TODOS DISFRAZADOS

 

Personajes

 

VICTORIA

EMILIO

DON GREGORIO

DOROTEA

MARTELLO

ABDALÁ

LISETTA

Una "Prima Donna"

 Amante de Victoria

Compositor

Esposa de Don Gregorio

Poeta

Rico comerciante turco

Doncella de Emilio

Soprano

Tenor

Bajo

Mezzosoprano

Bajo

Barítono

Soprano

 

 

La acción se desarrolla en Venecia, en 1780.

 

ATTO PRIMO
 
 
(Sala di Caffè. La bottega è ingombra di
tavoli e di scranne. Una porta nel mezzo
che dà sulla via. Altre porte laterali mettono
nell'interno del caffè)

 
Scena Prima
 
(Molti avventori Nobili ed Artisti parte seduti,
altri in piedi chiacchierando fra loro. a una parte
ad un tavolo il poeta Martello che sta scrivendo.
L' orchestra, i cori, il pubblico)

 
CORO 1º
Ebben, chi è stato all’ opera
Che in scena andó jer sera?
 

CORO 2º
Le orecchie ancor mi ronzano
Di simil cantaféra.
 

CORO 1º
Non si dovea permettere
Nemmeno per facezia
 

CORO 2º
La più perversa musica
Mai non udí Venezia
 

CORO 1º
È roba da capestro.
 

CORO 2º
È un asino il maestro
 

TUTTI
La prima donna, il musico
Il basso ed il tenore
L’orchestra, i cori, il pubblico
Fino il suggeritore,
Quell ' opera dovevano
Al rogo condannar;
E quindi sul medesimo
Anche il maestro andar!
 

ALCUNI
E il dramma?
 

MARTELLO
(Fra sè)
Ahi! di me parlano.

lasciando di scrivere
e grattandosi il capo


Or grosse me le aspetto.
 

ALTRI
Mai non fu dato leggere
Più stupido libretto.

TUTTI
Poeta da macello!

MARTELLO
(Fra sè)
O povero Martello!
 

ALCUNI
Vada, che è meglio, a scrivere
Strambotti sui ventagli.

ALTRI
Se la pretende a lirico
Le orecchie pria si tagli.

TUTTI
La prima donna, il musico,
Il basso ed il tenore
L' orchestra, i cori, il pubblico,
Fino il suggeritore,
Quell’ opera dovevano
Al rogo condannar;
E quindi sul medesimo
Anche il poeta andar!

MARTELLO
(Fra sè)
Fenice, dalle ceneri
Saprei resuscitar.
 

(Alcuni partono,molti siedono a leggere
gazzette ed a bere. Il poeta torna a scrivere.
Emilio entra turbato)

 
Scena Seconda

(Emilio, Martello e detti)
 

MARTELLO
(declamando e scrivendo a riprese)
Regina d'ogni cor, anzi tiranna.
 

EMILIO
Fattorino, una scranna.
 

(Fattorino. eseguisce. il Cavaliere.
siede vicino al poeta)
 

MARTELLO
Pei malati il tuo canto è una ricetta.
 

EMILIO
(al Fattorino)
Dell' acqua e una gazzetta.
 

MARTELLO
Vittoria Invitta, e vincitrice eletta,
Che vinci e che soggioghi...
Che vinci...
Ove trovar la rima in anna?
Vittoria..
 

EMILIO
(volgendosi al Poeta)
Che borbotti?
 

MARTELLO
Lasciatemi:
Son presso a un gran sonetto
Per Vittoria, chiamata la Regina,
L' eccelsa prima donna
Che fa tanto furor.

EMILIO
(levandosi con stizza)
Eh! vanne al diavolo
Tu col sonetto; non m'importa un cavolo.
Quanto buschi per ciò?

MARTELLO.
Quattro zecchini.
 

EMILIO
Ebben, eccone sei...
 

MARTELLO
(meravigliato)
Ah! Cavalier!..
 

EMILIO
Ma, scrivi contro lei.
 

MARTELLO
(prende il denaro e straccia il foglio)
Scusate; eppur m'han detto
Che questo mio sonetto
Lo paghereste voi; che di Vittoria
Eravate invaghito
E che la man le offriste di marito.
 

EMILIO
Appunto ell' è così... Feci la corte
Qualche mese a Vittoria ,
Ma la conobbi poi
Sì pazza, sì volubile e civetta,
Che la detesto, e vo' di lei vendetta.
 

MARTELLO
Aspettate; vi servo...
altro non bramo.
 

(si rimette a scrivere)
 
EMILIO
(Fra sè)
Eppur, Vittoria, mio malgrado, io t'amo)
Perchè non posso al fascino
Rapirti de le scene,
E trarti meco a vivere
In solitarie arene!
Dal solo amore offerti
A te verriano i serti;
Avresti per tua gloria
Sempre a te fido un cor.
Ascolta , o mia Vittoria,
La voce dell' amor.
 

MARTELLO
(presenta un foglio a Emilio)
Ecco il sonetto è fatto,
 

EMILIO
Lo lacera anche quello.
 

MARTELLO
Oh! Siete matto?
 

EMILIO
Ho cangiato d' avviso.

MARTELLO
Dite: quest' improvviso
Cangiamento saria
Effetto d'una qualche gelosia?

(declamando)

Cura che di timor si nutre e pasce,
Com' io di fame, di fischi e d' ambasce.
 

EMILIO
Ascoltami, poeta:
Io vorrei che il teatro ella lasciasse.
 

MARTELLO
Non volete di più? lasciate fare,
La sarà vostra; la farem fischiare.
 

(Si ritirano)
 
Scena Terza

(Don Gregorio ancora per di fuori comincia a
cantarellare, tutti prestano orecchio, la scena
si riempie a poco a poco di gente)

 
ALCUNI
Ascoltate.
 

ALTRI
Egli è il maestro
Che jer sera fu fischiato.

ALCUNI
Egli sembra molto in estro.

ALTRI
Ah! perchè non l' han scannato!

TUTTI
Diamgli luogo. Eccolo quà.
Rideremo in verità.
 

(Tutti si fanno da parte lasciando libera
la porta. Si presenta Don Gregorio vestito
in caricatura; gran canna, cappello a punte.
Egli saluta con prosopopea. Tutti lo circondano)

 
DON GREGORIO
Don Gregorio, il Semicroma
Fa un inchino a lor Signori,
Cinta ancor l' augusta chioma
De'suoi nuovi eterni allori.
Cimarosa e Paisiello
Cosa sono al mio cospetto?
Due scolari e questo e quello
Che mi fanno di berretto.
Fortunato quel paese
Che m' udì, che mi comprese!
Roma , Napoli, Milano
Con immenso battimano
M’ han chiamato, salutato
Genio altissimo, immortal.

CORO
E a Venezia v' han fischiato.
 

DON GREGORIO
M’ han fischiato? han fatto mal.
Non si fischia Don Gregorio:
È un' infamia , un vitupero.
Fra i maestri , e me ne glorio,
Primo io son nel mondo intero.
Che ho da farci se i cantanti
Sono cani tutti quanti?
Quella cara prima donna,
di' io credea la mia colonna,
Adirata col suo bello,
Mandò l’ opera a bordello:
La sua vaga cavatina
Fu un pasticcio , una rovina;
E perfin la cabaletta
Mandò a terra la civetta.
Quel diabolico tenore
Aveva preso un raffredore,
Era pien di maccheroni
Fino dentro dei polmoni,
A un alamire di petto
Fece stecca il poveretto.
Anche il musico impotente
Via scappar facea la gente.
E quel basso? è un vero orrore:
Parea l' asino in amore.
La mia stessa Dorotea
Più stonare non potea:
Non va mai con me d' accordo,
E ve'l giuro io faccio il sordo.
Fin l' orchestra e i cori han fatto
Una lega contro me.
Se sta volta non vo matto
È un prodigio per mia fe.
 

CORO
Dunque l' opera è caduta:
Voi l' avete confessato?

DON GREGORIO
No. La musica è piaciuta:
Un trionfo ho riportato.

CORO
Se chiamate applausi i fischi,
Persuadervi niun s' arrischi.

DON GREGORIO
(con aria tragica)
Ben. Poiché la patria mia
Mi sconosce: io vo in Turchia.
 

CORO
In Turchia?
 

DON GREGORIO
Straordinario
Oggi arriva un impresario.
Egli è un ricco mercatante,
Qui sbarcato dal levante.
Scritturar ei vuol cantanti
Per Damasco... Ed ha contanti.
Là, fra i turchi e i musulmani
Don Gregorio in alto andrà.
 

CORO
La tua musica da cani impalare ti farà.
 

TUTTI
(circondandolo in frotta)
Maestro, poeta, cantanti ed orchestra
Levate le vele, la sorte vi è destra.
Con tante d' orecchie v' aspetta Damasco;
Urlando, stuonando farete furor.
Da voi benedetto sarà questo fiasco
Che almen vi procura trionfi e tesor.

D.GREGORIO, MARTELLO
Italia matrigna, ti lascio, vo’ via:
Il tuo più gran genio ripara in Turchia.
Stracciate i sipari, bruciate le scene ,
E regni in teatro silenzio ed orror!
Già grida Damasco: bravissimo! Bene!
Oh grazie, miei turchi, soverchio è favor.
 

Scena Quarta
 
(Una Sala e un Gabinetto in casa del Cavaliere.
Il palco scenico è diviso da una parete. A destra
dello spettatore una ricca sala, a sinistra un
elegante gabinetto con tavola, libri, sedie, ecc.
Una porta nel fondo della sala, un'altra porta sul

davanti della parete che mette al gabinetto.
 
LISETTA
Chi veggo? Dorotea!
 

DOROTEA
Cara Lisetta,
Mi riconosci ancora?

LISETTA
Mi sovvengo del tempo in cui voi foste
Dal Cavaliere amata.

DOROTEA
Tutto è finito, or sono maritata.
Vanne, lasciami sola.
Appena giunga il Cavaliere, mestieri
Ho di parlare a lui.
 

LISETTA
Ben volontieri.
 

(parte)
 
Scena Quinta
 
(Dorotea sola)
 
DOROTEA
Emilio di Vittoria è innamorato
E forse di sposarla egli ha già giurato:
Ne patirò ch' ei serbi
I fogli ch' altra volta io gli mandai,
Prima ch' io fossi moglie
Di quel vecchio maestro. O Ciel!
 

(bussano alla porta)
 
VITTORIA
(di dentro)
Si può?
 

DOROTEA
Quivi Vittoria!.. Ove mi celerò?
 

(fugge nel gabinetto, chiude la porta e ascolta)
 
Scena. Sesta
 
(Vittoria s'avanza e guarda
intorno: Dorotea nel gabinetto)
 

VITTORIA
Nessun risponde. Ove sarà Lisetta?
Geloso Emilio mi lasciò jer sera
 

(depone il velo)
 
Nè più lo vidi. Ei m' ama,
Ma che abbandoni la carriera ei brama.
Io di lui non mi fido
E pensar pria conviene.
 

DOROTEA
(aggirandosi per la scena)
E Come faccio
A cavar ora i piè da questo impaccio?
 

VITTORIA
Lo veggo: egli è leggero:
Dicon che un tempo amasse Dorotea,
Poi la lasciasse...

DOROTEA
Che far deggio?
 

VITTORIA
(guardandosi intorno, come colpita)
Oh idea!
Forse qui, fra queste mura
Egli amor giurava a lei,
Come adesso amor mi giura,
E rapisce i sensi miei.
Qui, nell' aura ancor respira
Come suon di scossa lira,
Nel silenzio, nel mistero,
Un' arcana voluttà.
Infelice! a tal pensiero
II cor reggere non sa.
 

(Vitt. è commossa, Dorot. si
avvicina alla porta ed ascolta)

 
DOROTEA
Ella sospira! Improvida ,
Io pure sospirai,
Fin che l' infido Emilio
SI ciecamente amai.
 

VITTORIA
No, non sarò felice
Con esso: il cor me'l dice.
Abbandonarlo io voglio,
Mai più non mi vedrà.
 

(per partire)
 
DOROTEA
Ah! parte alfine.
 

VITTORIA
(tornando indietro)
Emilio! No 'l posso...
 

DOROTEA
(ascoltandola ritornare)
E ancora qua.
 

VITTORIA
(con trasporto)
Ah! se potessi illudermi
Che m' ami'quanto anelo;
All' infinito giubilo
Non reggerebbe il sen.
Sull' ali della speme
Levar mi sento al cielo:
Viverti sempre insieme
È mio supremo ben!
 

Scena Settima
 
DOROTEA
Ma la faccenda si prolunga troppo:
Aspetterò... Sediamo:
Qui c' è un libretto d' opera; leggiamo.

 
EMILIO
(salutandola freddamente)
Voi qui , Signora?
 

VITTORIA
(accorgendosi della sua freddezza)
Se v'annoio, ìo parto.
 

(per partire)
 
DOROTEA
(ascoltando)
Il Cavaliere!
Adesso manca il quarto.
 

EMILIO
No, no: restate.
 
(Vitt. ritorna)

 
Vi credeva ancora
Alle prove dell' opera , Signora.

 
(con ironia)

 
So che l' amate tanto
Il teatro!.. Nessun altro pensiero
Tanto vi preme come quello al mondo.
Difatti, siete amata, corteggiata,
E i dì contate per novelli fasti.
Vi do piena ragion.
 

VITTORIA
(ferita dalle sue parole)
Emilio , basti.
Perchè vi piace tormentarmi tanto, crudele?
 

EMILIO
(ridendo)
Non c' è mal: rappresentate
Molto ben la commedia.
 

VITTORIA
Quel vostro far mi tedia.
 

EMILIO
(Fra sè)
Ell' è indignata alquanto.
 

VITTORIA
(Fra sè)
Oh! come sbuffa!
 

(vedendo che Emilio tace, ed
attende ad altro. Con gelosia)

 
Dunque addio. Vi do noia. In questo istante,
Forse state aspettando un' altra amante,
La bella Dorotea.
 

EMILIO
Vittoria, non è ver.
Che strana idea!

VITTORIA
Io so che l' amavate.

EMILIO
Era un capriccio.
 

(con passione)
 
Come amo te, nessuna donna amai.
 

VITTORIA
Affascinarmi il cor, oh! come sai.
 

(abbracciandosi)
 
Sommersi in questo pelago
Di sovruman diletto,
L' anima tua diffondersi
Io sento nel mio petto.
Viver in questo amplesso
È solo a me concesso.
Di giubilo celeste
Batte il mio cor fedel.
Ah! dopo la tempesta
L' iri è più bella in ciel.
 

