡Obedece!
NEALA
Horrorizaos...
Me pareció ver que mientras mi mano
ofrecía
el áloe en el altar,
y la
sagrada llama ardía
tibia y pálida...
¡De repente el
trípode cayó al suelo,
el
templo se estremeció!...
¡Ay,
más no puedo decir!…
Me
falta el aliento…
AKEBARE
(para sí)
Un
relámpago son esas palabras
que
fulminan mis deseos.
TODOS
¡Ante
esas siniestras palabras
me
siento estremecer!
(a
Neala)
¡Continúa, nárranos hasta el final
todo
el horrible acontecimiento!
NEALA
Se abalanza sobre mi corazón un áspid,
lo
desgarra, lo envenena;
y ya moribunda a un... ¡a un paria!
me anuda y encadena.
Se
abre la tierra y me precipito
condenada
a la pena eterna.
¡Ay,
se me hiela el corazón
ante
esas ideas tan horrorosas!
TODOS
(a
Akebare)
¡Oh
tú, luz del auténtico dios,
intérprete
del cielo,
vamos,
explica este misterio,
desvela
este secreto!
AKEBARE
(para
sí)
Entreguemos
a Idamor su mano
y como esposa quede encadene a él.
Que
un prestigio falso y vano
sirva para mis fines.
NEALA
(para sí)
A
mi, que de tus altares
Idamor
supo raptar,
castígame, ¡oh, dios! si así lo quieres,
pero
no me señales como culpable.
AKEBARE
(con
tono inspirado)
Liberada quedas Neala de tus votos
y
obligaciones hacia el altar,
los
dioses te conceden
ser
la esposa de un guerrero.
TODOS
¿Y
quién es él?
AKEBARE
Será reconocido
cuando
sobre el altar
jure
obedecerme, a mí,
como único intérprete del dios.
TODOS
(en voz baja)
No
hay otro esposo más excelso
que
el propio Idamor.
¡El
fuerte, el valiente, el ínclito,
el mayor de todos los héroes!
NEALA
(para sí)
¡Ay
de mí! ¡Qué miserable soy!
¡No,
no podrá ser Idamor!
¡Él
nunca querrá ceder
y
someterse al poder de mi padre!
¡Ay,
un rayo de esperanza
no
encuentro para mí!
¡Ay,
desventurada Neala!
¿podrás
vivir sin Idamor?
No,
la vida no deseo,
si
no es junto a mi ídolo.
Sólo
junto a él, puedo vivir
Sólo
por él siento amor.
AKEBARE
(para sí)
¡Es duro e incluso aborrecible
entregar
a mi propia hija!
¡Ay,
el corazón no lo aconseja,
pero
que sea huumillado el corazón!
TODOS
¡Ya
fastuoso vuela el dios Amor!
¡Ya
enguirnalda, teje y entrelaza
con rosas y flechas
la
belleza y el valor!
AKEBARE
¡Gran
pompa haya en el templo
para
el regreso de las victoriosas banderas!
Preparaos,
sacerdotes, para que así sea.
¡Honrad el triunfo de las temidas huestes
y celebrad el himeneo que desde el cielo
el dios me ha inspirado!
Y ahora, marchad todos al bosque
para esperar allí al vencedor.
(Akebare
con los brahmanes regresa al
templo.
Todos se retiran; sólo Neala, Zaida, y las sacerdotisas
permanecen
en escena)
NEALA
(para sí)
Sí, ya lo he decidido... ¡la muerte!
¡Ninguno,
que no sea Idamor, será mi esposo!
ZAIDA
¿Neala? ¡Ah! ¿Por qué en el día más feliz
de
tu vida, tienes esa angustia e inquietud?
¿No
se te ofrece un venturoso porvenir?...
NEALA
¡Oh,
queridas mías!
¿Qué
compensación adecuada puedo daros,
a
vosotras, con quienes compartí felizmente
la
edad de la inocencia?
Amigas ¡ay! antes de abandonaros
(para sí)
¡y
de cerrar mis ojos!
(en voz alta)
que
cada una reciba una prenda de mi amor.
Delide, este
collar que tanto te gustaba, es tuyo;
y para ti, Zaida...
(Sobre
la colina aparece Zarete.
La
primera en divisarlo es Zaide)
ZAIDA
¡Un anciano! ¡Un extranjero!
NEALA
Su semblante y su forma de actuar
son los de
un hombre consumido por una pena atroz.
ZAIDA
¡Ha traspasado la cerca del sagrado recinto!
¡Rápido, vayámonos,hermanas!…
NEALA
¿Por
qué? ¿Debemos tener miedo
de un anciano
totalmente indefenso?...
Brindémosle
ayuda, pues lo ahoga el llanto.
¡Mirad! ¡Se ha postrado! ¡Gime! ¡Suspira!
