ATTO SECONDO
Scena Prima
(Piccola cortile che mette alla casa
di Gennaro. Una finestra della casa
è illuminata. È notte. Rustighello
ed un gruppo di scherani entrano cercando)
RUSTIGHELLO, SCHERANI
Rischiarata è la finestra.
In Ferrara egli è tuttora.
La fortuna al Duca è destra:
Del rival vendetta avrà.
Inoltriam: propizia è l'ora ...
Buio è il cielo ... alcun non v'ha ...
Nessun non v'ha.
(Si avvicinano alla casa di Gennaro,
odono rumore, e si arrestano.)
Ma ... silenzio ... un mormorio ...
Un bisbiglio s'è levato ...
È di gente un calpestio
Più distinto udir si fa.
Là in disparte, là in agguato
Chi è s'esplori, e dove va.
(Si allontanano. Orsini bussa alla porta di
Gennaro. Egli apre ed esce.)
GENNARO
Sei tu?
ORSINI
Son io. Venir non vuoi, Gennaro,
dalla Negroni?
Ogni piacer m'è scemo
nol dividi tu.
GENNARO
Grave cagione a te mi toglie.
Per Venezia io parto fra pochi istanti.
ORSINI
E me qui lasci? ...
E uniti fino alla morte
Non giurammo entrambi
Essere in ogni evento?
GENNARO
È ver.
ORSINI
Mi tieni così tua fede,
com'io la tengo?
GENNARO
E tu vien meco.
ORSINI
All'alba attendi, e vengo.
Al geniale invito
mancar non posso.
GENNARO
Oh! Questa tua Negroni
m'è di sinistro auspicio ...
ORSINI
E a me piuttosto
il tuo partir Così notturno e solo ...
così pensoso e mesto.
Resta, resta, Gennaro.
GENNARO
Odi ... e se il chiedi,
io resto.
Minacciata è la mia vita ...
Alla morte io son qui presso.
ORSINI
Che s'insidia?
A me lo addita.
Chi è costui?
(Appaiono le ombre di Rustighello
ed i suoi scherani)
GENNARO
Parla sommesso.
(Gennaro parla all'orecchio
d'Orsini, e questo ride.)
ALCUNI SCHERANI
(a Rustighello)
Ci par tempo ...
RUSTIGHELLO E GLI
ALTRI SCHERANI
No: s'aspetti.
RUSTIGHELLO E SCHERANI
L'importuno partirà.
ORSINI
Ah!
GENNARO
Taci.
ORSINI
¡Ah!
GENNARO
Taci, taci, incauto.
ORSINI
(ride)
Nè d'inganni tu sospetti?
Quale in te credulità!
GENNARO
Taci incauto.
ORSINI
Ah! Gennaro, quale in te credulità!
GENNARO
Taci, taci.
ORSINI
Non sospetti?
GENNARO
Incauto!
ORSINI
Sconsigliato!
Quale incredulità!
Non sai tu di donna l'arti?
Onde a lei ti mostri grato
Ella ha finto di salvarti.
Di veleni che ragioni?
Dove fondi il tuo timor?
Gentil donna è la Negroni;
Uom è il Duca d'alto cor.
GENNARO
Tu conosci, appien tu sai
Se codardo io fui giammai,
Se un istante in faccia a morte
Mai fu scemo il mio valor.
ORSINI
Gentil dama è la Negroni;
Uomo è il Duca d'alto cor.
GENNARO
Pure adesso in questa Corte
M'è di guai presago il cor.
ORSINI
Va, se vuoi:
tentar m'è caro,
Afferrar la mia ventura.
GENNARO
Addio, Orsini.
ORSINI
Addio, Gennaro.
GENNARO
Veglia a te.
ORSINI
Ti rassicura.
(Si abbracciano e si dividono,
poi tornano ad abbracciarsi.)
GENNARO
Ah! non posso abbandonarti!
ORSINI
Ah! non io lasciar ti vo!
GENNARO
No, no.
ORSINI
No, no.
GENNARO
Al festin vo' seguitarti.
ORSINI
Teco all'alba partirò.
(Si tengono per mano.)
ORSINI E GENNARO
Sia qual vuolsi
il tuo destino,
Esso è mio: lo giuro ancora.
ORSINI
Mio Gennaro!
GENNARO
Caro Orsino!
ORSINI E GENNARO
Teco sempre ...
o viva, o mora.
Qual due fiori a un solo stelo,
Qual due fronde a un ramo sol,
ORSINI
Noi vedremo sereno il cielo.
GENNARO
O saremo curvati al suol.
(Si abbracciano.)
ORSINI
Ah! mio Gennaro! sempre insieme,
O saremo curvati al suol.
Mio Gennaro! sempre insieme,
o viva, o mora.
GENNARO
Caro Orsino! sempre insieme,
O saremo curvati al suol.
Caro Orsino! sempre insieme,
o viva, o mora.
Al festino.
ORSINI
Sì e parti no.
Oh mio Gennaro! ah! ah!
Sia qual vuolsi il tuo destino, ecc
GENNARO
Oh caro Orsino! ah! ah!