DOROTEA
(ascoltando)
Mi tocca udir di queste:
Invero il caso è bel!
 

(mentre sono abbracciati s’ode
picchiare alla porta della sala)

 
Scena Ottava
 
(Don Gregorio e detti)
 
DON GREGORIO
(di fuori)
È permesso, Cavaliere?
 

VITTORIA
Chi fia desso?
 

EMILIO
È Don Gregorio.
 

VITTORIA
(per andarsene)
Non vo' farmi qui vedere.
 
DOROTEA
Io qui son in purgatorio.
 

VITTORIA
(turbata)
Ove fuggo?
 

DOROTEA
(con terrore)
Ci son guai!
 

EMILIO
(additanto il gabinetto)
Colà dentro...
 

DOROTEA
(vedendo aprire la porta)
Che fia mai?
 

(Vitoria. entra nel gabinetto, e
chiude la porta senza veder Dorotea)

 
DON GREGORIO
(di fuori ancora)
È permesso?
 

EMILIO
(Va ad aprire)
Avanti, entrate.
 

DON GREGORIO
(entrando cautamente)
Eravate forse a pranzo?
 

(guardando intorno curiosamente, e ridendo)
 

Cavaliere, perdonate,
Se importuno qui m' avanzo.
 

VITTORIA
Che vuol esso?
 

DON GREGORIO
In questo punto l'impresario turco è giunto;
Scritturar ei vuol Vittoria
Ch’è dell' opera la gloria;
Ed invano la cercai
Percorrendo la città.
Mi direste dove mai
A quest' ora ella sarà?
 

DOROTEA
(sentendo il marito mette un grido)
Mio marito!
 

VITTORIA
(a questa esclamazione
si volge e la vede)

La rivale!
 

DOROTEA
(si riconoscono)
Son perduta!
 

VITTORIA
(confusa)
Son tradita!
 

DON GREGORIO
(udendo nel gabinetto muoversi e parlare)
Qual rumor!
 

EMILIO
(trovando un ripiego)
Montan le Scale...
 

DON GREGORIO
Chi è là dentro?
 

EMILIO
(cercando di tirarlo via)
Essa è Lisetta.
 

DON GREGORIO
Vo' abbracciarla, la furbetta.
 

EMILIO
(confuso ed incerto. Fra se)
Pur la voce mi parea Ascoltar di Dorotea.
 

DON GREGORIO
Dove sia Vittoria?..
 

EMILIO
(sopra pensiero)
Ignoro.
 

DON GREGORIO
(parlando dal buco della chiave)
Mia Lisetta!
 

VITTORIA
(Fra sè)
Io fremo.
 

DOROTEA
(Fra sè)
Io moro.
 

DON GREGORIO
(fa per entrare, Emilio lo trattiene)
Vado...
 

EMILIO
No..
 
DON GREGORIO
Siete turbato?
Qualche donna...

EMILIO
(ridendo)
Oh, che vi par!..
 

DOROTEA
(cadendo ai piedi di Vittoria)
Se ancor neh' anima pietà sentite,
Io ve ne supplico, non mi tradite.
Esso è innocente, ve ne dò fede;
Ch' io sia' celata neppure ei sa.


(Fra sè)

Guai se il marito quivi mi vede!
Io me l' aspetto, m'ammazzerà.
 

VITTORIA
Invan difendere l’iniquo tenti
Colle tue lagrime , co' tuoi lamenti.
Torno al teatro; l'oro, la gloria
Ogni mio strazio compenserà.
Non vo' vendetta: vile Vittoria
Con voi codardi, mai non Sarà.

DON GREGORIO
(trattenuto da Emilio)
Non fate smorfie, non fate scene:
Fra noi, credetelo, non vanno bene.
C’ è qualche allodola là nella ragna;
Socio pigliatemi nella cuccagna.
Se non mi sbaglio, nel gabinetto
Vi son due femine: che bel quartetto!
Già che mia moglie non è presente
Posso passarmela impunemente.
Andar lasciatemi; son cortigiano.
Oh che bel ridere che si farà!
A trappolare qualche baggiano
Sempre Gregorio pronto sarà.

EMILIO
Maestro, andiamcene: voi date in fallo
Lisa è che chiacchiera col pappagallo.
 

(Fra sè)
 
Guai s'altra femina, Vittoria vede,
Un traditore mi crederà.
Ahimè, d' andarsene incerto il piede
O di fermarsi quivi non sa.

 
VITTORIA
(esce dal gabinetto e guarda
con sprezzo Emilio)

O traditore, o perfido,
Tutto mi è noto omai.
 

EMILIO
O mia Vittoria, calmati;
Il vero tu non sai.
 

DON GREGORIO
(Fra sè)
Altro che pappagallo!
Ora comincia il ballo.
 

EMILIO
(a Vitt)
Cos'hai con me, palesami
 

VITTORIA
Voglio di te vendetta.
 

DON GREGORIO
(entra nel gabinetto)
Infin che si bisticciano,
Corro a baciar Lisetta.
 

(Dorotea che sente aprir la porta volge le
spalle e nasconde la faccia fra le mani.
D. Gregorio credendola Lisetta corre
ad abbracciarla)

 
DON GREGORIO
Lisetta mia, mia vita!
 

DOROTEA
(voltandosi. Fra sè)
Gregorio!.. Io son tradita.
 

DON GREGORIO
(oltremodo sorpreso)
Eccomi diventato
Baggiano patentato.
 

DOROTEA
Gregorio!...
 

DON GREGORIO
(con furore)
Va...
 

EMILIO
(cercando placarla)
Vittoria.
 

VITTORIA
(irata)
Lunge...
 

EMILIO
M’odi.
 
DOROTEA
(al marito inginocchiandosi)
Pietà.
 
DON GREGORIO
Io voglio far divorzio.
 

VITTORIA
Il turco sua m' avrà.
 

EMILIO
(con gelosia e furore)
Vanne pure, fra poco saprai
Questo core che perdi qual sia.
Forse un giorno pentita sarai,
Conoscendo un amante fedel.
È innocente quest' anima mia,
Io lo giuro al cospetto del ciel.
 

VITTORIA
Oh non creder con supplici accenti
Di ottener ch' io perdoni giammai.
Son bugiardi i sospiri, i lamenti,
Ti conosco già troppo infedel.
Traditore, mai più mi vedrai,
Il passato ricopro d' un vel.
 

DOROTEA
Brutto vecchio, non farmi quel muso,
Che son io più di te corrucciata.
Esser tu qui dovresti confuso ,
Ch' io trovai tanto vile e infedel.
Traditore, mai più mi vedrai; ,
Il passato ricopro d' un vel.
 

DON GREGORIO
Mi sta bene, strapazzami, via!
Merto tutto , insolenze , improperi.
Hai ragione, la colpa l’ è mia,
Solo io sono perverso, crudel.
Oh mariti, parliamo sinceri;
Chi ha trovato una moglie infedel!
 

(Sul finire della scena Don Gregorio che vuoi
trascinar seco la moglie passa dal gabinetto
nella sala . quindi le donne cadono
svenute, una in braccio al marito,
l'altra dell' amante)

 
 
 

ATTO  SECONDO
 
 
(Sala riccamente arredata di un Albergo
Porta nel mezzo. Sedie, tavolo con calamaio.
La sala si riempie di gente da teatro di ogni
fatta. Virtuosi vestiti in caricatura.Uomini e
donne. Tutti si rivolgono alla porta
dell' appartamento d' Abdalà)

 
Scena Prima
 
CORO I
Viva Abdalà,
Di tutti gli impresari il Maometto!
Il nome suo vivrà.
Fin che esista una voce ed un archetto.
Un impresario
Pien di contanti
È straordinario,
Non ve n' ha tanti.
Noi ti cadiamo al piè,
Degl' impresari Re!

CORO II
Viva Abdalà,
Il vero Tamerlan degl' impresari!
Il suo ritratto andrà
D' or innanzi dipinto in sui sipari.
Un impresario
Pien di denari
È straordinario,
Sono sì rari!
Noi ti cadiamo al piè,
Degl' impresari Re!
 

(tutti fanno inchini alla turca,
vedendo far così gli eunuchi)

 
Scena Seconda
 
(Abdalà sfarzosamente vestito alla turca)

 
ABDALÀ
(con disi ,nvoltura)
Viva l’ Italia,
Terra del canto.
Qui l' esser musici
È orgoglio, è vanto.
Qui tutti cantano
E fan baldoria,
Quivi è la musica
La maggior gloria.
Teatri, maschere,
Balli, piacer...
La bella Italia
Amo davver.

CORO
Quel turco, capperi,
È un cavalier.
 

ABDALÀ
Viva l'Italia,
Terra d' amore:
Quivi ogni femina
È un astro, un fiore.
Come mi piacciono
Quegli occhi neri,
Allor che ammiccano
Ai forestieri!
Coll' oro è facile
Comprare i cor.
Viva l' Italia,
Terra d’ amor!
 

CORO
(Fra sè)
Si vede subito
Ch' è un gran Signor.
 

Scena Tercera
 
(Martello esce con scartafacci sotto il
braccio ed un fardelletto sulle spalle; si
presenta sommessamente ad Abdalà)

 
MARTELLO
Visir, bassà, sultano,
Qualunque siate, io vi saluto: prono
Mi getto ai vostri piè.
 

ABDALÀALÀ
Dimmi chi sei?
 

MARTELLO
Martellone Martello,
Poeta da libretti, io sono quello.

ABDALÀ
E il maestro dov' è?
 

MARTELLO
Fra pochi istanti
Ei sarà qui col resto dei cantanti.
 

ABDALÀ
(chiedendo agli astanti)
Ma quella Signorina,
Si vispa, sì bellina.
Che cantava sì bene
Ancora qui non viene?

MARTELLO
Eccola,
è lei che chiaman la Regina.
 

Scena Quarta
 
(Vittoria vestita elegantemente e detti)
 

ABDALÀ
(squadrandola. Fra sè)
Cara davver!
 

VITTORIA
(salut senza affettazione)
Vittoria a voi s'inchina.
So che a Venezia giunto
Da pochi giorni,

È vostro intendimento
Di scritturar cantanti
Per condurli a Damasco.

ABDALÀ
È vero.
 

TUTTI
È vero.
 

VITTORIA
(con dignità)
Se il mio qualunque ingegno
V' aggrada, io m' offro a voi.
 

ABDALÀ
(da sè guardandola. Fra sè)
Quale contegno!
Forse... fra tanta gente..
 

VITTORIA
(da sè con decisione)
Ho fermo il chiodo.
 

ABDALÀ
Sui patti ad ogni modo
Noi dobbiamo parlar.

VITTORIA
Certo.

ABDALÀ
(ai circostanti)
Signori, andatene per poco.

MARTELLO.
(brontolando nell’ uscire. Fra sè)
Le prime donne han sempre il primo loco.
 

CORO
(partono di malavoglia)
Torneremo però.
 

VITTORIA
(da sè)
Quel!' infido per sempre io lascerò.
 

Scena Quinta
 
(Vittoria ed Abdalà. Rimangono
qualche istante lontani e silenziosi)

 
ABDALÀ
(Fra sè)
Eppur mi piace assai
 
VITTORIA
(Fra sè)
Va pur là, turco: in trappola cadrai.
 

ABDALÀ
(per abbracciarla)
Permettete, Regina,
Ch' ora vi stringa al sen; nessun periglio
Or vi sta sopra...
 

VITTORIA
(respingendolo)
Olà: mi meraviglio.
E chi vi diè l' audacia
Di mandarmi stamane un vostro foglio,
Invitandomi al ballo mascherato?
È un insulto.

ABDALÀ
(confuso)
Perdón...
 

VITTORIA
(passegg. con aria petulante)
Siete sfacciato.
Perchè sul palco scenico
Me passeggiar vedete,
Di conquistarmi facile
L'impresa voi credete?

ABDALÀ
Oh! chi vi ha detto questo?
Io sono un turco onesto;
È grande il mio serraglio,
E ricovrar vi può.
 

VITTORIA
Avete preso sbaglio;
Sola regnare io vuo'.
 

ABDALÀ
Regina, il vostro spirito,
La vostra grazia, il canto
Mia favorita rendervi
Sapran...
 

VITTORIA
Non bramo tanto.
Mi basta una scrittura
Per togliermi di qui.
 

ABDALÀ
Bene. Abdalà lo giura.
 

VITTORIA
L’ affare è fatto?
 
ABDALÀ
(è rapito dalla gioja)
Sì.
Vedrai la terra magica
Tutta sorriso e fiori,
Là dove così fervidi
Sono dell' uom gli amori.
Vieni, sarà la vita
Per ambi un ciel seren.
Mia prima favorita
Fia che ti prema al sen.
 

VITTORIA
(Fra sè)
Si vede che quest' uomini
Son tutti d' una pasta:
Hanno quaranta femine,
E a loro ancor non basta.
Ma questo turco è cotto;
L' affare mi va ben.
Poi ch' ogni laccio è rotto,
Vo' vendicarmi almen.

ABDALÀ
Dunque, parla.
 

VITTORIA
Qual cantante in Turchia venire accetto.
 

ABDALÀ
Mi rifiuti per amante
Perchè ho scritto quel biglietto?
Sei ben strana.
 

VITTORIA
Se vi piace
Sono tale: e che vi fa?
 

ABDALÀ
Capir ciò non son capace
Che per l' animo ti va.
 

VITTORIA
(con aria beffarda)
Ogni donna ha i suoi capricci,
I suoi grilli, i suoi piaceri.
Io per me non voglio impicci,
Vivo sola volentieri.
Rido, gli uomini canzono,
E fo quello che mi par.
Forse un po' bizzarra sono,
Ma nessun mi può cangiar.
 

ABDALÀ
(Fra sè)
È una donna originale,
Capricciosa, stravagante;
Ma mi garba, non c' è male,
Se con me viene in levante.
A Damasco quando sia
Io saprò quel ch' ho da far.
Forse l' aria di Turchia
Il suo cor saprà cangiar.
 

VITTORIA
Preparate il mio contratto,
Che in brev' ora tornerò.
 

ABDALÀ
Quel che brami sarà fatto;
Nulla a te negar io so.
 

(si ritirano, Abdalà nelle sue stanze.
Vittoria per la porta comune)

 
Scena Sesta
 
(Due eunuchi rimangono di sentinella sulla porta
di Abdalà: dopo un istante Dorotea s' avanza
cautamente e vuol entrare nélla camera
di Abdalà,  gli eunuchi le sbarrano la porta
senza dir nulla)

 
DOROTEA
Vo' vedere Abdalà.
 

