LA FALENA

 

 

 

Personajes

STELLIO

UBERTO

ALBINA

LA FALENA (Renata, Redana)

MORIO
El rey

Un anciano

Su hija

Un espíritu maléfico

Un viejo marinero
Tenor

Barítono

Soprano

Mezzooprano

Bajo

 

La acción se desarrolla en un reino imaginario a orillas del mar, en época indeterminada.

 

ATTO PRIMO


(Una radura nel bosco, in vicinanza della
reggia di Stellio. Querci frondose protendono da
ogni parte le loro braccia, qua occultando del
tutto l'orizzonte, là diradate, mostrando un lembo
di marina lontana. Un sentiero rustico percorre la
scena; a destra conduce al più fitto della boscaglia,
a sinistra continua verso la reggia. È di maggio, un
momento prima di vespro. (Le fanciulle, uscite dal
bosco, s'aggruppano a terra, formano mazzi dei
loro fiori e cantano)

ALCUNE
Uscì dal bosco un cavalier
e gli morì il destrier!

CORO
Era sì stanco!

ALCUNE
Lo struggeva il dolor:
n'ebbi pietà: l'accolsi sul mio sen!

CORO
Era sì stanco!

ALCUNE
Ma il primo bacio in viso ch'ei mi diè
era un bacio di gel!

CORO
Non ho peccato!

ALCUNE
Se il cavaIiero è un angelo del ciel,
un' angiola sarò...

CORO
Non ho peccato'

UNA FANCIULLA
(interrompendo il canto)
Oh guarda Albina!...

UN'ALTRA
AI petto
non porta un fior!

LE ALTRE
Non ha che i suoi pensieri!

ALTRE ANCORA
Narran che così mesta fosse la madre sua,
colei ch'è morta...

UNA VOCE
Non vi senta Albina!
Le vengono le lagrime se v'ode!...

(Albina esce pure dal bosco,
pensosa. Le si avvicinano tosto
le più gaie fanciulle e la salutano)

UNA VOCE TENERA
Albina nostra!

ALBINA
Beate quelle mani sempre carche di fiori!...

MOLTE FANCIULLE
.
Teco vogliam dividere...
Ecco... una rosa, una viola, un anemone,
foglie d'erba odorosa...
timi e mortelle...

ALBINA
(stringendo al petto i fiori)
lo vi ringrazio e v'amo,
buone sorelle...

UNA FANCIULLA
E questo è un gelsomino!...

ALTRE
Oh bello!

ALTRE ANCORA
Il primo!

LA FANCIULLA
(con un piccolo orgoglio infantile)
Il solo!

ALBINA
(guardando il fiore)
Metto il tuo fior sul seno:
è nato appena, è piccoletto e bianco
e domani morrà!
Un fiorellin morente, un bimbo in agonia,
una foglia cadente d'autunno,
un cuor di vergine d'amore afflitto e stanco:
dentro l'anima mia è tutto una pietà...

LE FANCIULLE
Albina. via, non essere così funebre...

UNA VOCE
È primavera...

ALTRE
E giovane tu sei...

ALTRE ANCORA
E qualcun ti vuoI bene.

MOLTE VOCI
Somigli la Madonna addolorata!...

(Una canzone mesta si leva dal mare lontano)
 
Remo lento,
che parola di lamento narri al mare?
Triste è amare,
triste è amar senza fortuna!

UNA FANCIULLA
È la nave di Morio! Vanno a pesca!

ALTRE
Faran nottata in mari

ALBINA
Povera gente!

(La canzone s'allontana)
 
Lenta prora
che parola t'innamora sovrumana?
Lei lontana,
morto il cuore, e più nessuna!

ALBINA
È tanto bello e tanto triste.

(Il vecchio Uberto giunge dalla parte
Della reggia, ode queste parole,
s'avvicina affettuosamente ad Albina)

UBERTO
Il diavolo ha messo
in bocca al pescator malnato
questa tediosa canzon!
Sempre tu ascolti quel che t'addolora
Sempre tu cerchi quello che t'accora
Eh no! Basta! Vo' udire
cori lieti di giovani,
scoppi di risa, saluti gai!
Torna il re da la caccia, e lo vedrai!
Sorridi Albina, e t'imporpora tutta
come i tuoi fiori...

LE FANCIULLE
Re Stellio torna dalla sua caccia.

ALCUNE VOCI
I falconieri tornano!

UBERTO
(paternamente)
Dite la verità:
fra lor ci avete i civettuoli?
Ma la caccia, vi dico, è una megera
che quando acciuffa i giovani pe'l crin,
se li piglia al mattin
non li lascia che a sera...

(guardando l'orizzonte)
 
E sera non è ancor!...
il blando lume d'un sol di rose
fa la selva bella;
esce la belva timida e s'avvia;
il cacciator la spia
Frenate i palpiti!
Ci vuoi pazienza.

(Al culli giovani agricoltori e pescatori
sopraggiungo lo da sinistra, dirigendosi
verso il più fitto del bosco)

UBERTO
E dove andate voi?

GLI UOMINI
Veniamo ad aspettare i cacciator...
Il corno ci chiamò...

LE FANCIULLE
Presto verranno...

UBERTO
Li spingerà la notte a far ritorno...

LE FANCIULLE
E li ornerem di fiori!

GLI UOMINI
E vi diranno parole dolci...

LE FANCIULLE
E canteremo insieme
le canzoni degli avi... al focolare...

UBERTO
(rivolgendosi ad Albina, che è
rimasta pensosa in disparte)
Perchè si mesta ancora'
È svanito dal volto il tuo sorriso...
Che hai? Che ti tormenta?

ALBINA
Ho tocco il cuore
d'un presagio di tutte le mie notti;
vidi una donna in sogno, strana, strana...

UBERTO
E dei sogni vuoi temer tu, innocente?...

(Continua dal villaggio a venir gente.
Son donne, vecchi, fanciulli. Gruppi si
formano in attesa della caccia.
I corni suonano avvicinandosi)

LE DAME
Ascolta.

VOCI D'UOMINI
La caccia è vicina!...
Le fronde si muovono...
Il corno li guida!...

LE FANCIULLE
Qui vengono, qui!

ALTRE VOCI
e senti le grida!
Si chiamano.

VOCI
(nella foresta)
Ohè! Ohè!

UBERTO
(staccandosi dalla figlia)
Giungono!

(si dirige verso la reggia)

ALBINA
Padre. ove vai?

UBERTO
M’han colto in fallo
un ladro di selvatico... e questi...
Punir lo deve il re...

(Giungono dalla parte opposta a quella
donde si avvicina la caccia, un gruppo
di uomini armati d'ascia e di randelli
si precipita trascinando un uomo pallido
e spaurito che si rivolta con sguardo
supplichevole a lei schiamazzi)

VOCI
(di quelli che trascinano il ladro)
Ladro, malnato
viviam di caccia,
e tu. d'ozio e di furto!

(Gli assestano ginocchiate e percosse)
 
To', piglia!

ALTRE VOCI
E questi ancora,
non per furto lo pigli,
è un dono nostro!
Te ne ricorderai!

VOCI DI DONNE
O pover'uomo!
Oh in che mani è caduto!

UBERTO
Nessuno lo percuota!

UOMINI
È il più vile poltron di nostra razza!
Odia la caccia e uccidere non sa!

LADRO
(piagnucolando)
No, non l'ho fatto per mal pensiero,
Ascoltate: Ho rubato
per teneri bambini che domandano
il loro pane a me...

ALBINA
Oh, l’infelice! Egli parla dei figli.
Orsù, lasciatelo! Ascoltatelo almen!

UBERTO
Di lui può far giustizia solo il re!

ALBINA
Padre, quest'uomo che uccidere non sa,
tu salva, padre!

(La gente s'aggruppa di nuovo verso la boscaglia)

VOCI DELLA FORESTA
Ohè, Ohè, Ohè!

UBERTO
Niun per lui interceda...

LE DONNE
Ecco essi vengono!
Li vedi già tra i rami!

UOMINI E DONNE
Il baleno dell'armi
lo svolazzo dei manti!
Avanti, avanti, caccia giuliva!
Senti le grida chiamano,
Chiamano lietamente...

(La caccia è vicinissima)
 
Buona giornata fu!

VOCI FESTOSE
(nella folla)
Re Stellio! Vien Re Stellio!

ALTRE VOCI
E i bei falconi
E i falconieri arditi!

(Balzano dalle frasche due smilzi levrieri.
Seguono i falconieri reggendo sul pugno
gli uccelli incappucciati; indi re Stellio,
figura svelta di giovane, con lunga chioma
d'oro, vestito di una pelle di bestia selvaggia,
armato la destra d'un sottil giavellotto. Lo
seguono giovani cacciatori e coloro che
portano le sanguinose prede. Indi gli uomini
e le fanciulle che san mossi incontro alla
caccia. Tutti fan largo intorno al re; questi
si ferma a piedi di una quercia, piantando
l'arme nella terra al suo fianco. Uberto
accorre; gli fa riverenza; si pone alla
sinistra sua e il popolo in cerchio d'intorno)

STELLIO
Ho quest'oggi cacciato per i poveri!
A lor dono le prede!...
Mi rallegrai di saettar belve,
Ora ogni mite focolar s'allieti!

VOCI TRA IL POPOLO
Udite! Udite!...

UNA VECCHIERELLA
Benedette mani!

ALTRE VOCI
Giusto, buono e pio!
Abbia amico il bosco!
Abbia amico il mare!

(In questo mentre viene condotto
il ladro di selvaggina. - Egli guarda,
intorno smarrito; vede Albina, nel
l'occhio gli raggia una speranza, e
sforzando le scorte le si appressa)

IL LADRO
(ad Albina)
Ti chiamano la buona...

ALBINA
(scuotendosi)
Che vuoi da me?...

IL LADRO
(supplichevole, rapidamente)
Un indegno ti fa preghiera!
Se nel cuore del re vale una tua parola,
quella parola sola prega per me!

(Le guardie bruscamente lo allontanano.
Uberto accenna che lo traggano alla
presenza reale. Il popolo s'accalca
intorno curioso)

UBERTO
(al re)
Innanzi a la giustizia
sacra degli avi nostri
e a te mio re che il cielo
nostro giudice elesse
e voi figli del popolo
docile a nostra legge,
quest'uomo accuso...

STELLIO
Oh! quale colpa bruttò quest'avvilita faccia?

UBERTO
Un ladro egli è: le prede della caccia;
rubò di casa altrui con pronta mano.

STELLIO
(al ladro)
Innanzi al tuo sovrano,
pallido viso, hai tu la tua discolpa,
o confessi l'errore. miserabile e vile?

(il ladro non risponde; sol rivolge ad
Albina un’occhiata lunga angosciosa che
le si finge nell'animo, ond’ella esita un
momento e all'improvviso s'avanza)

UBERTO
Albina... che vuoi tu?...

VOCI NEL POPOLO
Ella! la buona!

ALBINA
(confusa)
O re... mi scusa l'ardimento
Quest'uom conosco appena
Noto mi è sol che uccidere non sa!
Ma i suoi figli son poveri...
Muoion di fame...
Ed egli errò... Pietà...

STELLIO
(commosso ad Uberto)
O pia e soave!

ALBINA
È una parola dolce: perdonare...
Vorrei che ti suonasse dentro al core
una musica blanda,
mentre umile io mormoro,
forse ignara di ciò che il labbro dice,
ch'è una dolce parola: perdonare...

STELLIO
(inondato di pura letizia)
Albina santa!

UBERTO
Albina, non voler con la tua tenera voce
il destino degli uomini turbar!

(Mentre Albina si ritrae timidamente,
colorata di pudor vermiglio,
il re si rivolge al ladro)

STELLIO
(al ladro)
Perchè rimesso t'ha una santa il fallire,
giustizia non vo' far: sarò clemente!
La benedici - e va!...

(Le guardie lasciano il ladro ed egli cade
a ginocchi, non proferendo parola)

STELLIO
(a tutto il popolo)
Ora ai vostri riposi buona gente!
Non vi turbino i sogni della notte
e l’indomani sia giorno sereno!

(II ladro, che frattanto s'è levato
guardandosi intorno con occhiaie
timorose, fa per s'sgattaiolare tra la
folla, ma questa gli si accalca intorno,
commentando l'atto regale. Uberto gli
si pone al fianco parlandogli. Insieme
a loro si allontanano tutti)

UBERTO
(al ladro)
Tieni a memoria non si ruba il pan...

VOCI TRA IL POPOLO
Ringrazia Albina!
E il mite cuor del re! –
La sua giustizia e quella di Gesù. –
Pare venuto il regno del Vangelo!...

(La tenebra è declinala sul bosco. È piena sera.
Il re s'è coricato a piè della quercia; vedendo
Albina che sta per seguire il popolo, dolcemente
la richiama)

STELLIO
Albina!

ALBINA
(ferma a un tratto volgendosi)
Tu mi chiami, mio signore?

STELLIO
Sì chiamo te... Sì, chiamo te... Rimani...

ALBINA
Forse per un rimprovero mi vuoi...

STELLIO
Nessun mortale fa rimprovero agli angeli...

ALBINA
Son fatta così che il cuor mi si commuove...

STELLIO
(sorgendo in piedi lentamente)
Non t'inquietar...
Ti rimirai vivente come ti vedo in sogno
allor che de la prece sento il bisogno... e prego,
e mentre ad una Vergine Divina
muovon l'alme, ansiose di pietà.
io con le giunte palme
prego a la tua beltà...

ALBINA
Signor, tu mi concedi
che io taccia e che t'ascolti...
Tu mormori un lamento
che non ha il vento mai ne l'agitar le fronde...

STELLIO
E Stellio ti risponde
che tutto è a te concesso…

(La inghirlanda delle sue
braccia, quasi senza toccarla)
 
Ch’egli ti dà se stesso
Nel nome di sua sposa...

ALBINA
(confusa)
Mi conturba ogni accento,
ogni olezzo di fior...
come uno spirito vagante per la sera...

STELLlO
E non rispondi?

ALBINA
Signor, ciò che tu vuoi
è il mio voler... Sol questo, mi perdona,
aver da me non puoi:
che io più non t’ami!

STELLIO
Santa!. Dolce innocente!
Alba di primavera!

(carezzandole la chioma)
 
Qui porrem la corona!

ALBINA
E lieve sia
come la mano tua che mi carezza
e che mi fa tutto obliar!

STELLIO
Maggio darà i virgulti,
le margherite il mare,
per intrecciare un serto
che non gravi su queste anella!...
O mia semplice e buona
e timida cervetta,
o amore d'ogni stella
che nel sonno ti guarda!

ALBINA
Soffro di tanto bene!

STELLIO
O amore, amore, amore!

(Chino su di lei le raccoglie l'alito dalla
bocca ed ella, come soffocata, gli giace
sul petto. Un improviso rumore scompiglia
il bosco. Ed ecco di tra le fronde prorompe
una sconosciuta e selvaggia, donna vestita
d'un mantello fosco ondeggiante, con piedi
nudi e bruna come una figlia delle tenebre.
Al suo apparire Stellio ed Albina si stringono)


(L’azione deIl’ignota (la Falena) ha un carattere
d'irriquietezza proterva: muove di quà e di là,
sempre agitando le sue lunghe vesti, con passo
leggero, ma imperiosa nel portamento. alta la testa
e le pupille concentrate con potenza magnetica
negli occhi di Stellio. Lo scatto ferino, il riso
sardonico, Il gesto vivace e pittoresco delle mani
la distinguono da ogni creatura umana)

L'IGNOTA
(piantandosi dinanzi a Stellio)
O re, signor degli uomini
una regina io son più possente di te!