Sia qual vuolsi il tuo destino, ecc
(Partono. Ritornano gli Scherani,
Rustighello li trattiene.)
RUSTIGHELLO
Nol seguite.
SCHERANI
A noi s'invola.
RUSTIGHELLO
Nol seguite.
Stolti! Ei corre alla Negroni.
SCHERANI
Basta allora, basta allora.
RUSTIGHELLO
Stolti! al laccio ei corre.
SCHERANI
Non v'ha dubbio:
al ver t'apponi.
RUSTIGHELLO E GLI SCHERANI
È tenace, è certo l'amo,
Che gettato al cieco è là
In si lasci: ritorniamo:
Di ferir mestier non fa.
È tenace, è certo l'amo, ecc.
(Partono.)
Scena Seconda
(Sala nel palazzo Negroni illuminata
e addobbata per festivo banchetto. In un tavolo
riccamente servita sta il principessa Negroni,
accompagnata per varie donne lussuosamente
vestite; anche stanno presente Orsini,
Liverotto, Vitellozzo, Gazella e Petrucci,
ognuno di essi con una donna al lato.
Gubetta e Gennaro si sentono in lati
opposti del tavolo )
LIVEROTTO
Viva il Madera! viva! viva!
VITELLOZZO
Evviva il Reno
che scalda e avviva!
GAZELLA
Dei vini il Cipro è re.
PETRUCCI
I vini, per mia fè,
son tutti buoni.
LIVEROTTO
Viva il Madera!
PETRUCCI E GAZELLA
Viva!
VITELLOZZO
Viva il Reno!
LIVEROTTO, VITELLOZZO,
PETRUCCI E GAZELLA
Viva! Viva!
GAZELLA
Il Cipro.
LIVEROTTO, VITELLOZZO,
PETRUCCI E GAZELLA
¡Viva! ¡Viva!
ORSINI
Io stimo quel che brilla,
Siccome la scintilla,
Che desta il Dio d'amor
Nell'occhio seduttor
Della Negroni.
LIVEROTTO E VITELLOZZO
Viva la Negroni!
ORSINI, PETRUCCI E GAZELLA
Viva!
LIVEROTTO E VITELLOZZO
Viva il Madera!
TUTTI
Viva!
ORSINI, LIVEROTTO, VITELLOZZO,
PETRUCCI E GAZELLA
Benedetto, a lei si tocchi!
Si beva a' suoi begl'occhi!
Amore la formò,
Ciprigna il lei versò
Tutti i suoi doni.
Si tocchi! Si tocchi!
Viva, Viva la Negroni! viva!
(Tutti prendono i suoi bicchieri,
brindano e Bevono.)
GUBETTA
(fra sè, s'alza)
Ebbri son già:
convien tentar che resti in soli.
GENNARO
(fra sè, si allontana)
Noiato io sono.
ORSINI
Ebbene?
Gennaro, a noi t'involi?
Odi il novello brindisi
da me composto un giorno.
GUBETTA
(ridendo)
Ah! ah!
ORSINI
Chi ride?
GUBETTA
Ridono quanti ci sono intorno.
ORSINI
Come?
GUBETTA
(beffeggiandolo)
Ah! ah! ah! l'esimio lirico!
ORSINI
M'insulteresti tu?
GUBETTA
S'egli è insultarti il ridere,
Far nol poss'io di più,
(ride)
Ah, ah, ah!
ORSINI
(ridendo)
M'insulti?
GUBETTA
Ah, ah, ah!
ORSINI
(alzandosi)
Marrano di Castiglia!
GUBETTA
Scheran trasterverino!
(Orsini afferra un coltello.)
DAME
Cielo! costui si battono!
LIVEROTTO, VITELLOZZO,
PETRUCCI E GAZELLA
(trattenendo Orsini)
Che far?
t'acqueta, Orsino.
DAME
Fuggiam, fuggiam di qua.
(Le dame fuggono.)
ORSINI
Marrano!
GUBETTA
Trasteverino!
LIVEROTTO, VITELLOZZO,
PETRUCCI E GAZELLA
T'acqueta.
ORSINI E GUBETTA
Io ti darò, balordo,
Un tal di me ricordo,
Che temperante e sobrio
Per sempre ti farà, ecc.
LIVEROTTO, VITELLOZZO,
PETRUCCI E GAZELLA
Finitela, cospetto!
All'ospite rispetto ...
O tutta quanta accorrere
Farete la città.
GENNARO
Finitela, cospetto!
All'ospite rispetto ...
Olà! Olà!
O tutta quanta accorrere, ecc.
LIVEROTTO
Pace, pace per ora ...
VITELLOZZO
Avrete il tempo di battervi
Doman da cavalieri,
Non col pugnal
come assassin di strada.
ORSINI, GENNARO E GUBETTA
È ver.
GENNARO
Ma delle nostre spade
che femmo noi?
ORSINI
Le abbiam disposte fuori.
GENNARO, PETRUCCI,
GUBETTA E GAZELLA
Non ci pensi più.