Escena
Cuarta
(Zarete
arrodillado al pie de un ídolo)
ZARETE
Enjuga ¡oh dios, de piedad! enjuga mis ojos
y devuélveme
a mi querido hijo.
¿Dime ¡oh, dios! dónde está? ¿Dónde anda?
¿Todavía vive?
Ya
soy un aciano...
¡Ah, haz que pueda encontrarlo!
NEALA, ZAIDA, SACERDOTISAS
¿Qué
hace? ¿Quién será?
¡Se
consume en llanto junto a la estatua!
NEALA
¡Quienquiera
que seas, ven aquí!
(para sí)
¡Su triste aspecto,
despierta
en mi, al acercarse,
un
desconocido afecto!
ZARETE
(llega lentamente y mira con atención
el atrio
del templo)
¡Qué
veo! ¡Ay, no es una ilusión!
Vírgenes piadosas, por favor, decidme,
¿no es éste el bosque...
NEALA
... sagrado
de Brahma.
ZARETE
(para sí)
¡Ay,
dónde, insensato, vine a parar!
¡Ay, Idamor!
¿Dónde has arrastrado a tu padre?...
En este lugar está proscrito el paria,
si
los brahmanes lo reconocen,
¡será
condenado a muerte por
el feroz Akebare!
¡Y yo soy un paria!
¡Debo huir!...
NEALA
No deber tener miedo de nosotros,
aleja de ti el terror que te invade.
ZARETE
¡Ah,
créeme, mi corazón
donde
quiera que vaya
no
encuentra la paz,
y
si, en cambio, el dolor en él se renueva!
NEALA
¿Y
cual es la razón?
ZARETE
He
perdido un bien…
NEALA
Ten
calma.
Lo
recobrarás si de un mortal ello depende.
ZARETE
Una
sola persona puede hacerlo.
Yo
lo esperé mucho tiempo,
pero
entre llantos y lamentos, en vano lo hice…
Pero ¿qué son esos sonidos marciales?
NEALA
(para sí)
¡Ah, por fin llega mi ídolo!
Escena
Quinta
(Llega Empsael)
NEALA
¿Qué
noticias traes Empsael?...
EMPSAEL
Mensajero
soy
y traigo a
Akebare la noticia
del triunfal regreso de Idamor...
(Entra
en el templo.)
ZARETE
(aparte)
¡Idamor!
(a
Neala)
Dime, ¿es un guerrero?
NEALA
¡Es
el gran jefe de todos los guerreros!
ZARETE
¿Es noble? ¿De dónde proviene?...
NEALA
De
la región de Balassor llegó.
ZARETE
(para sí)
¡Es él!
NEALA
¿Lo
conoces?
ZARETE
(restableciéndose)
¡Ah, sí, me agradará volver a verlo!…
NEALA
¡Vamos compañeras!
(Para sí)
Que Idamor encuentre en el ara sagrada
los
laureles glorioso y conozca allí mismo
la
voluntad de Akebare,
y
también mis pensamientos.
ZAIDA
¡Volvamos
al altar!
(Neala, Zaida y las sacerdotisas se retiran.
Apenas
Zarete queda solo da
rienda suelta a su alegría)
ZARETE
¡Mi
hijo está aquí!
¿Lo
veré?
¡Hoy!
¿Lo
abrazaré?...
¡Ay, mi corazón salta en mi pecho!
¡Mayor
felicidad no puedo desear!
¡Es
tanta la felicidad de este momento
que
me hace olvidar los sufrimientos pasados!
(parte)
Escena
Sexta
(Exterior del templo de Brahma rodeado de
monumentos
sepulcrales. ldamor
viniendo de la ciudad avanza con
precaución)
IDAMOR
¡Allá
dónde al cielo retumba
con
miles y miles de repetidos gritos
y
aplausos que loan el nombre de Idamor,
mi corazón parecía embotado y sin vida!
¡Aquí, donde el sauce sobre el sepulcro llora,
y
donde el sol reina en silencio sobre las tumbas,
palpita
mi pecho, todo estalla y me consume!
Sí:
¡más que el honor del imperio, puede
la fuerza del amor!
¡Él me otorga la dicha!
¡Cuán
gentiles se muestran estos umbrales
donde
Neala transcurre sus días!
¡Amo
esos mármoles sobre los cuales
ella
eleva al sol sus pensamientos!
Yo
me acerco a vosotros, y mientras tanto,
de
alegría mis ojos derraman llanto.
(se
acerca a un columna, encuentra una
guirnalda y
la desenrolla; tomando de
ella una hoja de papel, lee)
"Brahma
desata mis votos.
Mi padre me entrega como
esposa
a
alguien a quien no conozco.
Pero
yo te seré siempre fiel.
Sin la posibilidad de poder verte, moriré, Adiós."
