ATTO TERZO
Scena Prima
(Salotto nel palazzo ducale. Vi sono due
porte laterali, una maggiore nel fondo
che si schiude. Ai suoi lati pendono i
ritratti, in tutta figura, a sinitra del
Duca, a destra della sua sposa. V'ha
un seggiolone presso una tavola coperta
di velluto e altri mobili)
DUCA
(agitato.)
Ella mi fu rapita!
E quando, o ciel
ne' brevi istanti,
prima che il mio presagio interno
sull'orma corsa ancora mi spingesse!
Schiuso era l'uscio e la magion deserta!
E dove ora sarà quell'angiol caro?
Colei che poté prima in questo core
destar la fiamma di costanti affetti?
Colei sì pura, al cui modesto sguardo
quasi tratto a virtù talor mi credo!
Ella mi fu rapita!
E chi l'ardiva?
ma ne avrò vendetta:
Lo chiede il pianto della mia diletta.
Parmi veder le lagrime
Scorrenti da quel ciglio,
Quando fra il dubbio e l'ansia
Del sùbito periglio,
Dell'amor nostro memore
Il suo Gualtier chiamò.
Ned ei potea soccorrenti,
Cara fanciulla amata;
Ei che vorria coll'anima
Farti quaggiù beata;
Ei che le sfere agli angeli
Per te non invidiò....
Scena Seconda
(Marullo, Ceprano, Borsa ed altri
Cortigiani dal mezzo.)
TUTTI
Duca, duca!
DUCA
Ebben?
TUTTI
L'amante
Fu rapita a Rigoletto.
DUCA
Come! E d'onde?
TUTTI
Dal suo tetto.
DUCA
Ah! ah! Dite, come fu?
(Siede.)
TUTTI
Scorrendo uniti remota via
Brev'ora dopo caduto il dì;
Come previsto ben s'era in pria
Rara beltade ci si scoprì.
Era l'amante di Rigoletto
Che vista appena si dileguò.
Già di rapirla s'aveva il progetto,
Quando il buffone ver noi spuntò;
Che di Ceprano noi la contessa
Rapir volessimo, stolto credé;
La scala quindi all'uopo messa,
Bendato, ei stesso ferma tenè.
Salimmo e rapidi la giovinetta
Ci venne fatto quinci asportar.
Quand'ei s'accorse della vendetta
Restò scornato ad imprecar.
DUCA
(Fra sè)
O cielo! È dessa!
la mia diletta!
(al Coro)
Ma dove or trovasi la poveretta?
TUTTI
Fu da noi stessi addotta or qui.
DUCA
(Fra sè)
Ah, tutto il cielo non mi rapì!
(alzandosi con gioia)
Possente amor mi chiama,
Volar io deggio a lei:
Il serto mio darei
Per consolar quel cor.
Ah! sappia alfin chi l'ama,
Conosca appien chi sono,
Apprenda ch'anco in trono
Ha degli schiavi Amor.
(Esce frettoloso dal mezzo.)
TUTTI
Oh! Qual pensier or l'agita?
Come cangiò d'umor!
|
ACTO TERCERO
Escena Primera
(palacio ducal. Dos puertas a los
lados, una puerta abierta, más
grande, al fondo. Dos retratos en pie,
a la izquierda el duque y a la derecha
la duquesa. Un sillón cerca de una
mesa cubierta de terciopelo; muebles
diversos)
DUQUE
(Muy agitado)
¡Me la han raptado!
Pero ¿cuando? ¡cielos!
Fue en unos instantes,
antes que un presagio interior
me hiciera volver sobre mis pasos...
¡La puerta abierta y la casa desierta!
¿Donde estará ahora mi ángel amado?
La primera que prendió en mi corazón
la llama de un amor constante.
¡Tan pura, que por su mirada,
casi me encamino a la virtud!
¡Me la han raptado!
¿Quien se atrevió?...
Pero me vengaré;
lo reclama el llanto de mi adorada.
Puedo ver las lagrimas
derramándose de sus ojos
cuando entre la duda y el ansia,
por el peligro inminente,
recordaba a su amante
y llamó a Gualtier.
No pude socorrerte,
querida niña mía,
él, que sinceramente
te quería hacer feliz aquí abajo;
él, que por ti no envidiaba
a los ángeles del paraíso...