ALBINA
(con voce appena sensibile e angosciosa)
Ella... i miei sogni lugubri!

STELLIO
Albina non temer!

L'IGNOTA
Ne la selva più fitta, più arcana,
dove echeggia ogni suon,
ho un imper di fiera solitudine.
Caccio la belva ne la sua tana,
caccio gli uomini, amore ed odio
son l'arco e la freccia:
ed una moltitudine di morti amati
e odiati m'insanguina il manier!

ALBINA
(con voce appena sensibile e angosciosa)
Più trista è d'ogni sogno!...

L’IGNOTA
(sempre a Stellio)
Vuoi farmi riverenza?

STELLIO
(altero)
E perchè mai?

L’IGNOTA
Perchè ho la freccia e l'arco:
perchè se odio, tutti ne temono,
perchè se amo, tutti ne tremano,
perchè la mia voglia è brama d'abisso
che attira, che inghiotte e gorgoglia...

ALBINA
O mio cuore che trema!

L'IGNOTA
(sempre a Stellio)
Non vedi ne'l lampo de l'occhio
di fiera bruciare i tuoi sensi?
Non senti confusi gli aromi
e gli incensi di mia chioma nera?
Mi guarda: non sembro la bella,
la forte, che l'impeto uccide dei baci
con baci e immerse nei petti
le mani rapaci fa cenere i cuor?

STELLIO
Torna al fosco tuo mondo!

L'IGNOTA
Di', non ti sembro io potente e bella?
Di!

STELLIO
Orrida è la bellezza in te!

L'IGNOTA
Stanotte l'anima tua chiamerò dal sonno,
dal sonno che su di te
con l'ali nere stendo!

(Si pone tra Stellio ed AIbina ed allarga
su di lui il manto. Stellio indietreggia pur
non potendo togliere gli occhi da quelli di lei)

ALBINA
Stellio da me lontano! Stellio!

L'IGNOTA
(chinandosi su di lui)
A la mia voce il sonno
con ali carezzevoli
si spicca dai lontani padiglion de le stelle
e dolce su' tuoi cigli cala...

ALBINA
E nel supplizio il cuor si strugge!
Ella lo prostra con l'occhio spietato!

L'IGNOTA
A un'ala
che ti sfiora i capelli, ala di sogno,
tu domandi il segreto di favelle
che paion baci e non le udisti mai:
ti son vicina
e già m'ascolti in sogno.

ALBINA
Che hai fatto? egli m'amava ed era tutto mio!
Dolce parlava d'amor,
con la dolcezza della sera.

STELLIO
(a terra con voce soffoca)
Lo sguardo mi tiene... mi strugge..
m'annienta... è foco... divora
ne l'occhio la lagrima...
su’l labbro il lamento...

L'IGNOTA
Non dubitar di me, giovine amore!
Ti chiamerò stanotte e tu verrai
a la fiamma ch'è in me con la tua fiamma.

STELLIO
Odo una voce, è lontana e chiama!
E quello sguardo ancora
pesa, trafigge, impera!

L'IGNOTA
(allargando con entusiasmo
le braccia nell'oscurità)
È mio! È mio!
È in mio poter! E per la sorte occulta
di quei che ti sacrifico
ottenebrato e vinto, o notte, esulta.

ALBINA
Oh, nera notte, empietà e rovina!

L'IGNOTA
Allor che dalle tenebre ti chiamerò
e dal sonno, o re,
signor de gli uomini,
verrai a la regina più potente di te!

(Ella passa accanto al corpo disteso,
giunta al limite del bosco vi si caccia,
come è venuta, con un balzo selvaggio.
Per un istante un muto terrore regna
sulla scena)

ALBINA
Svanita ella è... nel bosco...
e tutto è tenebre. tutto è terror...
Il soffocato grido spasima in petto...

VOCE D'UBERTO
(dal fondo)
Albina, dove sei?
Albina!

ALBINA
(corre a quella volta)
Aiuto! Aiuto! padre mio!

UBERTO
(comparendo e traendo innanzi
abbracciata la figlia)
Oh! perché avventurarti nel bosco, sola?
Perché figliuola, atterrita così?...

ALBINA
(gli accenna Stellio)
Guarda!...

UBERTO
Stellio!... Giacente!...
Chi lo ferì?

ALBINA
Ah! ferito non è!
Dorme... d'un sonno
forse più orrendo che la morte...
un sonno che una straniera donna
gli recò...

UBERTO
Una straniera... Il sonno...
E tu tremante d'orror...
Di' che vedesti?

ALBINA
Venne dal bosco... Con parole oscure,
con un guardo di ferro e di foco,
lo stese... lì...

UBERTO
Come avesse la folgore atterrato il suo corpo!

ALBINA
E comandò
ch'ei debba questa notte a lei fuggir.

UBERTO
Ah, no... non avverrà!

ALBINA
Poi dove è più profonda la selva,

ella scomparve ne'I mister de le larve...
Ah, padre! Padre!
con quella donna egli mi fuggirà'...

UBERTO
Ah! troppo soli
lottiam contro il mistero!
Nulla può questa vecchiezza,
Nulla la disperazione
dell 'amor tuo, fanciulla!

(chiamando)
 
A noi la gente! A noi le luci!
le voci! i fratelli!

ALBINA
Ella era sì potente!
Niuno lo può salvar'

UBERTO
(chiamando ad alta voce sgomenta)
Deh tutti venite! Venite dalle case!
Venite dalle selve!
Dalle rocce! Dal mare!...
Genti fedeli, qui!...
...La voce mia si stanca... È la paura...

(Giungono a gruppi infuriari uomini,
donne, fallciulli, qualicon fiaccole,
qualicon armi. I primi chiamano gli
altri. S'odono le loro voci tumultuare)

I PRIMI VENUTI
Perchè? - Perchè? - Buia è la notte.
Gli angeli custodi ci proteggano!...
Uberto! Il re caduto! - Qui venite!
Correte tutti!

LE VOCI DEGLI ALTRI
Qual periglio ignoto? -
Che sarà mai? - Dov'è il nemico? –
Stellio a terra? - A terra Stellio? –
Santa Vergine!

(Tutti s'aggruppano intorno al
dormente, rattenuti da Uberto)

ALBINA
(fra le lagrime)
O amore, amore, amore!

UBERTO
In silenzio... un istante, ve ne supplico!...

VOCI
È morto... Par che dorma!
O signor dei misteri?

(Uberto si riavvicina a l Stellio e
con estrema speranza lo chiama)

UBERTO
Stellio!

ALTRI
(chiamando)
Signore!... Re!...

LE DONNE
Non vive più!

I PIÙ VICINI
È un sonno...

ALTRI
Un sonno magico!...

UBERTO
È una malia paurosa...

ALCUNI
(sempre chiamando)
Signor nostro rispondi!

UBERTO
Invano! Invano!
Quattro garzoni intanto trasportino
le misere membra... nel loro letto...
Possan le voci tutte supplichevoli
in un solo clamore
il maleficio rompere,
strappare ad esso il re!
Preghiamo il cielo!

(S’avanzano quattro giovani e sollevano
il dormente, indi avvoltolo in uno dei loro
manti, lo trasportano lentamente, con
infinita cura, per il bosco, verso la
reggia. I fanciulli non sapendo altra
preghiera recitano il 'Pater noster' che
vien poi coperto dalle voci di tutto il
popolo, che intonano la preghiera già
da alcuni mormorata)

UBERTO
(avvicinandosi ad Albina e sollevandola
con amore fra le sue braccia)
Ombre dei boschi,
perchè tanto dolor sopra di noi?
La prece vi disperda!

(Sentendo il popolo pregare
si rivolge pur egli al cielo)
 
Iddio ci guardi dalle oscure terribili
fantasme della notte!....

(Bacia Albina e la trae dietro il corteo)
 
Dolente angelo mio!

I FANCIULLI
Padre nostro, che sei nei cieli,
sia benedetto il nome tuo...

VOCI
(fra il popolo)
Preghiamo tutti!... –
Prega - Una Preghiera sola! –
Preghiamo tutti!

(La prece esce da tutte le bocche)
 
O Signore! Signore! Signore!
noi ti preghiamo con umile cuore,
noi ti preghiamo con fervore!
Carne e spirito, tutto si prostra,
verso la luce di Dio che si mostra
per le angosce de l'anima nostra!
Suona ai fulmini la campana,
Tu da gli spiriti ci allontana!
Tu che hai fatto la notte oscura,
togli l'anime da la paura!...
Manda gli angeli su i dormenti.

(S'allontanano tutti per il bosco. Cala la tela)
 
 

ATTO SECONDO
 
 
(Il tugurio della Falena. Notte. È un antro roccioso,
limitato ali 'imboccatura da una parete di legno con
una rustica porta. In un angolo arde un gran fascio
di legna e illumina di bagliori fuggevoli le volte.
Sopra una sporgenza della parete rocciosa sono
deposte alcune ampolle di bizarre forme; su di un
masso muore la luce fievole di una lucerna. Giace la
Falena a terra, presso la catasta purpurea, che le
manda un riflesso igneo sul viso e le ravviva lo
splendor degli sguardi sempre immobili, fisi alla porta)

LA FALENA
(sorgendo ad un tratto)
Balzato è dal giaciglio!...
Sorge il vecchio atterrito...
l'un fugge... insegue l'altro!
Oh, che ironia!
la luna su le chiome d'Uberto gioca!...
Stellio gli sfugge...
nel bosco penetra,
si batte a gli alberi,
le chiome impigliassi,
gli arbusti svelle,
nei sassi incespica,
cade, sollevassi,
fugge più celere,
stretto dall'ansia...
e il vecchio dietro!...
E il vecchio dietro!...


(con misteriosa minaccia)
 
Vecchio, turbar vorresti
la mia ebrezza d'amore:
vecchio, tu mi darai la mia ebrezza di sangue!

(Sovreccitata al salvaggio pensiero,
ella si spicca da un lato all'altro de la
caverna, aprendo e rinchiudendo
alternamente la sua veste larghissima
dipinta d 'occhi senza pupilla)
 
Odio... amo... Amo... odio...
Così cozzano gl'istanti!
Lunga è l'ora de l'attesa!
Vieni! Vieni! Vieni! Vieni!
È la notte così breve
per le veglie de gli amanti!
Vieni!... Vieni!...

(Si ferma ed ascolta)
 
E vien!. Lo sento!. Già è presso!...
Già cerca la soglia
Vo' ne l'ombra godere
de' suoi primi terrori...
vo spiarlo da l’ombra...

(Si appiatta. Dietro le sporgenze; della roccia,
dove la penombra è più simile alle tenebre.
Un momento di perfetto silenzio trascorrl,
Indi alla porta di legno si balle due volte.
Un braccio di fuori spinge la porta. Stellio s
affaccia, investiga nell’ombra, nulla vede;
dopo breve estanza a rinchude l'uscio diertro
di sé e cautamente procede di qualche passo.
La Falena lo coba con cupido sguardo dalle
tenebre; indi prorrompe in un riso)

STELLIO
(scuotendosi)
Desto son io...
Ella... Ella è qui...
Creatura innominata.
che facesti di me?
Oh com’è buio questo tuo soggiorno!
E quelle tue pupille ardono!...
E quella lampa...
Perchè mai quella lampa?
Le tue pupille bastano
a illuminar l'angoscia mia...

(In questo mentre s'è avanzata l'ignota
fino quasi a toccarlo, dardeggiandogli
addosso le sue fiamme cupe)

LA FALENA
Come pallido sei!
Fà tanto male,
dunque. il destarsi di scura notte?

STELLIO
(implorante con voce di lamento)
Spegni la lampa!... Spegni la lucerna!...
Mi sgomenta la luce innanzi a te!

LA FALENA
E sai tu ciò che bramo?
Sai perché t'ho chiamato dal sonno?...

STELLIO
No... Mi vedi...
Sono un fanciullo... un orfano errante...


(La Falena lo assale, Io avvince con un
amplesso furioso, lo stringe lo bacia
rapida: tra bacio e bacio singhiozzano,
scoppiano, fremono le sue parole)

LA FALENA
Te... te... voglio...
Di te la giovinezza
Di te l’amor... Di te la voluttà...
Bramo la tua corona.
T'ho iersera spiato
la voce e la carezza... Amor non ebbi mai...
Gli amanti a la morte ho chiamato...

STELLIO
(gemente)
Albina! Albina!

LA FALENA
(baciandolo pur sempre)
Amai da belva sitibonda!...
Or l'amore comprendo!
Or nel tuo bacio l'anima affonda!
Ah! Basta... basta!
Ah no, non basta!
non basta mai...

STELLlO
Oh Albina!

LA FALENA
Taci
Quel nome!

STELLIO
O pura vergine!

LA FALENA
Non dirlo!...

STELLIO
O Albina! o pia!

(La Falena si divincola
da lui e fisa lo guarda)

LA FALENA
Ohimè! come ti duoli!
oh che orribile suono tu diffondi!

(Guardandosi intorno)
 
Aspetta!... Via, non gemere così...
C'è ancora... Aspetta...
de l'arcano liquore de l'oblio qualche stilla...

(Corre alla roccia sporgente e ne toglie una
delle ampolle, una lunga ampolla oscura: ne
versa in una tazza sol poche goccie e gliel’offre)

STELLIO
(respingendola convulsamente)
Giammai da le tue mani!
Giammai!

LA FALENA
(insinuante)
Tu non conosci le dolci notti,
non sai che le aure pregne d'odori
sciami nascondono di desideri,
che in ogni zeffiro volano amori...
E al carezzevole notturno balsamo resisti solo?
Bevi, mio sire! Non senti?
Passano gli amori a volo...
Tra ciglio e ciglio
tendono un vel,
tra labbro e labbro
stillano il miei!

(Il re contempla a lungo la lazza
che fra le mani gli trema)

STELLIO
O vino,
o che tu sia veleno a me funesto,
o che m'asconda una vampa d'ebrezza,
o vino, che mi porgono le man misteriose,
o tentatore, le mie labbra invocano,
dal foco tuo il ristor!

LA FALENA
Bevi: è la gioia; l’afferra, o mio re!

(Stellio assapora una dolcezza gli luce
negli occhi e tutto ingolla. La falena risplende
di trionfo. Egli attonito per un momento
La guarda con inconscia lussuria)

STELLIO
Occhi,
o violenti occhi che dardeggiano
ne l’ombra accesi e invitano
a vuotar questo calice,
occhi di me più forti,
perché guardarmi, se perduto io sono,
se v'obbedisco ognor?

LA FALENA
Vuota, vuota il calice:
l'anima si levi fino al folle ardore.
Bevi! Bevi! Bevi!

STELLIO
Davver sei bella!.
Supremamente!... E dimmi, non hai nome
ond'io ti chiami?...

LA FALENA
Bacia e non parlar...

STELLIO
Ti dico, sono un fanciullo stolido
che ha bisogno d 'un nome...

LA FALENA
Mi chiamerai Redana...