(se
le cae la hoja de mano y queda
atónito)
Cuanto más lejos,
más la amaba…
En el combate, sólo en ella pensaba…
Herido,
la llamaba…
Venciendo,
la veía…
Gloria,
poder, trofeos,
por ella los alcanzaba…
por ella… sólamente...
por ella…
¡La
pierdo, ya no es mía!...
¡Mas no! No existe ¡oh,
Neala!
quien
te pueda alejar de mí.
¡No
existe nadie,
donde quiera que encerrada estés,
que pueda
oponerse a mi avance
o
detener mis pasos!
Allí donde se elevan
los
sagrados altares,
incluso
si estuvieras
en
los brazos de los dioses,
¡de
ellos arrebatarte
yo
bien sabría!
Y
por siempre sonriente a
mi lado
veré tus ojos
por
los que mi alma
los
primeros latidos
de
amor experimentó.
Pero ¿quién es ése?...
¿Quién esconde su
rostro bajo la capa?
¿Quién con andar receloso
hacía
aquí avanza, y mira hacia atrás?
Escena
Séptima
(Llega Zarete
cubriéndose el rostro)
ZARETE
(para sí)
¿Será posible? ¡Está aquí, y solo!
IDAMOR
(para sí)
¡Se detiene!
ZARETE
(acercándose, para sí)
¡Oh, suerte!
IDAMOR
(para sí)
A
mí se acerca.
ZARETE
(para sí)
¡Es
mi hijo!
IDAMOR
Extranjero ¿qué buscas?
ZARETE
Al
jefe de los guerreros.
IDAMOR
(para sí)
¡Cielos!...
¡Esa voz!
ZARETE
(continuando)
Idamor...
IDAMOR
(para sí)
¿Será
cierto?
ZARETE
(descubriéndose
el rostro)
Hasta ti vengo...
IDAMOR
¡Padre!
ZARETE
¡Me reconoces!...
IDAMOR
¡Oh,
qué alegría! ¡Oh, qué feliz soy!
¡Abrázame contra tu pecho!...
ZARETE
(va
a abrazarlo, luego lo rechaza)
¡Apártate,
ingrato!
IDAMOR
¿Me
rechazas?
ZARETE
(mirando
los atavíos de su hijo)
¡Oh, dioses, me habéis conservado vivo,
para
que muriera de dolor
viéndolo
vestido con ropas de infieles!
IDAMOR
¡Escúchame!...
ZARETE
¡Desnuda
esa espada, parricida!
(descubriéndose
el pecho)
¡Aquí,
en este tatuaje de paria, que tú también
llevas
grabado sobre el pecho, clávala!
Lleva al gran brahmán,
con
una hipócrita sonrisa,
¡la sangre que mane de tu padre!...
IDAMOR
¿Qué
dices?
Debes creerme;
por mi valentía, armas
y vestimenta he cambiado,
¡pero
no lo ha hecho mi corazón!
ZARETE
¿Acaso has podido
olvidar
que los sacerdotes nos masacraron,
considerándonos maldecidos
por el dios?
Yo mismo fui testigo de ello
y muchas
veces te narré tal horror...
IDAMOR
Lo
recordaba, pero venció el
deseo
de contemplar de cerca esta ciudad y,
vestido con harapos, te
abandoné.
Cuando llegué a Balassorre
los
lusitanos iniciaron la guerra.
Yo
me ofrecí a combatir... Luché.
Y cuando alcancé la victoria
salvando
al Indostán,
todos
me aclamaron como el jefe de los guerreros.
ZARETE
Te olvidaste de todo...
IDAMOR
¡Ah,
yo quería regresar!
ZARETE
Mientes...
IDAMOR
Pero... el amor...
ZARETE
¿El amor?...
IDAMOR
Sí... ella también es culpable por mi causa...
ZARETE
¿Culpable?
¡Cuéntame!
Revela
¿a quién osaste amar?...
IDAMOR
(perplejo)
A
una doncella...
ZARETE
Continúa.
IDAMOR
... que
ahora en el altar...
ZARETE
¡Acaba!
IDAMOR
... ha sido
liberada de sus votos...
ZARETE
¿Y
su padre, quién es?...
IDAMOR
¿Quieres saberlo?...
ZARETE
(cogiéndolo
por mano)
¿Palideces?
¿Tiemblas? ¡Qué sospecha!
¡Habla!
¿Acaso es...
IDAMOR
Es
quien... sobre el altar...
es
el sumo sacerdote...
ZARETE
¡Cielos!
¡Akebare!
¡Es
la hija de Akebare!
¡Del enemigo acérrimo!
¡De
aquel que el aire enrojeció
con
tu propia sangre!
¡Un
tormento mayor
no puede haber para un hombre!
¡Sólo con pronunciar ese nombre
me has asestado un golpe mortal!
IDAMOR
¿Y
es quizás culpable
una
inocente virgen,
por
el hecho de haber nacido
de
un padre culpable?
¡Tanto
veneno como tiene
Akebare
en su corazón,
tanta virtud posee
Neala en su pecho!