GUBETTA
Beviam, signori.
GAZELLA
Ma intanto sbigottite
ci han lasciate le dame.
GUBETTA
Torneranno:
ed ultimamente chiederemo scusa.
(Un domestico, vestito di nero, serve bibita da
una bottiglia)
UN COPPIERE
Via di Siracusa.
ORSINI, LIVEROTTO, VITELLOZZO,
PETRUCCI, GAZELLA E GUBETTA
Ottimo per mia fè!
(Versano e bevono tutti. Gubetta
versa il bicchiere dietro le spalle.)
GENNARO
(a Orsini)
Maffio, vedesti?
lo Spagnuolo non beve.
ORSINI
(a Gennaro)
Che importa? È naturale:
ebbro esser deve.
GUBETTA
(barcollando)
Or, se gli piace, amici,
può schiccherar Orsin
Versi a sua posta,
perchè poeta ognun faria tal vino.
ORSINI
Sì: a tuo dispetto.
GLI ALTRI
Una ballata, Orsino.
ORSINI
Il segreto per esser felici
So per prova e l'insegno agli amici
Sia sereno, sia nubilo il cielo,
Ogni tempo, sia caldo, sia gelo,
Scherzo e bevo, e derido gl'insani
Che si dan del futuro pensier.
Non curiamo l'incerto domani,
Se quest'oggi n'è dato a goder.
LIVEROTTO, VITELLOZZO,
PETRUCCI, GAZELLA E GUBETTA
Sì, non curiamo l'incerto domani,
Se quest'oggi n'è dato a goder,
n'è dato goder, ecc.
ORSINI
Se quest'oggi n'è dato a goder, ecc.
(Odesi tocco di campana)
VOCE
(di dentro)
La gioia de' profani
è un fumo passaggier.
CORO
(di dentro)
La gioia de' profani
è un fumo passaggier.
GENNARO
Quai voci!
ORSINI
Alcun si prende gioco di noi.
TUTTI
Chi mai sarà?
ORSINI
Scommetto che delle dame
Una malizia è questa.
GLI ALTRI
Un'altra strofa, Orsino.
ORSINI
La strofa è presta.
Profittiamo degl'anni fiorenti,
Il piacer li fa correr più lenti;
Se vecchiezza con livida faccia
Stammi a tergo e mia vita minaccia,
Scherzo e bevo, e derido gl'insani
che si dan del futuro pensier, ah.
Non curiamo l'incerto domani,
se quest'oggi n'è dato goder.
LIVEROTTO, VITELLOZZO,
PETRUCCI, GAZELLA E GUBETTA
Sì, non curiamo, l'incerto domani,
se quest'oggi n'è dato goder,
n'è dato goder, ecc.
ORSINI
Se quest'oggi n'è dato goder, ecc.
(Odesi tocco di campana di nuovo)
CORO
(di dentro)
La gioia de' profani
è un fumo passaggier.
(Si spengono le faci.)
ORSINI
Gennaro! ...
GENNARO
Maffio! Vedi?
Si spengono le faci.
ORSINI
A farsi grave incomincia lo scherzo.
TUTTI
(meno Gubetta)
Usciam.
Son chiuse tutte le porte!
Ove siam noi venuti?
(S'apre la porta del fondo, e si
presenta Lucrezia vestita tutta in nero,
con gente armata.)
LUCREZIA
Presso Lucrezia Borgia.
ORSINI, GENNARO, LIVEROTTO,
VITELLOZZO, PETRUCCI E GAZELLA
(con orrore)
Ah! siam perduti!
LUCREZIA
Sì, son la Borgia.
Un ballo, un tristo ballo
voi mi deste in Venezia:
Io rendo a voi
una cena in Ferrara.
ORSINI, GENNARO, LIVEROTTO,
VITELLOZZO, PETRUCCI E GAZELLA
Oh, noi traditi!
LUCREZIA
Voi salvi ed impuniti
credeste invano:
Dell'ingiuria mia piena vendetta ho già:
Cinque son pronti strati funebri
Per coprirvi estinti,
poichè il veleno a voi temprato è presto.
GENNARO
(avanzandosi)
Non bastan cinque:
avvi mestier del sesto.
LUCREZIA
(sbigottita)
Gennaro! ... o ciel! ...
GENNARO
Perire io saprò cogli amici.
LUCREZIA
(ai soldati)
Ite: chiudete tutte le sbarre,
E per rumor che ascolti,
Nessuno in questa sala entrar s'attenti.
ORSINI, LIVEROTTO, VITELLOZZO,
PETRUCCI E GAZELLA
Gennaro! ...
GENNARO
Amici! Amici!
LUCREZIA
(agli amici di Gennaro)
Uscite.
ORSINI, GENNARO, LIVEROTTO,
VITELLOZZO, PETRUCCI E GAZELLA
Oh, noi dolenti!
(Gli amici di Gennaro sono condotti fuori
per i guardia di Lucrezia, rimanendo
nella sala Lucrezia e Gennaro.)
LUCREZIA
Tu pur qui? non sei fuggito?