STELLIO
Redana!...
Strana musica del nome tuo!
M'hai vinto! Non tremo più...
non temo di te!.
Sei mia... t'adoro!

LA FALENA
(esultante)
Dimmelo ancor!

STELLIO
T'adoro
e nel petto ho un tumulto
di fiamme e tutte stridono:
T'adoro e mia ti voglio,
T'adoro e mia tu sei!

LA FALENA
T'avvampano le fiamme nella voce
e mi ripetono il grido di vertigine,
il saluto d'amor!

STELLIO
Ah, fossi pur perdutto,
con delizia mi perdo;
Ah fossi già risveglio
nel più squallido orror,
non so temer domani,
non riaver respiro:
a te mi allaccio, Spiro,
per non lasciarti più,

(Sono abbracciati; egli la tenta con
vaghezze inesperte, Ma ella si divincola
dall’amplesso e fredda lo guarda)

LA FALENA
Lascia che ti contempli,
Hai detto una menzogna!
Gli occhi tuoi sono vuoti d’amor!

STELLIO
(incalzante)
Come ti posso amar, dimmi?

LA FALENA
Fra le delizie
ti sollevai da terra a ciel, da nembo a sol!
Or se tu m’ami,
giunto è l'istante
che l'amor tuo risponda al mio desir!

STELLIO
Tu non mi credi!...
Che far degg' io?...

LA FALENA
(torbidamente, covando il proprio
pensiero)
Che fare? Senti, o Stellio, sentimi, o re!
Solo non eri nel sonno tuo...
vegliava un vecchio al tuo guancial!...

STELLIO
Uberto?...

LA FALENA
Uberto! ei ti seguia nel bosco...

STELLIO
Che intendi mai?...

LA FALENA
Un' infernal
prova d'amor puoi darmi.
E se t'ho acceso di me.

se hai tu l'amor d'un folle amante,
tutto farai!

STELLIO
Le cose più turpi e disumane
le più cruente chiedi e le più empie:
Ogni cosa farò...

LA FALENA
(rapidamente)
Quel vecchio viene:
se presso a me ti scorge,
solleverà il tuo popolo por liberarti...

STELLIO
Guai a lui, Renata!

LA FALENA
Fatiche sovrumane egli saprà
per toglierti a mie braccia!
Vuoi andar via da me?

STELLIO
No!

LA FALENA
Ebbene! Uccidi
quel vecchio! Il voglio!... Uccidilo!
Godremo insieme l'estasi
delle nozze cruente!...
Uccidi!... Amo la porpora del sangue
e stringo al petto gli uccisor!

STELLIO
Amo ciò che tu vuoi!

LA FALENA
Silenzio!... ascolta!...

(S'ode il picchiare di una mano incerta su
l'usciolo rustico. Renata vi si dirige lentamente,
assicurandosi con una occhiata di Stellio; apre
il battente e vedesi sullo sfondo nerastro degli
aIberi la figura d'Uberto inginocchiata sulla
soglia in raggio di luna gli fila sui capelli bianchi)

UBERTO
Se tu conosci il Dio misericorde.
se donna sei come dal viso appari,
se madre avesti con anima umana,
togli dagli occhi il tuo superbo riso
e parla. e dì se in questa orrida tana
nascondi il figlio mio...

(La Falena si scosta e discopre
la tremante figura di Stellio)

LA FALENA
Quest è forse il figliuolo smarrito!...

UBERTO
(sorgendo con allegrezza)
È desso! È Stelliol

(Stellio rimane immobile e l'esultanza
del vecchio si frena come agghiacciata)
 
Non mi conosci più? Ma come... Stellio?
Non riconosci Uberto, padre d' Albina?...
Dove hai tu la memoria?
Si è in quest'antro perduta?
Chi ti vieta guardarmi?
Qual demonio t'annienta?
Uberto son, che t'insegnò la vita
ed il nome di Dio con santo amore!

LA FALENA
Brontola vecchio corvo,
a chi comprende la lingua delle lagrime...

UBERTO
(tornando supplichevole a Stellio)
Ah! un linguaggio di lagrime
tu l'intendevi un dì!...
Oggi è duro il tuo cuor!
E supplicando
che tu fugga dal luogo maledetto
come a una porta terrea
sovra il tuo cor m'infrango.

STELLIO
(alla Falena)
E far degg'io quel che dicesti!?

LA FALENA
Se temi, vattene!
Ei non si parte senza di te...

UBERTO
No, di qui non mi tolgo,
se meco tu non vieni,
se puro non ritorni
sotto il sole celeste,
in riva al mare di Dio!
In ginocchio t'imploro:
abbandona lo spettro!

LA FALENA
(a Stellio)
Non l'odi? M'abbandona!.

STELLIO
Egli non vede la tua pupilla fulgere!

UBERTO
(sempre più angoscioso)
Dalla fantasima togli lo sguardo;
ella t'accieca.. fanciullo ignaro!
Torna alla vita pia!. Me ascolta...

LA FALENA
(violenta)
Me, che t'offro amore e gioia,
riso ed ebrezza per l'eternità!

STELLIO
O inebriante musica...
O promessa dalle schiuse sue braccia balenante!
O abisso, o abisso prendimi!

UBERTO
O demenza!
Dannato sei!
Con ogni forza mia
ti vo' strappar...
Non ti voglio perduto nell'Inferno!...

LA FALENA
Orsù, ghermiscilo se puoi:
portalo via, ti sfido!
Libera è la sua strada,
libero è l'amor mio:
ch'ei dunque vada!

STELLIO
(acciecato)
Mai!
Sono a te incatenato!

UBERTO
O cielo infervora la prece!...
Sprona l'anima. Dammi vittoria!
Snoda le spine del serpente!
Incenerisci la lussuria che accieca!

LA FALENA
(si avvicina a Stellio)
E tu rimani?

STELLIO
Si, per sempre, per sempre!

LA FALENA
Al tuo destino?

STELLIO
O cielo dammi il destino...

LA FALENA
(gli toglie il coltello da caccia
dalla cintura e glielo mette tra le mani)
Prendi e mordi!...

STELLIQ
(mettendole alla bocca il pugno
che stringe il coltello)
Bacia!
Alle nozze di sangue!

UBERTO
O forsennato

(Stellio si è gettato sul vecchio; lo ha
stretto nelle sue braccia avventandolo
fuor dalla porta, e quando si disciolgono,
Uberto cade a terra nel proprio sangue
dinanzi all'entrata della caverna)

STELLIO
(inorridito, portando le mani alla
testa arretrando)
Sangue suo!

LA FALENA
(correndo da lui)
Non guardare!

STELLIO
Che io non guardi? Ma come?
Non son queste le mani dell'omicida?...

LA FALENA
lo t'amo: non lo guardar!

STELLIO
(senza arrendere a lei)
Ma come?...
Non era egli là... che pregava...
tanto vecchio... mio Dio...
e l'ho ucciso...
Tu dici che io non guardi?...

(s'inginocchia)
 
Ma guardo!...
Ma tuffo nel sangue le mani!
Tingo di colpa le dita!
Mai più non saranno lavate!
Giuro pe'l seno trafitto
di Nostro Signore Gesù!

(Si alza pallido. sgomento e pur solenne
con le mani macchiate di sangue)

LA FALENA
(con ira)
Folle! che puoi giurare
M'hai dato promessa d'amor;
la mantien!

STELLIO
No! No!...

LA FALENA
(va alla porta e la chiude, togliendo la vista del
cadavere; indi corre alle ampolle; prende
un anfora di vino, ne empie due tazze)
Questo vino... de l'anfore mie berrai...

STELLIO
(di nuovo incantato, ma pur resistendo)
Non voglio! Ti prego! la coppa allontana!

(Ella lo costringe a bere, poi l'abbraccia
con forsennati baci. Le sue vesti rifulgono
di fosforescenze nelle rapide mosse)

LA FALENA
Hopl Hop! Un destriero galoppa, galoppa…
Uniti in arcione,
corriamo più lesti che il vento,
corriam dalla terra su l'onde!
si spiegan le vesti
pe'l bel firmamento!
svolazzan le chiome!
noi siam la meteora, che avvampa nel ciel!

STELLIO
(affascinato)
Redana. ho sete!
Un sorso ancora!

LA FALENA
(sempre più accesa)
Abbiamo una nave. una nave fantastica,
fortuna ed amore fan gonfie le vele
parrebbe volesse perire nei vortici
sbranate dal vento
le corde e le tele!
Ma trionfante va
sull'onde impavida
e l'orizzonte i gonfaloni sferzano
Forza nocchieri!
Fugge re Stellio con la regina!
L'onde resistono?
Piovan tesori ne l'elemento!
L'aure s'oppongono?
Urne di mirra, di benzoica
s'aprono al vento!

STELLIO
(inebriato)
Canta, Redana
canti sogni a re Stellio!

LA FALENA
(mescendogli)
Bevi!...

STELLIO
Canta! Io sogno, io sogno!

LA FALENA
(supremamente carezzevole)
Ed ecco fuor dal mar un'isola d'incanto
con azzurre colline e con un cielo d'or:
ha castelli merlati di gemme
e - per l’Inferno! – sono i cavalli alati,
cantan fra l'erbe i fior!
Intorno al fiume cantano,
che su la nostra nave manda effluvi d'amor.

STELLIO
(in piena ebrezza)
Maga, non più...
Il vino monta all'anima...
Quei fior che tu dicevi coglier tutti vorrei!
Dammi un bacio!...
Confusi i tuoi capelli
ai miei esalano profumi!...
Oh vertigine cara! O delizia! sei mia!

(Vorrebbe accarezzarla e s'accorge
allora delle sue mani vermiglie)
 
Ve' come sono impuro!
Disciogliti sull'acqua le trecce
Vo’ lavare queste mani!...

LA FALENA
(snoda la magnifica chioma)
Le chiome son tue... L'acqua zampilla...

(Ella rimuove con il piede un sasso e ne
sgorga all'improvviso uno fresca sorgente,
Stellio si inginocchia tenendo nelle mani
le chiome e incomincia con quelle a lavarsi)

STELLIO
Per amor della bella
m'immergo! le mani!
I suoi capelli sì ricchi
vi pesano come l'oblio.

LA FALENA
Fa presto!...
Impaziente son di carezze e baci...

STELLIO
(lavandosi con furia)
Ma non va via... Ma non va via!
Io lavo, io lavo, io lavo...
O rabbia! o demenza! o fatica!...

LA FALENA
Fa presto!.

STELLIO
(affannato)
E non va via!

(Nella crescente angoscia di Stellio, gli
sembra una fievole voce di pianto sorgere
dalle recondite lontananze del bosco e
avanzare più forte sempre, con misteriosa
ambascia. Stellio balza in piedi e ascolta.
La Falena gli si ferma di fronte,
interrogandolo con lo 'guardo)

STELLIO
Una voce...

LA FALENA
Tu ascolti la notte muta.

STELLIO
No... Una voce si duole...
Tendi l'orecchio...

LA FALENA
(insinuante)
lo ti tendo le braccia!

STELLIO
(con superstizioso terrore allontanandola)
Giunge dalla foresta.

LA FALENA
È tra gli alberi il vento...

STELLIO
No! Son lagrime!

LA FALENA
(infierita)
È il tuo debole cuore che si fa vile e piange!

STELLIO
(tenendola sempre lontano)
Si appressa gemebonda... smarrita.
Oh come geme!

(con improvvisa memoria)
 
È la voce di...

LA FALENA
Taci!...

STELLIO
È la voce d’Albina.

LA FALENA
(afferrando una coppa)
No, non è vero!...
Bevi, bevi ancora!

STELLIO
(opponendosi)
Ah!... va via con quel vino!...
Mi conduci a rovina!...
È lei... È lei!...
T'imploro... un sol momento
che io ascolti!...
O cuor presago! È Albina'

LA FALENA
(atterrita, ma pure incalzante)
Vieni!...
fuggiamo a l'isola dai monti azzurri...
quella voce di pianto non ci raggiungerà
Corriamo ai sogni! Vieni!...

(Cerca di trascinarlo; egli cede lentamente)

STELLIO
E dimmi... dove andiamo?...

LA FALENA
(trascinandolo via)
È così vasto il mondo!

STELLIO
Non cesserà quel pianto.

LA FALENA
Vien!... fuggiamo! fuggiamo!

STELLIO
(con disperazione)
È lei, ti dico...

(Escono in un 'agitazione estrema)
 



ATTO  TERZO



(La spiaggia del mare, sul finir della notte. Una
linea violacea su l'orizzonte espande lentamente
nel cielo cupo, ancor seminato di stelle, il
primissimo bagliore dell'alba. A sinistra è la
facciata della reggia di Stellio. A destra
giungendo fin quasi alla riva, i primi alberi del
bosco, drappeggiati di ellera, su piedistalli di
fitti cespugli. Mormora il vento mattutino. I
pescatori son ritornati alla riva: le loro navicelle
dondolano dolcemente, ancorate, ma ancora
cariche di vele. Moria, vecchio marinaio, corrosi
i lineamenti dall'aure saline, grigi i capelli radi,
grigia la barba, siede sul muricciolo
dell'ancoraggio, attorniato da marinai più giovani)

MORIO
(narrando)
La verità vi narro:
giovani naviganti, noi s'andava
con ardimento ad isole remote,
molto remote!... Si teneva il mare
da l'una a l'altra luna...
Erano genti laggiù di lingua ignota,
assai più ricche di noi...
C'intendevamo a gesti...
Su gli altari pregavano l’immagine
di un dio cornuto, con due grandi occhi
di pietre lucenti. e ci vendevano
di quelle pietre e dei succhi balsamici
di loro fiori...
e noi davam le lane
filate dalle donne...
Oh le venture di gioventù,
su quel gran mare erranti!
Oh, un giorno sol ringiovanire,
e i canti, le donne,
i vini di quelle remote isole ritrovar!...

ALCUNI MARINAI
E come mai
smarrita fu la via di quei paesi?

MORIO
Ah!... lasciatemi tempo fin domani,
che la veglia stanotte
m 'ha faticato; ho sonno...

UNA VOCE
Va a dormire Morio!...

MORIO
(levandosi)
E le vele?

ALCUNI GIOVANI
Ci pensiamo noi!

MORIO
E le mie reti poi?

I GIOVANI
Le stenderemo al primo sole...

MORIO
(sale lentamente sulla tolda
della sua nave; di lassù si volge)
Dio vi guardi i viaggi figliuoli miei!
Onda di mare è infida!
Pur meno infida parmi
che quella selva,
anche a meriggio nera...

(accennando il bosco con diffidenza)
 
Salute, miei fratelli pescatori!
Salute, gioventù!

(discende dalla nave),

ALCUNE VOCI
Morio buon sonno!
Morio salute a te!
Che il ciel ti scorga!

(salgono sulla nave alcuni giovani
e incominciano ad ammainare le vele),

ALCUNI
Quanto è vissuto Morio!...

ALTRI
La sua testa è piena di leggende...

ALCUNI
Non c'è pianta nel bosco,
non c'è scoglio nel mare,
che non abbia uno spirito per lui.,.

ALTRI
E la vecchiezza rosica le corde di sua nave...

ALTRI ANCORA
E pur resistono!
Ne tramate di ferro durerebbero più!