ZARETE
¡Del
la semilla de un hombre cruel,
jamás
germina la virtud!
IDAMOR
¡Un
don del cielo es la virtud
y
no un regalo del hombre!
ZARETE
¡Ah,
necio!
(para
marcharse)
¡Decídete!...
IDAMOR
¡Padre!...
ZARETE
Hasta hoy he sido tu padre.
¡Que
allá, entre esos sagrados muros,
sea otro quien te brinde su amor!...
¡Allá!...
(Se
oyen sonidos desde el interior del
templo)
¿Qué se oye?
¿Y esas
voces?...
IDAMOR
Es
la hora de la oración.
ZARETE
(arrodillándose)
¡Oh, dios...
AKEBARE,
BRAHMANES, SACERDOTISAS
(dentro
del templo)
Salva ¡oh, dios! y siempre defiende
con
tu espada, a tu pueblo selecto;
Tu
rayo terrible descarga,
y
que él caiga sobre el maldito paria.
ZARETE
(se
pone de pie, y toma de la mano a
su hijo)
¿Oíste?
¡Alégrate!
¿A
invocar la destrucción
de
una estirpe impune
no
vas tú también al templo?...
¡Tú
del ejército
el
primero y supremo conductor!
Sobre
tu padre,
sobre
quién te dio la vida,
cae
el impío anatema.
IDAMOR
¡Calla!
¡Ni el honor ni el trono
la
virtud en mí mengua!
¡Todavía
soy aquél
que
siempre odiaba
esa
prole del dios!
¡Si
yo te olvidara
que
no vuelva a ver el sol!
ZARETE
Sígueme,
entonces…
IDAMOR
¿Qué
pretendes?...
ZARETE
¡Sacarte
de este impío suelo!
¿Dudas?...
IDAMOR
¡Ay,
qué dura decisión!...
ZARETE
¡Decídete!
IDAMOR
(para
sí)
¡Qué
pena! ¡Qué dolor!
¿Dejar
a quien adoro?
¿A
quien siempre me fue fiel?
¡Ay,
para ser tan cruel
debería
no tener corazón!
¡Sólo deseo decirle
por qué
el destino me aleja de ella!
¡Por última vez
deseo verla!
ZARETE
¡Bien
observo que más que a tu padre,
estimas
tu loco orgullo!
¡Vive
entonces a la sombra del trono,
goza
en el regazo del poder!
¡Moribundo
en el desierto
tu
padre buscará a su hijo!
¡Y
en ese momento a su hijo
ya
no podrá ni siquiera ver!
IDAMOR
Escúchame...
ZARETE
¿Y
bien?...
IDAMOR
Te
sigo, pero...
ZARETE
Habla.
IDAMOR
Donde
el bosque es más espeso,
en
breve me tendrás contigo...
ZARETE
¿No
en este instante?…
IDAMOR
¡Acéptalo y concédeme
que le diga adiós!
¡Ay, si es posible que mi boca
pueda
decir semejante cosa!...
Luego,
haz de mi vida
aquello
que más te agrade y quieras.
Soy
tuyo, pero el cruel dolor, créeme,
¡mi vida truncará!
ZARETE
Te
lo concedo, pero recuerda
que soy capaz
de
poner fin a mi vida
si
tu lealtad me llegara a faltar.
Este suelo que me sustenta,
destino
final de todos los mortales,
será
el último que pise
¡y en mi tumba se transformará!
(Salen
por lados distintos)
ACTO
SEGUNDO
(Bosque
como en el acto primero. Noche
de luna llena)
Escena
Primera
(Empsaele
y Akebare)
EMPSAELE
Desciende.
AKEBARE
¿E
Idamor?
EMPSAELE
Aquí
te verá.
(se marcha)
AKEBARE
¡Ambición
del imperio!
¡Sólo
tú puedes reducirme
a
tal extremo!
¡Yo
mismo le ofrezco a mi hija!...
Pero…
sí… es él.
Escena Segunda
IDAMOR
¿En
la sombra de la noche
y
en éste lugar,
me requiere Akebare
?
AKEBARE
El mismo
Akebare, al que crees tu enemigo.
IDAMOR
¿Qué tienes que
decirme?
AKEBARE
Te ofrezco lo que
me es más querido.
IDAMOR
¿Qué
cosa?
AKEBARE
Mi
hija.
IDAMOR
(deponiendo
su dignidad)
¿Cómo?... ¿A Neala?...
AKEBARE
Sé que tu corazón la ama;
te
la entregaré como esposa al despuntar el alba.
IDAMOR
(estrechándole
y casi besándole la
mano)
¡Ah! ¿Qué más podría desear?
¡Bien
sabes que desde mis primeros triunfos
me
enamoré de ella
cuando
su
mano ciñó los laureles sobre mi frente!
AKEBARE
Las
tropas están dispuestas
para
celebrar con pompa esos triunfos.