Qual ti tenne avverso fato?
GENNARO
Tutto, tutto ho presentito.
LUCREZIA
Sei di nuovo avvelenato.
GENNARO
(cava l'ampolla del contravveleno)
Ne ho il rimedio ...
LUCREZIA
Ah! mel rammento, ah!
grazie al ciel ne do.
GENNARO
Cogli amici io sarò spento,
O con loro li partirò!
LUCREZIA
(osservando l'ampolla)
Ah! per te fia poco ancora,
Ah! non basta per gli amici ...
GENNARO
Non basta? ...
LUCREZIA
No ...
GENNARO
Non basta? ...
LUCREZIA
No ...
GENNARO
Allor, signora, morrem tutti.
LUCREZIA
Ah! che mai dici?
GENNARO
Voi primiera di mia mano
Preparatevi a morir.
LUCREZIA
Io? ... Gennaro!
GENNARO
Sì.
LUCREZIA
Ascolta, insano ...
GENNARO
(prende un coltello sulla tavola)
Fermo io sono.
LUCREZIA
(sbigottita, fra sè)
Che far? che dir?
GENNARO
Preparatevi.
LUCREZIA
Spietato!
Me ferir? svenar potesti?
GENNARO
Sì, lo posso: son disperato:
Tutto, tutto, mi togliesti.
Non più indugi.
LUCREZIA
Ah! ferma, ferma.
GENNARO
Preparati.
LUCREZIA
Gennaro! ...
GENNARO
(risoluto)
Preparati.
LUCREZIA
Ferma ... Ah! ... un Borgia sei ...
GENNARO
(gli cale il coltello)
Io?
LUCREZIA
Fur tuoi padri i padri miei ...
Ti risparmia un fallo orrendo ...
Il tuo sangue non versar.
GENNARO
Son un Borgia?
(piangendo)
Oh ciel! che intendo! ...
LUCREZIA
Ah! di più non domandar.
M'odi, ah m'odi ... io non t'imploro
Per voler serbarmi in vita!
Mille volte al giorno io moro,
Mille volte in cor ferita ...
Per te prego ... ah! teco almeno
Ah! non voler incrudelir.
Bevi ... bevi ... il rio veleno
Ah! t'affretta, deh! t'affretta a prevenir.
GENNARO
Son un Borgia!
LUCREZIA
Il tempo vola.
Deh! cedi, cedi,
Deh! t'affretta il veleno a prevenir ...
GENNARO
Giusto cielo!
LUCREZIA
Deh! cedi, il tempo vola.
Ah! t'affretta il veleno a prevenir ...
Bevi, sì, Gennaro, bevi ...
Deh! t'affretta il veleno a prevenir ...
GENNARO
(come ascoltando)
Maffio muore.
LUCREZIA
Cedi ... per tua madre!
GENNARO
Va:
Tu sola sei cagion del suo dolore.
LUCREZIA
No, no: Gennaro ...
GENNARO
L'opprimesti ...
LUCREZIA
Nol pensare.
GENNARO
Di lei che festi?
LUCREZIA
Vive ... ah vive ... e a te favella
Col mio duol, col mio terror.
GENNARO
Ciel! tu forse!
LUCREZIA
Ah! sì, son quella.
GENNARO
Tu! ... gran Dio! ... mi manca il cor ...
(Cade sopra una sedia.)
LUCREZIA
Figlio! ... figlio! ...Olà!
Qualcuno! ... accorrete! ...
Aita! ... aita! ...
Niun m'ascolta ... è lunge ognuno.
Dio pietoso, il serba in vita ...
GENNARO
Cessa ... è tardi ...
Io manco, io gelo ...
LUCREZIA
Me infelice!
GENNARO
Ho agl'occhi un velo ...
LUCREZIA
Mio Gennaro, un solo accento ...
Uno sguardo per pietà ...
GENNARO
Madre, io moro ...
ah! io moro!
(Spira.)
LUCREZIA
(con orrore)
È spento ... è spento! ...
(Si sente rumore e calpestio)
Figlio! ... è spento! ... ah! figlio! ...
(Le porte di aprono. Alfonso entra con
Rustighello, seguito di guardie e donne.)
DUCA
Dov'è desso? dov'è?
LUCREZIA
Desso!
(additando Gennaro estinto)
Miralo.
DUCA E CORO
Ah!
LUCREZIA
Era desso il figlio mio,
La mia speme, il mio conforto ...
Ei potea placarmi Iddio ...
Mi parea far pura ancor ...
Ogni luce in lui m'è spenta ...
Il mio cuore con esso è morto.
Sul mio capo il cielo avventa
Il suo strale punitor.
CORO
Rio misero! orribil caso! ah!
LUCREZIA
Ah! era desso il figlio mio, ecc
sul mio capo avventa
il suo strale punitor, ecc.
CORO
Si soccorra ... ella muor. ecc.
(Lucrezia sviene in braccio
alle damigelle.)