(gli eunuchi non si movono)
 
Non mi Capite?
Lasciatemi...


(gli eunuchi la respingono)
 
Gli è vano: 
Han paura ch' io mangi il lor Sultano.
Codesti brutti musi
A trattar colle donne non son usi.
Ve' non si move alcuno... Oh questa gente
A sangue non mi va sinceramente.
Aspetterò.

Frattanto prepariamci all' assalto:
In ogni modo voglio andare a Damasco;
Il turco al certo sarà qualche gabbiano:
A me resister tenterebbe invano.

I.
O pudibonda vergine
Dall' occhio illanguidito,
O afflitta, sposa, vittima
Di barbaro marito mi fingerò.
Sospiri, lagrime, preci, lamenti,
E se occorressero
Gli svenimenti adoprerò.
Alfine in trappola lo piglierò.
Schermirsi da una femina
Che voglia abbindolar,
Egli è impossibile:
L' uomo ci dee cascar.

II.
O d'un umor fantastico,
Bisbetica, rabbiosa;
Ovvero una pettegola,
Civetta, capricciosa mi fingerò.
Moine, smorfie,
Sorriso, brio, dispetti, collere,
O che so io adoprerò.
Alfine in trappola lo piglierò.
Schermirsi da una femina,
Che voglia abbindolar, egli è impossibile;
L'uomo cì dee cascar.
 

(a forza entra nella camera,
gettando a terra i due eunuchi)

 
Scena Settima
 
(Don Gregorio fa capolino dalla porta di
mezzo. inchinandosi a più riprese; non
vedendo che gli eunuchi, s'avanza salutandoli)

 
DON GREGORIO
Con permesso, signori:
Forse occupato è il celebre Abdalà?
 

(gli eunuchi fanno segno di sì col capo)
 
L' aspetterò: lasciando in libertà.

 
(siede)

 
Pur, quando penso a stamattina, io sento
Un certo turbamento...
Vittoria e Dorotea come nascoste
In quel tal gabinetto?
Questo negozio non mi par ben netto.
Eppur mia moglie giura
Che nulla Emilio ne sapea. Lo credo.
Il Cavalier rimase costernato'
Al par di me difatti:
Concluderò che siamo quattro matti.
E poi di certe cose
Lo so che Dorotea non è capace:
Metti, maestro, orsù l' animo in pace.
 

(cominciano ad avanzarsi
gli artisti a poco a poco)

 
Eccoli qua: d' uopo è arringarli prima.
 

(si mette in mezzo con gran prosopopea)
 
Virtuosi, cantanti e ballerini,
Di nuovo presentati
Voi sarete al cospetto
D'Abdalà, sostenervi io vi prometto.

CORO
Grazie!
 

DON GREGORIO
Ma dei contratti la metà, già s' intende
È del corrispondente.
 

CORO
Fate pur voi, maestro.
 

(alcuni eunuchi annunziano la venuta
d' Abdalà. D. Gregorio vedendo comparire
il turco, fa segno a tutti di prostrarsi a terra)

 
Scena Ottava
 
(Abdalà, Dorotea e detti; poscia
Vittoria ed il Cav. Emilio)

 
ABDALÀ
(facendosegno di alzarsi)
O quanta gente!
 
DON GREGORIO
(vedendo Dorotea. Fra sè)
Mia moglie, colà dentro? A che far?..
La scrittura!.. Io fo divorzio se così la dura.
 

CORO
Eccoci tutti quà. Viva Abdalà!
 

DON GREGORIO
(avanzandosi)
Io, generale in capo, a voi presento
Quest' invitti campioni...
Ecco i cantanti i suonatori,
i cori, e tutti quanti.
 

MARTELLO
O sublime impresario,
Fra questi anco il poeta è necessario.
 

ABDALÀ
(additando Vitt)
Eroi del palco scenico, costei
Agli stipendi miei
Ho presa: già cantante è nominata
Dell' Arem d' Abdalà.

CORO
O fortunata!
 

ABDALÀ
Recate penna, carta e calamajo.
 

CORO
(Fra sè)
Ora comincia il guajo.
 

EMILIO
(a Vittoria sotto voce)
Adunque voi, Signora, partite per Damasco?
 

VITTORIA
E che v' importa?
 

EÌMILIO
Lo saprete fra poco.
 

ABDALÀ
(termin. di scrivere)
Eccovi pronta la scrittura. Leggete,
Pensate, e rispondete.
 

EMILIO
(sotto voce a Vittoria)
Vittoria, pensa.
 
VITTORIA
(leggendo)
Ho già deciso. Accetto
 

(Vittoria leva dalla saccoccia il fazzoletto
per riporre la scrittura, e perde il biglietto
dell' appuntamento che le ha inviato Abdalà)

 
ORO
(battendo le mani)
Viva la prima donna!
 

EMILIO
(Fra sè)
O mio dispetto!
 

DON GREGORIO
(dopo aver esitato alquanto, guardando in
cagnesco Dorotea, alfine si fa innanzi
mostrandosi tranquillo a forza, e prendendo
per mano la moglie)

Or, a noi. — Per altra prima...
V’ è mia moglie... Dorotea...
Oh! nel buffo essa è una cima.
 

ABDALÀ
(guardando Dorot. con intellig)
Mi talenta.
 

DON GREGORIO
(da sè)
Lo Sapea
 

(facendo un altro sforzo, va a
pigliare il più pingue fra i virtuosi)

 
Ecco il musico.

 
ABDALÀ
Oh! gli è grasso!
 
DON GREGORIO
(Il più alto fra i coristi)
E quest'altro è il nostro basso.
 

ABDALÀ
Mi par lungo!
 

DON GREGORIO
(cerca fra la gente)
Ohimè il tenore non si trova.

MARTELLO
(con ironia)
Ha il raffreddore.
 

ABDALÀ
E il tenore è necessario?
 
MARTELLO
Quanto i lumi ed il sipario.
 

DON GREGORIO
Come far?

EMILIO
(presentandosi)
Signori, udite, il tenore, eccolo qua.
 

VITTORIA
(sorpresa e commossa)
Cavalier!
Voi pur partite?
 

EMILIO
Sì.
 

VITTORIA
(Fra sè)
Lasciarmi egli non sa.
 

ABDALÀ
(a Don Gregorio)
Voi cantate?
 

CORO
A perfezione.
 

DON GREGORIO
Io l' udii cantar duetti con mia moglie.

ABDALÀ
Va benone.
Or, andate, e ognuno aspetti.
 

(mentre tutti fanno per incamminarsi,
Don Gregorio passa vicino a Vittoria vede
un biglietto per terra, Io coglie e Io legge
gridando)

 
DON GREGORIO
(tutti s'arresrano ed ascoltano)
Contrabbando, contrabbando!
Un biglietto!.. .

 
TUTTI
Che sarà?
 

DON GREGORIO
A una donna.
 

VITTORIA
(che si è accorta d'aver
perduto il biglietto. Fra sé)
Io sto tremando.
 

TUTTI
Leggi, leggi...
 

DON GREGORIO
(leggendo)
Eccomi qua.
« Con dominò celeste
« E nastro nero al petto
« Stasera al ballo in maschera v' aspetto
« Abdalà. «
 

CORO
Viva amore e il gran conquistatore!
 

ALCUNI
(avvicinandosi a Don Gregorio)
A chi diretto è il foglio?
 

DON GREGORIO
È qui che sta l'imbroglio.
Manca la soprascritta.
 

CORO
È bella in verità.
 

VITTORIA
(Fra sè)
Oh come sono afflitta!
 

ABDALÀ
(guardando Vittoria. Fra se)
Tace.
 

CORO
(tutti rimangono costernati)
Che mai sarà?
 

VITTORIA
(Fra sè)
Ah! gelosia, dispetto
La mente m' acciecò.
Ma fermo ho il mio progetto,
Al ballo il compirò.

EMILIO
(Fra se)
Al crudo mio sospetto
Fede prestar non Vo'.
L' arcano del biglietto
Al ballo scoprirò.

DON GREGORIO
(Fra sè)
Ei forse quel biglietto
A Dorotea mandò.
Ma fatto ho il mio progetto:
Al ballo me ne andrò.

ABDALÀ
(Fra sè)
Oh! quanti quel biglietto
Timori ridestò.
Io giuro a Maometto
Che ridere ne vo’.

DOROTEA
(Fra sè)
S' è giusto il mio sospetto
Stasera lo saprò;
Ho in testa un bel progetto
Goder io me la vo'.
 

CORO
(Fra sè)
La storia del biglietto
Non ci volea però.
Un tempo gli è d' aspetto,
Che rovinar ci può.

MARTELLO
(Fra se)
Che tema da libretto
Per man mi capitò.
Un bel final d' effetto
Quivi cavar si può.
 

ABDALÀ
(guardando Vittoria con disinvoltura)
Si finisca ogni sospetto,
Abbia fine ogni timore.
Dirvi io debbo quel biglietto.
A chi scrissi?...
 

VITTORIA
(sotto voce ad Abdala)
Alle dieci ore verrò al ballo.
 

ABDALÀ
(rimedia alla meglio)
- A una francese che al teatro vidi jer.
L'ho smarrito.

TUTTI
Egli è cortese, è un compito cavalier.

ABDALÀ
Virtuosi, scritturati siete tutti.

TUTTI
Oh! che favor!
 

ABDALÀ
Da doman vi vo' imbarcati
Per Damasco.

TUTTI
O protettor!
O impresario onnipotente
A te sia propizio Alla.
Viva viva eternamente
La memoria d' Abdalà.

VITTORIA, EMILIO
(Fra sè)
Un timor arcano ho in mente
L' alma trepida si sta.
 

DON GREGORIO, DOROREA
(Fra sè)
Io finor non credo niente:
Tutto al ballo si saprà.

ABDALÀ
Doman dunque allegramente
Per Turchia si partirà.

MARTELLO
Alla stretta solamente
il teatro applaudirà.
 
 
 

ATTO TERZO
 
 
(Salotto attiguo alle splendide sale del
Ridotto nel teatro della Fenice. È la notte
della Cavalchina o Veglione)

 
Scena Prima
 
(La scena è formicolante di gente mascherata
in ogni guisa. La festa è animatissima)

 
ALCUNI
Oh che bella Cavalchina!

ALTRI
Che giocondo carneval.
 
ALTRI
Ti conosco, mascherina.

DONNE
Che rumor!
 

UOMINI
Che baccanal!
 

DONNE
Ballerem fin domattina.

TUTTI
Viva viva il carneval.
 

Scena Seconda
 
(Vittoria vestita da fioraja in maschera,
che s'aggira intorno guardando
tutti nel presentare alcuni fiori, e detti)

 
CORO
Ohe! leggiadra mascheretta,
Qui ti piaccia rimaner:
La tua bella canzonetta canta.

 
VITTORIA
(vuol partire)
Fiori!...
 

CORO
(insistendo)
Fa il piacer.
 

ALCUNI
È Si cara!
 

ALTRI
(circondandola)
Tanto gaja!
 

VITTORIA
Io vi voglio compiacer.
 

Canzonetta veneziana
 
Son Teresa, la fiorerà
Del Sammarco e dei Caffè:
Vegni pur de mi sta sera
Puti o pute, se ghe n' è.
Feme tutti bona ciera,
Che ve porto dei bocchè...
Gò le riose per le spose,
Per le vedove le viole,
Per le pute in abbondanza
Gò le erbette de speranza.
Per i sposi?.. Gnente affatto,
Gnanca un’ erba , gnanca un fior.
Gò un' erbetta, e a qualche matto
Voggio darla col mio cuor.
 

(Parte rapidamente, alcuni
la seguono, altri rimangono)

 
Scena Terza
 
(Don Gregorio goffamente vestito da turco
come Abdalà, e colla maschera sul volto:
si guarda intorno con curiosità)

 
DON GREGORIO
Si può dar! In questo arnese
Don Gregorio! Maledetto
Il momento in cui mi prese
Gelosia per quel biglietto.
Ma... foss' egli indirizzato
A mia moglie, oppure all' altra?
Dorotea me l' ha negato.
Non mi fido... È troppo scaltra.
Eppur voglio ad ogni costo
Qualche cosa qui scovar.
A ogni rischio son disposto
Anche a farmi bastonar.
 

(fa per entrare in teatro)
 
Scena Quarta
 
(Rientra una quantità di Maschere
che vedendo Don Gregorio lo circondano
credendolo Abdalà)

 
CORO
Viva il turco!
 

DON GREGORIO
(per andarsene)
Vi ringrazio.
 

CORO
Viva viva il gran Sultano!

DON GREGORIO
Grazie, basta, sono sazio
Di rumore, di baccano.
 

(Fra sè)
 
Oh, stanotte a questa festa
Mi fan perdere la testa.
Son quà tutti a salutarmi;
Abdalà creduto io son:
Se dovessi smascherarmi
Torno ad essere un babbion.

¡Addio tutti!

CORO
Non partite,
A danzar con noi venite.

DON GREGORIO
(Fra sè)
Or per rompermi la testa
Ci voleva ancora questa.
 

CORO
Oh che bella Cavalchina,
Che rumor, che baccanal.
Ballerem fin domattina.
Viva viva il carneva!
 

(partono, traendo a forza D. Gregorio).
 
Scena Quinta
 
(Dorottea in maschera, col dominò
descritto nel biglietto da Abdalà)

 
DOROTEA
Abdalà non si vede.
Io corsi invano
Per le affollate sàle:
Sotto le spoglie della mia rivale
A lui m' accosterò.

Di tutta l' arte
D' uopo ho stavolta di cui son capace:
La vincerò. Vittoria,
Di rapirti un amante avrò la gloria.
E della tresca tua colla Lisetta,
O marito buffon, avrò vendetta.
 

Scena Sesta
 
(Rientra Don Gregorio sbuffando
senza veder Dorotea)

 
DON GREGORIO
Auff!... sono salvo.
 

DOROTEA
(vedendo un turco. Fra sè)
È desso.
 

DON GREGORIO
(accorgendosi della mascher. Fra sè)
Un dominò Celeste...
Il nastro nero al petto....
È la maschera quella del biglietto.
 

DOROTEA
(Fra se)
Mi guarda.

DON GREGORIO
(Fra se)
Mi contempla.
 

DOROTEA
(pigliandolo per la mano)
Addio, bel turco.
 