(Squilli di corno. Improvvisi vengono dal bosco
e rompono la calma. I pescatori scattano in piedi
e tendono l'orecchio allo squillo di una campana
che da rintocchi come a richiamo)

ALCUNE VOCI;
Stellio, o re nostro.

PESCATORI
E che caccia è cotesta?
E che suon di campane?

ALCUNI CACCIATORI
O Re Stellio, ove sei?

VOCI
Di qua... di qua... Verso il bosco è fuggito!...

I PESCATORI
Che accade mai?

ALCUNI CACCIATORI
Non avete veduto Stellio fuggir?

VOCI DI PESCATORI
Che? II sovrano voi dite?

VOCI DI CACCIATORI
Egli... Sì... E Uberto...

I PESCATORI
Ma dove? Ma come?

I CACCIATORI
Lasciate le vele!' Cercate con noi!

I PESCATORI
Ma dove?

I CACCIATORI
Nel bosco!

VOCI DI PESCATORI
Nel bosco? Madonna!
Di notte!

I CACCIATORI
Correte, chiamate!

I PESCATORI
Ma quando fuggiva!?...

I CACCIATORI
Stanotte... son vuote le stanze...
Ma presto, ma presto!...

I PESCATORI
(chiamando)
Signore. ove sei?

I CACCIATORI
(c. s.)
Re Stellio!

(Tutti si addentrano confusamente nel
bosco. Per un istante la scena è vuota.
Solo dal bosco s 'odono le grida con
qualche squillo di corno)
 
Ove sei? Uberto! Rispondi!
Uberto! Re Stellio!...

(Escono smarriti da un'altra parte del
bosco. La Falena e Stellio, bagnati di
sudare gelido, avvinti)

STELLlO
(affannando)
Senti! Tutti mi chiamano!

RENATA
Tu tremi

STELLlO
E tu... forse non tremi?
Non tremi sempre più!

RENATA
(guardandosi intorno)
No diletto...
E paura dei rumori e dell'ombre
che ogni senso t'annubila.
Vedrai, ritorneremo ai sogni...
E la tua reggia; non la ravvisi?

STELLlO
(sempre agitatissimo)
Se non la ravviso?
Ma per questo mi cresce lo sgomento!

RENATA
Hai la ragion smarrita!
Guarda! Già ascesi all'ombra che è ne' cie!
I son barlumi del giorno, e tu il godrai!...
luce berrai da le pupille smorte,
o invidiato sire!
Oh, in che t'affisi?

STELLlO
Ah, più quella non sei, tutta di foco,
che con gli amplessi,
coi canti, coi baci,
ardevi, struggevi la vita dl ‘anima mia!
Son tremule, son vacillanti
le labbra. E tu taci,
e invan la pupilla. che più non ha impero,
m'insegna la via!

LA FALENA
Ah, mal tu sei mio! Solleva la testa:
mi guarda ne gli occhi: li vedi raggiare.
Già migrano tute le stelle sul mare,
la stella d 'amore con tutte le stelle!
Che pensi? A che palpiti?
Dobbiam navigare,
vagar ne 'l sereno, chetar la tempesta,
dobbiam salutare la fata Morgana
che gioca nei membri, cantare,
chiamare con tale un 'ebbrezza di festa
che fermi in cammino la stella lontana...

STELLlO
Cantare? E l'eco...
Come stanotte... là... ne la foresta.

LA FALENA
Qual folle orrore Stellio!

STELLlO
Se mai venisse ancora
quel pianto e desolato e sì lontano
e sì presso al mio cuor,
ti giuro che cadrei
qui su la terra e sopra me le lagrime
irrompenti in un'onda di dolor!

LA FALENA
Via, t'esalta! t'esalta!
Il re tu sei!
Chiama le genti e le avrai chine al pie!
Qui tutto e tuo...

STELLlO
Mi tenti come Satana; io non ti credo
ed odio in te la dannatrice eterna!
O maledetto me che t'ho veduto
bella come or ti vedo impallidita!
Me maledetto, che t'ho dato ascolto,
e fuggo da te avvinto!

LA FALENA
Andremo a l'isola dai monti azzurri!...
Guarda la bella nave della nostra sorte!

STELLlO
E la nave di Morio...

LA FALENA
(chiamando)
O Morio! O Morio.

STELLIO
Morio!

(Aspetta trepidante. La Falena
s'appiatta con gesti di tormento
nelle prime tenebre del bosco)

LA FALENA
(fra sè)
E l'alba...
colora il cielo di pace timida
di luce scialba.
Le squille accordano l'Avemaria...
ei torna a vivere!
muor con le tenebre la vita mia...

STELLIO
(chiamando più forte)
Ma vieni! Morio!

(volgendosi con angoscia)
 
Redana, ove sei?

RENATA
(con voce spenta)
Qui... non lunge da te...

(Morio comparisce. sbattendo le
palpebre assonnate, sul cassero)

MORIO
Sei tu, re Stellio?
A te propizia l'alba!...

STELLlO
(implorando)
Andar vogliamo
con la tua nave
di qui lontano assai,
dove giunger non possano
di stanotte le lagrime giammai...

LA FALENA
(fra sè)
E aggiorna... E aggiorna...

MORlO
(sorpreso)
Di stanotte il pianto?

STELLIO
Un pianto strano!
Come, udito non l’hai?

MORIO
Non cosa strana
ho questa notte udito,
nè cosa strana io vedo
fuor che la donna che ti tieni accanto...
Ella è strana davver.

STELLIO
Redana!

LA FALENA
(sempre più ritraendosi)
O Stellio, non mi lasciar!... lo t'amo!...

MORIO
(guardandola curiosamente)
È così pallida e par soffrire
e par non es ser donna ma larva...

LA FALENA
(con voce fievolissima)
Stellio, aiuto!... Stellio addio!...

(Stellio cerca di sostenerla, ma ella vacilla,
s'invola, par svolazzare tra gli alberi e, man
mano che colmassi il giorno, le sue vesti si
sbiadiscono, si diffondono nell'aria, si
perdono al limite estremo della boscaglia e
del mare, e a poco a poco nulla di lei più si
vede. Stellio e Morio con superstiziosa
meraviglia seguono il suo dissolversi)

STELLlO
Redana, dove vai?...

MORIO
Si discolorano le vesti...

STELLIO
Ed ella è diafana
come un'anima fuor dalla sua cella...

MORIO
Ondeggia...

STELLIO
Manca.

MORIO
Perdessi nell'aere...

STELLIO
Fu ingoiata dal mare.

MORIO
O pur dal bosco.

STELLIO
(come stordito)
O dal bosco o dal mare,
da l'onde o da le fronde

(tornando in sè all'improvviso)
 
Ah! che mistero è questo?
Morio rispondi tu!...
Morio più non tacer!...

MORIO
(fra sè)
È una Falena!

(a Stellio)
 
Se trascorso hai la notte con lei,
l'anima tua sommersa è nel peccato!

STELLIO
Morio dunque tu sai?

MORIO
Colei non è una donna.
È un'assetata larva
che vaga per le tenebre
e che si sface al lume dell'alba:
è una Falena...
Le Falene gioiscono del male e della morte,
fan gli uomini peccare
con malefici oscuri...
Un demonio si veste forme leggiadre
e mena gl'inebriati amanti
a sacrifici impuri...
Dio ci guardi da loro
che guidano all'Inferno.

(Mentre Morio parla con lenta cadenza,
Stellio ascolta lontano e gli par di riudire
il pianto d'Albina)

STELLIO
Ed ella piange!... Oh piange!
piange per l'uccisore e per l'ucciso,
fino all'ultimo dì,
fino all' ultima notte!...
Non basta il tempo all'infinito pianto,
non basta il pianto al tempo senza fin...

MORIO
Hai tu obliato il ciel pietoso?
Tutte le lacrime può tergere una prece
e ravvivar nel più perduto core
un palpito, fidente di perdono divin...

STELLIO
(disperato)
Chi pregherà per me?
Sozzo di baci, sozzo di sangue,
inorridisco il sol!

MORIO
Albina pregherà! Vuoi ch'io la chiami?
E l'angelo del duol...

(chiamando verso la reggia)
 
Albina! Albina!

STELLIO
(convulsamente, sbattutto fra una
speranza e un estremo terrore)
Albina, tu dicesti?
Mi ripeti quel sacro nome!
Che in eterno io l’oda!
Gridalo via per l'aure.
gridalo che io m'inebri!
perisca il maledetto
sorridendo d'amor!

MORIO
Il cielo non perdona cuori furenti!

STELLIO
Grida!
Gridi quel nome il popolo
e partecipi il mondo alla mia morte!...

MORIO
(chiamando a voce alta)
Vieni! È folle il re!...

STELLIO
Si! Si! venite!
lo mi confesso... innanzi a tutti!...
al cielo

(Cade a Terra, genuflesso, con le mani sul viso.
Il popolo da tutte le parti fluisce con voci commiste)

ALCUNI GIOVANI
(primi entrando e volgendosi verso i seguimi)
È giunto Stellio!

VOCI FESTANTI
È giunto, è giunto!

LE DONNE
Ite a chiamare Albina!

I GIOVANI
Cantiamo il suo ritorno!

I VECCHI
E Uberto anch'esso tornò?

LE DONNE
Perché si sta inginocchiato al suol?

LE ANCELLE D'ALBINA
Albina venga
e i begli occhi rasciughi
rossi di troppe lagrime!...

I VECCHI
La luce ritorna!
Il giorno cresce!...

LE DONNE
E prega il re per noi!

I GIOVANI
Santa mattina
che sei nata in ciel!...
Oro argento fulgono nel seno del mare.
L'ora divina sparge lume in cor!
Splende il verde:
al bosco dilegua ogni vel.

MORIO
(accennando la miserabile positura di Stellio)
Non gioite... che forse la sventura
finita ancor non è...

(Stellio apre le braccia con amarezza infinita
e tutti vedono le mani macchiate di sangue)

I GIOVANI
Ha le mani vermiglie!...

LE DONNE
È sangue!

MOLTE VOCI
È insanguinato!...

STELLIO
E dov'è Albina!

LE ANCELLE
Ecco. ella vien.

I VECCHI
Il fil della sua vita sottile è tanto...

LE DONNE
Una notte l’h uccisa!

VOCI QUA E LÀ
Misericordia di quell'infelice!

(Albina giunge sorretta da due giovani donne,
bianco vestite, solcato il viso da azzurri segni,
in tutto simile ad una morta)

ALBINA
(mirando Stellio, che riabbassa la testa)
O Stellio!

(con terrore arretrando)
 
Stellio!
Ah! come mi lasciasti e donde vieni tu?

(Stellio apre le braccia; tutti vedono
le mani macchiate di sangue)
 
Ah! quelle mani!...

VOCI
Ha le mani vermiglie... È insanguinato!

STELLIO
(levandosi rigido, sempre mostrando
le palme, cupamente mormora)
Inorridite, anime, ascoltando!
È forza, anima mia, ch'io dica il nome!
Sangue d'Uberto!

I PIÙ VICINI
(ritirandosi)
Ohimè!

GLI ALTRI
Che ha detto mai?

ALCUNE VOCI
Sangue d' Uberto!

ALTRE VOCI
Via traete Albina!...

ALBINA
No. non mi muovo...
Vo' ascoltare... anch'io!

STELLIO
(raccogliendo le forze con terribile grido)
Sangue d'Uberto!... Il vostro re l'ha ucciso!
Non gli abbiate pietà!

(Ricade sulle ginocchia. Albina con un urlo
straziante manca fra le braccia delle fanciulle.
molte corrono a lei gridano)

MOLTE VOCI
Soccorrete la misera!
È sua figlia!... e muore!

ALTRI
(d'intorno al re, confusamente tumultuano)
È ucciso Uberto!
Il re I'ha ucciso!
O notte, o notte           malvagia!... –
O cupo mister notturno!

STELLIO
(trascinandosi a terra fin
presso alla caduta Albina)
O mia angelica vergine!
o peso di peccati sul mio cuore!
Ogni peccato umano è mio peccato
Non v'è più luce, amore non v'è più,
nè dolcezza terrena!
S'apre a me innanzi il regno della morte.

VOCI
Ei geme!... atroce fa penitenza!

STELLIO
O voi che tutto udite,
non son più re; non m'abbiate pietà.

ALTRE VOCI
Udite Morio!...

MORIO
(presso ad Albina che lentamente
Rinviene, ma volgendosi a tutto il popolo)
Le creature funeste
del bosco hanno perduto quell'anima!...
Essa geme già nel supplizio eterno!

ALBINA
Già spunta il dì. E la vita dilegua...
che fu sogno e dolor...
O padre, o padre,
sento azzurro negli occhi il paradiso,
e sento un grido d'angoscia mortaI.

ALCUNE VOCI SMARRITE
Sole nascente, aiuto!
C'illumina le menti!

MORIO
(avanzandosi solenne con il
pugno chiuso verso la selva)
Sole nascente. maledici tu
le figlie della notte e del demonio!
lo, nel nome di Dio, le maledico!

VOCI DA TUTTE LE PARTI
O sol celeste aiuto.

STELLIO
(solleva la fronte)
È nato il sol!
Nessun mi volle uccidere!
Io vivo?...
E nel peccato vivrò?...

(Albina ha levato la testa, ha udito il grido
di Stellio. Con ispirazione celeste gli si
avvicina. lo bacia in fronte, sospira un detto
e cade gelida)

ALBINA
Ti salvo!...

ALCUNE VOCI
Ha perdonato!...

TUTTI
(accorrendo)
È morta!

(Stellio si getta sul cadavere piangendo)

STELLlO
Mio sogno, mio amore, é morta Albina!
 
 
 
ACTO PRIMERO
 

(Un claro en el bosque cerca del palacio
real de Stellio. Frondosas encinas extienden
sus brazos por doquier, por aquí ocultando
todo el horizonte, por allá se abren, dejando
ver un fragmento de la orilla del mar lejano.
Una senda rústica recorre la escena; a la derecha
conduce a lo más espeso del bosque, a mano
izquierda continúa hacia el palacio real. Atardecer
de primavera. Las muchachas se agrupan,
armando ramos de flores y cantando)

ALGUNAS MUCHACHAS
¡Salió del bosque un caballero
y se le murió el corcel!

CORO
¡Estaba tan cansado!

ALGUNAS
Lo consumió el dolor.
¡Tuve piedad de él y lo acogí en mi seno!

CORO
¡Estaba tan cansado!

ALGUNAS
¡Pero su primer beso
fue un beso de hielo!

CORO
¡No he pecado!

ALGUNAS
Si el caballero era un ángel del cielo,
una angelita debo ser yo...

CORO
¡No he pecado!

UNA MUCHACHA
(interrumpiendo el canto)
¡Oh, mira Albina!...

OTRA
¡En el pecho
no lleva una flor!

LAS OTRAS
¡Está sumida en sus pensamientos!

OTRA MÁS
Cuentan que de esa forma, muy triste,
fue encontrada su madre...

UNA VOZ
¡Que no os oiga Albina!
¡Si os escucha, se pondrá a llorar!...

(Albina sale también del bosque,
pensativa. Pronto se le acercan las
alegres muchachas y la saludan)

UNA VOZ TIERNA
¡Albina!

ALBINA
¡Benditas esas manos siempre llenas de flores!...