Escena Segunda
(Marullo, Ceprano, Borsa y otros
cortesanos por el medio)
TODOS
¡Duque, duque!
DUQUE
¿Y bien?
TODOS
¡A la amante de Rigoletto!
¡La han raptado!
DUQUE
¿Cómo? ¿dónde?
TODOS
De su propia casa.
DUQUE
¡Ja, ja! decidme ¿como ha sido?
(Se sienta)
TODOS
Recorriendo juntos una calle lejana
poco después del anochecer,
y tal como teníamos previsto
descubrimos una rara belleza.
Era la amante de Rigoletto,
que apenas la vimos, desapareció.
Ya íbamos a raptarla cuando
el bufón apareció.
Le dijimos, al necio, que queríamos
raptar a la condesa de Ceprano.
Así él mismo, con los ojos vendados,
se ofreció a sostener la escalera que
habíamos puesto sobre el balcón.
Subimos y raptamos a la joven.
¡Cuando se dio cuenta de la venganza,
se puso a maldecirnos!...
DUQUE
(Para sí)
¡Cielos!... ¡Es ella!
¡Es mi adorada!...
(Al coro)
Pero, ¿Dónde se encuentra ahora?
TODOS
¡La hemos traído aquí!
DUQUE
(Para sí)
¡Ah el cielo no me lo ha robado todo!
(Se levanta muy feliz)
Un potente amor me llama,
debo volar hasta ella:
daría mi corona por poder
consolar aquel corazón,
Que sepa al fin quién la ama,
que sepa al fin quién soy,
y que aprenda, que aún sobre un trono
tiene esclavos el amor
(Sale presuroso)
TODOS
¿Qué pensamiento lo agita?
¡Cómo ha cambiado de humor!
|
Scena Terza
(Marullo, Ceprano, Borsa ed altri
Cortigiani, poi, dalla destra, Rigoletto,
che entra cantarellando con represso
dolore.)
MARULLO
Povero Rigoletto!
RIGOLETTO
Lará, lará, lará.....
CORO
Ei vien silenzio.
TUTTI
Buon giorno, Rigoletto
RIGOLETTO
(Fra sè)
Han tutti fatto il colpo!
CEPRANO
Ch'hai di nuovo, Buffon?
RIGOLETTO
(contraffacendo la voce di Ceprano)
Ch'hai di nuovo, Buffon?
Che dell'usato
Più noioso voi siete.
TUTTI
Ah! ah! ah!
RIGOLETTO
(spiando inquieto dovunque)
Lará, lará, lará.....
(Fra sè)
Dove l'avran nascosta?
TUTTI
(Fra sè)
Guardate com'è inquieto!
RIGOLETTO
Lará, lará, lará.....
TUTTI
Sì, Guardate com'è inquieto!
RIGOLETTO
(a Marullo)
Son felice
Che nulla a voi nuocesse
L'aria di questa notte
MARULLO
Questa notte!
RIGOLETTO
Sì Ah, fu il bel colpo!
MARULLO
S'ho dormito sempre!
RIGOLETTO
Ah, voi dormiste!
avrò dunque sognato!
(S'allontana e vedendo un fazzoletto
sopra una tavola ne osserva inquieto
la cifra.)
TUTTI
(tra loro)
Ve' come tutto osserva!
RIGOLETTO
(gettadolo. Fra sè)
Non è il suo.
(ai Cortigiani)
Dorme il Duca tuttor?
TUTTI
Sì, dorme ancora.
Scena Quarta
(Detti e un Paggio della Duchessa.)
PAGGIO
Al suo sposo parlar
vuol la duchessa.
CEPRANO
Dorme.
PAGGIO
Qui or or con voi non era?
BORSA
È a caccia.
PAGGIO
Senza paggi! senz'armi!
TUTTI
E non capisci
Che per ora vedere non può alcuno?
RIGOLETTO
(che a parte è stato attentissimo al
dialogo balzando improvvisamente
tra loro prorompe:)
Ah, ell'è qui dunque!
Ell'è col Duca!
TUTTI
Chi?
RIGOLETTO
La giovin che stanotte
Al mio tetto rapiste.