DON GREGORIO
(Fra se)
Ohimè... che voce è questa!
 

(in falsetto)
 
Maschera, ti saluto.
 

DOROTEA
(passeggiandogli innanzi
con civetteria)
Bella festa!
 

DON GREGORIO
Oh bella, anzi bellissima.
 

(sbadigliando. Fra sè)
 
E mi diverte assai.
 

DOROTEA
Ma fra sì vaghe maschere
Sì solo perchè mai?
 

DON GREGORIO
A zonzo per le sale
Cerco.... una certa tale.
 

DOROTEA
(con vezzo e malizia)
Conosci queste Spoglie?
 

DON GREGORIO
(Fra se)
È proprio lei.... mia moglie.

DOROTEA
Oh , perchè sei tremante?...
Borbotti.... Che sarà?...

DON GREGORIO
Il caldo soffocante....
Ma è nulla.... passerà.

(Mettendoli una trappola)

Adunque , mia Vittoria, m' ami davver?

DOROTEA
Signore,
Non è, non è Vittoria
Che a voi disvela amore.
 

(si leva maschera)
 
Guardate;

È Dorotea che v' ama...

DON GREGORIO
(Fra se)
O donna rea!
 

(A Dorotea)

E il vostro buon marito?

DOROTEA
È un gonzo , un scimunito ,
Villano , mascalzone ,
Geloso, brontolone;
Omai s' è fatto vecchio ,
Più spirito non ha.
Ve 'l dico in un orecchio;
Ei più per me, non fa.

DON GREGORIO
(Fra se)
Oh povero Gregorio
Già sai la verità.
 

DOROTEA
Io t'amo , o turco.
 

DON GREGORIO
(sbuffando)
Grazie,
Mia cara Dorotea...

(Fra sè)

Se parla ancor la strangolo.

 
DOROTEA
(con smorfia di rimprovero)
Te più gentil credea.
 

DON GREGORIO
(Fra se)
Marito s'è mai dato
Di me più canzonato!
Quando la moglie infida,
Pazza da ognun si grida,
Noi siam sì buona gente
Che non crediamo niente.
Ma se la moglie istessa
Ve 'l dice, ve 'l confessa,
Allora poi non credere
E gran bestialità.
Oh, non ci son più repliche
L' ha fatta, o me la fa.
 

DOROTEA
Se qui fa caldo, in gondola
Andrem su la laguna,
A respirar i zeffiri
Al chiaro della luna.

DON GREGORIO
(Fra sè)
Vuol far la romanzesca...
Oh! Dorotea stai fresca!..

DOROTEA
O dolce mio turchetto,
In gondola , o diletto...

DON GREGORIO
Ma Don Gregorio?...

DOROTEA
Al diavolo lo voglio alfin mandar.

DON GREGORIO
Ah brutta strega! al diavolo?...
 

(si smaschera)
 
Guardami....
 

DOROTEA
(con grido)
Ohimè!
 

DON GREGORIO
(come fuori di sè)
Ti par!
 
Perversa femina,
Io stetti all'erta:
Non far la vittima,
Tu sei scoperta.
Lingua di vipera,
La pagherai:
Alfin conoscerti
M'è dato omai.
Non varrà piangere
Nè singhiozzar:
Io voglio subito
Divorzio far.
 

DOROTEA
Per farti rabbia,
Vecchio idiota
Vestii la maschera
Ch' era a te nota.
Cosi mi vendico
Della Lisetta:
È dolce pascersi
Della vendetta.
Impara o stolido
Come so far:
Vedi, se gli uomini
So abbindolar.
 

(Dorotea fugge, D. Gregorio la segue, ma
incontrandosi in altro turco, fugge spaventato
dalla parte opposta)

 
Scena Settima
 
(Il CavalierEmilio vestito da turco
come Abdalà e Don Gregorio)

 
EMILIO
Forse Abdalà che fugge... E quella donna
Con dominò celeste
Col nastro nero al petto,
Sarà Vittoria, o Dorotea? Sospetto
Ed incertezza ho in core:
Qui c' è un arcano che scoprir non posso,
Un doloroso arcano.
 

Scena Octava
 
(Vittoria con dominò come Dorotea.
Vedendo il Cavaliere, credendolo Abdalà,
si cava la maschera
)
 

VITTORIA
Finor, signore, v'ho cercato invano:
La mia preghiera udite. Un' avventata
Gelosia mi spingeva
A seguirvi a Damasco: ora mi pento
Del contratto, e ne vo' lo scioglimento.
 

EMILIO
Ami dunque il Cavaliero?
 

VITTORIA
L' amo, l’ amo immensamente.
 

EMILIO
O Vittoria, dici il vero?
 
VITTORIA
Il mio labbro mai non mente.
 
EMILIO
(abbracciandola)
Chi di me v' ha più felice
Sulla terra, o mio tesor.
 

VITTORIA
(svincolandosi)
Egli è pazzo, che mai dice?
Non comprendo nulla ancor.
 

EMILIO
Guarda....
 

(si smaschera)
 
VITTORIA
Emilio!...
 

VITTORIA, EMILIO
Alfin mi lice
Esser certa/o del tuo amor.
All' amplesso si ritorni:
Ogni duol per noi cessò.
Siamo ancora ai lieti giorni
Quando amore ci legò.
 

(S'ode in teatro un rumore come d'una baruffa.
Emilio fa ritirare Vittoria e rimette la maschera)
 
Scena Nona
 
(Abdalà che trascina pel collo Don Gregorio.
II Cavaliere in disparte. Tutti e tre in eguale
costume da turca. Abdalà vede l’altro turco ed
abbandona Don Gregorio rimanendo oltre modo
attonito)
 

ABDALÀ
(Fra sè)
Quivi un turco, un altro là:
Non capisco più com' è.

DON GREGORIO
(Fra sè)
Che mai dico?

EMILIO
(Fra sè)
Che si fa?
 

ABDALÀ
Bene!
 

EMILIO
Bella!
 

DON GREGORIO
Siamo in tre.
 

ABDALÀ
Proprio tre!
 

EMILIO
Che ne avverrà?
 

(Fra sè)
 
Siam tre turchi! Ma, perchè?
Chi l'imbroglio spiegherà?

 
ABDALÀ
(si precipita improvvisamente su Don
Gregorio e lo ghermisce per la gola)

Questo è certo un tradimento:
Un agguato qui c' è sotto.
 

DON GREGORIO
Non stringete l' argomento
Che l' esofago ho già rotto.
 

ABDALÀ
Chi sei tu?
 

DON GREGORIO
Misericordia!
 

ABDALÀ
È una cabala , un tranello,
 
EMILIO
(si avanza)
O signori, qual discordia?

DON GREGORIO
Anche quel per soprassello!

EMILIO
(ad Abdalà frapponendosi)
Quella maschera lasciate,
E le leggi rispettate.
 

ABDALÀ
Eh , che leggi! È un malandrino.
 

DON GREGORIO
Non è ver... Oh me meschino!

EMILIO
Parlar voglio.

DON GREGORIO
Udiamo.
 

ABDALÀ
(impedendo al Cav. di parlare)
Zitto.
 

EMILIO
E perchè con qual diritto?...
 

ABDALÀ
(mettendo mano alla scimitarra)
Della spada.
 

DON GREGORIO
(tremando tutto)
Ora son fritto.
 
EMILIO
(sfidando Abdalà)
Esci!
 

DON GREGORIO
(sperando svignarsela)
Bravo!
 

ABDALÀ
(traendo seco Don Gregorio)
Andiamo.
 

DON GREGORIO
(tutto impaurito guardando attorno)
Zitto!
O i soldati qui verranno:
Ci faremo imprigionar.

ABDALÀ
(a Don Gregorio)
Se non vieni, io qui ti scanno;
Me l'avete da pagar.

EMILIO
Questo è certo qualche inganno:
La saprem raccapezzar.
 

DON GREGORIO
(si getta in ginocchio, vedendoli
colle spade sguainate)

Pace, o turchi; a voi mi prostro,
Come innanzi a Maometto:
Pria sveliamo il fatto nostro,
Poi...
 

EMILIO
Sia pure.
 

ABDALÀ
Io pur l' accetto.
Dite su, signori miei,
Perchè qui con quest' arnese?

DON GREGORIO
Io dirò.

EMILIO
Tacer tu dei.
 
DON GREGORIO
Più non fiato.

EMILIO
Io son cortese.
Punto il cor da gelosia,
Travestito io qui venia,
A seguire la mia bella,
E scoprir la verità.

ABDALÀ
Dici il vero?

EMILIO
(a Don Gregorio)
Or tu favella.
 

ABDALÀ
E quest' altro perchè quà?
 

DON GREGORIO
Ed io, gramo di marito,
Per cercar l'infida moglie
Alla festa travestito
Apparia con queste spoglie.
Anche turco la briccona,
Mi burlò, mi strapazzò.


(Fra sè)

Se la posso passar buona,
Mai più in maschera verrò.
 

ABDALÀ
Ho capito. Ed io ragione
Ad entrambi ora domando di Codesto...
 

(minaccia di nuovo Don Gregorio)
 
DON GREGORIO
Colle buone, turco mio, mi raccomando...
Dell' Italia il sommo Orfeo vuoi svenar?

 
ABDALÀ
(Fra sè)
O che babbeo!
 

DON GREGORIO
(smascherandosi)
Impresario mio, perdóno...
 

ABDALÀ
(ad Emil. senza badare a Don Gregorio)
E tu dunque?
 

EMILIO
(smascherandosi)
Emilio ìo sono.
 

(Abdalà guarda l'uno e l'altro
stupefatto, quindi è colpito da un'idea)

 
ABDALÀ
Or so tutto. Fu il biglietto
Che stamane avete letto.
 

(Abdalà ride sgangher
atamente e gli altri pure)

 
Quelle donne, miei signori,
Ci han menato per il naso.
Si finiscano i rumori,
Confessiam che fu un bel caso.
Di tre turchi la baruffa
Si conclude in scena buffa.
Ah! ridiamo a dirittura
E n' andiamo via di quà.
Fu bizzarra l' avventura:
Bella, bella in verità.

ABDALÀ
Ma le donne?...

DON GREGORIO
Dorotea solo in maschera vedea

EMILIO
Sol Vittoria mascherata nelle sale ho ritrovata.
 

ABDALÀ
Dunque due?
 

DON GREGORIO, EMILIO
Che due!
 
ABDALÀ
(indicando l' interno del teatro)
Guardatele là nel fondo.
 

DON GREGORIO
Eccole là.
 

EMILIO
Come?
 
DON GREGORIO
Io cado dalle nuvole...
 
EMILIO
Ambe insieme!
 

TUTTI
(ridendo)
Ah! ah! ah!
 

(partono)
 
Scena Decima
 
(Vittoria e Dorotea mascherate, ed una
quantità di maschere. Poi Abdalà, Emilio
e Don Gregorio mascherato)

 
CORO
(vedendo i tre turchi)
Vieni, Abdalà! — Che diavolo, son tre!
 

ABDALÀ
(torna cogli altri. Fra sè)
(Che belle scene)
 

DOROTEA
(domandando ai tre turchi)
Sei tu Gregorio?
 

VITTORIA
(facendo lo stesso)
Emilio, sei tu?
 

I 3 TURCHI.
(ridendo)
Son io, son io!...
 

CORO
Giorno oggimai si fa ,
Partiam, partiam di qua.
 

Scena Ultima
 
(Martello, e detti: vedendo i tre
turchi non sa a chi parlare)

 
MARTELLO
Siam pronti per partir.
 

VITTORIA
(smascherandosi)
Io più non Vengo.
 

I 3 TURCHI.
(smascherandosi)
Che cosa dici mai?
 

ABDALÀ.
Dunque, Vittoria,
Più venir, non vuoi meco in Turchia?

DON GREGORIO
Prima donna sarà la moglie mia.

MARTELLO
Se il cavalier non viene,
Io canterò il tenore;
Val meglio che far versi.

EMILIO
(pregando Abdalà)
È tutto fatto?
 

VITTORIA
Io posso lacerar il mio contratto?

ABDALÀ
(Fra sè)
Qui sarà meglio far l'indifferente.

(A Vittoria)
 
Sta bene. Siate sposi.

VITTORIA.
Che mai dici?
 

ABDALÀ
Io v' auguro ogni bene.
 

CORO, VITTORIA, EMILIO.
O lor / noi felici!
 

DON GREGORIO
Più non facciam dimora ,

ABDALÀ
Partiam.
 

DOROTEA, GREGORIO, MARTELLO
(partendo)
Già sorge la novella aurora.
 

(Rimangono Vittoria ed Emilio,
e il Coro in gran parte)

 
EMILIO
(pigliandola per mano con espansione)
Vittoria!
 

VITTORIA
(come sopra)
Emilio!
 

EMILIO
Non è sogno il mio!
Lo splendor delle scene
Tu lasci alfine.

VITTORIA
(abbracciandolo)
E sol per te, mio bene.
Con te trascorrere
Vedrò la vita
Com' onda placida
Per via fiorita:
Il ciel sereno
Sempre vedrò,
Se sul tuo seno
Stretta sarò.
Teco dimentico
Tutte le pene,
Il vano fascino
D'incerte scene:
Felice appieno
Teco sarò,
Se sul tuo seno
Stretta sarò.

CORO
Dunque, gentil Vittoria,
Lasci il teatro omai?.

VITTORIA
Amici, sì.
 

CORO
Ma pèrdono
Oggi le scene assai.

EMILIO
A me medesmo credere,
Vittoria mia, non so.

CORO
Eh, sii felice!
 

VITTORIA
Grazie!
 
CORO
Amore la spuntò.
 

VITTORIA
(abbraccia. Emilio)
Ah, m'abbraccia: io son felice
Quanto esprimere non lice.
Solo è dato al tuo pensiero
Tanto bene misurar.
Per me spira il mondo intero
Pace, giubilo, sorriso...
Ah, l' amore in paradiso
Questa terra può cangiar!

TUTTI
Sì, l'amore in paradiso
Questa terra può cangiar.


 

ACTO  PRIMERO
 
  
(Salón de una cafetería. El local está repleto de
mesas y sillas. Una puerta en el medio que da

a la calle. Otras puertas laterales dan al interior
del café)
 

Escena Primera
 
(Muchos clientes, nobles y artistas, algunos sentados,
otros de pie charlan entre ellos. A un lado, en una mesa ,
el poeta Martello que está escribiendo. La orquesta, los
coros y el público)

 
CORO 1
¿Quién ha fue
anoche a la
ópera?
 