VARIAS MUCHACHAS
.
Contigo queremos compartirlas...
He aquí... una rosa, una violeta, una anémona,
Hojas de hierbas aromáticas...
tomillo y arrayán...

ALBINA
(estrechando contra su pecho las flores)
Os lo agradezco,
queridas y buenas hermanas...

UNA MUCHACHA
¡Y éste es un jazmín!...

OTRAS
¡Qué hermoso!

OTRA MÁS
¡El primero que ha florecido!

LA MUCHACHA
(con orgullo infantil)
¡El único!

ALBINA
(mirando la flor)
Pongo tu flor sobre mi seno.
Acaba de nacer, es pequeñita y blanca,
¡pero mañana morirá!
Una florecita moribunda; una niña en agonía;
una hoja marchita de otoño;
un corazón de virgen, afligido por amor.
Dentro de mi alma todo es melancolía...

LAS MUCHACHAS
Albina. calla, no seas tan fúnebre...

UNA VOZ
Es primavera...

OTRAS
Y tú eres joven...

OTRA MÁS
Y algunos te quieren.

MUCHAS VOCES
¡Pareces la Virgen dolorosa!...

(Una canción triste se oye desde el mar)
 
Remo lento,
¿qué palabras de lamento narra el mar?
Triste es amar,
¡triste es amar sin fortuna!

UNA MUCHACHA
¡Es el barco de Morio! ¡Van a pescar!

OTRAS
Pasarán la noche en mar.

ALBINA
¡Pobre gente!

(La canción se aleja)
 
¿Lenta proa
que palabra sobrehumana te enamora?
¡Ella lejana,
muerto el corazón y nada más!

ALBINA
Es tan bonita y tan triste...

(El viejo Uberto llega desde el
palacio, oye estas palabras y se
acerca afectuosamente a Albina)

UBERTO
¡El diablo ha puesto en boca
de ese mal nacido pescador
esa tediosa canción!
Siempre buscas aquello que te acongoja,
siempre lo que te hace sufrir.
¡Ah, no! ¡Basta ya!
¡Quiero oír charlas felices de jóvenes,
estallidos de risas y saludos alegres!
¡Verás al rey que vuelve de caza!
Sonríele Albina y ponte sonrosada
como tus flores...

LAS MUCHACHAS
El rey Stellio vuelve de cacería.

ALGUNAS VOCES
¡Los halconeros vuelven!

UBERTO
(paternalmente)
Dime la verdad:
¿no hay entre ellos algún pretendiente?
Pero os advierto que la cacería es una hechicera,
cuando aferra a los jóvenes por sus cabellos,
si los atrapa por la mañana
no los suelta hasta la noche...

(mirando hacia el horizonte)
 
¡No es tarde!...
La rosada luz del sol poniente
hace al bosque más hermoso.
Salen cautamente las presas
y el cazador las observa
¡refrenando los latidos de su corazón!
Se requiere mucha paciencia.

(Algunos jóvenes, campesinos y
pescadores, llegan por la izquierda,
dirigiéndose hacia el bosque)

UBERTO
¿Y adónde vais?

LOS HOMBRES
Venimos a esperar a los cazadores...
El corno nos llamó...

LAS MUCHACHAS
Pronto vendrán...

UBERTO
La noche los traerá de vuelta...

LAS MUCHACHAS
¡Y los recibiremos con flores!

LOS HOMBRES
Y ellos os dirán palabras dulces...

LAS MUCHACHAS
Y cantaremos las canciones que
nuestros antepasados entonaban... en el hogar...

UBERTO
(dirigiéndose a Albina, que se ha
Quedado apartada y pensativa)
¿Porque estás tan triste?
Se ha desvanecido de tu rostro la sonrisa...
¿Que tienes? ¿Qué te atormenta?

ALBINA
Tengo el corazón conmovido
por un presagio que aparece todas las noches.
Vi a una mujer en sueños, extraña, muy extraña...

UBERTO
¿Vas a tener miedo de un sueño?...

(Continúa llegando gente desde la aldea.
Son mujeres, viejos, niños. Se forman
grupos que esperan a los cazadores.
Se oyen los cornos acercándose)

LAS MUJERES
¡Escuchad!

VOCES DE HOMBRES
¡La partida de caza está cerca!...
¡El follaje se mueve!...
¡El corno los conduce!...

LAS MUCHACHAS
¡Ahí vienen, ahí!

OTRAS VOCES
¡Se oyen gritos!
Se llaman.

VOCES
(en el bosque)
¡Ohè! ¡Ohè!

UBERTO
(apartándose de su hija)
¡Ya llegan!

(se dirige hacia el palacio real)

ALBINA
Padre. ¿dónde vas?

UBERTO
Han atrapado a un ladrón...
y a él... el rey
lo debe castigar...

(Llegan desde la parte opuesta a
la que se acerca la partida de caza,
un grupo de hombres armados de
hachas y garrotes arrastrando a un
hombre pálido y asustado que mira
suplicante a sus aprehensores)

VOCES
(de los que arrastran al ladrón)
¡Ladrón, mal nacido!
¡Nosotros vivimos de la caza
y tú, del ocio y el robo!

(Le propinan rodillazos y golpes)
 
¡Te atrapamos!

OTRAS VOCES
¡Y esto además,
no lo recibes por el robo,
es un regalo nuestro!
¡Lo recordarás siempre!

VOCES DE MUJERES
¡Oh, pobre hombre!
¡Ay, en qué manos ha caído!

UBERTO
¡Que nadie lo golpee!

HOMBRES
¡Es un vil haragán
que odia la caza!

LADRÓN
(lloriqueando)
¡No, no lo he hecho por maldad!
Escuchad: he robado
por mis tiernos hijos
que necesitan pan...

ALBINA
¡Ay, pobre infeliz! Habla de sus hijos.
¡Vamos, dejadlo! ¡Escuchadlo al menos!

UBERTO
¡Sobre él sólo puede hacer justicia el rey!

ALBINA
Padre, a este hombre que no sabe cazar,
padre, ¡sálvalo!

(La gente de nuevo mira hacia el bosque)

VOCES DESDE EL BOSQUE
¡Ohè, Ohè, Ohè!

UBERTO
¡Que nadie lo toque!...

LAS MUJERES
¡Ahí vienen!
¡Ya se los ve entre las ramas!

HOMBRES Y MUJERES
¡Los disparos al aire!
¡El revoloteo de las capas!
¡Adelante, adelante, alegres cazadores!
Oíd los gritos que llaman,
llaman alegremente...

(La partida de caza está muy cercana)
 
¡Fue un buen día!

VOCES ALEGRES
(entre la muchedumbre)
¡Rey Stellio! ¡Viene el rey Stellio!

OTRAS VOCES
¡Y los hermosos halcones!
¡Y los valientes halconeros!

(Salen de entre las ramas dos lebreles.
Llegan detrás los halconeros llevando
sobre sus puños las aves encapuchadas;
luego el rey Stellio, de esbelta figura
y larga cabellera rubia. Va vestido con
una piel de bestia salvaje y lleva en su
mano derecha una lanza. Lo siguen los
cazadores y los que transportan las
ensangrentadas presas; luego los hombres
y las muchachas que salieron a su encuentro.
Todos se sitúan alrededor del rey; este
se detiene al pie de una encina, clavando
su lanza en la tierra. Uberto acude, le hace
una reverencia y se pone a su izquierda)

STELLIO
¡Hoy he cazado para los pobres!
¡A ellos les dono las presas!...
He gozado cazando fieras...
¡Ahora, que cada hogar también se alegre!

VOCES ENTRE EL PUEBLO
¡Oíd! ¡Oíd!...

UNA VIEJECITA
¡Benditas manos!

OTRAS VOCES
¡Justo, bueno y piadoso!
¡Tenga por amigo al bosque!
¡Tenga por amigo al mar!

(El ladrón es conducido ante el rey,
Mira a su alrededor extraviado;
ve a Albina y en sus ojos asoma una
esperanza. Se desprende de sus
guardias se acerca a ella)

EL LADRÓN
(a Albina)
Te llaman la buena...

ALBINA
(sobresaltándose)
¿Qué quieres de mí?...

EL LADRÓN
(suplicante, hablando rápidamente)
¡Un indigno te hace una súplica!
¡Si el corazón del rey escucha una palabra tuya,
que esa palabra ruegue por mí!

(Bruscamente los guardias lo alejan.
Uberto indica que lo lleven ante la
presencia del rey. El pueblo se amontona
curioso alrededor)

UBERTO
(al rey)
Delante de la sagrada justicia
de nuestros antepasados;
y ante vos, mi rey, que el cielo
designó como nuestro juez;
y ante vosotros, hijos del pueblo
respetuosos de nuestra ley...
Yo acuso a este hombre...

STELLIO
¡Oh! ¿Qué culpa tiene este hombre?

UBERTO
Es un ladrón de presas de caza;
robó en casa ajena con rápida mano.

STELLIO
(al ladrón)
Ante tu soberano,
haz tu descargo,
o confiesa el miserable delito.

(el ladrón no contesta; solo dirige a Albina
una larga y angustiosa mirada que llega
hasta su alma y la hace titubear. Luego,
de improviso, ella se adelanta)

UBERTO
Albina... ¿que quieres?...

VOCES ENTRE EL PUEBLO
¡Ella! ¡La buena!

ALBINA
(confusa)
¡Oh, rey!... Perdonad mi atrevimiento,
a este hombre apenas conozco,
¡solamente sé que no sabe cazar!
Pero sus hijos son pobres...
y se mueren de hambre...
Él se equivocó... pido piedad para él...

STELLIO
(conmovido, a Uberto)
¡Oh, piadosa y dulce!

ALBINA
Perdonar es una palabra dulce...
Quisiera que resonara en vuestro corazón
como una música suave,
mientras humildemente yo os digo,
quizás ignorante de lo que mis labios dicen,
que es una dulce palabra... perdonar.

STELLIO
(inundado de regocijo)
¡Albina, santa!

UBERTO
¡Albina, no pretendas con tu tierna voz
turbar el destino de los hombres!

(Mientras Albina retrocede
tímidamente, sonrojada de pudor,
el rey se vuelve hacia el ladrón)

STELLIO
(al ladrón)
Dado que una santa ha perdonado tu error,
quiero dictar sentencia: ¡Seré clemente!
¡Bendícela y vete!...

(Los guardias sueltan al ladrón que cae
de rodillas, sin proferir una sola palabra)

STELLIO
(a todo el pueblo)
Y ahora, id a descansar buena gente.
¡Que no se turben vuestros sueños
y que el día de mañana sea apacible!

(El ladrón, que mientras tanto se ha
Levantado, mira temerosamente a su
alrededor y trata de escabullirse entre la
muchedumbre, pero ésta se aglomera a
su alrededor comentando la actitud del
rey. Uberto se pone a su lado hablándole.
Junto con ellos, se alejan todos)

UBERTO
(al ladrón)
Recuerda siempre que el pan no se roba...

VOCES ENTRE EL PUEBLO
¡Agradece a Albina!
¡Y al misericordioso corazón del rey! -
Su justicia es la de Jesús.
¡Parece haber llegado el reino del Evangelio!...

(Las tinieblas han caído sobre el bosque.
Es el ocaso. El rey se ha recostado al pie
de la encina y viendo que Albina está a punto
de seguir tras la muchedumbre, la llama)

STELLIO
¡Albina!

ALBINA
(volviéndose)
¿Me llamáis, mi señor?

STELLIO
Sí te llamo... sí, te llamo... quédate...

ALBINA
¿Quizás he actuado mal?

STELLIO
Ningún mortal hace reproche a los ángeles...

ALBINA
Soy así, mi corazón es sensible...

STELLIO
(poniéndose de pie lentamente)
No te inquietes...
Te veo tal como te imagino en mis sueños...
Ahora que mi alma siente la necesidad
de pedirle a una virgen divina
que tenga piedad de mí,
con las manos juntas
ruego a tu belleza...

ALBINA
Señor, concédeme que yo calle
y sólo te escuche...
Tus palabras son como un susurro
que no produce el viento al agitar el follaje...

STELLIO
Y Stellio te responde
que todo te es concedido...

(La rodea con sus brazos,
casi sin tocarla)
 
Que él se te entrega
y te declara su esposa...

ALBINA
(confusa)
Me conturba cada palabra,
cada fragancia de la flor...
como un errante espíritu nocturno...

STELLlO
¿Y no contestas?

ALBINA
Señor, lo que tú pides yo lo deseo...
Sólo te pido disculpas
por si mi amor
no está a la altura del tuyo.

STELLIO
¡Santa! ¡Dulce inocente!
¡Alba de primavera!

(acariciándole los cabellos)
 
¡Aquí pondremos la corona!

ALBINA
Y que sea tan dulce
como tu mano que me acaricia
y hace que me olvide de todo.

STELLIO
La primavera dará los vástagos
y el mar las perlas
para entrelazar una corona
que no sea pesada para una doncella...
¡Oh, mi dulce, buena
y tímida gacela!
¡Oh, amor de cada estrella
que en sueños te mira!

ALBINA
¡Me estremezco ante tanta felicidad!

STELLIO
¡Oh amor, amor, amor!

(Inclinado sobre ella aspira el aliento de su
boca y ella, como sofocada, se recuesta sobre
el pecho del rey. De improviso un ruido
conmociona el bosque. Entre la vegetación
aparece una criatura desconocida y salvaje,
una mujer de piel morena vestida con una capa
oscura y descalza, como una hija de las tinieblas.
Stellio y Albina se abrazan)


(El accionar de la desconocida (la Falena) tiene
un carácter de irascibilidad arrogante. Se mueve
de aquí para allá, siempre agitando sus largos
vestidos, con pasos ligeros, imperiosa en su postura,
alta la cabeza y las pupilas concentradas con poder
magnético sobre los ojos de Stellio. Ímpetu felino y
risa sardónica, El gesto vivaz de sus manos la
distinguen de las criaturas humanas)

LA DESCONOCIDA
(poniéndose delante de Stellio)
¡Oh rey, señor de los hombres,
yo soy una reina más poderosa que tú!

ALBINA
(con voz angustiada)
¡Es ella... la de mis lúgubres sueños!

STELLIO
¡Albina no temas!

LA DESCONOCIDA
En medio del bosque
más espeso, más misterioso,
tengo mi imperio.
Cazo a las fieras y a los hombres
en sus moradas.
Amor y odio son mi arco y la flecha.
¡Una multitud de muertos, amados y odiados,
ensangrientan las paredes de mi castillo!

ALBINA
(con voz angustiada)
¡Es más maléfica que en mi sueño!...

LA DESCONOCIDA
(siempre dirigiéndose a Stellio)
¿Quieres hacerme una reverencia?

STELLIO
(altanero)
¿Y por qué?

LA DESCONOCIDA
Porque tengo la flecha y el arco:
porque si odio, todos temen;
porque si amo, todos tiemblan;
porque mi deseo arrastra al abismo,
que atrae, que traga y arrastra...

ALBINA
¡Oh, mi corazón se estremece!

LA DESCONOCIDA
(siempre a Stellio)
¿No sientes que el refulgir de mis ojos
incendia tus sentidos?
¿No sientes los aromas y efluvios
de mi negra cabellera?
Mírame: ¿no parezco la hermosa,
que mata con sus besos
y que con sus manos rapaces
hace ceniza los corazones?