FINE DELL'OPERA
|
ACTO SEGUNDO
Escena Primera
(Pequeño patio delante de la casa
de Genaro. Una ventana de la casa
está iluminada. Es de noche. Rustighello
y sus sicarios entran buscando)
RUSTIGHELLO Y SICARIOS
La ventana está iluminada,
todavía está en Ferrara.
La suerte es favorable al duque:
de su rival se vengará.
Avancemos: la hora es propicia,
está oscuro... no hay nadie...
no hay nadie.
(Se aproxima hacia la casa de Genaro,
oyen un ruido y se detienen un instante)
Pero... silencio... un murmullo,
un susurro puede oírse,
pisadas de gente
más claras se oyen.
Allá, aparte, al acecho
miremos quién es y adónde va
(Se alejan. Orsini llama a la puerta de
Genaro. Este abre y sale)
GENARO
¿Eres tú?
ORSINI
Soy yo. ¿No vienes, Genaro,
a casa de la Negroni?
Todo placer se desvanece
si tú no estás
GENARO
Grave razón de ti me aleja.
Parto para Venecia dentro de pocos instantes.
ORSINI
¿Y me dejas aquí?
¿Unidos hasta la muerte,
no juramos los dos
estar en todo momento?
GENARO
Es verdad.
ORSINI
Cumple tu palabra
como yo la cumplo.
GENARO
Ven tú conmigo.
ORSINI
Espera el día e iré contigo.
Al banquete no
puedo faltar.
GENARO
¡Oh! Tu Negroni
se me antoja un mal agüero.
ORSINI
Más me lo parece
tu partida de noche y solitario,
tan pensativo y triste.
¡Quédate, quédate, Genaro!
GENARO
Escúchame; si tú me lo pides
me quedaré.
Mi vida está amenazada,
de la muerte aquí estoy cerca.
ORSINI
¿Quién te amenaza?
Dímelo.
¿Quién es?
(Aparecen las sombras de Rustighello
y sus sicarios)
GENARO
Habla bajo.
(Genaro habla al oído de
Orsini, y este se ríe)
ALGUNOS SICARIOS
(a Rustighello)
¿Es la hora?
RUSTIGHELLO Y LOS
OTROS SICARIOS
No, esperemos.
RUSTIGHELLO Y SICARIOS
El importuno se marchará.
ORSINI
¡Ah!
GENARO
Calla.
ORSINI
¡Ah!
GENARO
Calla, calla. ¡Incauto!
ORSINI
(riendo)
¿No sospechas de ningún engaño?
¡Qué confiado eres!
GENARO
¡Calla, incauto!
ORSINI
¡Ah! ¡Genaro, qué confiado eres!
GENARO
Calla, calla.
ORSINI
¿No sospechas?
GENARO
¡Incauto!
ORSINI
¡Infeliz!
¡Qué confiado eres!
¿No conoces las astucias femeninas?
Para que se lo agradezcas
ha fingido salvarte.
¿Qué hablas de venenos?
¿En qué basas tu temor?
Gentil dama es la Negroni
el duque es hombre de corazón.
GENARO
Tú lo sabes, bien sabes
que jamás fui cobarde
que jamás, frente a la muerte,
desfalleció mi corazón.
ORSINI
Gentil dama es la Negroni
el duque es hombre de corazón.
GENARO
Pero ahora, en esta corte
mi corazón prevé desgracias.
ORSINI
Márchate si quieres;
deseo aprovechar
mi buena suerte.
GENARO
Adiós, Orsini.
ORSINI
Adiós, Genaro.
GENARO
Cuídate.
ORSINI
Tranquilízate.
(Se abrazan y se separan;
vuelven a abrazarse)
GENARO
¡Ah! ¡No puedo abandonarte!
ORSINI
¡Ah! ¡Dejarte no quiero!
GENARO
No, no.
ORSINI
No, no.
GENARO
Iré contigo al banquete.
ORSINI
Contigo al alba partiré.
(Se cogen la mano)
ORSINI Y GENARO
Sea cual sea
tu destino,
será el mío, otra vez, lo juro.
ORSINI
¡Genaro querido!
GENARO
¡Querido Orsini!
ORSINI Y GENARO
Contigo siempre
en vida o en muerte,
como dos flores en un solo tallo,
como dos hojas en una sola rama.
ORSINI
Miraremos tranquilos al cielo.
GENARO
O seremos abatidos al suelo.
(Se abrazan)
ORSINI
¡Ah! Genaro querido, siempre juntos,
O seremos abatidos al suelo.
¡Genaro querido! Siempre juntos,
en vida o en muerte
GENARO
Querido Orsini, siempre juntos,
O seremos abatidos al suelo
Querido Orsini, siempre juntos,
en vida o en muerte.
Al banquete.
ORSINI
Sí, y tu te quedarás
¡Oh, Querido Genaro! ¡Ah! ¡Ah!
Sea cual sea tu destino, etc.
GENARO
¡Oh querido Orsini! ¡Ah! ¡Ah!
Sea cual sea tu destino, etc.
(Parten. Vuelven los sicarios,
Rustighello los detiene.)
RUSTIGHELLO
No los sigáis.
SICARIOS
Se nos escapa.