(para sí)
¡Finalmente,
soberbio, ante mi te doblegas!
(se
aparta)
IDAMOR
¡Él
me entrega a su hija!...
¿Y
mi padre?... ¡Ay, desdichado!... Para
huir, me espera.
Neala sabe que yo
vendría... y ahora la volveré a ver.
¿Qué debo hacer?
¡Ah,
sí!... Le revelaré que soy un paria
y entonces Neala...
Escena
Tercera
(Llega Neala)
NEALA
¿Idamor?
¿De tu boca escuche mi nombre?
Si
mi padre...
IDAMOR
(confuso)
No
temas, cumple con tus votos.
NEALA
¿Qué?
¡Explícate!
IDAMOR
(fríamente)
A
ser tu esposo me ha destinado.
NEALA
¡Cielos!
¿Será verdad? ¿Idamor?
¿Eres
mío?... ¡Callas!
¿Fijas
tu mirada en el suelo?
En
tu semblante se observa tristeza,
justo
ahora que mi mano obtuviste.
¿Puedo
saber a qué se debe?...
IDAMOR
¿Neala?...
NEALA
Habla...
IDAMOR
¿Es grande el amor que sientes por mí?
NEALA
¿Y
tú me lo preguntas?
Aún
muerta, siempre te amaré,
más
de lo que te amé hasta ahora,
si
es verdad que se ama más allá de la muerte.
IDAMOR
¿Me amas porque soy
el príncipe de los guerreros?
NEALA
Yo
amo a Idamor.
Los hechos y obras
de
tu grandeza
dependen de la voluble suerte,
pero la
virtud es un tesoro
que
eternamente vive.
Y yo
tu virtud adoro.
IDAMOR
Entonces también tendrás piedad
de
los hombres que, por obra del destino,
nacieron,
sin culpa alguna,
y
se ven obligados a vivir
¡pobres,
errantes, despreciados y abyectos!
NEALA
¿De
qué me hablas?
IDAMOR
¡Del infeliz
que
al mundo sus ojos abre,
y
por la fuerza, sin razón alguna,
el
mundo excluye!
NEALA
¡Cielos! Acaso...
IDAMOR
Escucha...
NEALA
¡Ah,
calla, calla!
¡Pobres
de nosotros si en el recinto sagrado
la
maldita casta posara sus pies!
¡Verías
el cielo oscurecerse y ensangrentarse,
abrirse la tierra y
tragarnos a todos
dentro
de sus entrañas!
IDAMOR
¿Y
si uno de esos parias desconocido
viniera a
nosotros, luchara, venciera y triunfara,
y
con su propia sangre la tuya salvara?
NEALA
¡Aún si fuera
así, no lograría salvar
su vida!
¡Bajo
cualquier circunstancia debería
caer traspasado por una espada!
¡El dios ordena
que yo misma
deba darle muerte
si se presentara ante mí!
IDAMOR
Sin
embargo ¡ay! uno
de ellos
se
encuentra entre estos árboles!
NEALA
(abrazándose
a Idamor)
¡Ay, que yo no lo vea!
IDAMOR
Demasiado
tiempo estuvo oculto.
Él
quiere ante ti mostrarse.
Está cerca.
NEALA
(pasando
al otro lado de Idamor
y
agarrando
su puñal)
¿Dónde
está?...
¡Empuña también tu espada conmigo!
¡Ataquémoslo!
IDAMOR
(arrojándose
a sus pies)
Pues
bien: ¡hiere a tu esposo!
NEALA
(se
le cae el puñal, queda inmóvil y
sin mirarlo)
¡Eres túl!
IDAMOR
¡A
un culto bárbaro
inmola
a tu conyugue!
NEALA
¡Ay,
huye, y que los dioses
sólo obtengan mi sangre!
IDAMOR
Los
dioses no desean sangre.
NEALA
¿Acaso los
dioses no lo han dispuesto así?
IDAMOR
¡No!
¡Es una ley cruel y tiránica,
nacida
de la justicia de los hombre!
NEALA
Todo ha sido un
sueño ¡Huye!…
Yo me dirigiré mis
pasos hacia otro lugar.
IDAMOR
(la atrae hacia
sí y le
toma la mano)
¿Te marchas?
¿No tendré de ti
ni una última mirada?
Tu
mano, ¡ah, mira!
ahora
que permites que la estreche
sobre
mi corazón amante.
¡No
tiembla, ni se abre,
ni
desaparece la tierra!
¡No
se cubre el cielo
de sangrientas nubes!
¡Ni
del reino celestial
nos
llegan voces de reproche!
¡No
nos fulmina un rayo!
Mira:
totalmente tranquila y pura
está
la naturaleza.
Mira
como a nuestro alrededor
está
calmo todo el palmeral;
como se muestra y
nos sonríe la
luna
con su plateada luz.
¿Y sólo tú, cruel,
me
condenas al llanto?