STELLIO
¡Vuelve a tu oscuro mundo!

LA DESCONOCIDA
Dime, ¿no te parezco poderosa y bella?
¡Dilo!

STELLIO
¡Horrorosa es tu belleza!

LA DESCONOCIDA
¡Esta noche llamaré a tu alma
en un sueño que sobre ti
con mis alas negras haré caer!

(Se pone entre Stellio y AIbina y extiende sobre
él su manto. Stellio retrocede no pudiendo, sin
embargo, quitar los ojos de los de ella)

ALBINA
¡Stellio, de mí te alejas! ¡Stellio!

LA DESCONOCIDA
(inclinándose sobre de él)
Que por el conjuro de mi voz el sueño,
con sus dulces alas,
se desprenda de las lejanas estrellas
y se pose dulcemente sobre tus ojos...

ALBINA
¡Mi corazón sucumbe ante esta tortura!
¡Ella lo somete con sus despiadados ojos!

LA DESCONOCIDA
Un ala roza tu cabello,
el ala de sueño.
Buscas el secreto de mis palabras
que parecen besos y jamás oíste.
Estoy a tu lado,
ya me escuchas en sueños.

ALBINA
¿Qué has hecho? ¡Él me amaba y era mío!
Dulcemente me hablaba de amor,
con la dulzura de la tarde.

STELLIO
(caído en tierra con voz ahogada)
Su mirada me aferra... me consume...
me destruye... es fuego...
devora las lágrimas de mis ojos…
y el lamento de mis labios…

LA DESCONOCIDA
¡No dudes de mí, joven amor!
Te llamaré esta noche y tú vendrás
con pasión a la llama que arde en mí.

STELLIO
¡Oigo una voz, lejana, que me llama!
¡Y esa mirada
pesa, traspasa, domina!

LA DESCONOCIDA
(extendiendo maléficamente
sus brazos a la oscuridad)
¡Es mío! ¡Es mío! ¡Está en mi poder!
Y por el destino de aquéllos
que vencí y sacrifiqué en tinieblas
¡oh noche, exulta!

ALBINA
¡Oh, negra noche de impiedad y destrucción!

LA DESCONOCIDA
¡Entonces, cuando en sueños,
desde las tinieblas te llame, ¡oh, rey!
señor de los hombres,
vendrás ante la reina más poderosa que tú!

(Pasa junto al cuerpo inerte de Stellio, llega
al límite del bosque y, con un salto salvaje,
desaparece de la misma forma como vino.
Por un instante un mudo terror reina sobre
la escena)

ALBINA
Se ha desvanecido... en el bosque...
todo está en tinieblas. todo es terror...
Un ahogado grito oprime mi pecho...

VOZ DE UBERTO
(desde el fondo)
¡Albina! ¿Dónde estás?
¡Albina!

ALBINA
(corre hacia él)
¡Auxilio! ¡Auxilio! ¡Padre!

UBERTO
(llegando y acercándose
abraza a su hija)
¡Ay! ¿Por qué te arriesgas en el bosque, sola?
Hijita, ¿por qué estás aterrorizada?


ALBINA

(Señalándole a Stellio)
¡Mira!...
 

UBERTO

¡Stellio!...  ¡Yaciente!...
¿Quién lo hirió?

ALBINA
¡Ah, no está herido!
Duerme… en un sueño
quizás más horroroso que la muerte...
un sueño en que lo sumergió
una mujer extranjera...

UBERTO
¿Una extranjera?... El sueño...
Y tú temblando de horror...
¿Dime, ¿qué viste?

ALBINA
Salió del bosque... y con palabras oscuras,
con mirada de hierro y fuego,
lo tumbó... ahí...

UBERTO
¡Como si le hubiese derribado un rayo!

ALBINA
Y ordenó que él, esta noche,
debe reunirse con ella.

UBERTO
¡Ah, no... eso no ocurrirá!

ALBINA
Luego, dónde el bosque es más denso,
desapareció entre las sombras...
¡Ay, padre! ¡Padre!
Por esa mujer él me abandonará...

UBERTO
¡Ah, somos demasiado débiles
para luchar contra lo arcano!
¡Nada puede hacer este viejo,
ni nada puede hacer la desesperación
de tu amor juvenil!

(llamando)
 
¡Gente, venid aquí! ¡Traed luces!
¡Llamad a todos! ¡Venid, hermanos!

ALBINA
¡Ella es muy poderosa!
¡Nadie lo podrá salvar!

UBERTO
(llamando en alta voz, consternado)
¡Eh! ¡Venid todos! ¡Salid de las casas!
¡Venid de los bosques!
¡De las rocas! ¡Del mar!...
¡Siervos fieles, venid aquí!...
Mi voz se cansa... es el miedo...

(Llegan por grupos tumultuosamente
hombres, mujeres y muchachos, algunos
con antorchas, otros con armas.
Se oyen sus voces alborotadas)

LOS PRIMEROS EN LLEGAR
¿Por qué? ¿Por qué? La noche es oscura.
¡Los ángeles de la guarda nos protejan!...
¡Uberto! ¡El rey ha caído! ¡Venid aquí!
¡Corred todos!

VOCES DE LOS OTROS
¿Qué peligro desconocido acecha?
¿Qué sucede? ¿Dónde está el enemigo?
¿Stellio caído en tierra? ¿En el suelo Stellio?
¡Virgen Santa!

(Todos se agrupan alrededor
de Stellio. Uberto los retiene)

ALBINA
(llorando)
¡Oh amor, amor, amor!

UBERTO
¡Guardad silencio... un instante, os los suplico!

VOCES
¿Está muerto?... ¡Parece que duerme!
¡Oh, Señor de los misterios!

(Uberto se acerca a Stellio y
con extrema delicadeza lo llama)

UBERTO
¡Stellio!

OTROS
(llamando)
¡Señor!... ¡Majestad!...

LAS MUJERES
¡Ya no vive!

LOS MÁS CERCANOS
Es un sueño...

OTROS
¡Un sueño mágico!...

UBERTO
Es un hechizo pavoroso...

ALGUNOS
(siempre llamando)
¡Señor nuestro, respóndenos!

UBERTO
¡Es en vano! ¡En vano!
Que cuatro jóvenes transporten
el cuerpo del rey... a su lecho.
¡Supliquemos todos a un tiempo,
para que un sólo clamor rompa el maleficio
y arranque al rey de su actual estado!
¡Roguemos al cielo!

(Cuatro jóvenes avanzan y levantan
al rey dormido, luego lo envuelven
en uno de sus mantos, lo transportan
lentamente, con infinito cuidado, por
el bosque, hacia el palacio real. Los
niños no sabiendo otro ruego recitan
el ‘Padre Nuestro’ que es luego cubierto
por las voces de todo el pueblo, que
entonan una plegaria murmurada en
algunos casos)

UBERTO
(acercándose a Albina y levantándola
con amor entre sus brazos)
Espíritus de los bosques,
¿por qué tanto dolor sobre de nosotros?
¡Que la plegaria os disperse!

(Escuchando el pueblo su ruego,
se dirige él mismo al cielo)
 
¡Dios nos guarde de los oscuros
y terribles fantasmas de la noche!...

(Besa Albina y la lleva tras el cortejo)
 
¡Mi doliente ángel!

LOS NIÑOS
Padre nuestro que estás en los cielos,
santificado sea tu nombre…

VOCES
(de entre el pueblo)
¡Roguemos todos!
¡Ruega, un solo ruego!
¡Roguemos todos!

(Todos oran al unísono)
 
¡Oh, Señor! ¡Señor! ¡Señor!
Te rogamos con humilde corazón,
te rogamos con fervor.
Carne y espíritu, todo se postra,
hacia la luz de Dios, que se muestra
por las angustias de nuestras almas.
Suena a duelo la campana,
¡aléjanos de los malos espíritus!
Tú que has creado la noche oscura,
¡rescata nuestras almas del miedo!...
Envía tus ángeles sobre los durmientes.

(todos se alejan por el bosque. Baja el telón)
 
 

ACTO SEGUNDO
 
 
(Guarida de la Falena. Es de noche. Es una
cueva tapiada en su entrada con tablones que
permiten una puerta. En un rincón arde un gran
haz de leña que, por momentos, ilumina la cueva.
Sobre un saliente de la pared, algunos frasquitos
de formas extrañas. Sobre un pedrusco muere la
luz débil de un candil. Falena yace en tierra, junto
a una pila de leños que emiten un reflejo ígneo
sobre su cara y reaviva el brillo de sus ojos
siempre inmóviles, fijos sobre la puerta)

LA FALENA
(irguiéndose de repente)
¡Ha saltado de la cama!...
¡Se acerca el viejo aterrorizado...
él huye... lo persigue el otro!
¡Oh, qué ironía!
¡La luna juega sobre la cabellera de Uberto!...
Stellio lo elude...
penetra en el bosque,
tropieza entre a los árboles,
su cabellera se enreda en las ramas,
arranca matorrales,
tropieza con las piedras,
cae, se levanta,
huye más rápido
apremiado por la ansiedad...
¡Y el viejo detrás!...
¿Y el viejo detrás!...

(con misteriosa amenaza),
 
Viejo, tú querrías privarme
de mi embriaguez de amor.
¡Viejo, tú me darás mi embriaguez de sangre!

(Sobreexcitada por este pensamiento
salvaje, se mueve de un lado al otro
de la cueva, abriendo y cerrando
alternadamente su larguísima capa
pintada con muchos ojos sin pupila)
 
Odio... amo... amo... odio...
¡Así pasan los minutos!
¡Larga es la hora de la espera!
¡Ven! ¡Ven! ¡Ven! ¡Ven!
¡La noche es muy breve
para la vigilia de los amantes!
¡Ven!... ¡Ven!...

(Se detiene y escucha)
 
¡Ya viene!. ¡Lo siento!. ¡Ya está cerca!
¡Ya busca el umbral
Quiero desde las sombras disfrutar
de sus primeros terrores...
Lo espiaré en la oscuridad...

(Se sitúa detrás de unos salientes rocosos
donde la penumbra es más profunda.
Todo está en silencio, luego la puerta es
golpeada dos veces. Stellio empuja la
puerta y se asoma, investiga en la sombra,
nada ve; tras un breve momento cierra la
puerta y cautelosamente avanza unos pasos.
La Falena lo observa desde su escondite
con codiciosa mirada; luego prorrumpe en
una carcajada)

STELLIO
(agitando)
Estoy despierto...
Ella... Ella está aquí...
Criatura innominada,
¿qué has hecho de mí?
¡Ah, qué oscuro es este refugio tuyo!
¡Y tus pupilas arden!...
Y esa lámpara...
Para qué esa lámpara
si tus pupilas bastan
para iluminar mí angustia...

(En ese momento la Falena ha
avanzado casi hasta tocarlo, flechándolo
con sus oscuras y ardientes miradas)

LA FALENA
¡Qué pálido estás!
¿Te hace tanto mal despertarte
a la oscuridad de la noche?

STELLIO
(suplicante, con voz quejumbrosa)
¡Apaga la lámpara!... ¡Apaga el candil!...
¡Me atemoriza la luz delante de ti!

LA FALENA
¿Y sabes lo que deseo?
¿Sabes por qué te llamo desde el sueño?...

STELLIO
No... mírame.
Soy un niño... un huérfano errante...

(La Falena lo acomete, lo aferra con un
abrazo furioso, lo estrecha y lo besa
repetidamente. Entre beso y beso
solloza y tiemblan sus palabras)

LA FALENA
Te... te... quiero...
De ti la juventud
De ti el amor... de ti el deleite...
Deseo tu corona.
Ayer noche espié tu voz y tus caricias...
Amor nunca he tenido...
Los amantes los llamó la muerte...

STELLIO
(gimiendo)
¡Albina! ¡Albina!

LA FALENA
(siempre besándolo)
¡Amé como fiera sedienta!...
¡Ahora, comprendo el amor!
¡En tus besos mi alma se sumerge!
¡Ay! ¡Basta ya... basta ya!
¡Ay no, no basta!
No basta…

STELLlO
¡Oh, Albina!

LA FALENA
¡No pronuncies
ese nombre!

STELLIO
¡Oh, virgen pura!

LA FALENA
¡No lo digas!...

STELLIO
¡Oh, Albina! ¡Oh, piadosa!

(La Falena lo suelta
y lo mira fijamente)

LA FALENA
¡Ay de mí! ¡Cómo me hieres!
¡Ay, qué horribles palabras pronuncias!

(Mirando a su alrededor)
 
¡Espera!... Calla, no gimas así... aún queda...
Espera... del secreto licor del olvido
alguna gota habrá…

(Corre hacia la saliente de la roca y saca
un frasquito cuyo contenido oscuro vierte
en una copa y se la ofrece)

STELLIO
(rechazándola convulsamente)
¡Jamás de tus manos!
¡Jamás!

LA FALENA
(insinuante)
No conoces la dulzura de la noche;
no sabes los aromas que llenan el aire
donde se esconden los deseos;
desconoces los cupidos que vuelan en la brisa...
¿Rechazas este embriagador bálsamo nocturno?
¡Bebe, mi señor! ¿No los notas?
Los amores pasan volando...
¡Entre mirada y mirada
tienden un velo;
entre labio y labio
destilan miel!

(El rey contempla largamente la copa
que tiembla entre sus manos)

STELLIO
¡Oh, vino,
aunque seas para mi funesto veneno,
o escondas una llamarada de ebriedad!
¡Oh vino, que me dan estas misteriosas manos!
¡Oh tentador, mis labios invocan
el alivio de tu fuego!

LA FALENA
¡Bebe: es la alegría! ¡Tómalo, mi señor!

(Stellio saborea el dulce néctar y en sus ojos se
refleja la luz; lo bebe todo. La Falena resplandece
de triunfo. Él, atónito, por un momento la mira con
inconsciente lujuria)

STELLIO
Ojos.
¡Oh, violentos ojos que lanzáis
desde la sombra llamaradas
e invitáis a vaciar esta copa!
Ojos más fuertes que yo,
¿por qué me miráis, si perdido estoy,
si os obedezco completamente?

LA FALENA
Vacía, vacía la copa.
Que tu alma se eleve hasta la loca pasión.
¡Bebe! ¡Bebe! ¡Bebe!

STELLIO
¡Realmente eres bella!
¡Soberanamente bella!... Y dime, ¿no tienes
un nombre por el que pueda llamarte?...

LA FALENA
Bésame y no hables...

STELLIO
Soy como un niño tonto
que necesita saber tu nombre...

LA FALENA
Me llamarás Redana...

STELLIO
¡Redana!
¡Extraña música la de tu nombre!
¡Me has vencido! Ya no tiemblo...
¡No te temo!
¡Eres mía… te adoro!

LA FALENA
(exultante)
¡Dímelo nuevamente!

STELLIO
¡Te adoro!
En el pecho siento un incendio
que hace que todo arda en mí.
¡Te adoro y te quiero mía,
te adoro y mía eres tú!

LA FALENA
¡Arden las llamas de la pasión en tu voz
y me repiten el grito vertiginoso,
del saludo del amor!

STELLIO
¡Ah, si debo perderme,
con delicia me pierdo!
¡Ah, aunque despierte
en el más oscuro horror,
no temeré el mañana,
no recuperaré el aliento!
A ti me uno, espíritu,
para no dejarte jamás...