RUSTIGHELLO
No los sigáis.
¡Locos! ¡Va a casa de la Negroni!
SICARIOS
Está bien entonces, está bien.
RUSTIGHELLO
¡Locos! A la trampa corre.
SICARIOS
No hay duda;
es verdad.
RUSTIGHELLO Y SICARIOS
Es duro y seguro el anzuelo
lanzado allí para el incauto.
Dejémosle ir, volvamos,
no necesitamos matarle.
Es duro y seguro el anzuelo, etc.
(Se van.)
Escena Segunda
(Salón en el Palacio Negroni iluminada
e adornada para un banquete. En una mesa
ricamente servida está la princesa Negroni,
acompañada por varias mujeres lujosamente
vestidas; también están presentes Orsini,
Liverotto, Vitellozzo, Gazella y Petrucci,
cada uno de ellos con una mujer al lado.
Gubetta y Genaro se sientan
en lados opuestos de la mesa)
LIVEROTTO
¡Viva el Madeira! ¡Viva! ¡Viva!
VITELLOZZO
¡Viva el vino del Rin,
que calienta y anima!
GAZELLA
De los vinos, el de Chipre es el rey.
PETRUCCI
Los vinos, a fe mía,
son todos buenos.
LIVEROTTO
¡Viva el Madeira!
PETRUCCI Y GAZELLA
¡Viva!
VITELLOZZO
¡Viva el vino del Rin!
LIVEROTTO, VITELLOZZO,
PETRUCCI Y GAZELLA
¡Viva! ¡Viva!
GAZELLA
¡El de Chipre!
LIVEROTTO, VITELLOZZO,
PETRUCCI Y GAZELLA
Todos son buenos. ¡Viva, viva!
ORSINI
Me gusta el que brilla
como una alegre chispa,
que despierta al dios del amor
en el ojo seductor
de la Negroni.
LIVEROTTO Y VITELLOZZO
¡Viva la Negroni!
ORSINI, PETRUCCI Y GAZELLA
¡Viva!
LIVEROTTO Y VITELLOZZO
¡Viva el Madeira!
TODOS
¡Viva!
ORSINI, LIVEROTTO, VITELLOZZO,
PETRUCCI Y GAZELLA
Bien dicho. ¡Brindemos por ella!
¡Bebamos por sus hermosos ojos!
El amor la modeló, sí.
Venus en ella vertió
todos sus dones.
¡Brindemos! ¡Brindemos!
¡Viva, viva la Negroni! ¡Viva!
(Todos cogen sus vasos,
brindan y beben.)
GUBETTA
(aparte, levantándose)
Ya están ebrios;
debo intentar que se queden solos.
GENARO
(aparte, alejándose)
Estoy aburrido.
ORSINI
Y bien,
Genaro, ¿nos dejas?
Escucha el nuevo brindis
que compuse hace algún tiempo.
GUBETTA
(riéndose)
¡Ah ¡Ah!
ORSINI
¿Quién se ríe?
GUBETTA
Todos los presentes.
ORSINI
¿Cómo?
GUBETTA
(burlándose)
¡Ah! ¡Ah, ah, el ilustre poeta!
ORSINI
¿Te atreves a insultarme?
GUBETTA
Si riendo te insulto,
ya no puedo insultarte más,
(Ríe)
¡ah, ah, ah!
ORSINI
(riendo)
¿Me insultas?
GUBETTA
¡Ah, ah, ah!
ORSINI
(Levantándose)
¡Marrano de Castilla!
GUBETTA
¡Sicario trasteverino!
(Orsini coge un cuchillo)
DAMAS
¡Cielos! ¡Van a matarse!
LIVEROTTO, VITELLOZZO,
PETRUCCI Y GAZELLA
(agarrando a Orsini por la espalda)
¿Qué haces?
Tranquilízate, Orsini.
DAMAS
Huyamos, huyamos de aquí.
(Las damas se van)
ORSINI
¡Marrano!
GUBETTA
¡Trasteverino!
LIVEROTTO, VITELLOZZO,
PETRUCCI Y GAZELLA
¡Tranquilízate!
ORSINI Y GUBETTA
¡Te dejaré, atontado,
uno de mis recuerdos
que moderado y sobrio
para siempre te hará ser!, etc.
LIVEROTTO, VITELLOZZO,
PETRUCCI Y GAZELLA
¡Acabad ya, caramba!
¡Respetad a la huésped!
Haréis que acuda
la ciudad entera, etc.
GENARO
¡Acabad ya, caramba!
¡Respetad a la huésped!
¡Eh! ¡Eh!
Haréis que acuda la ciudad entera, etc.
LIVEROTTO
Paz, paz, por ahora.
VITELLOZZO
Tendréis tiempo
mañana de batiros como caballeros,
no con un puñal
como asesinos callejeros.
ORSINI, GENARO Y GUBETTA
Es verdad.
GENARO
Pero nuestras espadas,
¿dónde están?
ORSINI
Las dejamos fuera.
GENARO, PETRUCCI,
GAZELLA Y GUBETTA
No pensemos más en ellas.