¿A
mí, que tanto te adoró?
¿A
mí, que sólo a ti te amo?
NEALA
(para
sí)
¡Ay,
ante esas palabras
me
siento desvanecer!
El
horror que por su casta sentía hasta ahora...
¡ay!...
abandonarlo... ¡ay, dios!...
¡No,
no puedo!...
(a Idamor)
¡A mi corazón
llegan
dulcemente tus
palabras!
¡Dispón de mí!
¿Qué
quieres? Ordena...
¡Sí, seré tuya!
¡Junto
a ti viviré!
IDAMOR
¿Tú?
¿Mía?
NEALA
¡Te
lo juro!
IDAMOR
¡Sea!
Tras celebrar el ritual
que nos unirá en matrimonio,
huiremos juntos...
NEALA
¡Huir!...
IDAMOR
¿No puedes?
NEALA
¡Qué
oigo!
IDAMOR
Quédate.
Me
marcharé solo...
(dispuesto
a marcharse)
NEALA
¡Detente!
IDAMOR
¿Sí?
NEALA
¡Venciste!
IDAMOR
¡Ay, cielos! ¿Será cierto?
¡Seguirás
a tu esposo!
NEALA
¡Ay,
cómo no seguirte
si
mi corazón ya no me pertenece!
IDAMOR
¡Ah, qué felicidad
experimento al
oírte!
Siempre ocuparás
¡oh,
querida! todo mi pensamiento.
NEALA
Siempre estarás
¡oh, querido! en mi mente.
IDAMOR, NEALA
¡Siempre
de tu deseo
el
mío dependerá!
Y
si entre tus brazos,
el
destino dispone
que un día yo muera, aún así
¡la muerte será hermosa
para mí!
IDAMOR
¡Vayamos
al altar, mi bien,
el
Amor allí nos unirá!
NEALA
¡Sobre
las arenas del desierto
el
Amor nos guiará!
(Salen)
Escena
Cuarta
(Antiquísimo
templo de piedra construido en la oquedad
de un monte. Sobre los peñascos se divisan
tallas referidas
a matanzas de parias. Zarete,
luego coro de sacerdotes)
ZARETE
Noche,
que me parecías eterna,
¿por
qué no fuiste eterna para mí?...
¿A
qué reducto deberé huir para que la luz
no
me siga a donde vaya?
Me
pareció que se aproximaba gente,
y me vi forzado a salir de nuevo
de
la profundidad de la selva,
donde esperaba en
vano a mi hij...
¡No!... ¿Qué estoy diciendo?
¡Al
traidor! ¡A mi más feroz enemigo!
Pero ¿dónde vine a parar?
¿Dónde
me encuentro? ¡Dioses!
¡Ah,
bien que reconozco en
la esculpida roca
el
recinto infame colmado de delitos!
Bien que recuerdo aquel día sagrado
de la matanza de todos los parias;
de aquí, junto con mi esposa, conseguí huir
y salvarme de la muerte...
Este
es el lugar que fue empapado,
por voluntad de los sacerdotes, ¡con sangre inocente!
¡Ah, día fatal, aún te tengo presente!
Aquí,
por su hijo una madre gritaba:
¡No
lo hiráis! ¡Matadme sólo a mí!
Allá,
por su padre una muchacha clamaba:
¡Por
favor, salvadlo a él, y a mí matadme!
Por
el hermano una hermana moría;
por
su esposa el cónyuge se ofreció...
Y el brahmán, despiadado y furibundo,
sordo
al llanto, sediento de sangre,
con la espada en la mano
disfrutaba viendo expirar
al
padre, al hijo, al esposo y al hermano,
bajo su impío y sacrílego acero.
SACERDOTES
(lejano)
Nunca
relució de esta forma
la
dorada superficie del mar…
ZARETE
¿Alguien
se acerca?... ¡Ay, sí…
Será
necesario evitar a cualquiera que sea.
(Zarete
se esconde tras un peñasco. El coro de sacerdotes
se dirige hacia el
templo llevando la
corona y el agua
consagrada
para Idamor)
SACERDOTES
Nunca
relució de esta forma
la
dorada superficie del mar…
Al
renacer el día,
apareció
el astro aún mayor.
Vayamos al templo
para
celebrar el himeneo indisoluble
de Neala e Idamor.
(se
pierden de vista atravesando la
escena)
ZARETE
¡Qué
escuché! ¡Ay, cielos!
¿Existe
un martirio mayor que el mío?
¿Semejante
crueldad
en
mi hijo descubrir?
¡Entre
los enemigos está Idamor
dispuesto
a ser feliz!
A su padre, cruelmente,
olvida
y hasta traiciona...
¿Esto
haces ahora,
¡oh, hijo ingrato!
después
de tantos años en que
me deshice en lágrimas y preocupaciones?
¿Éste
es tu pago?