CORO 2
¡Los oídos aún me zumban
de semejante disparate!
 
CORO 1
No se la debía haber autorizado,
ni siquiera en broma.
 
CORO 2
Una música más perversa
jamás se oyó en Venecia
 
CORO 1
Es cosa de animales.
 
CORO 2
El director es un burro
 
TODOS
La prima donna,
el bajo y el tenor;
la orquesta, los coros, el público
y hasta el apuntador,
todos deberían tirar
esta obra a la hoguera.
¡E incluso al mismo maestro
habría que quemar!
 
ALGUNOS
¿Y el libreto?
 
MARTELLO
(Para sí)
¡Hablan de mí!
 
(dejando de escribir y
rascándose la cabeza)

 
Me espero algo grave...
 
OTROS
Nunca fue leído
un libreto más estúpido.
 
TODOS
¡Hay que matar al poeta!
 
MARTELLO
(Para sí)
¡Oh, pobre Martello!
 
ALGUNOS
Sería mejor que escribiera
estrambotes sobre los abanicos.
 
OTROS
Se las da de lírico cuando, primero,
tendría que cortarse las orejas.
 
TODOS
La prima donna,
el bajo y el tenor
la orquesta, los coros, el público
y hasta el apuntador,
debieran tirar
esta obra a la hoguera.
¡E incluso al mismo poeta
habría que quemar!
 
MARTELLO
(Para sí)
Como Fénix, de las cenizas
sabré resucitar.
 
(Algunos se marchan y otros se sientan
a leer el periódico y a beber. El poeta vuelve
a escribir. Emilio entra agitado)
 
Escena Segunda
 
(Emilio, Martello y los anteriores)
 
MARTELLO.
(declamando y escribiendo alternativamente
Reina de todos los corazones, más bien tirana.
 
EMILIO
¡Mozo, una silla!
 
(El mozo le alcanza una silla y
Emilio se sienta cerca del poeta)

 
MARTELLO.
Para los enfermos tu canto es una medicina.
 
EMILIO
(al mozo)
¡Una botella de agua y un periódico!
 
MARTELLO.
Victoria invicta, y vencedora electa,
Que vences y subyugas...
Que vences...
¿Dónde encontrar la rima de anna?...
Victoria.
 
EMILIO
(volviéndose al Poeta)
¿Qué refunfuñas?
 
MARTELLO.
Déjame:
Estoy escribiendo un gran soneto
para Victoria, llamada la Reina,
la excelsa prima donna
que causa tanto furor.
 
EMILIO
(levantándose con rabia)
¡Eh, vete al diablo!
¡Tú y tu soneto, me importáis un cuerno!
¿Cuánto piensas obtener por él?

MARTELLO.
Cuatro cequíes.
 
EMILIO
¡Pues bien, aquí los tienes!...
 
MARTELLO.
(admirado)
¡Ah, caballero!..
 
EMILIO
Pero, debes escribir mal sobre ella.
 
MARTELLO.
(toma el dinero y rasga la hoja)
Discúlpeme; pero me han dicho que,
Victoria, a la que está dedicado
el soneto que acaba usted de pagar,
era su prometida y estuvieron
a punto de contraer matrimonio.
 
EMILIO
Efectivamente es así...
Cortejé algunos meses a Victoria,
Pero la descubrí luego
tan loca, voluble y casquivana,
que ahora la detesto y quiero vengarme de ella.
 
MARTELLO.
No se preocupe usted; lo complaceré...
Otra cosa no deseo.
 
(se pone a escribir nuevamente)
 
EMILIO
(Para sí)
Y sin embargo, Victoria, a pesar mío, te amo.
¿Por qué no puedo
raptarte de los escenarios,
y llevarte a vivir conmigo
a una playa solitaria?
Solamente del amor que te ofrezco,
verías la corona de laureles.
Siempre tendrías para tu gloria
un corazón fiel.
Escucha, ¡oh, mi Victoria!
la voz del amor.
 
MARTELLO.
(presenta a Emilio una hoja)
He aquí el soneto terminado,
 
EMILIO
Rompe también este.
 
MARTELLO
¡Ah! ¿Está usted loco?
 
EMILIO
He cambiado de opinión.

MARTELLO.
Dígame, ¿este cambio imprevisto
es a consecuencia
de los celos?
 
(declamando)
 
Cuidado que los celos se alimentan de temor ,
al igual que yo de hambre, silbidos y angustias.
 
EMILIO
Escúchame, poeta:
yo querría que ella dejara el teatro.
 
MARTELLO.
¿No quiere nada más? Déjeme hacer a mi.
Ella será suya; haremos que la silben.
 
(Se retiran)
 
Escena Tercera
 
(Fuera de escena, se oye a Don Gregorio que se
aproxima canturreando. Todos lo  escuchan. La
escena se llena poco a poco de gente)
 
ALGUNOS
¡Escuchad!
 
OTROS
Es el maestro
que ayer a la noche fue silbado.
 
ALGUNOS
Parece muy inspirado.
 
OTROS
Pero, ¿no lo degollaron?
 
TODOS
Hagámosle sitio... ¡Aquí!
Nos reiremos de verdad.
 
(Todos se hacen a un lado. Don Gregorio se
presenta vestido grotescamente con una gran
batuta y sombrero de copa. Saluda con
 gran afectación y pompa. Todos lo rodean)
 

DON GREGORIO
Don Gregorio, Semicorchea,
hace una reverencia a los señores,
ceñida aún su augusta cabellera
con nuevos y eternos laureles.
¿Qué son a mi lado
Cimarosa y Paisiello?
Dos estudiantes
que me hacen de ayudantes.
¡Dichosas aquellas ciudades
que me oyen y comprenden!
¡Roma, Nápoles, Milán!...
Con inmenso aplauso
me reclaman y saludan
como al genio altísimo e inmortal.
 
CORO
¡Pero en Venecia le han silbado!
 
DON GREGORIO
¿Me han silbado?... Han hecho mal.
No se silba a Don Gregorio.
Es una infamia, un vituperio.
Entre los maestros, y de ello me glorío,
soy el primero en el mundo entero.
¿Qué puedo hacer si los cantantes
son todos unos perros?
Esa querida prima donna,
a quien consideraba el pilar de la compañía,
enfadada con su enamorado,
mandó la obra a infierno.
Su exquisita cavatina
fue un pegote, una ruina.
Y por último, esa coqueta
destrozó la cabaletta.
El diabólico tenor
que estaba resfriado,
se puso hasta arriba de macarrones
¡tenía macarrones hasta en los pulmones!
En un “do” de pecho
le salió un enorme gallo.
La orquesta, desafinada,
espantaba al público.
¿Y el bajo?... ¡Un verdadero horror!
Parecía un burro haciendo el amor...
Mi propia esposa, Dorotea,
no podía desafinar más.
Nunca está de acuerdo conmigo,
y les juro que yo me hago el sordo.
Hasta los coros han hecho
una alianza en contra mía.
Si no me volví loco,
fue un milagro, se los aseguro.
 
CORO
Luego, la ópera fue un fracaso.
¡Lo ha reconocido!
 
DON GREGORIO.
No. La música ha gustado...
¡He triunfado!
 
CORO
Si llama aplausos a los silbidos,
nadie se atreve a negárselo.
 
DON GREGORIO.
(con aire trágico)
¿Saben?... puesto que mi patria me desconoce,
¡me marcho a Turquía!
 
CORO
¿A Turquía?
 
DON GREGORIO.
Algo extraordinario ha sucedido.
Hoy llega un empresario,
un rico comerciante,
que desembarca aquí
para contratar cantantes
y llevarlos a Damasco... ¡Y tiene efectivo!
Allá, entre turcos y musulmanes,
¡Don Gregorio se hará rico!
 
CORO
Su música de perros hará que lo empalen.
 
TODOS
(circundándolo en tropel)
Maestro, poeta, cantantes y orquesta:
¡desplegad las velas, la suerte os acompaña!
¡Con impaciencia os espera Damasco!
Gritando y desentonando, haréis furor.
Entre todos conseguiréis un horror,
pero que al menos os proporcionará dinero.
 
D. GREGORIO, MARTELLO,
¡Italia matriarcal, te dejo, me marcho!
Tu más grande genio se exilia en Turquía.
¡Rasgad los telones, quemad los escenarios,
que reine en el teatro silencio y horror!
Ya grita Damasco: ¡Bravísimo! ¡Bravo!
¡Oh gracias, mis turcos, por tanto favor!
 
Escena Cuarta
 
(Una sala en casa de Emilio. El escenario está
dividido en dos por una pared. A la derecha, una
rica sala; a la izquierda, un elegante gabinete con
mesa, libros, sillas, etc. Una puerta al fondo y
otra en la pared que comunica la sala con el
gabinete)
 

LISETTA
¿Qué veo? ¡Dorotea!
 
DOROTEA
¡Querida Lisetta!
¿Aún me reconoces?
 
LISETTA
Me acuerdo del tiempo en que era
la amante del Caballero. -
 
DOROTEA
Todo eso ya terminó, ahora estoy casada.
Vete, déjame sola.
Apenas el Caballero llegue,
necesito hablar con él.
 
LISETTA
Con sumo agrado.
 
(parte)
 
Escena Quinta
 
(Dorotea sola)
 
DOROTEA
Emilio está enamorado de Victoria
y quizás ya haya jurado casarse con ella:
No deseo que el conserve las cartas
que hace tiempo le mandé,
antes de casarme con el viejo del maestro.
¡Oh, cielos!
 
(llaman a la puerta)
 
VICTORIA
(desde afuera)
¿Se puede?
 
DOROTEA
¡Victoria!... ¿Dónde esconderme?
 
(huye al gabinete, cierra la puerta y escucha)
 
Escena. Sexta
 
(Victoria entra y mira alrededor:
Dorotea en el gabinete escucha)

 
VICTORIA
Nadie contesta... ¿Y Lisetta?
Celoso, Emilio me dejó ayer a la tarde.
 
(se quita el velo)
 
Él me ama,
pero quiere que abandone mi carrera.
Pero yo no me fío de él,
conviene que lo piense bien antes de aceptar.
 
DOROTEA
(dando vueltas por el gabinete)
¿Y ahora qué hago?
¿Cómo saldré de este embrollo?
 
VICTORIA
Sé bien que es voluble.
Dicen que hace un tiempo amaba a Dorotea
y luego la abandonó...
 
DOROTEA
¿Qué debo hacer?
 
VICTORIA
(mirándo alrededor, como inspirada)
¡Qué ideas!
Quizás aquí, entre estas paredes,
él le juró su amor;
igual que ahora me lo jura a mi
y arrebata mis sentimientos.
En el aire todavía se percibe
el sonido de una secreta lira,
en el silencio, en el misterio,
con un secreto deleite.
¡Infeliz! Ante tal pensamiento,
el corazón no se sabe refrenar.
 
(Victoria se muestra conmovida, Dorotea
se acerca a la puerta y escucha)

 
DOROTEA
¡Está suspirando!
Yo también suspiraba
cuando al infiel Emilio,
ciegamente amé.
 
VICTORIA
No, no seré feliz con él.
El corazón me lo dice.
Deseo abandonarlo,
jamás me volverá a ver.
 
(se dispone a marcharse
 
DOROTEA
¡Ah, por fin se marcha!
 
VICTORIA
(volviendo atrás)
¡Emilio! Yo no puedo...
 
DOROTEA
(escuchándola volver)
¡Ahora regresa!
 
VICTORIA
(con emoción)
¡Ah! Si él me amara tanto
como yo lo deseo,
mi pecho no resistiría
una alegría tan grande.
Sobre las alas de la esperanza
me siento elevar al cielo.
¡Siempre vivir a su lado
es mí supremo anhelo!
 
Escena Séptima
 
DOROTEA
Este asunto se dilata demasiado.
Esperaré... Sentémonos...
Aquí hay un libreto de ópera... leamos.
 
EMILIO
(saludando fríamente)
¿Usted aquí, señora?
 
VICTORIA
(notando su frialdad)
Si te aburro, me marcho.
 
(se dispone a marcharse)
 
DOROTEA
(escuchando)
¡El Caballero!
Ahora falta un cuarto personaje.
 
EMILIO
¡No, no: quédese!

(Victoria regresa)

Creía a aún estaba
en el ensayo de la ópera, señora.

(con ironía)

¡Y es que ama tanto el teatro!...
Ningún otro sentimiento le atrapa tanto
en este mundo como ese.
En efecto, usted es amada, cortejada,
y cuenta los días esperando nuevos éxitos.
Le doy toda la razón.
 
VICTORIA
(herida por sus palabras)
Emilio, basta.
¿Por qué te gusta atormentarme tanto, cruel?
 
EMILIO
(riendo)
No está mal.
Representa muy bien la comedia.
 
VICTORIA
Tu actitud me fastidia.
 
EMILIO
(Para sí)
Está bastante indignada.
 
VICTORIA
(Para sí)
¡Ah, cómo resopla!
 
(viendo que Emilio calla y mira
para otro lado. Con celos)

 
Te aburro.... ¡Adiós!
Quizás estás esperando a otra amante...
A la bella Dorotea.
 
EMILIO
Victoria, eso no es cierto.
¡Qué extraña idea!
 
VICTORIA
Yo sé que la amaste.
 
EMILIO
Fue un capricho.

(con pasión)

Como te amo a ti, a ninguna mujer amé.
 
VICTORIA
¡Ah, cómo sabes fascinar mi corazón!
 
(se abrazan)
 
Sumergidos en este océano
de felicidad sobrehumana,
siento que tu alma
se derrama en mi pecho.
Disfrutar este abrazo
sólo a mí me es concedido.
Con júbilo celestial
palpita mi fiel corazón.
¡Sí, después de la tempestad
el arco iris es más hermoso en el cielo!
 
DOROTEA
(escuchando)
¿Y tengo que oír esto?
¡Realmente es un curioso caso!
 
(mientras están abrazados se
oye golpear a la puerta de la sala)

 
Escena Octava
 
(Don Gregorio y los anteriores)
 
DON GREGORIO.
(desde afuera)
¿Permiso, Caballero?
 
VICTORIA
¿Quién será?
 
EMILIO
Es Don Gregorio.
 
VICTORIA
(intenta marcharse)
No quiero que me vea aquí.
 
DOROTEA
¡Esto es peor que el purgatorio!
 
VICTORIA
(turbada)
¿Dónde me escondo?
 
DOROTEA
(con terror)
¡Qué problema!
 