Ma la saprò riprender
Ella è là
TUTTI
Se l'amante perdesti,
la ricerca altrove.
RIGOLETTO
Io vo' mia figlia!
TUTTI
La sua figlia!
RIGOLETTO
Sì, la mia figlia
D'una tal vittoria... che?
Adesso non ridete?
Ella è là la vogl'io la renderete.
(Corre verso la porta di mezzo, ma i
cortigiani gli attraversano il passaggio)
Cortigiani, vil razza dannata,
Per qual prezzo vendeste il mio bene?
A voi nulla per l'oro sconviene,
Ma mia figlia è impagabil tesor.
La rendete o, se pur disarmata,
Questa man per voi fora cruenta;
Nulla in terra più l'uomo paventa,
Se dei figli difende l'onor.
Quella porta, assassini, m'aprite:
(Si getta ancora sulla porta che gli è
nuovamente contesa dai gentiluomini;
lotta alquanto, poi ritorna spossato sul
davanti del teatro.)
Ah! Voi tutti a me contro venite!
(Piange.)
Ebben, piango, Marullo signore,
Tu ch'hai l'alma gentil come il core,
Dimmi or tu dove l'hanno nascosta?
È là? È vero?
Tu taci! perché?
Miei signori perdono, pietate
Al vegliardo la figlia ridate
Ridonarla a voi nulla ora costa,
Tutto il mondo è tal figlia per me.
Pietà, pietà, signori, pietà.
Scena Quinta
(Detti e Gilda, ch'esce dalla stanza a
sinistra e si getta nelle paterne braccia)
GILDA
Mio padre!
RIGOLETTO
Dio! Mia Gilda!
Signori, in essa è tutta la mia famiglia
Non temer più nulla. Angelo mio
(ai Cortigiani)
fu scherzo, non è vero?
(a Gilda)
Io che pur piansi or rido
E tu a che piangi?
GILDA
Ah, l'onta, padre mio!
RIGOLETTO
Cielo! Che dici?
GILDA
Arrossir voglio innanzi a voi soltanto
RIGOLETTO
(rivolto ai Cortigiani con imperioso
modo)
Ite di qua voi tutti
Se il duca vostro d'appressarsi osasse,
Che non entri, gli dite, e ch'io ci sono.
(Si abbandona sul seggiolone.)
TUTTI
(fra loro)
Co' fanciulli e coi dementi
Spesso giova il simular.
Partiam pur, ma quel ch'ei tenti
Non lasciamo d'osservar.
(Escono dal mezzo e chiudono la porta)
Scena Sesta
(Gilda e Rigoletto.)
RIGOLETTO
Parla siam soli.
GILDA
(Fra sè)
Ciel! dammi coraggio!
(Ai Rigoletto)
Tutte le feste al tempio
Mentre pregava Iddio,
Bello e fatale un giovane
S'offerse al guardo mio
Se i labbri nostri tacquero
Dagli occhi il cor parlò.
Furtivo fra le tenebre
Sol ieri a me giungeva
Sono studente, povero,
Commosso, mi diceva,
E con ardente palpito
Amor mi protestò.
Partì il mio core aprivasi
A speme più gradita,
Quando improvvisi apparvero
Color che m'han rapita,
E a forza qui m'addussero
Nell'ansia più crudel.
RIGOLETTO
(Fra sè)
Solo per me l'infamia
A te chiedeva, o Dio
Ch'ella potesse ascendere
Quanto caduto er'io
Ah, presso del patibolo
Bisogna ben l'altare!
Ma tutto ora scompare
L'altar si rovesciò!
(Ai Gilda)
Piangi, fanciulla, e scorrere
Fa il pianto sul mio cor.
GILDA
Padre, in voi parla un angelo
Per me consolator.
RIGOLETTO
Compiuto pur quanto a fare mi resta
Lasciare potremo quest'aura funesta.
GILDA
Sì.
RIGOLETTO
(Fra sè)
E tutto un sol giorno
cangiare poté!
Scena Settima
(Detti, un usciere e il conte di
Monterone, che dalla destra attraversa
il fondo della sala fra gli alabardieri.)
USCIERE
(alle guardie)
Schiudete ire al carcere Monteron dee.