Pero
si a tu padre abandonaste
y
lo transformaste en un desesperado,
y ahora gozas plenamente,
¡oh, hijo ingrato!
lo
verás caer moribundo a tus pies.
¡Los
sagrados muros del templo atravesaré
para denunciar a un
paria
ante
el bárbaro Akebare!
Escena
Quinta
(Patio
majestuoso y sombreado de palmeras. Al fondo, se
observa el interior del templo de Brahma
al
que se accede por
una amplia escalinata. Entrada de todo el ejército
y, desde el
interior del templo, llegada de los sacerdotes y
sacerdotisas)
CORO
Brahma,
augusto autor del universo,
que
desde el trono celestial
dulces
esperanzas inspiras al justo
y
aterrorizas a los culpables.
Sol,
que al mar, a los prados y a las selvas;
a
los montes, a los llanos y a los valles haces brillar;
cuando
al mundo desatas y muestras
tu
radiante cabellera de oro.
Ganges, ¡oh, tú! que a la mirada humana
tus fuentes
escondes
y mantienes los campos siempre fecundos
con
tu inmenso y generoso caudal.
Todos vosotros ¡oh,
dioses! descended hasta aquí
y atad con lazos
perennes
a
los guerreros con los sacerdotes,
a la
belleza con el valor.
Escena
Sexta
(Llega
ldamor)
IDAMOR
¡Todo lo que aquí sonríe y brilla ante mi mirada
se vuelve triste y fúnebre!
En
vano mi padre me pidió
que
apenas pudiera alejarme de la hija
de
Akebare me dirigiera
a
donde él estaba esperándome...
Él
debe haber visto que la hora ya pasó,
¡y
quién sabe a dónde con incauto pie se dirigió!
Él
podría con una sola palabra
ofrecer
su pecho a los enemigos.
¡Qué
idea de horror me invade y me agobia!
¿Qué
no sufro por ti, Neala?... ¡Oh, cielos, ahí
está ella!
¡Ah, cortejo nupcial,
no
eres tú más que un funesto
y cruel
ornamento para mí!
Escena
Séptima
(Entra Akebare
con su hija seguido de los brahmanes)
AKEBARE
Si
un paria viniese a profanar
estos
santos lugares,
que por su criminal audacia
caiga herido y muera al instante.
NEALA
(Para sí)
¡Al oír esas palabra me siento morir!
IDAMOR
(Para sí)
¡Temo
y tiemblo!
AKEBARE
¡Sacerdotes,
guerreros, pueblos, oíd!
Brahma ha concedido a Neala a un hombre.
El esposo designado ha sido elegido
de entre la casta de los guerreros.
Aquel que nos ha conducido a la victoria: ¡Idamor!
Él, delante del dios,
ha juarado serme fiel.
(Toma
la corona que trae un guardia)
Y a la vez que desciendo
a colocarle sobre
su cabeza la corona de la victoria,
le
entrego como esposa a mi hija.
IDAMOR, NEALA
(arrodillados
delante del altar)
En
este preciado y dulce instante
en
el que te conviertes en mi cónyuge,
a
ti te consagro mi vida
y
te juro eterna fidelidad.
AKEBARE
Desde
el celestial y divino imperio,
vosotros,
eternos dioses del Indo,
acoged
mis votos,
Qué...
Escena
Octava
(Empsaele lo interrumpe)
EMPSAELE
¡Detente!...
AKEBARE
¡Oh,
cielos! ¿Por qué?
EMPSAELE
¡El
ritual ha sido profanado!...
¡Un
paria hay entre nosotros!...
(Sorpresa general)
TODOS
¡Gran dios, qué horror!
NEALA
(Para sí)
¡Idamor!
IDAMOR
(Para sí)
¡Mi padre!
AKEBARE
¿Dónde
está?...
EMPSAELE
¡En
la entrada del templo!...
AKEBARE
¡Matadlo!...
EMPSAELE
¡Aquí lo conducen los guardias!...
Escena Novena y
Última
(Zarete es conducido por el pueblo)
TODOS
¡Oh,
mirad! ¡Que muera!
NEALA
(Para sí)
¡El extranjero!
IDAMOR
(Para sí)
¡Que
la tierra me trague!
TODOS
¡No
tardéis en matarlo!
¡Muerte!...
ZARETE
(súbitamente)
La
muerte quiero.
La
necesito y no la temo.
¡La deseo!
Pero
tú, sumo sacerdote de Brahma,
que
con tantas mentiras envuelves
los
corazones humanos,
¿en qué te diferencias de los parias
a
quienes consideras proscritos y culpables?
¿Quizás
no tenemos sangre
en las venas
igual a la de vosotros?
¿Acaso alguna vez visteis
oscurecerse
para nosotros los rayos del sol?
¿O
retroceder las olas,
o sobre las plantas secarse el fruto?
Sois
polvo igual que nosotros.