EMILIO
(señalando el gabinete)
¡Ahí adentro!...
 
DOROTEA
(viendo abrir la puerta)
¿Qué pasará?
 
(Victoria entra en el gabinete y
cierra la puerta sin ver a Dorotea)
 
DON GREGORIO.
(aún desde afuera)
¿Se puede?
 
EMILIO
(Va a abrir)
¡Adelante, entre!
 
DON GREGORIO
(entrando cautelosamente)
¿Quizás estaba usted almorzando?
 
(mirando a su alrededor curioso y riendo)
 

Caballero, perdóneme,
si llego inoportunamente.
 
VICTORIA
¿Que querrá?
 
DON GREGORIO
El empresario turco acaba de llegar.
Quiere contratar a Victoria
que es la gloria de la ópera.
En vano la busqué
recorriendo toda la ciudad.
¿Me podría decir usted
dónde la podría encontrar?
 
DOROTEA
(oyendo a su marido pega un grito)
¡Mi marido!
 
VICTORIA
(ante esta exclamación se vuelve
y ve a Dorotea)

¡Mi rival!
 
DOROTEA
(ambas se reconocen)
¡Estoy perdida!
 
VICTORIA
(confusa)
¡Me ha traicionado!
 
DON GREGORIO
(oyendo moverse y hablar en el gabinete)
¿Qué es ese rumor?
 
EMILIO
(buscando distraerlo)
Suben las escaleras...
 
DON GREGORIO
¿Quién está allí dentro?
 
EMILIO
(tratando de alejarlo del gabinete)
Esa es Lisetta.
 
DON GREGORIO
Quiero abrazar a esa pícara.
 
EMILIO
(confuso y dubitativo. Para sí)
Me ha parecido oír la voz de Dorotea...
 
DON GREGORIO
¿Dónde estará Victoria?..
 
EMILIO
(pensativo)
Lo ignoro.
 
DON GREGORIO
(hablando por el agujero de la llave)
¡Mi Lisetta!
 
VICTORIA
(Para sí)
¡Tiemblo!
 
DOROTEA
(Para sí)
¡Me muero!
 
DON GREGORIO
(intenta entrar, Emilio lo retiene)
Voy...
 
EMILIO
No.
 
DON GREGORIO
¡Está turbado!
¿Alguna mujer?...
 
EMILIO
(riendo)
¡Oh, qué ocurrencia!..
 
DOROTEA
(cayendo a los pies de Victoria)
Si todavía siente piedad en su alma,
le lo suplico que no me traicione.
Él es inocente, le doy fe de ello.
¡Él no sabe que estoy oculta aquí! 

(Para sí)
 
¡Qué horror si mi marido me descubre aquí!
¡Me matará!
 
VICTORIA
¡En vano intentas defender al inicuo
con lágrimas y lamentos!
Vuelvo al teatro; el oro y la gloria
compensará todos mis sufrimientos.
No deseo venganza,
Victoria jamás será vil.
 
DON GREGORIO
(retenido por Emilio)
¡No hagamos un escándalo!
Somos personas educadas.
Ahí hay alguna alondra atrapada,
¡comparta conmigo su dicha!
Si no me equivoco,
en el gabinete hay dos mujeres
¡Qué hermoso cuarteto!
Como no está mi mujer,
puedo actuar impunemente.
¡Oh, cuanto nos divertiremos!
Para burlarse de cualquier tonto,
siempre Gregorio dispuesto está.
 
EMILIO
¡Maestro, márchese! Está usted en un error,
es Lisa que charla con el papagayo.
 
(Para sí)
 
¡Qué problema! Si Victoria encuentra
a otra mujer, un traidor me creerá.
¡Ay de mí! Dudo, no sé si marcharme
o quedarme firme aquí.
 
VICTORIA
(sale del gabinete y mira
con desdén a Emilio)
¡Traidor, pérfido,
Ahora lo sé todo.
 
EMILIO
¡Oh, Victoria mía, cálmate;
tú no sabes la verdad!
 
DON GREGORIO
(Para sí)
¡Menudo papagayo!
¡Ahora empieza el baile!
 
EMILIO
(a Victoria)
Qué tienes en contra de mi, dímelo.
 
VICTORIA
Quiero vengarme de ti.
 
DON GREGORIO
(entrando en el gabinete)
Mientras ellos se pelean,
yo corro a besar a Lisetta.
 
(Dorotea que siente abrir la puerta se da     
vuelta y esconde su cara entre las manos.
Don Gregorio creyéndola Lisetta corre a
abrazarla)
 
DON GREGORIO
¡Lisetta mía, mi vida!
 
DOROTEA
(volviéndose)
¡Gregorio!.. ¡Me traicionas!
 
DON GREGORIO
(sumamente sorprendido)
Heme aquí convertido
en un tonto patentado.
 
DOROTEA
¡Gregorio!..,
 
DON GREGORIO
(con furor)
Va...
 
EMILIO
(buscando calmarla)
Victoria.
 
VICTORIA
(airada)
¡Aléjate!...
 
EMILIO
¿Me odias?
 
DOROTEA
(a su marido arrodillándose)
¡Piedad!
 
DON GREGORIO
¡Quiero el divorcio!
 
VICTORIA
¡El turco me tendrá!
 
EMILIO
(con celos y furor)
¡Vete, pronto sabrás cuán leal
es este corazón que rechazas!
Quizás un día te arrepientas
de haber rechazado a un amante tan fiel!
Mi alma es inocente, lo juro
y pongo al cielo por testigo.
 
VICTORIA
¡Oh, no creas que con bonitas palabras
podrás obtener mi perdón!
Tus suspiros y lamentos son pura mentira.
Te conozco demasiado bien, infiel.
¡Traidor, no volverás a verme!
El pasado cubro con un velo.
 
DOROTEA
Viejo inmundo, no me pongas esa trompa
pues yo estoy más enfadada que tú.
Deberías estar avergonzado
de que te haya descubierto.
¡Vil traidor, jamás volverás a verme!
El pasado cubro con un  velo.
 
DON GREGORIO
¡Está bien, vamos insúltame!
Todo me lo merezco: insultos e improperios.
Tienes razón, la culpa es mía,
solamente yo soy el perverso y cruel.
Maridos, seamos sinceros,
¿quien ha encontrado una mujer infiel?
 
(Sobre el final de la escena Don Gregorio
intentando arrastrar consigo a su mujer pasa
del gabinete a la sala. Luego, ambas mujeres caen
desmayadas, Dorotea en brazos de su marido
y Victoria en los de su amante)

 
 
 
ACTO  SEGUNDO
 
 
(Sala ricamente decorada de un Hotel.
Una puerta en el medio. Sillas, mesa con tintero.
La sala se llena de gente de teatro de toda ralea.
Los principales actores están enmascarados.
Hombres y mujeres. Todos se dirigen a la puerta
del apartamento de Abdalá)

 
Escena Primera
 
CORO I
¡Viva Abdalá,
el Mahoma de
todos los empresarios!
¡Su nombre vivirá. mientras exista
una voz y un instrumento!
¡Un empresario
lleno de dinero
es algo extraordinario!
¡Caemos a los pies,
del rey de los empresarios!
 
CORO II
¡Viva Abdalá,
el Tamerlán de los empresarios!
¡Su retrato estará
de ahora en adelante
pintado sobre los telones!
¡Un empresario
lleno de dinero
es algo extraordinario!
¡Caemos a los pies,
del rey de los empresarios!
 
(como los eunucos, todos hacen
una reverencias a la manera oriental)
 
Escena Segunda
 
(Abdalá, pomposamente vestido a la turca)

ABDALÁ
(con desenvoltura)
¡Viva Italia,
tierra del canto!
Aquí el ser músico
es un orgullo y un honor.
Aquí todos cantan
y se divierten.
Aquí la música
es la gloria mayor.
Teatros, máscaras,
bailes, placer...
A la bella Italia
amo de verdad.
 
CORO
Caramba, este turco,
es un caballero.
 
ABDALÁ
¡Viva Italia,
tierra del amor!
Aquí cada mujer
es un astro, una flor.
¡Como me gustan
esos ojos negros,
cuando hacen guiños
a los forasteros!
Con el oro es fácil
comprar los corazones.
¡Viva Italia,
tierra del amor!
 
CORO
(Para sí)
Se ve de inmediato
que es un gran señor.
 
Escena Tercera
 
(Martello llega con unos papeles bajo el
brazo y un bagayo sobre los hombros;
se presenta humildemente a Abdalá)

 
MARTELLO
Visir, bajá, sultán,
seáis lo que fuereis, yo os saludo
y profundamente me inclino a vuestros pies.
 
ABDALÁ
Dime ¿quién eres?
 
MARTELLO
Martellone Martello,
Poeta de libretos de ópera, ese soy yo.
 
ABDALÁ
Y el maestro ¿dónde está?
 
MARTELLO
Dentro de pocos instantes
él estará aquí con el resto de los cantantes.
 
ABDALÁ
(preguntando a los presentes)
Pero esa señorita,
tan vivaz, tan bonita
y que cantaba tan bien
¿todavía no ha llegado?
 
MARTELLO
¡Ahí llega!
A ella es a quien llaman la Reina.
 
Escena Cuarta
 
(Victoria elegantemente vestida y los anteriores)
 
ABDALÁ
(mirándola de la cabeza a los pies. Para sí)
¡Verdaderamente apreciable!
 
VICTORIA
(saludando sin afectación)
Victoria ante vos se inclina.
Sé que a Venecia vinisteis
por pocos días,
con la intención
de contratar cantantes
para Damasco.
 
ABDALÁ
Es verdad.
 
TODOS
Es verdad.
 
VICTORIA
(con dignidad)
Si mi humilde talento os agrada,
yo me ofrezco a vos.
 
ABDALÁ
(para sí, mirándola)
¡Qué actitud!
Quizás... entre tanta gente…
 
VICTORIA
(para sí, con decisión)
¡Di en el clavo!
 
ABDALÁ
Sobre las condiciones
debemos hablar.
 
VICTORIA
Ciertamente.
 
ABDALÁ
(a los circundantes)
Señores, retiraos un momento.
 
MARTELLO.
(gruñendo al salir. Para sí)
¡Las prima donas siempre tienen prioridad!
 
CORO
(todos se marchan de mala gana)
Volveremos...
 
VICTORIA
(para si, pensando en Emilio)
A ese infiel lo dejaré para siempre.
 
Escena Quinta
 
(Victoria y Abdalá quedan unos
instantes separados y en silencio.

 
ABDALÁ
(Para sí)
Ella me gusta mucho.
 
VICTORIA
(Para sí)
Vamos, turco, ¡en la trampa caerás!
 
ABDALÁ
(intenta abrazarla)
Permíteme, mi Reina,
que ahora te estreche contra mi pecho.
Ningún peligro nos asecha...
 
VICTORIA
(rechazándolo)
¡Eh, estoy sorprendida!
¿Quién os dio la audacia
de mandarme, esta mañana, una nota
invitándome al baile de disfraces?
Eso es un insulto.
 
ABDALÁ
(confuso)
Perdón...
 
VICTORIA
(moviéndose con aire petulante)
Sois un descarado.
Porque me veis actuar
sobre el escenario,
¿creéis que es fácil empresa
conquistarme?
 
ABDALÁ
¡Oh! ¿Quién te ha dicho eso?
Yo soy un turco honesto.
Mi serrallo es grande,
él te puede cobijar.
 
VICTORIA
Os habéis equivocado.
Yo quiero reinar sola.
 
ABDALÁ
Mi reina, tu espíritu,
tu gracia, tu canto
te transformarían en mi favorita.
Sabrán...
 
VICTORIA
¡No deseo tanto!
Me basta con un contrato
que me saque de aquí.
 
ABDALÁ
Bien. Abdalá te lo promete.
 
VICTORIA
¿Cerrado el cuerdo?
 
ABDALÁ
(lleno de alegría)
¡Sí!
Verás una tierra mágica
llena de sonrisas y flores,
dónde son tan férvidos
los amores de los hombres.
Ven, la vida será para ambos
un cielo sereno.
Mi primera favorita
¡deja que te estreche contra mi pecho!
 
VICTORIA
(Para sí)
Se ve que estos hombres
son todos de la misma clase.
Tienen cuarenta mujeres
y no les alcanza.
Pero este turco es apasionado;
el asunto va bien.
Dado que todo vínculo se ha roto,
al menos me vengaré.
 
ABDALÁ
Entonces, habla.
 
VICTORIA
Como cantante acepto viajar a Turquía.
 
ABDALÁ
¿Me rechazas como amante
por haber escrito esa nota de invitación?
Eres muy extraña.
 
VICTORIA
Yo soy así,
¿qué se le va a hacer?
 
ABDALÁ
No puedo comprender
por qué me rechazas..
 
VICTORIA
(con aire socarrón)
Cada mujer tiene sus caprichos,
sus antojos y sus gustos.
Yo no quiero problemas,
vivo sola de buena gana.
Me río, de los hombres me burlo,
y hago lo que me apetece.
Quizás soy algo extravagante,
pero nadie me puede cambiar.
 
ABDALÁ
(Para sí)
¡Es una mujer original,
caprichosa y extravagante,
pero me agrada;
no estaría mal que viniera al oriente.
Cuando estemos en Damasco
yo sabré lo que tengo que hacer.
Quizás el aire de Turquía
su corazón logre cambiar.
 
VICTORIA
Preparad mi contrato,
que dentro de unos momentos volveré.
 
ABDALÁ
Lo que deseas será hecho.
Nada a ti te puedo negar.
 
(se retiran, Abdalá va a sus habitaciones.
Victoria sale por la puerta común)

 
Escena Sexta
 
(Dos eunucos quedan de centinelas ante la puerta
de Abdalá. Después de un instante Dorotea
avanza cautelosamente y quiere entrar en la
habitación de Abdalá, los eunucos le cierran el
paso sin decir nada)

 
DOROTEA
¡Quiero ver a Abdalá!

(los eunucos no se mueven)

¿No me entendéis?
Dejadme...

(los eunucos la rechazan)

Es en vano.
Tienen miedo de que me coma al sultán.
Esos feos hocicos
no están acostumbrados a tratar con mujeres.
Ninguno se mueve...
¡Oh, esta gente no va conmigo!
Esperaré.
Mientras tanto prepararé el asalto,
pues de cualquier forma quiero ir a Damasco.
El turco debe ser un bobo,
en vano se me podrá resistir.
 