MONTERONE
(fermandosi verso il ritratto)
Poiché fosti invano da me maledetto,
Né un fulmine o un ferro
colpiva il tuo petto,
Felice pur anco, o duca, vivrai.
(Esce fra le guardie dal mezzo.)
RIGOLETTO
No, vecchio, t'inganni
un vindice avrai.
Scena Ottava
(Rigoletto e Gilda.)
RIGOLETTO
(con impeto, vôlto al ritratto)
Sì, vendetta, tremenda vendetta,
Di quest'anima è solo desio
Di punirti già l'ora s'affretta,
Che fatale per te tuonerà.
Come fulmin scagliato da Dio
Il buffone te colpire saprà.
GILDA
O mio padre, qual gioia feroce
Balenarvi negli occhi vegg'io!
Perdonate a noi pure una voce
Di perdono dal cielo verrà.
(Fra sè)
Mi tradiva, pur l'amo; gran Dio,
Per l'ingrato ti chiedo pietà!
(Escono dal mezzo.)
|
Escena Tercera
(Marullo, Ceprano, Borsa y otros
cortesanos, después por la derecha,
entra Rigoletto canturreando y
disimulando su dolor)
MARULLO
¡Pobre Rigoletto!
RIGOLETTO
Lará, lará, lará.....
CORO
¡Aquí viene!... silencio
TODOS
¡Buenos días, Rigoletto!...
RIGOLETTO
(Para sí)
¡Todos han dado el golpe!
CEPRANO
¿Que hay de nuevo bufón?
RIGOLETTO
(Imitando a Ceprano.)
¿Que hay de nuevo bufón?
Que sois más pesado aún
que de costumbre.
TODOS
¡Ja, ja, ja!
RIGOLETTO
(Mirando por todas partes)
Lará, lará, lará.....
(Para sí)
¿Dónde la habrán escondido?
TODOS
(Para sí)
¡Mirad que inquieto está!
RIGOLETTO
Lará, lará, lará.....
TODOS
¡Sí, Mirad que inquieto está!
RIGOLETTO
(A Marullo)
Me alegro
que no os haya hecho daño
el aire de esta noche...
MARULLO
¿De esta noche?.
RIGOLETTO
Sí... ¡qué buen golpe!
MARULLO
Pero, ¡si he dormido de un tirón!
RIGOLETTO
¡Ah con que dormisteis!,
¡pues lo habré soñado entonces!
(Se aleja y viendo un pañuelo sobre
una mesa, lo recoge y busca inquieto
la inicial)
TODOS
(Entre ellos)
¡Mirad como lo observa todo!
RIGOLETTO
(Tirando el pañuelo. Para sí)
No es el suyo
(a los cortesanos)
¿Duerme todavía el duque?
TODOS
Sí, duerme aún
Escena Cuarta
(entra un paje de la duquesa)
PAJE
La duquesa quiere hablar
con su esposo.
CEPRANO
Duerme
PAJE
¿No estaba aquí hace poco?
BORSA
Está de caza.
PAJE
¡Sin pajes ni armas!
TODOS
¿No comprendes que en estos
momentos no puede ver a nadie?
RIGOLETTO
(Que en un rincón ha estado
muy atento al diálogo, salta de
improviso entre ellos y dice)
¡Así que ella está aquí!...
¡Está con el duque!
TODOS
¿Quién?
RIGOLETTO
La joven que anoche
de mi casa raptasteis.
Pero sabré recuperarla...
Ella está ahí...
TODOS
Si perdiste a la amante
búscala por otra parte.
RIGOLETTO
¡Quiero a mi hija!
TODOS
¡Su hija!
RIGOLETTO
Si mi hija... ¿Qué?
¿Ya no reís de semejante victoria?
Está ahí...la quiero...
Me la devolveréis.
(Corre hacia la puerta del medio,
pero los cortesanos le cortan el paso)
Cortesanos, raza vil y rastrera,
¿a que precio vendisteis mi bien?
A cambio de oro nada os repugna,
pero mi hija es un tesoro impagable.
Devolvédmela...o esta mano,
aunque desarmada, os podría herir;
nada en la tierra asusta al hombre
cuando defiende el honor de sus hijos.
¡Abridme esa puerta asesinos!