GUBETTA
¡Bebamos, señores!
GAZELLA
Mientras tanto, han asustado
a las damas.
GUBETTA
Volverán,
y humildemente les pediremos perdón.
(Un criado, vestido de negro, sirve bebida de
una botella.)
CRIADO
Vino de Siracusa.
ORSINI, LIVEROTTO, VITELLOZZO,
PETRUCCI, GAZELLA Y GUBETTA
¡Óptimo, a fe mía!
(Todos beben excepto Gubetta, que ha
echado su vino por encima del hombro)
GENARO
(a Orsini)
Maffio, ¿has visto?
El español no bebe.
ORSINI
(a Genaro)
¿Qué importa? Es natural;
debe de estar borracho.
GUBETTA
(tambaleándose)
Ahora, si quiere, amigos,
Orsini puede soltar versos a sus anchas,
pues este vino
a todos nos haría ser poetas.
ORSINI
Sí, a pesar tuyo.
LOS OTROS
Una balada, Orsini.
ORSINI
El secreto para ser felices
yo sé y lo enseño a los amigos,
esté sereno o nublado el cielo,
sea el tiempo cálido o helado,
bromeo, bebo y me río de los tontos
que por el futuro están preocupados, ah.
No pensemos en el incierto mañana,
si hoy podemos gozar.
LIVEROTTO, VITELLOZZO,
PETRUCCI, GAZELLA Y GUBETTA
Sí, no pensemos en el incierto mañana,
Si hoy podemos gozar,
podemos gozar, etc.
ORSINI
Si hoy podemos gozar, etc.
(Se oye el sonido de una campana.)
VOZ
(desde dentro)
La alegría de los impíos
es humo pasajero.
CORO
(desde dentro)
La alegría de los impíos
es humo pasajero.
GENARO
¡Qué voces son esas!
ORSINI
Alguien se burla de nosotros.
TODOS
¿Quién puede ser?
ORSINI
Apuesto que de las damas
es ésta una broma.
LOS OTROS
Otra estrofa, Orsini.
ORSINI
La estrofa ya está lista.
Aprovechemos los años lozanos,
el placer los hace más lentos;
si la vejez con su lívido rostro
está detrás y amenaza mi vida,
bromeo, bebo y me río de los tontos
que por el futuro están preocupados, ah.
No pensemos en el incierto mañana,
si hoy podemos gozar.
LIVEROTTO, VITELLOZZO,
PETRUCCI, GAZELLA Y GUBETTA
Si, no pensemos en el incierto mañana,
Si hoy podemos gozar,
podemos gozar, etc.
ORSINI
Si hoy podemos gozar, etc.
(Se oye de nuevo un sonido de campana)
VOCES
(desde dentro)
La alegría de los impíos
es humo pasajero.
(Se apagan las luces.)
ORSINI
¡Genaro!
GENARO
¡Maffio! ¡Mira!
¡Se apagan las luces!
ORSINI
La broma empieza a ser pesada.
TODOS
(excepto Gubetta)
Salgamos.
¡Las puertas están cerradas!
¿Adónde hemos venido?
(Se abre la puerta del fondo y entra
Lucrecia vestida de negro, con
hombres armados)
LUCRECIA
A casa de Lucrecia Borgia.
ORSINI, GENARO, LIVEROTTO,
VITELLOZZO, PETRUCCI Y GAZELLA
(horrorizados)
¡Ah! ¡Estamos perdidos!
LUCRECIA
Sí, soy la Borgia.
Un baile, un triste baile
me disteis en Venecia.
Yo os doy
una cena en Ferrara.
ORSINI, GENARO, LIVEROTTO,
VITELLOZZO, PETRUCCI Y GAZELLA
¡Hemos sido traicionados!
LUCRECIA
Salvados e impunes
os creísteis, pero en vano.
De mi injuria ya estoy vengada;
cinco ataúdes están preparados
para acogeros muertos,
porque el veneno que bebisteis es rápido.
GENARO
(adelantándose)
No bastan cinco,
se necesita un sexto.
LUCRECIA
(asombrada)
¡Genaro!... ¡Cielos!...
GENARO
Sabré morir con mis amigos.
LUCRECIA
(a sus guardias)
Id, cerrad todas las puertas,
y por muchos ruidos que se oigan,
nadie en esta sala se atreva a entrar.
ORSINI, LIVEROTTO,VITELLOZZO,
PETRUCCI Y GAZELLA
¡Genaro!
GENARO
¡Amigos! ¡Amigos!
LUCRECIA
(a los amigos de Genaro)
Salid.
ORSINI, GENARO, LIVEROTTO,
VITELLOZZO, PETRUCCI Y GAZELLA
¡Oh! ¡Pobres de nosotros!
(Los amigos de Genaro son conducidos
fuera por los guardias de Lucrecia,
quedando en la sala Lucrecia y Genaro)
LUCRECIA
¿Tú aquí? ¿No has huido?
¿Qué hado adverso te entretuvo?
GENARO
Todo, todo lo había previsto.