(Permanecen abrazados; él trata de
seducirla en forma inexperta, pero ella
se desvincula de él y lo mira fríamente)

LA FALENA
Deja que te contemple,
pues has dicho una mentira...
¡Tus ojos están vacíos de amor!

STELLIO
(apremiante)
¿Cómo puedo amarte, dime?

LA FALENA
¡Entre el gozo te elevé
de la tierra al cielo, de la neblina al sol!
Ahora, si tú me amas,
ha llegado el instante
de que tu amor responda a mis deseos.

STELLIO
¡Tú no me crees!...
¿Qué debo hacer?...

LA FALENA
(turbiamente, ocultando su
verdadero pensamiento)
¿Qué hacer? ¡Oye, Stellio, óyeme rey!
Sólo no estabas en tu sueño...
¡un viejo velaba a tu lado!...


STELLIO

¿Uberto?...

LA FALENA

¡Uberto! Él te seguía en el bosque...

STELLIO
¿Qué insinúas?...

LA FALENA
Una infernal prueba de amor
puedes darme.
Y si te has enamorado de mí,
si tienes la pasión de un loco amante,
¡todo podrás realizar!

STELLIO
Las cosas más deshonestas e inhumanas
las más cruentas y las más impías pídeme:
Cualquier cosa que pidas haré...

LA FALENA
(rápidamente)
Ese viejo viene hacia aquí.
Si te encuentra a mi lado,
levantará a tu pueblo para liberarte...

STELLIO
¡Pobre de él, Renata!

LA FALENA
¡Hará esfuerzos sobrehumanos
para arrancarte de mis brazos!
¿Quieres separarte de mí?

STELLIO
¡No!

LA FALENA
¡Está bien!
¡Mata a ese viejo! ¡Eso quiero!... ¡Mátalo!
Gozaremos junto el éxtasis
de la boda más cruenta!...
¡Mátalo!... ¡Amo la púrpura de la sangre
y estrecho contra mi pecho al asesino!

STELLIO
¡Amo lo que tú quieres!

LA FALENA
¡Silencio!... ¡Escucha!...

(Se oye golpear la puerta con mano incierta.
Renata se dirige lentamente a ella, la abre y
se ve sobre el fondo oscuro de los árboles la
figura de Uberto arrodillado en el umbral,
mientras un rayo de luna ilumina su blanca
cabellera)

UBERTO
Si tú conoces al Dios misericordioso.
si eres una mujer tal como te nos apareces,
si tuviste una madre con alma humana,
suprime de tus ojos esa risa soberbia
y habla, di si en esta horrorosa madriguera
escondes a mi hijo...

(La Falena se aparta y descubre

la temblorosa figura de Stellio)

LA FALENA
¿Es éste es tu hijo extraviado?...

UBERTO
(avanzando con alegría)
¡Sí es él! ¡Es Stellio!

(Stellio permanece inmóvil y el regocijo
del anciano queda como en suspenso)
 
¿No me reconoces? Pero ¿cómo... Stellio?
¿No reconoces a Uberto, el padre de Albina?
¿Dónde tienes la memoria?
¿Se ha perdido en esta cueva?
¿Quién te prohíbe mirarme?
¿Qué demonio te aniquila?
¡Soy Uberto, el que te enseñó a vivir
y pronunciar el nombre de Dios con santo amor!

LA FALENA
Grúñele viejo cuervo,
a quien comprende la lengua de las lágrimas...

UBERTO
(volviéndose suplicante a Stellio)
¡Ah! El lenguaje de las lágrimas
entendías un día...
¡Hoy tu corazón se ha endurecido!
Y suplicando
que huyas de este lugar maldito
por una puerta terrenal
me quebranto sobre tu corazón.

STELLIO
(a la Falena)
¿Y debo hacer lo que dijiste?

LA FALENA
Si dudas, ¡márchate!
Él no partirá sin ti...

UBERTO
¡No, de aquí no me aparto
si tú no vienes conmigo,
si puro no vuelves,
bajo el sol celestial,
a la ribera del mar de Dios!
De rodillas te suplico:
¡abandona a este fantasma!

LA FALENA
(a Stellio)
¿No lo oyes? ¡Abandóname!

STELLIO
¡Él no ve tus ojos resplandecientes!

UBERTO
(cada vez más angustiado)
¡Quita la vista de ese fantasma!
¡Ella te enceguece... muchacho ingenuo!
¡Vuelve a la vida piadosa! ¡Escúchame!...

LA FALENA
(con violencia)
¡Óyeme a mí, pues ofrezco amor y alegría,
risas y embriaguez por toda la eternidad!

STELLIO
¡Oh, música embriagadora!
¡Oh, promesa de abrazos fogosos!
¡Oh, abismo, abismo, tómame!

UBERTO
¡Oh, demencia!
¡Estás condenado!
¡Con todas mis fuerzas
quiero arrancarte de aquí!...
¡No quiero que te precipites al Infierno!...

LA FALENA
Entonces, agárralo si puedes.
¡Llévatelo, te desafío!
¡Libre está su camino,
libre es mi amor,
que se marche!

STELLIO
(enceguecido)
¡Nunca!
¡Estoy encadenado a ti!

UBERTO
¡Oh Dios, enfervoriza la plegaria!...
¡Espolea su alma, dame la victoria!
¡Desata los lazos de la serpiente!
¡Aniquila la lujuria que lo enceguece!

LA FALENA
(se acerca a Stellio)
¿Te quedas?

STELLIO
¡Sí, para siempre, para siempre!

LA FALENA
¿Aceptas tu destino?


STELLIO

¡Oh cielo, marca mi destino!...
 
LA FALENA
(le saca el cuchillo de caza del
cinturón y se lo pone entre Ias manos)
¡Toma y mátalo!...

STELLIO
(poniendo en la boca de la Falena
el puño que aprieta el cuchillo)
¡Besa!
¡A la boda de sangre!

UBERTO
¡Oh, demente!

(Stellio se lanza sobre el anciano; lo
aferra entre sus brazos empujándolo
hacia afuera de la puerta, y cuando lo
suelta, Uberto cae en tierra bañado en
sangre delante de la entrada de la cueva)

STELLIO
(horrorizado, lleva sus manos
a la cabeza retrocediendo)
¡Su sangre!

LA FALENA
(corriendo hacia él)
¡No mires!

STELLIO
¿Qué no mire? ¿Pero cómo?
¿No son estas las manos del homicida?

LA FALENA
¡Yo te amo; no lo mires!

STELLIO
(sin ceder)
¿Pero cómo?...
Él era el que allá... rogaba...
el anciano... Dios mío...
¿y yo lo he matado?...
¿Y dices que no lo mire?...

(se arrodilla)
 
¡Pero yo lo miro!...
¡Me empapo de sangre las manos!
¡Tiño de culpa mis dedos!
¡Jamás serán lavados!
¡Lo juro por el desgarrado pecho
de nuestro Señor Jesucristo!

(Se levanta pálido, abatido y solemne
con las manos manchadas de sangre)

LA FALENA
(con ira)
¡Loco! ¿Qué puedes jurar?
¡Me has dado promesa de amor;
debes mantenerla!

STELLIO
¡No! ¡No!...

LA FALENA
(Cierra la puerta para que Stellio no vea
el cadáver. Luego, corre hacia los frascos;
toma una ampolla de licor y sirve dos copas)
Este licor… de mis ánforas beberás...

STELLIO
(de nuevo hechizado, pero aún reacio)
¡No quiero! ¡Te lo ruego! ¡Aleja la copa!

(lo obliga a beber, luego lo abraza y lo
besa con locura. Sus vestidos brillan
fosforescentes con sus rápidos movimientos)

LA FALENA
¡Hop! ¡Hop! Un corcel galopa, galopa...
Juntos, sobre la misma montura,
corramos más rápidos que el viento,
corramos sobre las olas.
¡Se despliegan nuestros vestidos
sobre el bello firmamento!
¡Se agitan las cabelleras al viento!
¡Somos el meteoro, que arde en el cielo!

STELLIO
(hechizado)
Redana. ¡tengo sed!
¡Dame un sorbo más!

LA FALENA
(cada vez más enardecida)
Tenemos un barco, un barco fantástico.
La fortuna y el amor impulsan sus velas.
Pareciera que quiere perecer en el torbellino.
Desgarradas por el viento
las cuerdas y las velas.
Pero triunfante va el navío
sobre las olas impávido
y el horizonte azota sus banderas-
¡Fuerza marineros!
¡El rey Stellio huye con la reina!
¿Resisten las olas?
¡Llueven tesoros y prodigios!
¿Se oponen los vientos?
¡Granos de mirra y de resina de benjuí
se abren paso en el viento!

STELLIO
(embriagado)
¡Canta, Redana,
canta a los sueños del rey Stellio!

LA FALENA
(sirviéndole más licor)
¡Bebe!...

STELLIO
¡Canta! ¡Yo sueño, sueño!

LA FALENA
(sumamente lisonjera)
¡Y he ahí una isla de hechizo
con azules colinas y con un cielo dorado.
Tiene castillos con almenas de gemas y,
¡por el infierno! que hay caballos alados
y cantan, entre las hierbas, las flores.
Desde la orilla del río cantan y envían
sobre nuestra nave efluvios de amor.

STELLIO
(en plena ebriedad)
Hechicera, basta ya...
El vino invade mi alma...
¡Quisiera recoger todas las flores que dices!
¡Dame un beso!...
Mezclados tus cabellos con los míos
exhalan perfumes...
¡Oh, virgen amada! ¡Oh, delicia! ¡Eres mía!

(Quiere acariciarla y entonces se da
cuenta que sus manos están rojas)
 
¡Mira qué impuro soy!...
¡Desata sobre el agua tus trenzas
quiero lavar mis manos!...


LA FALENA
(desanuda su magnífica cabellera)

Tuyos son mis cabellos... el agua corre...
 
(Ella remueve con el pie una piedra y
hace aparecer un manantial de agua fresca,
Stellio se arrodilla tomando en sus manos
los cabellos y empieza a lavarse con ellos)

STELLIO
¡Por amor de la hermosa mujer
sumerjo mis manos!
Su pelo tan precioso
pesa como el olvido.

LA FALENA
¡Date prisa!...
Estoy impaciente de caricias y besos...

STELLIO
(lavándose con furia)
Pero no sale... ¿La mancha no sale!
Lavo, lavo y lavo...
¡Qué rabia! ¡Qué locura! ¡Qué esfuerzo!...


LA FALENA
¡Apresúrate!

STELLIO
(afanoso)
¡Y no sale!

(En su creciente angustia Stellio cree
oír una débil voz que surge de lo más
profundo del bosque y que avanza
haciéndose cada vez más sonora.
Stellio se pone de pie y escucha.
La Falena se sitúa frente a él
y lo interroga con la mirada)

STELLIO
Esa voz...


LA FALENA
Es el silencio de la noche...

STELLIO
No... es una voz que gime...
Escucha con atención...


LA FALENA
(insinuante)
¡Yo te tiendo mis brazos!

STELLIO
(alejándola con supersticioso terror)
Llega del bosque...


LA FALENA
Es el viento entre los árboles...

STELLIO
¡No! ¡Son gemidos!


LA FALENA
(se enfurece)
¡Es tu débil corazón el que llora!

STELLIO
(manteniéndola siempre alejada)
Se acerca quejumbrosa... extraviada.
¡Oh, cómo gime!

(con repentina memoria)
 
Es la voz de…


LA FALENA
¡Calla!...

STELLIO
¡Es la voz de Albina!


LA FALENA
(agarrando una copa)
¡No, no es verdad!...
¡Bebe, bebe otra vez!

STELLIO
(oponiéndose)
¡Ah!... ¡Aléjate con ese vino!
¡Me llevas a la perdición!...
¡Es ella!... ¡Es ella!...
Te lo ruego... deja que la escuche
sólo un momento...
¡Oh, feliz augurio, es Albina!


LA FALENA
(aterrorizada, pero aún apremiante)
¡Vamos!...
¡Huyamos a la isla de montes azules!...
Esa voz lastimera no nos alcanzará allí.
¡Corramos a nuestros sueños! ¡Ven!...

(Trata de arrastrarlo; él va cediendo lentamente)

STELLIO
Dime... ¿dónde vamos?


LA FALENA
(arrastrándolo fuera)
¡Es tan vasto el mundo!

STELLIO
¿No cesará ese llanto?

LA FALENA
¡Ven!... ¡Huyamos! ¡Huyamos!

STELLIO
(con desesperación)
Es ella, te digo...

(ambos salen totalmente agitados)




ACTO  TERCERO


(Playa junto al mar, amanece. Se aprecia
una línea morada en el horizonte en el cielo
oscuro, todavía sembrado de estrellas. Son
los primeros resplandores del alba. A la
izquierda la fachada del palacio de Stellio.
A la derecha llegando casi hasta el mar,
los primeros árboles del bosque, cubiertos
de hiedras y rodeados de espesas matas.
Murmura el viento matutino. Los pescadores
han regresado a la ribera, pero sus pequeñas
barcas aún tiene las velas desplegadas. Morio,
un viejo marinero de rostro marcado por los
aires salobres del mar, se sienta sobre una bita
de amarre, rodeado por marineros más jóvenes)

MORIO
(narrando)
La verdad os narro, jóvenes marineros.
Nosotros íbamos con valor
a las islas remotas... ¡las más remotas!
Se navegaba el mar de una punta a la otra...
Hallábamos allí
gentes de lengua desconocida,
mucho más ricas que nosotros...
Nos entendíamos por gestos...
Sobre los altares adoraban la imagine
de un dios cornudo, con dos grandes ojos
de piedras brillantes.
Nos vendían esas piedras
y el jugo balsámico de sus flores...
Nosotros, a cambio les dábamos las lanas
hiladas por nuestras mujeres...
¡Ah, la suerte de la juventud errante
sobre aquel gran mar!
¡Ah, si pudiera rejuvenecer sólo un día
y reencontrar los cantos, las mujeres
y los vinos de aquellas remotas islas!...

ALGUNOS MARINEROS
¿Y por qué se perdió el camino
hacia aquellos países?

MORIO
¡Ah!... Os lo contaré mañana,
pues la vigilia de esta noche
me ha fatigado y tengo sueño...

UNA VOZ
¡Ve a dormir, Morio!...

MORIO
(levantándose)
¿Y las velas?

ALGUNOS JÓVENES
¡Nosotros nos ocuparemos de ellas!

MORIO
¿Y de mis redes también?

LOS JÓVENES
Las extenderemos al salir el sol...

MORIO
(sube lentamente sobre castillo de su
barco y, desde allá arriba, se vuelve)
¡Dios os proteja en vuestros viajes, hijos míos!
¡Las olas del mar son traicioneras!
Sinembargo me parecen
menos peligrosas que esa selva,
tan oscura aún al mediodía...

(señalando el bosque con desconfianza)
 
¡Salud, mis hermanos pescadores!
¡Salud, juventud!

(desaparece en el barco)

ALGUNAS VOCES
¡Que duermas bien Morio!
¡Morio salud a ti!
¡Qué el cielo te proteja!

(suben sobre el barco algunos jóvenes
y empiezan a arriar las velas)

ALGUNOS
¡Cuánto ha vivido Morio!...