(Se arroja de nuevo sobre la puerta
que los cortesanos le impiden
alcanzar, lucha un poco, después
agotado, vuelve hacia delante)
¡Ah, todos estáis contra mí!
(Llora)
Sí, lloro,... Marullo... señor,
tú que eres noble de alma y corazón,
dime, ¿donde la han escondido?
¿Está ahí, verdad?
¡Calláis! ¿Por qué?
Señores, perdón, piedad...
devolved su hija a un anciano...
Nada os cuesta devolvérmela,
esta hija lo es todo para mí.
Piedad, señores, piedad;
Escena Quinta
(Gilda, que sale de la habitación y
se arroja en brazos de su padre)
GILDA
¡Padre mío!
RIGOLETTO
¡Dios mío! ¡Mi Gilda!
Señores... ella es toda...mi familia...
No tengas miedo, ángel mío...
(A los cortesanos)
¡Fue una broma!...¿No es cierto?
(a Gilda)
Yo que antes lloraba ahora río.
Y tú... ¿por qué lloras?
GILDA
¡Qué vergüenza padre!
RIGOLETTO
¡Cielos! ¿qué dices?
GILDA
Sólo quiero ruborizarme ante vos...
RIGOLETTO
(A los Cortesanos, en tono
imperativo.)
¡Salid todos de aquí!...
Y si vuestro duque osara acercarse,
decidle que no entre que, yo estoy aquí
(Se abandona sobre el sillón)
TODOS
(Entre ellos)
Con los niños y con los locos
a menudo conviene simular.
Retirémonos pues, pero observemos
lo que intenta hacer
(Salen por la puerta del medio)
Escena Sexta
(Rigoletto y Gilda)
RIGOLETTO
Habla... estamos solos...
GILDA
(Para sí)
¡Que el cielo me infunda valor!
(A Rigoletto)
Todos los días de fiesta
mientras oraba ante Dios,
un joven bello y gallardo
se ofrecía a mi mirada...
Aunque nuestros labios callaron,
los ojos hablaron por el corazón.
Ayer llegó hasta mí
furtivo en la oscuridad...
Soy estudiante, pobre,
me dijo conmovido,
y con impulso ardiente
me declaró su amor.
Partió...mi corazón se abría
a las más dulces esperanzas,
cuando de improviso
aparecieron mis raptores
y me condujeron aquí, a la fuerza,
sumida en el ansia más cruel.
RIGOLETTO
(Para sí)
Para mí solo, oh Dios,
te pedí toda la infamia...
Para que ella pudiera elevarse
tanto como yo había caído...
¡Pero el altar debe estar
cerca del patíbulo!
Todo se ha derrumbado ahora...
¡El altar ha desaparecido!
(A Gilda)
Llora, mi niña, deja correr
tus lágrimas sobre mi corazón...
GILDA
Padre en vos habla un ángel
que me consuela.
RIGOLETTO
Cuando finalice lo que debo hacer,
nos iremos de esta atmósfera funesta.
GILDA
Sí.
RIGOLETTO
(Para sí)
¡Ha bastado un sólo día
para producir este cambio!
Escena Séptima
(Los mismos, el conde de Monterone,
aparece por la derecha, entre unos
guardias y un heraldo)
HERALDO
(a la guardia).
Abrid... Monterone debe ir a la cárcel.
MONTERONE
(Dirigiéndose al retrato del duque).
En vano te maldije,
y ni un rayo, ni un arma
han atravesado tu pecho...
¡vivirás feliz, a pesar de todo, duque!...
(Sale entre los guardias)
RIGOLETTO
¡No viejo, te equivocas...
tendrás quien te vengue!.
Escena Octava
(Rigoletto y Gilda)
RIGOLETTO
(Se vuelve hacia el retrato del duque)
¡Sí venganza! ¡Tremenda venganza
es el único deseo de mi alma!...
La hora de tu castigo,
se acerca implacable,
como un rayo enviado por Dios
el bufón sabrá castigarte.
GILDA
¡Oh padre mío, qué feroz alegría
veo brillar en vuestros ojos!.
¡Perdonad!... y quizás para nosotros,
en el cielo haya también perdón.
(Para sí)
Me traicionó, pero le amo; Dios mío
te pido piedad para el ingrato!.
(Salen)
|