I.
Fingiré ser o una pudibunda virgen
de ojos lánguidos,
o una afligida esposa,
víctima de un bárbaro marido.
Suspiros, lágrimas, ruegos, lamentos,
y si hicieran falta
desmayos representaré.
Finalmente, en la trampa lo atraparé.
Defenderse de un mujer
dispuesta a engañar,
es imposible.
Al hombre se lo debe maltratar.
 
II.
Fingiré tener un humor fantástico,
o ser lunática rabiosa;
o bien chismosa,
casquivana y caprichosa.
Mohines, muecas,
sonrisas, bríos, despecho, arrojo,
o lo que sea necesario realizaré.
Finalmente en la trampa lo atraparé.
Defenderse de un mujer
dispuesta a engañar, es imposible.
Al hombre se lo debe maltratar.
 
(entra por la fuerza en la habitación,
derribando a los dos eunucos)

 
Escena Séptima
 
(Don Gregorio asoma la cabeza por la puerta
del medio, espiando varias veces; viendo sólo a
los eunucos, avanza saludándolos
)
 
DON GREGORIO.
Con permiso, señores.
¿Quizás está ocupado el célebre Abdalá?

(los eunucos hacen un gesto afirmativo)

Lo esperaré...

(se sienta)

Cuando pienso en lo de esta mañana,
siento cierta turbación...
¿Victoria y Dorotea
escondidas en el gabinete?
Este asunto me parece que no ha terminado.
No obstante mi mujer jura
que Emilio nada sabía... Lo creo.
El Caballero, en efecto, se quedó pasmado,
al igual que yo.
Concluiré que somos cuatro locos.
Y luego yo sé que Dorotea
no es capaz de hacer ciertas cosas.
Pon, maestro, tu ánimo en paz.
 
(empiezan a llegar poco
a poco los artistas)
 
Creo que debo arengarlos...
 
(se mete en medio de ellos con gran prosopopeya)
 
¡Virtuosos cantantes y bailarines!
De nuevo seréis presentados
ante Abdalá,
os prometo todo mi apoyo.
 
CORO
¡Gracias!
 
DON GREGORIO
Pero de los contratos la mitad,
¿queda entendido?, es para quien les habla.
 
CORO
Como usted diga, maestro.
 
(los eunucos anuncian la llegada de Abdalá.
Don Gregorio, viendo aparecer al turco,
hace señas para que todos se postren en tierra)
 
Escena Octava
 
(Abdalá, Dorotea y los anteriores;
después Victoria y Emilio)
 
ABDALÁ
(Hace una señal para que se levanten)
¡Oh, cuanta gente!
 
DON GREGORIO
(viendo a Dorotea. Para sí)
¿Mi mujer, ahí dentro? ¿Qué hacía?..
¡El contrato!.. Yo me divorcio si esto sigue así.
 
CORO
Ya estamos... ¡Viva Abdalá!
 
DON GREGORIO
(avanzando)
Yo, General en Jefe, os presento
a estos invictos campeones...
He aquí los cantantes, los músicos,
los coros y todos el elenco.
 
MARTELLO.
¡Oh sublime empresario,
entre todos, el poeta es necesario!
 
ABDALÁ
(señalando a Victoria)
¡Héroes del escenario!
A ella he contratado
como cantante
del harem de Abdalá.
 
CORO
¡Qué afortunada!
 
ABDALÁ
¡Traed pluma, papel y tintero!
 
CORO
(Para sí)
Ahora empiezan los problemas.
 
EMILIO
(a Victoria, en voz baja)
Entonces, señora, ¿partís para Damasco?
 
VICTORIA
¿Y a usted qué le importa?
 
EÌMILIO
Lo sabréis dentro de poco.
 
ABDALÁ
(terminando de escribir)
Ya está listo el contrato.
Leedlo, pensadlo y responded.
 
EMILIO
(en voz baja, a Victoria)
Victoria, piénsalo.
 
VICTORIA
(leyendo)
Ya lo he decidido. ¡Acepto!
 
(Victoria saca del bolsillo un pañuelo para
poder guardar el contrato, y se le cae la nota
con la cita que Abdalá le había enviado)
 
CORO
(aplaudiendo)
¡Viva la prima donna!
 
EMILIO
(Para sí)
¡Oh, qué indignación!
 
DON GREGORIO
(después de dudarlo bastante, mirando
con hostilidad a Dorotea, finalmente se
adelanta mostrándose tranquilo
y tomando de la mano a su mujer)

¡Ahora, veamos a esta otra prima donna!...
He aquí a mi mujer... Dorotea.
¡Es el no va más de los papeles bufos!
 
ABDALÁ
(mirando a Dorotea significativamente)
Me agrada.
 
DON GREGORIO
(para sí)
Ya lo sabía.
 
(haciendo un esfuerzo por estar calmado,
toma al más gordo de los músicos)

 
¡He aquí al músico!
 
ABDALÁ
¡Oh qué gordo!
 
DON GREGORIO
(Tomando a otro artista de estatura alta)
Y este otro, ¡es nuestro bajo!
 
ABDALÁ
¡Me parece alto!
 
DON GREGORIO
(busca entre la gente)
¡Ay de mí, el tenor no está!
 
MARTELLO.
(con ironía)
Está resfriado.
 
ABDALÁ
¿Y el tenor es necesario?
 
MARTELLO.
Tanto como las luces y el telón.
 
DON GREGORIO
¿Qué hacer?
 
EMILIO
(presentándose)
Señor, oíd... ¡he aquí al tenor!
 
VICTORIA
(sorprendida y conmovida)
¡Caballero!
¿Usted también partiréis con nosotros?
 
EMILIO
Sí.
 
VICTORIA
(Para sí)
No puede dejarme.
 
ABDALÁ
(al Caballero)
¿Usted canta?
 
CORO
¡A la perfección!
 
DON GREGORIO
Yo le he oído cantar dúos con mi mujer.
 
ABDALÁ
Está muy bien.
¡Y ahora, retiraos todos y esperad!
 
(mientras todos van saliendo, Don
Gregorio pasa cerca de Victoria ve
la nota caída cerca de ella, la recoge
y la lee gritando)

 
DON GREGORIO
(todos se detienen y escuchan)
¡Contrabando, contrabando!
¡Una invitación!...
 
TODOS
¿Qué ocurre?
 
DON GREGORIO
Dirigida a una mujer...
 
VICTORIA
(que se ha dado cuenta de que ha
perdido la invitación, para sí)

¡Estoy temblando!
 
TODOS
¡Leedla, leedla!...
 
DON GREGORIO
(leyendo)
Esto dice:
"Con un dominó celeste
"y una cinta negra en el pecho
"esta noche en el baile de máscara os espero.
"Abdalá."
 
CORO
¡Viva el amor, el gran conquistador!
 
ALGUNOS
(acercándose a Don Gregorio)
¿A quién va dirigida la invitación?
 
DON GREGORIO
He ahí el problema,
falta el destinatario.
 
CORO
Realmente es una graciosa situación.
 
VICTORIA
(Para sí)
 ¡Oh, cómo me siento de afligida!
 
ABDALÁ
(mirando a Victoria, en voz baja)
¡Calla!
 
CORO
(todos quedan consternados)
¿Quién será?
 
VICTORIA
(Para sí)
¡Ah! Los celos y el despecho
cegaron mi mente.
Pero mi proyecto sigue firme
y a ese baile yo asistiré.
 
EMILIO
(Para sí)
A mis crueles sospechas
no voy a dar crédito.
El secreto de esa nota
en el baile descubriré.
 
DON GREGORIO
(Para sí)
Quizás esa invitación
a Dorotea él le mandó,
pero yo tengo mi proyecto
y al baile iré también yo.
 
ABDALÁ
(Para sí)
¡Oh! Esa invitación
cuánto temor despertó.
Yo juro por Mahoma
que mucho me voy a reír.
 
DOROTEA
(Para sí)
Si es acertada mi recelo
esta noche lo sabré;
tengo en mi mente un proyecto
que esta noche disfrutaré.
 
CORO
(Para sí)
La historia de esa invitación
todo el mundo la sospecha,.
habrá que esperar a esta noche
para que se pueda aclarar.
 
MARTELLO
(Para sí)
Que tema para un libreto
se me acaba de ocurrir;
un hermoso final de efecto
de aquí se puede sacar.
 
ABDALÁ
(mirando a Victoria, con desparpajo)
Que se acaben todas las sospechas,
que no haya ningún temor.
¿Debo deciros a quien
he escrito esa invitación?...
 
VICTORIA
(en voz baja a Abdalá)
¡A las diez iré al baile!
 
ABDALÁ
(soluciona el asunto con una mentira)
A una francesa que vi en el teatro,
pero que se me escabulló.
 
TODOS
¡Es muy cortés, es un completo caballero!
 
ABDALÁ
¡Artistas, estáis todos contratados!
 
TODOS
¡Oh, qué gentileza!
 
ABDALÁ
¡Mañana os quiero a todos
embarcando hacia Damasco!
 
TODOS
¡Oh, mecenas!
¡Oh, empresario omnipotente!
¡Que Alá te sea propicio!
¡Viva, viva eternamente
la memoria de Abdalá!
 
VICTORIA, EMILIO
(Para sí)
Un temor secreto tengo en mi mente,
mi alma está temblando.
 
DON GREGORIO, DOROREA
(Para sí)
Hasta ahora no creo en nada,
todo en el baile se sabrá.
 
ABDALÁ
¡Mañana, alegres,
hacia Turquía se partirá!
 
MARTELLO.
Y cuando caiga el telón,
el público aplaudirá.
 
 
 
ACTO  TERCERO
 
 
(Salón contigua a las espléndidas salas
del teatro de la Fenice. Es la noche del

gran baile de disfraces)
 
Escena Primera
 
(La escena está llena de gente disfrazada
de diversos modos. La fiesta es animada)

 
ALGUNOS
¡Oh, qué hermoso baile de disfraces!
 
OTROS
¡Qué alegre carnaval!
 
OTROS
Te conozco, mascarita.
 
MUJERES
¡Qué rumor!
 
HOMBRES
¡Qué bacanal!
 
MUJERES
¡Bailaremos hasta el amanecer!
 
TODOS
¡Viva, viva el carnaval!
 
Escena Segunda
 
(Victoria, enmascarada y disfrazada como
vendedora de flores, se desplaza por el escenario
ofreciendo a todos flores)

 
CORO
¡Eh, graciosa mascarita,
compláceme y quédate aquí!
¡Canta tu hermosa canción!.
 
VICTORIA
(quiere marcharse)
¡Flores!...
 
CORO
(insistiendo)
¡Por favor!
 
ALGUNOS
¡Es tan adorable!
 
OTROS
(circundándola)
¡Tan elegante!
 
VICTORIA
Os quiero complacer.
 
Canción veneciana
 
Soy Teresa, la florista
de la plaza San Marco y los cafés.
Venid, jóvenes, si lo deseáis,
a verme esta noche.
Para que paséis una buena tarde,
os traigo estos bellos capullos...
Tengo rosas para las novias;
para las viudas, violetas;
para las muchachas, en abundancia,
tengo hierbas de esperanza.
¿Para los esposos?.. Nada de nada,
ni una hoja, ni un flor.
Y una hierbecilla que para cualquier loco
guardo en mi corazón.
 
(Se marcha. Algunos la
siguen, otros se quedan).
 
Escena Tercera
 
(Don Gregorio, graciosamente vestido de turco,
como Abdalá, con una máscara sobre el rostro:
mira alrededor con curiosidad)

 
DON GREGORIO
¡Hay que ver!
¡Don Gregorio con este traje!
Maldito el momento en que me dio
celos aquella invitación.
Pero...¿estaba dirigida
a mi mujer, o quizás a otra?
Dorotea me lo ha negado.
No me fío... Es demasiado lista.
Por eso quiero aquí,
a toda costa, algo descubrir.
Estoy dispuesto a cualquier riesgo,
incluso a hacerme azotar.
 
(se encamina hacia la sala del teatro)
 
Escena Cuarta
 
(Regresa un grupo de enmascarados
que viendo a Don Gregorio lo rodean
creyéndolo Abdalá)
 
CORO
¡Viva el turco!
 
DON GREGORIO
(disponiéndose a salir)
Os lo agradezco.
 
CORO
¡Viva el gran sultán, viva!
 
DON GREGORIO
¡Gracias, pero basta ya,
estoy harto de tanto ruido!

(Para sí)

¡Ay, en esta fiesta, entre todos
me harán perder la cabeza!
Todos me saludan
pues creen que soy Abdalá.
Si tuviera que desenmascararme
volvería a ser un papanatas.

¡Adiós a todos!
 
CORO
¡No os marchéis,
venid a bailar con nosotros!
 
DON GREGORIO
(Para sí)
Y ahora quieren que me rompa la cabeza...
¡Sólo faltaba eso!
 
CORO
¡Oh, qué hermosa velada de carnaval,
qué alboroto, qué bacanal!
Bailaremos hasta mañana a la mañana.
¡Viva, viva el carnaval!
 
(salen, arrastrando a D. Gregorio).
 
Escena Quinta
 
(Dorotea enmascarada y vestida con el
dominó descrito en la invitación de Abdalá)

 
DOROTEA.
No encuentro a Abdalá,
lo he buscado en vano
por todos los atestados salones.
Bajo la mirada de mi rival
a él me acercaré y,
utilizando todas mis artes,
venceré a mi rival.
¡Victoria, tendré la gloria
de arrebatarte un amante!
Y de paso me vengaré del payaso de mi esposo
por sus enredos amorosos con Lisetta.
 
Escena Sexta
 
(Don Gregorio regresa
jadeando sin ver a Dorotea)
 
DON GREGORIO
¡Uff!... ¡Estoy a salvo!
 
DOROTEA
(viendo a un turco. Para sí)
¡Es él!
 
DON GREGORIO
(viendo a Dorotea enmascarada. Para sí)
Un dominó Celeste...
La cinta negra en el pecho....
¡Es el disfraz que mencionaba la invitación!
 
DOROTEA
(Para sí)
Me mira...
 
DON GREGORIO
(Para sí)
Me contempla...
 
DOROTEA
(tomándolo por la mano)
¡Hola, turco hermoso!
 
DON GREGORIO
(Para sí)
¡Ay de mí!... ¿Esa voz?
 
(hablando en falsete)
 
Mascarita, te saludo.
 
DOROTEA
(paseándose delante de
él con coquetería)
¡Qué hermosa fiesta!
 
DON GREGORIO
¡Oh, hermosa, realmente hermosísima!
 
(bostezando)
 
Y me divierte mucho.
 