¡Todos
somos hijos de un mismo dios!
Y
es igual en mérito
el
sacerdote y el hijo del desierto.
Allá,
en el reposo eterno,
¡todos
seremos iguales!
Y
a todos, en su seno paterno,
¡el dios nod recibirá!
AKEBARE
(Para sí)
¡Y
un dios puede escucharlo!
CORO
¿Y no
se derrumba el templo
sepultándonos a todos?
¿No
surge una horrenda llama,
que
acalle e incinere su locuaz boca ?
¡Un
malvado espíritu habita en él,
pero
pronto descenderá al reino de las tinieblas!
Sometido a los más feroces tormentos,
su cuerpo será
descuartizado
en mil pedazos
que serán esparcidos al
viento.
NEALA
(mirando
a Idamor, para sí)
¡Tiembla! ¡Palidece!
¡A quisiera
hablar, pero no se atreve!
¡Quizás
lo conozca!
¿Y
si ese extranjero lo delata?
¡Ay,
qué idea!
¡Él
también sería asesinado!
Y
de Neala ¡ay, cielos! ¿qué sería?
¡Ah, sí! La misma espada
que me lo arrebate,
sabrá unirme
a él
en el mismo sitio donde él caiga.
IDAMOR
(Para sí)
¡Su
muerte es segura!
¡Qué
desasosiego despierta en mí
la
naturaleza del amor!
¡Cielo, aconséjame!
¿Hablo?
¿Callo? ¿Me descubro?
¿Me mantengo oculto?
En
semejante peligro,
¿podrá
negarse a defender el hijo al padre?
¡Ay,
mi corazón no aguanta más!
El
amor me recuerda…
¡que
debo tener piedad de él!
(a Neala, señalando a
Zarete en forma disimulada)
¡Sálvalo!
AKEBARE
(a
Zarete)
¡Hombre
malvado!
NEALA
(a Idamor)
¿Lo conoces?
IDAMOR
¡Mucho!
ZARETE
(mirando
a Idamor, para sí)
¡El ingrato rehúye mi mirada!
AKEBARE
(a
los guardias)
¡Matad al infiel inmediatamente!
NEALA
(arrojándose
a los pies de Akebare)
¡Ah!...
un... loco... atrevimiento perdona.
Que
triunfe... en... ti... la piedad...
AKEBARE
¿Cómo te atreves?
¡Ah,
qué horror!
¿Tú, intercedes por él?...
ZARETE
(a
los guardias)
¡Matadme!...
IDAMOR
(a
los guardias)
¡Deteneos!...
AKEBARE
¿Tú
también... Idamor?
¡Obedecedme!.
¡Matadlo!
IDAMOR
(Escudando a Zarete y
arrojando
su espada a los pies de
los guardias)
¡Esta bien, entonces matad al hijo junto con el padre!...
TODOS
¡Ah!
IDAMOR
¡Por la sangre que yo he derramado
por
salvar a la patria,
os pido clemencia!...
AKEBARE
Nunca
un paria puede esperar piedad...
¡Los
dioses os han maldecido!
TODOS
¡Ay,
se me hiela el corazón!
¡Qué terrible descubrimiento, qué
tremendas
palabras!
¡Ah, qué horror!
AKEBARE
¡Que ambos sean arrastrados
fuera
de las puertas de la ciudad
y ejecutados sin piedad!
(Mientras Idamor y Zarete son conducidos
fuera del templo, Neala intenta unirse
a ellos,
pero es retenida por Akebare)
ZARETE, IDAMOR
¡Nuestra
miserable muerte,
injusta y atroz,
a
los hombres cultos del mañana
el
tiempo recordará!
Esta
ley tan bárbara,
escudo de los opresores,
será
derogada por los hombres
de
las futuras generaciones.
NEALA
¡Que
el velo nupcial que me arranco
y
arrojo al suelo,
sirva
a todos como recordatorio
de
amor y fidelidad!
He desatado mis cabellos
y pálida camino
al seno de la muerte.
La
tumba que compartiré con él
hará eterno nuestro
vínculo.
AKEBARE
¡Tú
también morirás, pérfida,
si
no sabes apagar
ese
amor por un paria
que te
hace culpable e impía!
Entre las eternas tinieblas
tu
error llorarás;
querrás
huir de los réprobos,
¡pero
entonces será demasiado tarde!
ZARETE
¡Sumo
Brahmán, existe un dios!
¡Teme!
¡A la muerte me encamino!
IDAMOR
¡Oh Neala, adiós,
jamás
te volveré a ver!
NEALA
¡Contigo,
bello ídolo mío,
muy
pronto estaré!
AKEBARE
(Para sí)
¡El
Reino! ¡El imperio es mío!
¡Nada
más puedo desear!
TODOS
Un
día tan cruel y triste
sobre
el Indo jamás existió.
Digitalizado
y traducido por:
José Luís Roviaro 2013
|