LUCRECIA
Otra vez estás envenenado.
GENARO
(Saca el frasco con el antídoto)
Tengo el remedio.
LUCRECIA
¡Ah! ¡Ya me acuerdo, ah!
Gracias doy al cielo.
GENARO
Moriré con mis amigos,
¡o con ellos partiré!
LUCRECIA
(mirando el frasco)
¡Ah! Incluso para ti aún es poco.
¡Ah! No basta para ellos.
GENARO
¿No basta?
LUCRECIA
No.
GENARO
¿No basta?
LUCRECIA
No.
GENARO
Entonces, señora, todos moriremos.
LUCRECIA
Oh cielos, qué oigo.
GENARO
Vos primera, por mi mano,
disponeos a morir.
LUCRECIA
¿Yo? ¡Genaro!
GENARO
Sí.
LUCRECIA
Escúchame, loco.
GENARO
(coge el cuchillo de encima de la mesa.)
Estoy decidido.
LUCRECIA
(asombrada, para sí)
¿Qué debo hacer? ¿Qué puedo decir?
GENARO
¡Preparaos!
LUCRECIA
¡Despiadado!
¿Podrías herirme? ¿Matarme?
GENARO
Sí, lo puedo, estoy desesperado.
Todo, todo me lo has quitado.
No más demoras.
LUCRECIA
¡Ah! Espera, espera.
GENARO
Prepárate.
LUCRECIA
¡Genaro!
GENARO
(con resolución)
Prepárate.
LUCRECIA
Espera. Ah, eres un Borgia.
GENARO
(le cae el cuchillo)
¿Yo?
LUCRECIA
Fueron tus padres los míos.
No cometas un horrendo delito,
no viertas tu misma sangre.
GENARO
¿Soy un Borgia?
(Sollozando)
¡Oh cielos! ¡Qué oigo!
LUCRECIA
¡Ah! No me preguntes más.
¡Escúchame, no te imploro
para salvar mi vida!
Mil veces al día yo muero,
mil veces en el corazón herida
por ti ruego; contigo al menos,
¡ah!, no quieras ser cruel.
Bebe, bebe, y el veneno, ah,
apresúrate a neutralizar.
GENARO
¡Soy un Borgia!
LUCRECIA
El tiempo vuela,
ay, cede, cede,
ay, apresúrate a neutralizar el veneno.
GENARO
¡Santo cielo!
LUCRECIA
El tiempo vuela,
ah! apresúrate a neutralizar el veneno.
Sí, Genaro, bebe, cede, ah,
apresúrate a neutralizar el veneno.
GENARO
(como escuchando)
Maffio se está muriendo.
LUCRECIA
¡Cede... por tu madre!
GENARO
Vamos:
tú sola eres la causa de su dolor.
LUCRECIA
No, no, Genaro.
GENARO
La oprimiste.
LUCRECIA
No lo creas.
GENARO
¿Qué le hiciste?
LUCRECIA
Vive, ah. Vive y te habla
con mi mismo dolor, con mi mismo terror.
GENARO
¡Cielos! ¿Tú, quizás?
LUCRECIA
¡Ah! Sí, soy yo.
GENARO
¡Tú! ¡Dios mío! Desfallezco.
(Cae sobre una silla)
LUCRECIA
¡Hijo mío! ¡Hola!
¡Rápidos, acudid!
¡Ayuda! ¡Ayuda!
Nadie me escucha, todos están lejos;
Dios piadoso, consérvale la vida.
GENARO
Cesa, es demasiado tarde.
Me faltan las fuerzas, tengo frío.
LUCRECIA
¡Infeliz de mí!
GENARO
Tengo un velo ante los ojos.
LUCRECIA
Genaro querido, solamente una palabra.
Una mirada por piedad...
GENARO
¡Madre! Muero:
ah, me muero
(Genaro muere)
LUCRECIA
(horrorizada)
Ha muerto, ha muerto.
(Se oye ruido y pasos)
¡Hijo! ¡Ha muerto! ¡Ah, hijo!
(Las puertas de abren. Alfonso entra con
Rustighello, seguido de guardias y mujeres)
DUQUE ALFONSO
¿Donde está él? ¿Dónde está?
LUCRECIA
¡Él!
(Señalando a Genaro inerte)
Míralo.
ALFONSO Y GUARDIAS
¡Ah!
LUCRECIA
Era hijo mío,
mi esperanza, mi consuelo,
él podía aplacar a Dios,
parecía purificarme.
Toda luz con él se apaga,
y con el mi alma ha muerto.
Sobre mí el cielo arroja
su saeta vengadora.
GUARDIAS Y MUJERES
¡Qué misterio! ¡Horrible suceso! ¡Ah!
LUCRECIA
¡Ah! Era hijo mío, etc.
Sobre mí el cielo arroja
su saeta vengadora, etc.
GUARDIAS Y MUJERES
Socorredla, muere, etc.
(Lucrecia se desvanece en brazos
de las doncellas)
FIN DE LA ÓPERA
Escaneado y Adaptado por:
Rafael Torregrosa Sánchez 2001
|