OTROS
Su cabeza está llena de leyendas...

ALGUNOS
No hay una planta en el bosque,
no hay risco en el mar,
que no tenga un espíritu parar él.

OTROS
Y el tiempo ha corroído los cabos de su barco...

OTROS JÓVENES
¡Sin embargo resisten!
¡Ni trenzadas con hierro durarían más!

(los sonidos de una trompa surgen del bosque
y rompen la calma. Los pescadores se ponen
de pie y escuchan atentos el sonido de una
campana que tañe como llamando)

ALGUNAS VOCES;
Stellio ¡oh, nuestro rey!

PESCADORES
¿Y qué cacería es ésta?
¿Y por qué suenan las campanas?

ALGUNOS CAZADORES
¿Rey Stellio, dónde estáis?

VOCES
¡Por acá... por acá... hacia el bosque ha huido!

LOS PESCADORES
¿Qué ocurre?

ALGUNOS CAZADORES
¿No habéis visto huir al rey Stellio?

VOCES DE PESCADORES
¿Qué? ¿Al soberano, decís?

VOCES DE CAZADORES
Él... sí... y Uberto...

LOS PESCADORES
¿Pero dónde? ¿Pero cómo?

LOS CAZADORES
¡Dejad las velas y buscad con nosotros!

LOS PESCADORES
¿Pero dónde?

LOS CAZADORES
¡En el bosque!

VOCES DE PESCADORES
¿En el bosque? ¡Virgen santa!
¿Por la noche?

LOS CAZADORES
¡Corred, llamad!

LOS PESCADORES
Pero ¿cuándo huyó?


LOS CAZADORES
Esta noche... su aposento está vacío...
¡Pero rápido, rápido!...

LOS PESCADORES
(llamando)
Señor ¿dónde estáis?

LOS CAZADORES
(de igual forma)
¡Rey Stellio!

(Todos se adentran confusamente en el
bosque. Por un instante la escena queda
vacía. Sólo del bosque se oyen gritos y
algún toque del cuerno de caza)
 
¿Dónde estás? ¡Uberto! ¡Contesta!
¡Uberto! ¡Rey Stellio!...

(Salen extraviados de otra parte del
bosque, la Falena y Stellio, bañados por
un sudor helado, abrazados)

STELLlO
(afligido)
¿Oyes? ¡Todos me llaman!

RENATA (LA FALENA)
Estás temblando.

STELLlO
¿Y tú... acaso no tiemblas?
¡Tiemblas cada vez más!

RENATA
(mirando a su alrededor)
No querido...
Es el miedo de los ruidos y las sombras
que obnubila todos tus sentidos.
Verás, volveremos a los sueños...
ese es tu palacio real; ¿no lo reconoces?

STELLlO
(siempre agitado)
Sí que lo reconozco,
pero es por eso que crece mi desaliento.

RENATA
¡Has perdido la razón!... ¡Mira!
Ya reemplazan la oscuridad del cielo
los destellos del nuevo día, y tú lo disfrutarás...
Beberás la luz de las pálidas pupilas.
¡oh, envidiado señor!
¡Ah!... ¿Qué te preocupa?

STELLlO
¡Ay, ya no eres aquella, toda pasión,
que con tus abrazos,
con tus cantos, con tus besos,
ardías y consumías la vida de mi alma!
Tus labios están trémulos y vacilantes.
Callas y en vano tus ojos,
que han perdido su poder,
me señalan el sendero.

LA FALENA
¡Ah, ya no eres mío!
¡Levanta la cabeza y ve mis ojos refulgentes!
¡Ya migran todas las estrellas sobre el mar,
la estrella del amor junto a las demás!
¿En qué piensas? ¿Qué supones?
Debemos navegar,
vagar en el firmamento, enfrentar la tempestad,
debemos saludar al hada Morgana
que juega con los elementos, cantar,
hacer, en una ebriedad festiva, que detenga
su camino la estrella lejana...

STELLlO
¿Cantar? Y el eco de esa voz...
Como esta noche... allá... en medio del bosque.

LA FALENA
¡Qué loco horror Stellio!

STELLlO
Si llegase aquel llanto
tan desolado y lejano,
tan cercano a mi corazón,
¡te juro que caería de hinojos
y las lágrimas irrumpirían
en una oleada de dolor!

LA FALENA
¡Vamos, exáltate! ¡Elévate!
¡Tú eres el rey!
¡Llama a tus súbditos y los tendrás
arrodillados a tus pies! Todo es tuyo...

STELLlO
¡Me tientas como Satanás; no te creo
y veo en ti la condenación eterna!
¡Oh, me maldigo por haberte visto hermosa
como ahora te veo pálida!
¡Me maldigo por haberte escuchado
y huyo de ti derrotado!

LA FALENA
¡Iremos a la isla de los montes azules!...
¡Mira nuestro hermoso barco

STELLlO
Es el barco de Morio...

LA FALENA
(llamando)
¡Morio! ¡Morio!

STELLIO
¡Morio!

(Pausa de suspenso. La Falena se
esconde haciendo gestos de angustia en
las primeras sombras del bosque)

LA FALENA
(para sí)
Es el alba...
Se viste el cielo con una paz tímida,
con una luz pálida.
Se oye rezar el Avemaría...
Él vuelve a vivir...
Mi vida muere junto con las tinieblas...

STELLIO
(llamando más fuerte)
¡Ven! ¡Morio!

(volviéndose con angustia)
 
¿Redana, dónde estás?

RENATA
(con voz apagada)
Aquí... no lejos de ti...

(Morio aparece soñoliento
sobre el castillo de la nave)

MORIO
¿Sois vos, rey Stellio?
¡Que os sea propicia el alba!...

STELLlO
(suplicando)
Queremos ir
con tu barco
lo más lejos de aquí posible,
dónde no pueda llegar jamás
el amargo llanto de esta noche...

LA FALENA
(para sí)
Amanece... ya amanece...

MORlO
(sorprendido)
¿El llanto de esta noche?

STELLIO
¡Un llanto extraño!
¡Cómo! ¿No lo has oído?

MORIO
No, nada extraño
he oído esta noche,
ni nada extraño he visto
fuera de esa mujer que os acompaña...
Ella es realmente extraña.

STELLIO
¡Redana!

LA FALENA
(retrayéndose cada vez más)
¡Oh, Stellio no me dejes!... ¡Yo te amo!...

MORIO
(mirándola curiosamente)
Está muy pálida y parece sufrir...
No parece ser mujer sino un fantasma...

LA FALENA
(con voz débil)
¡Stellio, auxilio!... ¡Stellio adiós!...

(Stellio trata de sustentarla, pero ella vacila,
se esfuma, parece aletear entre los árboles y,
a medida que se va haciendo de día, sus ropas
se destiñen, se disuelven en el aire, se pierden
en el límite extremo del bosque y del mar, y
poco a poco nada de ella se ve ya. Stellio y
Morio, con supersticioso asombro, siguen el
proceso de disolución)

STELLlO
Redana, ¿dónde vas?...

MORIO
Sus ropas se decoloran...

STELLIO
Y es diáfana,
como un alma fuera de su celda...

MORIO
Ondea...

STELLIO
Desaparece.

MORIO
Se pierde en el aire...

STELLIO
Se ha disuelto en el mar.

MORIO
O quizás en el bosque.

STELLIO
(aturdido)
O en el bosque o en el mar,
o en las olas o en la foresta...

(volviendo en si repentinamente)
 
¡Ah! ¿Qué misterio es éste?
¡Morio, contesta!...
¡Morio, no permanezcas callado!...

MORIO
(para sí mismo)

¡Era una falena!
 
(a Stellio)

 
¡Si habéis pasado la noche con ella,
vuestra  alma se ha hundido en el pecado!

STELLIO
Morio, entonces... ¿tú sabes?

MORIO
Esa no era una mujer.
Era un fantasma sediento
que vaga en las tinieblas
y que se desvanece con la luz del alba.
Es una falena...
Las falenas gozan del mal y de la muerte.
Hacen pecar a los hombres
con oscuros maleficios...
Un demonio adopta formas sensuales
e impulsa a los hechizados amantes
a sacrificios impuros...
¡Dios nos guarde de ellas
que conducen al infierno!

(Mientras Morio habla con lenta cadencia,
Stellio escucha abstraído y le parece volver
a oír el llanto de Albina)


STELLIO

¡Ella llora!... ¡Ay, llora!
¡Llorará por el asesinado y por el asesino,
hasta el último día,
hasta la última noche!...
No alcanzará el tiempo para su infinito llanto,
no alcanza el llanto para la eternidad...

MORIO
¿Os habéis olvidado del cielo piadoso?
Todas las lágrimas puede enjugar una plegaria
y reavivar en el más perdido corazón un latido,
si confía en el perdón divino...

STELLIO
(desesperado)
¿Quién rogará por mí?
¡Manchado por los besos y sucio de sangre,
horrorizo al sol!

MORIO
¡Albina rogará! ¿Queréis que la llame?
Ella es el ángel del dolor...

(llamando hacia el palacio real)
 
¡Albina! ¡Albina!

STELLIO
(convulsamente, debatiéndose entre
la esperanza y el extremo terror)
¿Albina, dijiste?
¡Repíteme ese sagrado nombre!
¡Que por siempre yo lo oiga!
¡Grítalo al aire!
¡Grítalo hasta que me embriague!
¡Que perezca el maldito
sonriendo de amor!

MORIO
¡El cielo no perdona a los corazones furibundos!

STELLIO
¡Grita!
¡Que grite ese nombre todo el pueblo
y que participe el mundo de mi muerte!...

MORIO
(llamando en voz alta)
¡Venid! ¡El rey ha enloquecido!...

STELLIO
¡Sí! ¡Sí! ¡Venid!
¡Yo me confieso... ante todos...
ante el cielo!

(Cae en tierra, genuflexo, con las manos en la cara.
El pueblo fluye por doquier y las voces se entremezclan)

ALGUNOS JÓVENES
(entrando y volviéndose hacia los que vienen detrás)
¡Stellio ha regresado!

VOCES ALEGRES
¡Ha llegado, ha llegado!

LAS MUJERES
¡Id a llamar a Albina!

LOS JÓVENES
¡Cantemos por su regreso!

LOS VIEJOS
Y Uberto ¿también volvió?

LAS MUJERES
¿Por qué está arrodillado?

LAS DONCELLAS DE ALBINA
¡Que venga Albina
y que enjugue sus bellos ojos
enrojecidos de tanto llorar!...

LOS VIEJOS
¡La luz regresa!
¡El día avanza!...

LAS MUJERES
¡Y el rey ruega por nosotros!

LOS JÓVENES
¡Santa mañana
que has nacido en el cielo!...
¡Oro y plata relucen en el seno del mar!
¡La hora divina esparce calor al corazón!
Resplandece el verde y se disipa
toda sombra en el bosque.

MORIO
(señalando la miserable postura de Stellio)
No os alegréis... que quizás
la desdicha no ha acabado...

(Stellio abre los brazos con infinita amargura
y muestra sus manos manchadas de sangre)

LOS JÓVENES
¡Tiene las manos rojas!...

LAS MUJERES
¡Es sangre!

MUCHAS VOCES
¡Está ensangrentado!...

STELLIO
¿Y dónde está Albina?

LAS DONCELLAS
¡Ahí está! ¡Ahí viene!

LOS VIEJOS
El hilo de la vida es tan sutil...

LAS MUJERES
Esta noche ha enfermado...

VOCES DE AQUÍ Y ALLÁ
¡Misericordia para esa infeliz!

(Albina llega sostenida por dos jóvenes. Va
vestida de blanco, su cara surcada por trazas
azules, en todo se parece a un cadáver)

ALBINA
(mirando a Stellio, que bajar la cabeza)

¡Oh, Stellio!

(retrocediendo con terror)


¡Stellio!
¡Ah!
¿Por qué me dejaste, de dónde vienes?

(Stellio abre los brazos; todos ven
las manos manchadas de sangre)
 
¡Ah! ¿Y esas manos?...

VOCES
¡Tiene las manos rojas... está ensangrentado!

STELLIO
(levantándose rígido, siempre mostrando
las palmas, oscuramente murmura)
¡Horrorizaos, almas, escuchando!
¡Es necesario, alma mía, que yo diga su nombre!
¡Es sangre de Uberto!

LOS MÁS CERCANOS
(apartándose)
¡Ay de mí!

LOS OTROS
¿Qué ha dicho?

ALGUNAS VOCES
¡Que es sangre de Uberto!

OTRAS VOCES
¡Llevaos a Albina!...

ALBINA
No, yo no me muevo...
¡Quiero escucharle!

STELLIO
(recobrando las fuerzas con terrible grito)
¡Sangre de Uberto!... ¡Vuestro rey lo ha matado!
¡No tengáis piedad de mí!

(Vuelve a caer de rodillas. Albina con un grito
desgarrador se desmaya en brazos de las doncellas,
muchas corren hacia ella gritando)

MUCHAS VOCES
¡Socorred a la desgraciada!
¡Es su hija!... ¡Se muere!

OTROS
(murmuran alrededor del rey, confusamente)
¡Ha matado a Uberto!
¡El rey lo ha matado!
¡Oh noche, oh noche perversa!...
¡Qué oscuro misterio nocturno!

STELLIO
(arrastrándose para llegar
a la desmayada Albina)
¡Oh, mi virgen angelical!
¡Cómo pesa el pecado sobre mi corazón!
Todos los pecados humanos son mi pecado.
¡No hay más luz, no hay más amor,
ni dulzura terrenal!
Se abre ante mí el reino de la muerte.

VOCES
¡Gime!... ¡Hace penitencia!

STELLIO
¡Oh, vosotros que me oís,
ya no soy el rey, no me tengáis piedad!

OTRAS VOCES
¡Escucha Morio!...

MORIO
(junto a Albina que lentamente se repone,
pero dirigiéndose a todo el pueblo)
¡Las criaturas funestas del bosque
han perdido su alma
que ya gime en el eterno suplicio!

ALBINA
Ya despunta el día y la vida renace...
¿Ha sido un doloroso sueño?...
¡Oh padre. oh padre!
Siento en los ojos el paraíso azul
y oigo un grito de angustia mortal.

ALGUNAS VOCES EXTRAVIADAS
¡Sol naciente, auxilio!
¡Ilumina nuestras mentes!

MORIO
(avanzando solemne con el
puño cerrado hacia la selva)
Sol naciente: ¡maldice
a los hijos de la noche y al demonio!
¡Yo, en el nombre de Dios, los maldigo!

VOCES DE TODAS PARTES
¡Oh, sol celeste, auxilio!

STELLIO
(levanta la frente)
¡Ha salido el sol!
¡Ningunos ha querido matarme!
¿Estoy vivo?...
¿Y viviré en el pecado?...

(Albina, que ha levantado la cabeza y ha
oído el grito de Stellio, con inspiración
celestial se acerca a él, lo besa en la frente,
suspira una palabra y cae exánime)

ALBINA
¡Yo te redimo!...

ALGUNAS VOCES
¡Lo ha perdonado!...

TODOS
(acercándose)
¡Ha muerto!

(Stellio se tira sobre el cadáver llorando)

STELLlO
¡Mi sueño, mi amor, Albina está muerta!

 

Digitalizado y traducido por:
José Luís Roviaro 2026