DOROTEA
Pero entre tantas máscaras,
¿por qué tan solitario?
 
DON GREGORIO
A tientas por las salas
busco.... a cierta persona.
 
DOROTEA
(con gracia y malicia)
¿Conocéis este disfraz?
 
DON GREGORIO
(Para sí)
Efectivamente es ella.... mi mujer
 
DOROTEA
¿Por qué os estremecéis?...
Refunfuñáis.... ¿Qué os pasa?...
 
DON GREGORIO
El calor es sofocante....
Pero no es nada.... ya pasará.
 
(tendiéndole una trampa)
 
Victoria ¿me amas?
 
DOROTEA
Señor,
no es Victoria
la que se muere por usted.

(se quita la máscara)

¡Mirad!
Es Dorotea la que os ama...
 
DON GREGORIO
(Para sí)
¡Oh, mujer culpable!
 
(A Dorotea)
 
¿Y vuestro buen marido?
 
DOROTEA
Es un simple, un imbécil,
un grosero, un bribón,
celoso y gruñón.
Se ha vuelto viejo
y ya no tiene energía.
Os lo digo en secreto al oído,
él ya no me sirve para nada.
 
DON GREGORIO
(Para sí)
¡Pobre Gregorio,
ya sabes la verdad!
 
DOROTEA
¡Yo te amo a ti, turco!
 
DON GREGORIO
(bufando)
¡Gracias,
mi querida Dorotea!...
 
(Para sí)
 
¡Si sigue hablando la estrangulo!
 
DOROTEA
(con una mueca de reproche)
Te creía más gentil...
 
DON GREGORIO
(Para sí)
¡No se ha habido nunca
un marido más burlado que yo!
Cuando la esposa es infiel,
algunos te abren los ojos,
pero somos tan ingenuos
que no le creemos a nadie.
Pero si la propia esposa
lo afirma y lo confiesa,
seguir negándolo
es una gran bestialidad.
¡Oh, ya no queda ninguna duda,
me engañaba y me sigue engañando!
 
DOROTEA
Si, aquí hace mucho calor,
vayamos en góndola a la laguna
a respirar aire fresco...
A la luz de la luna.
 
DON GREGORIO
(Para sí)
Quiere hacerse la romántica...
¡Oh, Dorotea vas lista!...
 
DOROTEA
¡Oh, dulce turquito mío!
¡Vayamos en góndola, querido!...
 
DON GREGORIO
Pero, ¿y Don Gregorio?...
 
DOROTEA
¡Que se vaya al diablo!
 
DON GREGORIO
¡Ah, bruja horrible! ¿Al diablo?...
 
(se desenmascara)
 
¡Mírame!....
 
DOROTEA
(con un grito)
¡Ay de mí!
 
DON GREGORIO
(como fuera de si)
¿Qué te parece?
 
Mujer perversa
no te hagas la víctima
pues has sido descubierta.
Lengua de víbora,
lo pagarás.
Al fin hoy
me ha sido dado
conocerte.
No te valdrá de nada
llorar ni sollozar.
¡Quiero enseguida
concretar el divorcio!
 
DOROTEA
Para hacerte rabiar,
viejo idiota,
me he puesto el disfraz
que tu ya sabías.
Así me vengo
por lo de Lisetta.
Es dulce disfrutar
de la venganza.
Aprende, necio,
como se ha de hacer.
¡Mira como me sé burlar
de los hombres!
 
(Dorotea huye, D. Gregorio la sigue, pero
al toparse con otro turco, huye asustado
por el lado opuesto)

 
Escena Séptima
 
(El Caballero Emilio disfrazado de
turco como Abdalá y Don Gregorio)

 
EMILIO
¿Acaso es Abdalá ese que huye?...
Y la mujer con dominó celeste
y cinta negra en el pecho,
¿será Victoria o Dorotea?
Sospecha mi corazón
pues aquí hay un secreto doloroso
que no logro descubrir.
 
Escena Octava
 
(Victoria con dominó idéntico al de Dorotea.
Al ver a Emilio y creyéndolo Abdalá, se quita

la máscara)
 
VICTORIA
Hasta ahora, señor, os he buscado en vano.
Oíd mi ruego. Unos celos imprudentes
me impulsaron a seguiros a Damasco,
pero ahora me arrepiento
del contrato firmado y quiero anularlo.
 
EMILIO
Entonces, ¿amas al Caballero?
 
VICTORIA
¡Lo amo, lo amo inmensamente!
 
EMILIO
Victoria, ¿dices la verdad?
 
VICTORIA
Mis labios no mienten.
 
EMILIO
(abrazándola)
Tesoro mío, ¿quién es más feliz
que yo sobre esta tierra?
 
VICTORIA
(separándose de él)
¿Está loco, qué dice?
No comprendo nada.
 
EMILIO
¡Mira!....
 
(se quita la máscara)
 
VICTORIA
¡Emilio!...
 
VICTORIA, EMILIO
¡Al fin me es permitido
estar segura/o de tu amor!
Volvamos a abrazarnos
pues toda pena cesó para nosotros.
Aún perduran los días felices
en que el amor nos unió.
 
(Se oye dentro un rumor como de una pelea.
Emilio se vuelve a poner la máscara)

 
Escena Novena
 
(Entra Abdalá agarrando por el cuello
a Don Gregorio. Al ver a Emilio vestido
también a la usanza turca, abandona a
Don Gregorio. Los tres turcos se miran
perplejos)
 
ABDALÁ
(Para sí)
Aquí un turco, otro allá...
No entiendo lo que pasa.
 
DON GREGORIO
(Para sí)
¿Qué digo?
 
EMILIO
(Para sí)
¿Qué hago?
 
ABDALÁ
¡Bien!
 
EMILIO
¡Qué sorpresa!
 
DON GREGORIO
Somos tres.
 
ABDALÁ
¡Justo tres!
 
EMILIO
¿Qué ocurrirá?
 
(Para sí)

¡Tres turcos!  ¿Por qué?
¿Cómo se explica este enredo?
 
ABDALÁ
(se precipita de repente sobre Don
Gregorio y lo agarra por el cuello)

¡Esto es una conjura!
¡Una traición!
 
DON GREGORIO
No me apretéis más,
que el esófago ya se me ha roto.
 
ABDALÁ
¿Quién eres?
 
DON GREGORIO
¡Misericordia!
 
ABDALÁ
¡Es una cábala, una trampa!
 
EMILIO
(avanzando)
Señores, ¿a qué viene tanta discordia?
 
DON GREGORIO
¡También este, por añadidura!
 
EMILIO
(a Abdalá interponiéndose)
Dejad a este pobre enmascarado,
y respetad las leyes.
 
ABDALÁ
¡Qué leyes! ¡Es un malandrín!
 
DON GREGORIO
¡No es verdad!... ¡Oh, qué desgraciado soy!
 
EMILIO
¿Puedo hablar?
 
DON GREGORIO
Oigámoslo.
 
ABDALÁ
(impidiendo hablar al Caballero)
¡Cállate!
 
EMILIO
¿Por qué? ¿Con qué derecho?...
 
ABDALÁ
(poniendo su mano en la cimitarra)
¡El derecho de la espada!
 
DON GREGORIO
(temblando)
¡Ahora sí que estoy listo!
 
EMILIO
(desafiando a Abdalá)
¡Salid!
 
DON GREGORIO
(esperando poder liberarse)
¡Bravo!
 
ABDALÁ
(arrastrando consigo a Don Gregorio)
¡Vamos!
 
DON GREGORIO
(muy asustado mirando alrededor)
¡Silencio!...
O los soldados vendrán
y nos harán apresar.
 
ABDALÁ
(a Don Gregorio)
Si no vienes, aquí mismo te degüello.
Me la vas a pagar.
 
EMILIO
Seguramente se trata de un malentendido
que sabremos descubrirlo.
 
DON GREGORIO
(se pone de rodillas, viendo a ambos
con las espadas desenvainadas)

¡Paz, turcos, ante vosotros me postro
como delante de Mahoma!
Primero desvelemos este enredo
y luego...
 
EMILIO
Que así sea.
 
ABDALÁ
También yo lo acepto.
Decidme, señores míos,
¿por qué estáis aquí, con esta vestimenta?
 
DON GREGORIO
Yo lo diré.
 
EMILIO
Tú debes callarte.
 
DON GREGORIO
!Me ahogo!
 
EMILIO
Complazco su demanda.
Colmado el corazón de celos,
disfrazado aquí vine
siguiendo a mi amada
para descubrir la verdad.
 
ABDALÁ
¿Dices la verdad?
 
EMILIO
(a Don Gregorio)
Ahora habla tú.
 
ABDALÁ
Y este otro ¿por qué está aquí?
 
DON GREGORIO
Yo, miserable esposo,
para buscar a mi infiel mujer
a esta fiesta enmascarado
llegué con este disfraz.
Y aún así, disfrazado de turco,
la bribona logró burlarme y maltratarme.

(Para sí)

Si salgo de esta,
jamás volveré a disfrazarme.
 
ABDALÁ
He entendido.
Y yo razón a ambos ahora os demando de ese...
 
(amenaza de nuevo Don Gregorio)
 
DON GREGORIO
¡Por las buenas, mi querido turco, os lo ruego!
¿Acaso queréis matar al mejor Orfeo de Italia?
 
ABDALÁ
(Para sí)
¡Oh qué estúpido!
 
DON GREGORIO
(desenmascarándose)
Mi empresario, perdón...
 
ABDALÁ
(a Emilio, sin ocuparse de Don Gregorio)
¿Y tú?
 
EMILIO
(desenmascarándose)
Yo soy Emilio.
 
(Abdalá mira a uno y al otro asombrado,
y de inmediato le surge una idea)

 
ABDALÁ
Ahora comprendo... fue por la invitación
que esta mañana habéis leído.
 
(Abdalá ríe a carcajadas y
los otros también lo hacen)
 
Esas mujeres, señores míos,
os han llevado de las narices.
Aclarado el malentendido
que ha sido un lindo asunto.
La disputa de los tres turcos
concluye en una escena bufa.
¡Riámonos a gusto
y vayámonos de aquí!
Fue una aventura extravagante
y realmente muy hermosa.
 
ABDALÁ
Pero, ¿y las mujeres?...
 
DON GREGORIO
Sólo he visto a Dorotea enmascarada.
 
EMILIO
Sólo he hallado a Victoria disfrazada.
 
ABDALÁ
Entonces... ¿aquellas dos?
 
DON GREGORIO, EMILIO
¿Qué dos?
 
ABDALÁ
(señalando el interior del teatro)
¡Mirad, allá, en el fondo!
 
DON GREGORIO
¡Allí están!
 
EMILIO
¿Cómo?
 
DON GREGORIO
Ahora caigo de las nubes...
 
EMILIO
¡Están juntas!
 
TODOS
(riendo)
¡Ja! ¡ja! ¡ja!
 
(se marchan)
 
Escena Décima
 
(Victoria, Dorotea disfrazadas y una
gran cantidad de enmascarados. Luego
Abdalá, Emilio y Don Gregorio disfrazados)

 
CORO
(viendo a los tres turcos)
¡Mirad, Abdalá!... ¡Diablos! ¡Son tres!
 
ABDALÁ
(vuelve con los otros. Para sí)
Que hermosa escena.
 
DOROTEA
(preguntándole a los tres turcos)
Gregorio ¿eres tú?
 
VICTORIA
(haciendo lo mismo)
Emilio, ¿eres tú?
 
LOS 3 TURCOS.
(riendo)
¡Soy yo, soy yo!...
 
CORO
Ya está amaneciendo,
¡vayámonos, vayámonos para casa!
 
Escena Última
 
(Martello, que viendo a los tres
turcos, no sabe a quien hablar)

 
MARTELLO.
Estamos listos para marcharnos.
 
VICTORIA
(desenmascarándose)
Yo ya no pienso ir.
 
LOS 3 TURCOS.
(desenmascarándose)
¿Qué dices?
 
ABDALÁ
Victoria, ¿no quieres venir
conmigo a Turquía?
 
DON GREGORIO
Entonces, mi mujer será la prima donna.
 
MARTELLO.
Si el Caballero no viene,
yo cantaré el papel del tenor.
¡Es mucho mejor que hacer versos!
 
EMILIO
(rogando, a Abdalá)
¿Está todo arreglado?
 
VICTORIA
¿Puedo cancelar mi contrato?
 
ABDALÁ
(Para sí)
Será mejor que me haga el indiferente...
 
(A Victoria) 
 
Está bien. Cásate.
 
VICTORIA
¿Qué decís?
 
ABDALÁ
Que te deseo lo mejor.
 
CORO, VICTORIA, EMILIO.
¡Oh, qué felicidad!
 
DON GREGORIO
No nos demoremos más,
 
ABDALÁ
¡Vamos!
 
DOROTEA, GREGORIO, MARTELLO.
(marchándose)
Ya surge el nuevo amanecer.
 
(Quedan Victoria, Emilio
y gran parte del Coro)
 
EMILIO
(tomándola de la mano)
¡Victoria!
 
VICTORIA
(de igual forma)
¡Emilio!
 
EMILIO
¿No es un sueño?
Al fin dejas
el esplendor del escenario.
 
VICTORIA
(abrazándolo)
Y lo hago sólo por ti, mi bien.
Contigo veré
transcurrir la vida
como un plácido oleaje.
Por una senda florida
el cielo sereno
siempre veré,
si sobre tu pecho
abrazada estoy.
Contigo olvido
todas las penas,
y el vano atractivo
de las inciertas escenas.
Completamente feliz
contigo seré,
si sobre tu pecho
abrazada estoy.
 
CORO
Entonces, gentil Victoria,
¿dejas el teatro a partir de hoy?.
 
VICTORIA
Sí, amigos, sí.
 
CORO
¡La escena pierde hoy
a un gran talento!
 
EMILIO
Yo mismo no lo puedo creer.
¡Mi amada Victoria!
 
CORO
¡Que seas muy feliz!
 
VICTORIA
¡Gracias!
 
CORO
El Amor la conquistó.
 
VICTORIA
(abraza. Emilio)
¡Abrázame!
Soy tan feliz
que expresarlo no puedo.
Mi mente sólo es capaz de pensar en ti.
Siento que el mundo entero
respira paz, júbilo y alegría...
¡Sí, el amor puede transformar
la tierra en un paraíso!
 
TODOS
¡Sí, el amor puede transformar
la tierra en un paraíso!
 


Digitalizado y traducido por:
José Luís Roviaro 2020